La desideriamo davvero tutti! Questo è l’augurio più bello per il 2021. Con la speranza di ritrovarci insieme su un campo, in terra battuta o in erba perfettamente rasata che sia. Non importa. Vogliamo tutti allenarci liberamente senza alcun distanziamento. Esultare per una rete. Abbracciarci. Sì, proprio questo chiediamo al nuovo anno. Chiediamo di riportarci le cose semplici, quelle che davamo per scontate, ma che la pandemia ha fatto sembrare una chimera.

Il 2021, calcisticamente parlando, sarà poi un anno pieno di appuntamenti: come avete visto in copertina, vi saranno gli Europei posticipati a causa del Coronavirus. Subito dopo, a ottobre, la fase finale della Nation League, che ci vedrà protagonisti come Nazionale (semifinale contro la Spagna, l’altra si giocherà tra Belgio e Francia) e nazione, si scenderà in campo a San Siro e allo Juventus Stadium. Nel mezzo le Olimpiadi, che per qualsiasi appassionato di sport sono l’evento per eccellenza, quello da non perdere. Senza dimenticare la Serie A, la Champions con 3 italiane agli ottavi. E altre tre ai sedicesimi di Europa League. Insomma, il calcio dei “grandi” presenta tanti argomenti di discussione, mentre quello di dilettanti e giovani non vede l’ora di rimettersi in moto, con allenamenti e partite in sicurezza. La sicurezza che dovrebbe darci il vaccino! Con la speranza che un anno come il 2020 non torni mai più.

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Manca davvero poco alla fine di questo 2020 “strano”, per usare un termine “accettabile” e forse è già il caso di guardare al futuro. Facendo un po’ i conti di quello accaduto in questi dodici mesi, ci accorgiamo subito che bambini, giovani e dilettanti sono scesi in campo con costanza appena per quattro: si è “giocato” a gennaio e febbraio per poi riprendere ad agosto-settembre e fermarsi a... ottobre.

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Sono stato in dubbio fino all’ultimo. Parlo del titolo. Ero indeciso tra “Un anno complicato” e quello scelto alla fine. In realtà, entrambi i concetti racchiusi in queste parole rappresentano bene ciò che desidero scrivere, anzi coniugano le riflessioni di questo editoriale. Il 2020 è ed è stato davvero difficile per le vicende sanitarie che hanno influenzato, o meglio modificato, la nostra vita. Sociale e sportiva. Da dilettanti o professionisti. E, per forza di cose, volenti o nolenti, è stato necessario adattarci a un mondo diverso.

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Si ricomincia! Finalmente. È solo un segnale, lo sappiamo bene: il calcio è la cosa più importante tra le meno importanti, per dirla alla Sacchi. Ma il fatto che sia ripartita la Serie A rappresenta un indicatore di… normalità. C’è ancora molto da fare, non bisogna sottovalutare nulla, ma speriamo che presto riprendano tutte le attività, da quelle dilettantistiche alle giovanili. Per non parlare degli “allenamenti” dei bambini. Che, ne siamo certi, non vedono l’ora di ritrovarsi al campo senza restrizioni per giocare coi loro amici.

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Agosto è sempre stato il mese dell’avvio della preparazione. Nei primi giorni partivano le squadre delle categorie più alte tra i dilettanti, successivamente tutte le altre. I professionisti sudavano già da tempo. I giovani si apprestavano a incominciare, mentre a settembre c’erano i primi allenamenti della stagione per l’attività di base. Di conseguenza luglio era il mese delle “riflessioni” e delle pianificazioni (e via di tabelle e programmi) per i tecnici degli adulti, mentre per i mister dei giovani i piani operativi venivano posticipati di una trentina di giorni. Ma il “virus” ha stravolto un po’ tutto, compresa la nostra “organizzazione”. Ecco che, per restare al passo con il cambiamento dettato da quanto accaduto, abbiamo pensato a un unico numero, doppio (agosto-settembre) più ricco (132 pagine) per incentrare l’attenzione sul precampionato. E non solo: anche su Champions (maschile e femminile) ed Europa League, che si disputeranno in una forma originale, unica proprio ad agosto (nell’articolo di Yvonne Alessandro tutti i calendari). Cari abbonati, non preoccupatevi: la vostra sottoscrizione sarà allungata automaticamente di un mese!

