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  • Gioisce la Lazio, si interroga la Juventus. Gioisce la Lazio, per la vittoria e per la gran partita giocata; si interroga la Juve, perché sono molti i rebus che Allegri deve risolvere nei prossimi giorni.

    La SuperCoppa, incorona anche Simone Inzaghi: l’allenatore della Lazio ha chiesto ai suoi di difendere dalla trequarti d’attacco, di recuperare palla nella zona di metà campo e se possibile di ripartire immediatamente. Milinkovic-Savic (strepitoso) e Lulic hanno giocato una partita splendida, Lucas Leiva dopo i 15’ ha preso le redini della squadra e Luis Alberto si è proposto per una maglia da titolare anche per il resto della stagione. La superiorità numerica spesso si è avvertita, con i bianconeri in difficoltà. De Vrij, invece, ha dimostrato perché siano in tanti a cercarlo.

    Allegri ha deciso di premiare chi lo scorso anno si è conquistato il diritto di giocare la partita dell’Olimpico, ma è chiaro che la Juventus abbia problemi. La difesa non è solida: Benatia-Chiellini è una coppia centrale lenta, anche se forte fisicamente, mentre la linea a quattro con Barzagli a destra è prevedibile perché la manovra si sviluppa soprattutto da sinistra.

    Douglas Costa, partito dalla panchina, sarà titolare: quando è entrato ha cambiato volto alla squadra, fino ad allora in difficoltà anche perché Pjanic e Khedira faticavano a cambiare passo. Higuain non si è visto, mentre Dybala (comunque autore di una doppietta) per 85’ non ha inciso come avrebbe voluto Allegri.

    Mancano pochi giorni all’inizio del campionato e un paio di settimane alla chiusura del mercato. Alla Juve servono rinforzi e la prima necessità è un centrale difensivo.

    Qualcuno dirà che è calcio d’agosto, che i campionati si vincono a marzo. Tutto vero: se prima non si sono buttati troppi punti.

  • Caro Francesco, per favore non farlo. Lo devi a te stesso e a tuoi tifosi. Lo devi a tutte le volte che hai fatto schizzare in piedi sulla sedia anche chi non tifa Roma.

    Caro Francesco, sei un campione trasversale, sappi che (maledicendoti per i gol che segnavi) ti amavano anche i laziali, che hanno una fede calcistica diversa dalla tua, ma sanno distinguere quando il calcio è poesia. Certo, per orgoglio non lo potevano dire. Ma ti amavano anche loro.

    Caro Francesco, ti abbiamo amato anche a Milano, malgrado tu prendessi per territorio di caccia il nostro amato “San Siro”. Segnavi gol così belli da obbligarci ad applaudire convinti, malgrado le tue prodezze fossero sinonimo di sconfitta.

    Caro Francesco, ti hanno amato anche a Torino, alla Juventus, ma certamente non potevano venire allo stadio a urlare il tuo nome a squarciagola. Loro non potevano applaudirti, perché dopo un gol a Inter e Milan gioivi, dopo una rete alla Juve regalavi un sorriso beffardo, di quelli che ti hanno reso celebre fuori dal campo.

    Caro Francesco non farlo. Non continuare a giocare. Rovineresti tutto ciò che di bello hai fatto fino a oggi. Chiudere la carriera, per te, è quanto di più triste. Vedere un ex-campione arrancare per il campo, invece, è triste per tutti noi.

  • La storia ci insegna che c’era un Milan che non si fermava mai. Che, quando serviva, sapeva segnare anche poco prima o molto dopo il 90’. Per un po’, però, lo spirito di quel Milan allenato da Carlo Ancelotti era finito in soffitta.

    Una decina di anni dopo, con Vincenzo Montella a capo di giocatori molto meno talentosi, quello spirito è stato riesumato. Perché Maldini, Nesta, Pirlo, Seedorf, Sheva, Kaka e Inzaghi nasci, non diventi. Ma se non sei stato baciato in fronte dal “Dio del calcio”, puoi fare altro. Ad esempio, non arrenderti. Mai. Soprattutto se stai giocando un derby.

