Editoriale
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Sì, perché sono nato nel 1958, lo stesso anno dell’ultima mancata qualificazione ai Mondiali dell’Italia. Prima di questa. Per i sessantenni come me l’Italia al Mondiale è come il panettone a Natale nella casa degli italiani. Sempre presente! E per questo non ci credo ancora. Mi pare impossibile. In questi giorni, dopo la sconfitta con la Svezia, si è parlato molto dei perché di questa disfatta e tutti sono convinti di sapere quali siano le cause. Tra le tante opinioni emerse, ritengo che non abbia tutti i torti l’ex commissario tecnico Giampiero Ventura quando afferma che una sconfitta di tal genere non abbia una sola verità. È vero, le motivazioni sono tante e non è mio compito trovare la causa principale. Se esiste.


Tuttavia, vorrei porre l’attenzione su una che concerne direttamente la mia “professione”. Riguarda, fatemi passare il termine, l’ignoranza motoria dei bambini/giovani. Mi rifaccio quindi a quanto pubblicato su un articolo del Corriere della Sera il 30 aprile di quest’anno: l’autore, Sergio Dugnani, spiegava come uno studio scientifico abbia indicato che in prima media due ragazzi su tre non sapessero eseguire una capovolta in avanti... perché “non hanno forza nelle braccia e nelle gambe e sono privi del senso dell’equilibrio. In pratica, sono scoordinati”. Inoltre, sempre in questa ricerca veniva riportato un altro dato incontrovertibile: le qualità aerobiche di un’adolescente italiano calano dell’1% ogni anno, perché tanti giovani d’oggi non sanno andare in bici, non sanno correre o saltare la corda e il semplice camminare è ridotto a pochi metri al giorno. La loro muscolatura è talmente poco tonica che dopo alcuni minuti in piedi sono stanchi. Insomma, sono dei giovani col fisico da anziani. E questo ci deve far riflettere perché questi ragazzini sono gli stessi che si avvicinano alle scuole calcio con il sogno di diventare dei futuri campioni. Ma insegnare la tecnica di base (di qualunque disciplina) a bambini goffi, con un’esperienza motoria ridotta, è davvero molto difficile. Inoltre, se il livello di partenza è basso, anche le prospettive future saranno tali. Ecco che ci saranno sempre meno ragazzi che si distingueranno nello sport.

Tutto ciò cosa vuol dire? Che probabilmente la débacle della Nazionale italiana ha radici molto più profonde di quello che si pensa, che vanno al di là dell’allenatore, del presidente, del numero di stranieri. Sono correlate alle qualità motorie delle nuove generazioni, diametralmente opposte a quelle del passato. Il primo cambiamento deve partire da qui: bisogna “rivalutare” l’educazione motoria a cominciare dalla scuola elementare, dove si pensa siano sufficienti due ore settimanali, spesso svolte da docenti “non del settore”. Perdere questo periodo d’oro in cui i bambini sono molto sensibili ad apprendere qualunque tipo di movimento, significa sprecare un patrimonio futuro. E non solo per le attività sportive, ma anche per la salute e la crescita dei giovani. Solo così l’intero movimento sportivo potrà crescere e al campo arriveranno bambini/ragazzi più pronti, che amplieranno la base da cui potrebbero venire alla luce i nuovi talenti. Un lavoro lungo, da impostare subito per un futuro diverso perché molti dei potenziali giocatori che parteciperanno (speriamo) al Mondiale del 2026, oggi sono degli adolescenti. E siccome fra poco sarà Natale, almeno il panettone lo mangeremo (come sempre) sulle nostre tavole. Quindi,

BUON NATALE E... BUONE FESTE A TUTTI!

[Editoriale - Il Nuovo Calcio dicembre 2017 n299]