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Si ricomincia! Finalmente. È solo un segnale, lo sappiamo bene: il calcio è la cosa più importante tra le meno importanti, per dirla alla Sacchi. Ma il fatto che sia ripartita la Serie A rappresenta un indicatore di… normalità. C’è ancora molto da fare, non bisogna sottovalutare nulla, ma speriamo che presto riprendano tutte le attività, da quelle dilettantistiche alle giovanili. Per non parlare degli “allenamenti” dei bambini. Che, ne siamo certi, non vedono l’ora di ritrovarsi al campo senza restrizioni per giocare coi loro amici.

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Siamo purtroppo arrivati al terzo mese senza… calcio. Certo, ci sono cose più importanti, la salute su tutte, però un po’ di tristezza per non scendere in campo da tanto tempo c’è. Soprattutto per chi “lavora” e gioca nei dilettanti, che vede ancora più lontana la ripresa. Non dobbiamo però perdere voglia ed entusiasmo, anche se non è facile. Proviamo a pensare ottimisticamente al futuro, torneremo a fare ciò che amiamo con più carica e maggiore consapevolezza. La consapevolezza di chi sarà ancora più “forte”. Cosa fare quindi se non aggiornarsi? Come ha detto l’amico Attilio Sorbi in una delle nostre dirette instagram, durante la stagione l’allenatore, di qualsiasi squadra, adulti o giovani che sia, è in un vortice e non è semplice fermarsi e riflettere sulla propria “preparazione”, sulle conoscenze che si desiderano trasmettere.

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Foto: Italy Photo Press

Editoriale

Riflettendo sull’editoriale che ho scritto per lo scorso numero ad aprile, intitolato “Il mese che non c’è”, mi rendo conto di un mio eccesso di ottimismo. Avevo fiducia in un’evoluzione positiva di questa epidemia, che purtroppo si è trasformata in pandemia. E ci ha costretti tutti a casa. Il ritorno alla normalità è ancora molto lontano; al momento in cui vi scrivo, poi, non vi sono certezze su un nuovo inizio della stagione per i professionisti. Si paventano alcune ipotesi, sicuramente con l’uscita del giornale i primi di maggio tutto sarà un po’ più chiaro. L’unica “verità” è che fino al 4 di questo mese staremo in una rigida “quarantena”.

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Il calcio è fermo e non poteva essere altrimenti. La situazione dovuta al coronavirus sta paralizzando tutta Italia, chiedendoci di modificare abitudini, lavoro, rapporti umani e opportunità di svago. In questo momento, poco importa se i nostri bambini / ragazzi vedono drasticamente diminuite le occasioni di movimento o se gli adulti dilettanti devono rinunciare al piacere di un allenamento con i compagni e a scendere in campo per il classico incontro domenicale. La salvaguardia della salute deve essere prioritaria. Lo sport è fermo fino al 3 aprile, ma ci potrebbero essere i presupposti per uno stop più lungo. Lo so, non piace a nessuno, ma…ci sono delle regole dettate dal nostro governo che devono essere rispettate, a prescindere da quello che può pensare ciascuno di noi. Questo per dimostrare che l’italiano sa fare “gioco di squadra”, non solo sul campo. E sa uscire dalle più grandi difficoltà brillantemente! 