    Così a fine primo tempo e a trequarti di secondo tempo, l’Inter era convinta di conquistare i tre punti. Il meglio, il Milan, sembrava averlo dato prima del riposo, quando Candreva e Icardi avevano bucato Donnarumma, invece, per il popolo rossonero il meglio doveva ancora venire.

    Gol di Romagnoli, Inter che prova a controllare la partita e al 97’ sull’ultimo corner, scaturito da un’azione offensiva che l’Inter poteva gestire meglio, è arrivato il gol del 2-2. Un gol che Orsato ha convalidato solamente dopo aver controllato l’impulso elettronico sul suo orologio. Un derby deciso dalla “Goal Line Tecnology”. E dal cuore del Milan di Montella.

  • Il 2020 inizia come si era concluso il 2019. Vince la Juventus (aveva battuto la Sampdoria), vince l’Inter (aveva superato il Genoa), l’Atalanta ne fa 5 (come al Milan), la Lazio a Brescia infila la nona (ne aveva vinte otto di fila). Solo la Roma stecca (con il Toro, ne aveva fatti 4 alla Fiorentina), mentre il pareggio del Milan non fa notizia.

    Diciamo la verità: il gol di Ibra lo abbiamo sognato un po’ tutti. Sarebbe stato il ruggito del leone chiamato a dare la sveglia a una squadra che fatica in maniera esagerata a esprimersi. Prima Giampaolo, poi Pioli ci hanno provato, ma la “chimica” sembra proprio non esserci. E, ai tifosi che si lamentano va ricordata una cosa: quello del Milan è il quarto monte ingaggi del campionato a dimostrazione che la società non ha avuto il “braccino”.

    L’innesto di Ibrahimovic deve servire a dare consapevolezza al gruppo, a trovare quella “faccia tosta” che al momento non si è vista. Non potevano bastare pochi giorni, come non potevano bastare una manciata di minuti dello svedese per azzerare i problemi, certamente tutti si sarebbero accontentati di “tre punti sporchi e cattivi”, ma così non è stato. Una sorta di primo giudizio sarà possibile esprimerlo la settimana prossima, dopo il lavoro che sarà svolto a Milanello. Chi ha deluso con la Sampdoria, però, ora rischia veramente il posto (e l’addio).

    Allora scegliamo di parlare del bello: tripletta di Ronaldo, doppiette di Immobile (che sale a 19 gol) e di Lukaku. E poi lasciateci chiudere gli occhi e pensare al genio di Ilicic al quale vorremmo fare una domanda: “Perché non hai giocato sempre così?”

  • Questione di giorni, potremmo dire di ore, poi si riprenderà a giocare. La Serie A inizierà sabato alle 18 con l’esordio di Cristiano Ronaldo che ha trasformato il “Bentegodi” di Verona nell’ombelico del mondo: 125 accrediti stampa sono volati via, non sembrano essere sufficienti.

    In attesa del calcio d’inizio di Chievo-Juventus, un po’ tutti i club cercano di dare l’ultima verniciata alla facciata. Ma si tratta di vernice pregiata, perché i calciatori in dirittura d’arrivo sono tutti dei possibili titolari. La Roma “vede” N’Zonzi per dare ulteriore solidità al centrocampo (196 centimetri in mezzo al campo si sentono sempre…), mentre al Milan sembra riuscire un altro colpo: via Carlos Bacca, attaccante a metà tra riserva ed esubero, dentro Samuel Castillejo, punta esterna che tanto piace a Gattuso.

    A Napoli si continua a sfogliare la margherita per quanto riguarda la porta, anche se l’addio di Inglese libera un posto in attacco. Meret si è infortunato l’11 luglio, ma sul suo sostituto (per un mesetto) le idee non sono mai state chiare: non si capisce se si cerchi un terzo portiere oppure se si preferisca un “numero uno” titolare. Trapp, ad esempio non sarebbe una riserva.

