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  • Il rancore non porta lontano. E, quello manifestato da Spalletti a fine partita, dopo la vittoria della Lazio a San Siro, ai più è parso rancore. Il bello è che fino alle esternazioni post sconfitta, la ragione era tutta di Luciano Spalletti, che come la squadra aveva subito l’ammutinamento dell’ex capitano.

    Non esiste che per far giocare un calciatore ci sia da trattare con il suo avvocato, non è giusto che chi sbaglia rientri in gruppo senza chiedere “scusa”. E’ il minimo. E’ una questione di educazione e, soprattutto rispetto verso i compagni. Non era giusto che chi nel momento del bisogno ha voluto “marcare visita” facesse finta di nulla. Qualcosa ai compagni andava detto.

    L’allenatore, che anche a Roma aveva gestito molto male il lungo addio di Francesco Totti, se possibile ha gestito ancor peggio il post Inter-Lazio. Le dichiarazioni rese a Sky sono parse del tutto inopportune: “Era giusto che Icardi stesse fuori una partita”, “Icardi non fa la differenza”, “Ho lasciato fuori calciatori per molto meno”.

    No, caro Spalletti, i panni sporchi si lavano in casa, meglio in spogliatoio, ma davanti alle telecamere certe cose non si dicono. Se no anche chi ha ragione passa dalla parte del torto. Diventa indifendibile, quando l’indifendibile è un altro!

  • Ha meritato il Cagliari, che ha vinto 2-1. Ha meritato perché ha giocato meglio. Perché Maran ha preparato la partita meglio di Spalletti, che anche alla vigilia ha privilegiato la polemica alla sostanza.

    Ha vinto il Cagliari, che ha corso e pressato. L’Inter, invece, a lungo è vuota di energie, perché ad Appiano in questi giorni si parla più di arbitri (Abisso) e degli assenti (Icardi) che dei presenti. E, dopo aver perso a Torino e in casa con il Bologna è arrivata la terza sconfitta del girone di ritorno, in pratica il suicidio perfetto perché ora il Milan potrà superare i nerazzurri e la Roma li potrà raggiungere. Soprattutto l’Inter nel ritorno non ha ancora incontrato nessuna avversaria diretta, ma si è fatta erodere un vantaggio enorme dalle dirette concorrenti.

    Ora, però, la società deve farsi sentire. Deve prendere provvedimenti. Se Icardi è sano deve giocare (senza la fascia), mentre l’allenatore deve lavorare sul campo e tacere fuori. Conquistare un posto in Champions è vitale per il futuro. Per il momento, invece, sono solo tornate d’attualità le barzellette del passato.

  • Ha raccontato la sua verità. Francesco Totti, con il microfono, è stato devastante come in campo. Non ha risparmiato nessuno. Sinceramente non so se sia peggio: “A Trigoria c’è qualcuno che è contento quando la Roma perde” oppure “In due anni il presidente non mi ha mai telefonato”.

    E ancora: “Conte voleva aggiustare la squadra, ma la Roma ha problemi economici…”, quindi: “Mi hanno tenuto due anni senza darmi responsabilità, avrò fatto dieci riunioni”. Questa è la frase che mi ha colpito maggiormente: Totti ne ha fatto una questione di dignità del lavoro, per stare nel club vuole delle responsabilità, altrimenti meglio lasciare, andare via. Qualcuno, come sempre, penserà che con quanto ha guadagnato non ha problemi, non è costretto a lavorare per vivere. Certo, tutto vero: ma come teorizzato da Maslow nel 1943 con la piramide dei bisogni, è facile intuire che ognuno di noi abbia delle necessità, che cambiano in base al reddito.

    Nelle prossime ore potrebbe esserci la risposta della Roma, ma il presidente Pallotta, probabilmente, sceglierà la via del silenzio. Alle sue parole potrebbe seguire la controreplica di Totti, che sarebbe più destabilizzante di quanto detto nel pomeriggio di lunedì.

  • Il tempo delle mele si sta esaurendo. In Inghilterra e in Francia si gioca, in Germania e Spagna il campionato inizierà nel prossimo week-end, mentre da noi ci sarà da attendere una settimana in più. Ma 12 squadre di A, sabato prossimo, saranno impegnate in Coppa Italia.

    E pure il mercato stringe. Da qualche giorno mancano le sterline della Premier e questo rende tutti più poveri, perché in Inghilterra c’è una tal quantità di liquido da rendere possibile ogni spesa. Anche se il Real arriverà ad acquistare Neymar per una cifra tra l’assurdo e l’irreale.

    A farne le spese è soprattutto la Juventus, che deve vendere per abbellire i conti e per non ridurre a “esuberi non tesserabili” molti dei suoi campioni. Sarri è stato chiaro: “Dobbiamo cederne sei…”, ciò che non è chiaro è su chi punterà il neoallenatore della Juventus da qui alla prima di campionato e soprattutto chi giocherà contro il Napoli alla seconda. Anche l’Inter ha i suoi grattacapi: c’è da vendere, anche chi non vorrebbe andarsene. A Giampaolo ha espresso i suoi desiderata, ma veder partire Donnarumma e Suso (una novantina di milioni in arrivo) gli provoca insonnia.