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In questi ultimi anni vi è stata un po’ di “confusione” sull’allenamento fisico del calciatore o su cosa poteva essere importante da questo punto di vista. Il modello prestativo ha preso sempre più piede nelle scelte metodologiche di allenatori e preparatori. Questo è avvenuto ed è stato possibile anche grazie alle nuove tecnologie, più accurate che mai, vedi i GPS. In poco tempo si è passati da quelli a 1 Hertz (poco precisi, il giocatore sembrava correre sul tetto dello stadio) a quelli attuali a 50 Hertz, che forniscono “numeri” molto attendibili e garantiscono un controllo real time della performance del calciatore. Senza dimenticare le video analisi con tanto di dati fisici. In alcuni casi, tutto questo ha portato a trascurare un altro modello fondamentale per la preparazione del calciatore, quello fisiologico. Il primo (prestativo) pone infatti l’attenzione sul carico esterno (km percorsi, distanze, accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione… e via dicendo), il secondo (fisiologico) su quello interno, ovvero quanto succede “dentro il corpo che si allena” (frequenza cardiaca, soglie di lavoro, produzione di lattato, carico neuro-muscolare…).

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In questo secondo numero dell’anno vi proponiamo il primo dei nostri consueti “speciali” di approfondimento sulle tematiche più attuali dell’allenamento calcistico. È dedicato ai bambini più piccoli che si avvicinano al calcio, parliamo di quelli dell’attività di base, e ai loro allenatori, che – per operare in questo settore – devono avere conoscenze e competenze di altissimo livello. Il tema è stato affrontato a 360°, incentrando l’attenzione prima sul movimento e sul gioco, poi sugli aspetti prettamente tecnici.

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Cari lettori, abbiamo voluto dedicare la prima uscita, copertina compresa, del 2020, quella della 30esima “stagione” della nostra rivista, al calcio femminile. Un movimento in grande espansione come lo dimostrano i numeri. Per citarne uno solo, le tesserate in Italia hanno avuto nel 2018 un incremento del 9% rispetto al 2017, aspetto che certifica un sempre maggior interesse e partecipazione.

La novità del 2020, poi, sarà l’avvento del professionismo delle calciatrici: a dicembre infatti la Commissione Bilancio al Senato ha approvato un emendamento che agevola società e federazione al passaggio a questo nuovo status. Oltre alla copertina, quattro sono gli articoli che entrano nei dettagli della situazione attuale: si va dai numeri significativi della World Cup all’intervista a un’icona del calcio femminile italiano, Carolina Morace, con due approfondimenti sull’attivazione pre-allenamento e sulla prevenzione degli infortuni. A tal proposito, ci tengo a sottolineare che il calcio femminile non deve essere paragonato al maschile come non avviene per le altre discipline sportive. Lo sport femminile deve essere visto, giudicato e apprezzato per quello che è, senza inutili confronti.

Con il nuovo anno abbiamo anche voluto una veste grafica più moderna per la nostra rivista perché i bei contenuti devono essere ben presentati: ringrazio quindi Edoardo Nava e l’ufficio grafico per le soluzioni ideate. Ma non abbiamo finito con le novità: prendendo liberamente spunto dalla “storica” frase di José Mourinho “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, abbiamo preparato una rubrica nella quale sarà possibile leggere i contenuti più svariati, dalle interviste a personaggi fuori dal nostro mondo (in questo numero quella a Linus) al Best 5 (iniziamo con le cinque paure più frequenti), passando per tante altre curiosità.

Naturalmente la mission de Il Nuovo Calcio rimane invariata: ogni allenatore, di qualunque categoria, può trovare articoli di tecnica, tattica, allenamento, metodologia, preparazione fisica, psicologia… per giovani, bambini e adulti. Tutti scritti da autori di assoluta competenza e “nome”. Infine, anche nel 2020 si terrà il nostro ormai consueto convegno, in collaborazione con la rivista Scienza&Sport, sull’allenamento nel calcio: la data da appuntare sull’agenda è quella di sabato 28 marzo. Si svolgerà a Milano presso l’Hotel Sheraton (zona San Siro). Sul prossimo numero tutte le informazioni per iscriversi e i prestigiosi relatori.