    In attesa di conoscere il futuro di Milinkovic-Savic, la Lazio ha un piano B per sostituirlo, a Milano sponda Inter c’è chi pensa che Luka Modric cercherà di regalare la SuperCoppa d’Europa al Real, poi prenderà un volo privato con direzione Linate. Ancora poche ore, poi tutto sarà chiarito!

  • Si riparte con il mercato aperto e con molte domande in attesa di risposta: dove giocheranno Icardi, Dybala, Rugani, Emre Can, Correia, Mandzukic, Higuaine… chi sarà il proprietario della Sampdoria? Il termine ultimo, proprietà del Doria a parte, per vedere come finiranno le telenovele dell’estate è il 2 settembre alle 20.00.

    E, in attesa di conoscere gli equilibri futuri, si riparte con una certezza. Che è la certezza delle ultime stagioni. La Juventus è la squadra da battere, la squadra con l’organico migliore, che malgrado i problemi estivi, non ultima la polmonite di Maurizio Sarri, ha ben più di qualcosa più degli altri.

    In realtà più il Napoli dell’Inter sembrano essersi avvicinati a chi ha vinto gli ultimi otto scudetti, ma la distanza c’è ancora, perché bisogna vedere quanto reggeranno i calciatori più esperti del Napoli da una parte e chi farà gol dall’altra visto che l’Inter un’altra punta deve acquistarla per forza.

  • Qualche minuto, diciamo una quindicina, al secondo posto. Poi la Roma è stata ricacciata indietro da Gonzalo Higuain, due gol all’Atalanta, 32 all’intera Serie A.

    Napoli-Atalanta non è stata la partita più bella della stagione, ma la squadra di Sarri ha ottenuto ciò che voleva, la vittoria, per mantenere stretto il diritto di giocare la prossima Champions, senza passare dai play-off, che in cinque delle ultime sei stagioni sono stati indigesti per le italiane.

    Se il Napoli gioisce, ma attenzione, perché nella trentasettesima giornata Hamsik e compagni saranno ospiti del Torino, a Roma il rimpianto si acuisce sempre più.

    Con l’arrivo di Luciano Spalletti la squadra ha letteralmente cambiato volto: gioca in velocità, crea pericoli, segna e diverte. Vince e diverte, come molti presidenti vorrebbero. E ora sembra appianarsi anche la vicenda Totti, che si sta meritando la riconferma a suon di gol. Proprio così: “Il Pupone” segna come quando era un ragazzo: questa volta è stato un missile su punizione a regalare il 2-2 ai suoi, prima del gol della vittoria segnato da El Shaarawy.

    La vicenda “Roma-Totti” si appiana, proprio perché un giorno Spalletti disse: “Ho detto a Francesco che se vuole continuare a giocare può farlo, ma io non gli regalerò niente”. E come un qualsiasi calciatore che non ha segnato neanche 300 gol, Francesco Totti si è meritato la riconferma.

  • L’Inter fatica, ma vince 2-0 contro il Chievo. L’Atalanta brilla e giustamente conquista tre punti contro il Genoa. Poi c’è chi insegue: il Milan, ad esempio, che nelle due ultime giornate si è risvegliato dal torpore nel quale era cascato. Pure la Roma sembra essersi risvegliata, dopo qualche scivolone (la vittoria sulla Juve ha comunque un peso specifico importante). Ma ci sarebbe anche il Toro, che non scherza e si domanda perché non abbia giocato così anche nella prima parte di stagione. Per finire la Lazio, che a Cagliari ha ritrovato il Luis Alberto dell’anno scorso.