    Mentre ADL continua nella sua girandola di parole e pochi fatti, il Napoli si basa sulla squadra dell’anno scorso e di due anni fa (e forse tre…), la Roma, invece, capire chi piazzare al centro dell’attacco (se parte Dzeko) perché l’Higuain visto nell’ultimo anno e contro l’Atletico non può fare la differenza. Pradè, invece, sta iniziando a costruire la prima Fiorentina di Rocco Commisso. Una Fiorentina che dovrà essere diversa dall’ultima. Chi avanza a fari spenti, invece, è la Lazio: nove partite, nove vittorie. E una domanda: Milinkovic-Savic resterà a Roma?

  • Se il sabato è stato di Zaniolo, Gervinho e del Sassuolo che ha messo alle strette l’Inter, la domenica è tutta di Duvan Zapata e Luis Muriel, il primo autore di quattro gol, il secondo capace di dipingere due capolavori. Ma non è possibile dimenticare Fabio Quagliarella, 14 gol in stagione, 141 in Serie A…

    Poi arriva la sera e appare il Napoli: 2 gol, tre pali (un quarto in fuorigioco) e la Lazio ridotta a comparsa per buona parte della gara. Tre punti più che meritati, anche se il gol di Immobile ha regalato qualche palpitazione, più per le palle buttate in area che non per il gioco espresso dalla squadra di Inzaghi, che quando è opposta a chi lotta per scudetto o Champions non riesce a conquistare punti.

    Ancelotti, dopo il brutto epilogo dell’avventura con il Bayern Monaco, ha fatto ricredere chi lo pensava sul viale del tramonto. Il Napoli gioca un ottimo calcio, sceglie di fare la partita e di non subirla, i cambi spesso sono improntati a dare un volto ancora più offensivo alla squadra, mai a imbottire la difesa per congelare il risultato. Anche i numeri sorridono: nelle 20 partite giocate le vittorie sono state 15, i pareggi 2. Numeri eccezionali, se non fosse per la Juventus, che sta disputando una stagione praticamente perfetta.

  • I numeri da giocare al lotto sono il 50, il 65 e naturalmente il 7. Cristiano Ronaldo ha interrotto il suo digiuno italiano al 5’ del secondo tempo della quarta giornata, spingendo in porta una palla che Ferrari aveva involontariamente appoggiato sul palo. Poi, visto che il portoghese è un campione non ci ha messo molto per regalare ai suoi tifosi un’altra gioia: la doppietta, quella che affossa il Sassuolo, giunge al minuto numero 20 della ripresa, il 65’ appunto.

    Che CR7 avrebbe segnato era negli auspici di tutti. E durante la pausa da più parti sai era cercato di spingere la palla in porta, perché anche dalla Spagna si erano spesi per farci sapere che a Madrid, nel nono mese dell’anno, Cristiano trovava facilmente la porta.

    Che i due gol non siano dei capolavori che passeranno alla storia è evidente, ma l’importante era far finire la palla in rete. Fare gol. Così è stato: un tocco da due metri e un diagonale con il portiere che avrebbe potuto e dovuto piazzarsi meglio. Doppietta e festa grande alla Stadium.

    Adesso che CR7 ha segnato la Juventus può dedicarsi anche alla seconda mission: recuperare Dybala!

  • Alla fine ha segnato Marione! L’ha decisa Mandzukic, l’uomo al quale Allegri non vorrebbe mai rinunciare. Juventus-Inter, terminata 1-0, è stata una bella partita, perché per un tempo c’è stato equilibrio o, forse, la squadra di Spalletti ha giocato meglio, creando un paio di occasioni di quelle che anderebbero concretizzate.

    La Juve per un po’ ha sofferto perché Cancelo a destra andava a sbattere contro Perisic e non poteva garantire la spinta di sempre. Così Allegri ha spostato il portoghese a sinistra, dove difronte aveva Politano che non avendo le doti atletiche del croato non ha potuto arginare il portoghese. Nella ripresa la Juventus è piaciuta di più (ha pressato più alto rendendo difficile l’avvio della manovra avversaria) e ha segnato su una punizione battuta celermente con l’Inter che si era assopita lasciando libera la fascia sinistra.

    Vincere 14 partite e pareggiarne su 15 è un record clamoroso, difficilmente battibile, ma per descrivere la Juve sono già stati spesi tutti gli aggettivi possibili e immaginabili. Allora proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno di chi è uscito dall’“Allianz Stadium” sconfitto, ma non battuto.

    L’Inter per più di 45’ ha messo in difficoltà la Juventus, cosa che era riuscita solo al Napoli. E questo, nel lavoro di Spalletti, è importante, perché è la dimostrazione che la squadra c’è, necessita solo di qualche aggiustamento, che in estate sarà effettuato.

    La Juventus, invece, si scopre ogni giorno più forte: Mandzukic è fondamentale quanto Cristiano Ronaldo. Il croato, che in passato si era sacrificato anche in fase di copertura, è tornato a essere un attaccante che in area di rigore fa sentire tutto il suo peso e la sua cattiveria agonistica. Latita invece Dybala, che sembra soffrire la presenza di Cristiano Ronaldo.

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