Spalletti

  • Il derby perso e il secondo posto a rischio, per la Roma non sono altro che l’ultimo anello di una stagione contradditoria. La squadra di Spalletti ha ottenuto buoni risultati, ma quando si è trattato di fare il salto di qualità ha sempre sbagliato la partita.

    Eliminazione ai preliminari di Champions contro il Porto, partita di campionato con la Juventus, derby di Coppa Italia, quindi eliminazione in Europa League contro il Lione e poi, ancora, con la possibilità più teorica che pratica di riaprire la corsa scudetto, ecco un’altra sconfitta con la Lazio.

    Una serie di indizi che fanno più di una prova, perché fino a ora, ad esempio, la Juventus ha ampiamente dimostrato di saper vincere tutte le partite chiave in Italia e in Europa.

    La domanda allora è cosa manca alla Roma? Apparentemente nulla, i calciatori sono tutti di ottimo livello (anche perché in molte partite hanno espresso un ottimo calcio), hanno qualità ed esperienza, pure l’allenatore è tra i più quotati. Ma evidentemente c’è qualcosa che non va, perché fallire tutte le gare chiave della stagione non è normale.

    La risposta? La risposta e la cura l’avremo durante il prossimo mercato.

  • Dopo la vittoria di San Siro con l’Inter e lo scivolone del Napoli in casa dell’Atalanta, la corsa al secondo posto sembrava chiusa. In ascesa la squadra di Spalletti; con il fiato corto quella di Sarri.

    Una sensazione, quella del momento di difficoltà, vissuta pure da chi ha avuto il privilegio di assistere in campo alla partita di Coppa Italia. Soprattutto nel secondo tempo i giocatori del Napoli erano costantemente in ritardo sulle giocate della Juventus. Non un buon segnale alla vigilia della gara con la Roma e “della madre di tutte le partite”, al San Paolo contro il Real Madrid.

    La vittoria della Lazio nel derby, invece, ha demolito le certezze di Spalletti e di una squadra che con il 3-4-3 con Nainggolan sul centro-sinistra sembrava diventata solida e imbattibile. E, mentre tutti noi pensavamo che gli imprescindibili fossero altri, è bastato che calasse il rendimento di Fazio per vedere una squadra nuda. Sconfitta due volte, prima dalla Lazio, poi dal Napoli.

    È evidente che la doppietta di Mertens abbia consegnato il sesto scudetto consecutivo alla Juventus (sulla vittoria dei bianconeri non abbiamo mai nutrito dubbi), ma è anche evidente che il successo del Napoli rimetta in corsa anche Atalanta e soprattutto Inter.

    Quali possano essere invece le ripercussioni sulla prossima “eurosettimana” non è facile a dirsi. Il Real è stato fischiato contro il Las Palmas, si è subito rifatto contro l’Eibar, ma non è al massimo della condizione. Mentre contro il Lione, la Roma deve fare attenzione, un altro tracollo non sarebbe digerito dalla tifoseria.

  • L’Inter segna tre gol alla Lazio, in una serata che trasforma l’Olimpico ancora una volta in terra di conquista per la squadra di Spalletti ora seconda appaiata al Napoli. Dopo un quarto d’ora giocato a ritmo blando, l’Inter ha iniziato a costruire il suo successo con un Brozovic straordinario. Da quando Spalletti lo ha allontanato dalla porta (troppo lento per fare il trequartista), il croato è diventato un giocatore che incide sulle partite. Nulla a che vedere con il centrocampista abulico e indisponente spesso fischiato da San Siro.

    Accanto a Brozovic, Vecino si esalta e attacca la profondità, Joao Mario sbaglia qualche palla di troppo, ma può essere perdonato. Con Perisic ispirato e Politano che sente la partita come un derby, l’Inter spesso controlla l’avversario, senza particolari affanni.

    Mauro Icardi, autore di una doppietta, come sempre, in area è più letale del morso di un cobra, mentre la Lazio non può avere da Caicedo ciò che offre Luis Alberto. L’ingresso di Correa, sembra essere tardivo, perché l’argentino in campo ci va quando la gara è praticamente chiusa.

    Se Spalletti si gode il secondo posto, diverso è il discorso per Simone Inzaghi: proprio come nella scorsa stagione, la sua squadra viene sistematicamente battuta da chi lotta per i suoi stessi obiettivi.

    Urge una diagnosi e l’immediata cura.

  • Adesso facciamo un gioco. Mettiamo a confronto le conferenze stampa di Rino Gattuso e Luciano Spalletti. Partiamo dalla lunghezza: superano abbondantemente i 30’. Anche i 40’. Anzi, Spalletti è arrivato anche a 54’. Credetemi, non scherzo, ho colleghi che oltre a inviare l’integrale alle tivù nazionali, devono produrre un estratto di 3’, per chi lo richiede. Per inciso, Allegri raramente arriva a 10’, ma qui la Juve fa scuola. Dai tempi di Conte.

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