    Abbiamo fatto un elenco di squadre in lotta per conquistare uno dei due posti Champions ancora disponibili. Inutile dire che a 180’ dalla fine, il vantaggio in classifica di Inter e Atalanta sia importantissimo. Che i 3 punti di ritardo di Milan e Roma sul quarto posto (4 dall’Inter, terzo) non siano trascurabili, anche se rossoneri e giallorossi probabilmente conquisteranno sei punti (Inter e Atalanta molto probabilmente non faranno il pieno).

    Troppo lontano il Torino per centrare la Champions, ma per Belotti e compagni un posto in Europa League non sarebbe certo da buttare. Di certo ci proverà anche la Lazio, che però l’ingresso in Europa potrebbe centrarlo battendo l’Atalanta mercoledì sera nella finale di Coppa Italia.

    Una considerazione: uno dei campionati più scontati e noiosi della storia (lo scudetto della Juve non è mai stato in discussione, mentre Chievo e Frosinone sono retrocesse praticamente subito), sta regalando la volata per il terzo e quarto posto più elettrizzante degli ultimi anni. Uno schiaffo a chi continua a invocare la SuperChampions.

  • Il sabato è di Piatek, la domenica dell’Inter vedova di Icardi. L’attaccante del Milan ha giocato la partita perfetta, segnato due gol straordinari e regalato tre punti importantissimi in chiave Champions. La girata di sinistro e lo stacco immarcabile sono il manifesto del nuovo Milan, che gioca con brillantezza ed entusiasmo. L’arrivo di Lucas Paqueta a dare fantasia a centrocampo e quello di Piatek a cancellare l’apatia di Higuain, hanno rigenerato una squadra alla quale Gattuso non ha mai fornito alibi.

    A proposito di entusiasmo, senza il capriccioso Icardi, Perisic, Brozovic e Nainggolan hanno trascinato l’Inter. Dopo un primo tempo noioso, la squadra è rientrata decisa a vincere: Lautaro non è Maurito, ma poco importa, perché prima viene la maglia poi il giocatore. Chi, nelle settimane scorse aveva fatto notare all’assistito di Wanda Nara che in campo si va per lottare e non per girovagare, ha raddoppiato forze ed energie. “San Siro” ha applaudito, è stato vicino alla squadra, perché giocare senza l’attaccante più forte non è certamente facile.

    Ora testa all’Europa League e al Rapid Vienna, nella speranza che sui social media la coppia si prenda una pausa di riflessione. Di solito, tra adulti, ci si parla tra quattro mura…

  • Analisi statistica della partita - Dati forniti da Instat www.instatfootball.com

    Il dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato prevalenza per la Fiorentina: 53% per i viola e 47% per i nerazzurri. L’Inter ha portato 97 attacchi, contro i 96 della Fiorentina. L’Inter ha attaccato con 67 sviluppi offensivi manovrati, 17 attacchi in contropiede e 13 sui calci piazzati, la Fiorentina ha fatto registrare un dato di 66 sviluppi offensivi manovrati, 22 attacchi in contropiede e 8 sui calci piazzati. Sono stati 13 i tiri per i viola e 10 quelli del’Inter. Superiorità nerazzurra nel numero e dei viola nella precisione dei cross tentati: i locali li hanno tentati 16 volte di cui 5 precisi mentre l’Inter ha effettuato 19 cross di cui uno precisi. L’Inter ha battuto 10 calci d’angolo contro 7 dei viola. Tre cartellini gialli per i locali e uno per gli ospiti.

    Nel primo tempo la Fiorentina ha controllato il gioco con un possesso medio del 63%, con punte del 70% (tra il 15° e il 30° minuto); la squadra viola però non è stata più efficace di quella ospite, infatti entrambe le squadre a dispetto dello squilibrio nel possesso palla nel primo tempo sono arrivate al tiro 5 volte a testa di cui 3 nello specchio della porta. All’inizio del secondo tempo la Fiorentina ha imposto il proprio ritmo all’Inter con un possesso del 53% cui gli ospiti hanno opposto 5 falli nei primi quindici minuti, poi dal 60° al 75° massima efficacia per i viola che arrivavano al tiro ben 5 volte portando ben 8 contropiedi in un quarto d’ora, poi nel quarto d’ora finale i locali pagavano lo sforzo ed era l’Inter ad andare al tiro 5 volte con un possesso medio del 63%.