Ferretto Ferretti

Editoriale

In quest’ultimo numero dell’anno abbiamo pensato di preparare un ricco speciale per chi lavora, con passione, amore e sacrificio, nelle categorie dilettantistiche, dalla Serie D alla Terza. Tecnici che sottraggono, in molti casi, il loro tempo alla propria attività o ai propri cari per allenare in strutture non sempre ottimali, il più delle volte nel tardo pomeriggio oppure – molto frequentemente – col buio della sera. Senza dimenticare la partita settimanale di domenica, giornata tradizionalmente dedicata alla famiglia. Cosa li spinge? Sicuramente quei tre termini che abbiamo scritto in “grassetto”, insieme ai sentimenti che provano per lo sport che avranno praticato da giovani o di cui sono da sempre innamorati. Per loro, per il nostro “zoccolo duro” di lettori che ci segue mensilmente ed è cresciuto con noi tenendosi costantemente aggiornato, abbiamo pensato un significativo approfondimento, che mira a chiarire tutti i concetti – gestionali, tecnico-tattici, fisici… – correlati all’attività di allenatore. Abbiamo raccolto il parere di diversi tecnici / preparatori con un passato o un presente nei dilettanti, i quali ci hanno fornito le loro considerazioni. Tre mister (coadiuvati dallo staff), poi, hanno preparato tre differenti settimane abbastanza usuali in questo mondo, che prevedono 4, 3 e 2 sedute oltre alla partita domenicale. Il tutto con esercitazioni e spunti operativi. Infine, i consigli nutrizionali di Elena Casiraghi (a proposito, non perdete il suo libro sull’argomento) e quelli da “007” di Alessandro Zauli, che illustra la convenienza di studiare pure nei dilettanti gli avversari.

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“È scarso. Fuori dalla squadra a 8 anni”. Approfitto di questo titolo apparso su un giornale di larga tiratura e rimbalzato sui social per una riflessione sull’argomento, che non vuole giudicare né l’operato del club né il giustizialismo mediatico da parte di molti. Una decisione del genere certamente fa pensare perché il protagonista è un bimbo molto piccolo, nel testo si dice del 2011, quindi della categoria Primi Calci. E fare selezione a questa età, oltre a trascurare gli aspetti socio-educativi e pedagogici, presenta un’alta possibilità di errore nelle valutazioni considerando la logica prospettiva a lungo termine. Certo, ogni società ha il diritto di definire la propria mission e gli obiettivi che vuole perseguire, che possono includere pure una selezione così anticipata.

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Approfondire significa andare nel “profondo” delle cose. Vuol dire cercare di capire il “nocciolo” della questione in modo da allargare le proprie conoscenze ed essere, di conseguenza, più competenti. E questa è sempre stata una delle “missioni” della nostra rivista, portata avanti con gli articoli su queste pagine, con i libri, con gli incontri di aggiornamento. Per lavorare al meglio è poi importante comprendere i temi più dibattuti del momento, quelli che necessitano di essere “indagati” perché – per varie motivazioni – possono essere circondati da un po’ di confusione. E uno degli argomenti che in questo periodo si presta è quello collegato all’allenamento fisico del calciatore, cui abbiamo dedicato diverse pagine in questo numero. Infatti, ultimamente, è stata messa da parte la fisiologia del training – che è inequivocabile e ricca di certezze – per rincorrere le mode del momento, copiando acriticamente i top club: parliamo dell’allenamento esclusivo con palla per stimolare tutte le qualità fisiche del giocatore. Se questo modo di operare può avere anche una logica ad alto livello per diverse motivazioni, nei dilettanti non può essere così: la corsa e il lavoro a secco sono assolutamente efficaci e non devono essere cancellati dalle sedute. Per entrare nei dettagli e nei perché di tale affermazione, oltre a un articolo che ho scritto in prima persona, abbiamo intervistato undici preparatori di altissimo livello che hanno analizzato la situazione, mentre Ermanno Rampinini ha chiarito “cosa dice la scienza” in merito. Si deve fare un passo indietro (o avanti?) per fare realmente il bene di chi alleniamo. A tal proposito, gli estremismi – come ho sempre sostenuto – devono essere presi con le “pinze”. Cosa che mi confermano anche diversi allenatori durante incontri o colloqui: l’integrazione con proposte senza palla è assolutamente positiva.

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