    L’Inter ha concluso al tiro 3 attacchi manovrati, ha effettuato 2 tiri su attacco in contropiede e ben 6 su sviluppo da calcio piazzato, mentre i viola hanno tirato 4 volte dopo azione manovrata, ben 6 volte al culmine di attacchi in contropiede e 3 su sviluppo da calcio piazzato. La Fiorentina ha attaccato con grande equilibrio: 33 attacchi da destra, 28 dal centro e 27 da sinistra, al contrario l’Inter ha attaccato ben 41 volte da sinistra, solo 23 dal centro e 20 da destra.

    L’Inter ha effettuato 493 passaggi con l’82% di precisione, mentre i viola ne hanno effettuati 559 con l’85% di precisione. Sono stati 148 i passaggi preparatori dei locali contro i 152 degli ospiti, superiorità locale netta anche nel dato dei costruttivi (381 a 325 per i viola). La Fiorentina ha cercato con insistenza la chiusura dell’azione per arrivare al tiro come dimostrano il numero e la precisione dei passaggi incisivi/chiave: 30 tentati dai locali di cui 15 precisi contro 16 tentati degli ospiti di cui 5 precisi. L’Inter ha effettuato 31 passaggi lunghi contro 26 dei Viola.

    Equilibrio nelle percentuali relative ai contrasti bassi: 52% di prevalenza per l’Inter mentre nei duelli aerei netta prevalenza dei viola con il 65% di vinti. Equilibrato il dato nell’aggressività in fase di non possesso: con 66 palloni vaganti conquistati per i locali e 63 per l’Inter; superiorità locale nel dato dei palloni intercettati: 60 a 53 per i viola. I locali hanno commesso 10 falli, 11 quelli degli ospiti. Sono 29 i dribbling tentati dai locali con un ottimo 86% di riuscita, mentre gli ospiti ne hanno tentati 28 con il 68% di positivi.

    Nella Fiorentina il più cercato dai compagni è risultato essere Astori con 60 passaggi ricevuti seguito da Vecino con 57. La linea di passaggio più battuta è stata quella da Milic a Borja Valero con 17 passaggi, Milic ha anche scambiato 25 passaggi nelle due direzioni con Astori che se non è uscito sul laterale sinistro ha cercato Vecino (14 passaggi). Da sottolineare come la Fiorentina abbia cercato il possesso palla attraverso combinazioni in catene laterali allo scopo di alzare il proprio baricentro e arrivare o al cross (in genere da sinistra con Milic che ha tentato ben 10 cross) oppure scorrendo la palla in trequarti per i tiri dei centrocampisti (8 tiri totali di Bernardeschi, Borja Valero, Vecino e Badelj), cercando poche verticalizzazioni per Babacar in fase di possesso prolungato, il centravanti viola ha ricevuto 28 passaggi ma soprattutto nel secondo tempo negli attacchi in contropiede.

    Il giocatore dell’Inter che ha ricevuto più passaggi è stato Joao Mario con 52 seguito da Miranda con 46. La linea di passaggio più battuta è stata quella da D’Ambrosio a Candreva con 17 passaggi, nonostante questo dato i nerazzurri sono riusciti a portare solo 20 attacchi da destra, con Candreva che ha tentato la metà dei cross di Perisic (5 contro 10 del croato), tendenza questa già emersa nel derby con Candreva autore in quella partita di soli tre cross. Da sottolineare che però Candreva ha effettuato più passaggi di tutti i compagni in area di rigore (ben 10) segno che ha cercato spazio più centralmente per poi tentare verticalizzazioni più che cross. Joao Mario ha ricevuto soprattutto da Nagatomo (9) e ha cercato quasi esclusivamente Perisic (10 passaggi) poi Gagliardini (5) e Icardi (4).

  • Genoa - Juventus 3 - 1 Analisi statistica della partita 
    Dati forniti da InStat www.instatfootball.com

    Il dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato una netta prevalenza per la Juventus: 59% per i bianconeri e 41% per i genoani. Il Genoa ha portato 91 attacchi, contro i 113 dei bianconeri. Il Genoa ha attaccato con 57 sviluppi offensivi manovrati, 26 attacchi in contropiede e 8 sui calci piazzati, la Juventus ha fatto registrare un dato di 81 sviluppi offensivi manovrati, 19 attacchi in contropiede e 13 sui calci piazzati.
    Sono stati 12 i tiri per la Juventus e 10 quelli del Genoa. Superiorità ospite nel numero ma maggiore efficienza locale nella precisione dei cross tentati: i locali li hanno tentati 11 volte di cui 3 precisi mentre la Juventus ha effettuato 21 cross di cui 4 precisi. Una uscita per il portiere locale e tre per quello ospite. I cross tentati da calcio di punizione sono stati 4 per il Genoa e 3 per la Juventus. Il Genoa ha battuto tre calci d’angolo contro 6 della Juventus. Tre i cartellini gialli per i rossoblu e due per i bianconeri.

    Nel primo quarto d’ora di partita il possesso palla è stato in equilibrio (52% per i bianconeri), ma il Genoa è stato nettamente superiore per efficienza ed efficacia ottimizzando i suoi 16 attacchi arrivando 4 volte al tiro, sempre nello specchio della porta, contro due tiri (uno in porta) su 17 attacchi per i bianconeri. Nella successiva mezzora del primo tempo la Juventus ha controllato il possesso con una percentuale del 61%, ma è riuscita a effettuare solo un tiro verso la porta genoana, con i rossoblu che si opponevano a questa superiorità nel possesso con ben 12 falli in 30 minuti.

    Il Genoa ha attaccato con estrema prevalenza da sinistra: ben 48 attacchi, poi solo 18 attacchi dal centro e 17 da destra. La Juventus ha attaccato con maggiore equilibrio: 38 attacchi dal centro, 36 da destra e 26 da sinistra.

    Il Genoa ha effettuato 343 passaggi con il 79% di precisione, mentre i bianconeri ne hanno effettuati 582 con l’85% di precisione. Sono stati solo 56 i passaggi preparatori dei locali contro i 138 degli ospiti, superiorità ospite netta anche nel dato dei costruttivi (423 a 274 per i bianconerii). Superiore la Juventus nel numero ma efficace il Genoa nella precisione dei passaggi incisivi/chiave: 13 tentati dai locali di cui 7 precisi contro 21 tentati degli ospiti di cui 9 precisi.

    Supremazia dei bianconeri nei contrasti bassi (53% in favore della Juventus), come anche nei duelli aerei: 55% vinti. Migliore il dato degli ospiti nell’aggressività in fase di non possesso: con 63 palloni vaganti conquistati per i bianconeri e 51 per il Genoa; superiorità locale nel dato dei palloni intercettati: 65 a 44 per i rossoblu.

    La continuità con cui i padroni di casa hanno attaccato da sinistra si evince anche dallo studio delle linee di passaggio. Il giocatore del Genoa che ha ricevuto più passaggi è stato Ocampos con 41 seguito da Rincon con 34. La linea di passaggio più battuta è stata quella dal portiere Perin a Ocampos con 13 passaggi.

    Nella Juventus il più cercato dai compagni è risultato essere Pjanic con 64 passaggi ricevuti, seguito da Hernanes con 57.

    Più cross di tutti li ha tentati Alex Sandro: 9.

    Nel Genoa il valore di Instat Index più alto lo ha fatto registrare Simeone con un valore di 432.
    Nella Juventus il giocatore con l’Instat Index più alto è risultato essere Rugani con un valore di 320.

    Dati forniti da InStat www.instatfootball.com

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