serie a

  • Un punto: 0-0 interno con il Genoa. Non è difficile per capire che sia poco, se non pochissimo. E il pareggio non è poco, non solo per il punticino conquistato (ora l’Inter ha 12 punti di vantaggio), ma anche per quanto fatto dalla squadra di Conte che nel pomeriggio ha recuperato il gol su rigore segnato da Verre.

    La partita del Napoli è stata simile all’inguardabile, ma non è facile comprendere se il bersaglio sia la società o l’allenatore, oppure tutti e due perché le voci sono contrastanti.

    Venendo al nulla che si è visto in campo, il Napoli ha mostrato un po’ di voglia di giocare, ma non si è mai sforzato di andare oltre. Non si è mai sforzato di cercare il gol con convinzione.

    Fare l’elenco dei peggiori è veramente difficile, come trovare un calciatore dalla valutazione positiva. Allora è normale pensare alla settimana appena trascorsa, con De Laurentiis che ha imposto il ritiro, Ancelotti che si è dissociato, i calciatori che in ritiro non ci sono proprio andati.

    Poi, ci sarebbe un poi: c’è chi dice che alcuni giocatori del Napoli non gradiscano al 100% la presenza del figlio di Ancelotti nello staff. Ci sta anche questo: d’altra parte era andata così anche lo scorso anno a Monaco, con il Bayern.

    Ora, ci sono 15 giorni di vacanza. Difficile capire cosa accadrà nelle prossime ore…

  • Il Napoli fa il suo dovere, batte la Fiorentina e conquista tre punti che cancellano (solo in parte) la sconfitta di Genova con la Sampdoria (che in serata ha passeggiato a Frosinone).

    Ma se il Napoli, ritrovato Hamsik in mezzo al campo e soprattutto Callejon sulla fascia, ha vinto con un gol di Insigne, a mancare all’appello è ancora una volta l’Inter.

    Spalletti, al termine della gara giocata con due centravanti impalpabili (Keita nel primo tempo e Icardi nel secondo), si è assunto tutte le colpe, ma è evidente che non abbia sbagliato solo lo stratega. Se Icardi è fuori condizione la squadra si perde, il gioco sulle fasce e le incursioni di Nainggolan non pagano se al centro dell’attacco non è c’è chi attrae palloni e difensori.

    Certo, malgrado un po’ di pressing per riconquistare palla, la manovra nel primo tempo è parsa lenta e prevedibile, mentre nella seconda parte solo una decina di minuti sono stati giocati con l’evidente volontà di schiacciare il Parma che è uscito da San Siro con tre punti, perché Dimarco veste inspiegabilmente il gialloblù e non il nerozzurro che lo ha cresciuto.

    Il bello del calcio di oggi, però, è che ogni tre giorni si gioca. E martedì c’è il Tottenham. Con l’augurio che ci sia anche Icardi, non suo fratello.

  • Alla Juventus bastano 20’ e la mossa di Allegri (Cancelo nel tridente offensivo) per battere la Lazio che ha disputato un’ottima partita. All’Inter, invece, non basta la retromarcia di Spalletti che vira dal 3-5-2 senza ottenere nulla. Oggi è stata la domenica dei gol: 7 a Verona, 6 a Bergamo, 5 a Parma e 4 del Frosinone a Bologna, antipasto succoso delle sfide che vedono in campo la terza e la prima in classifica.

    Disastrosa la prestazione dell’Inter: per schierare Lautaro Martinez accanto a Icardi, Spalletti ricorre alla difesa a tre, rinuncia a Politano e utilizza D’Ambrosio e Dalbert in fascia. Panchina per Nainggolan, mentre negli occhi di tutti c’è la strepitosa partita di Zaniolo a Bergamo. Il Toro segna e non rischia nulla… vince meritatamente e apre la stagione dei processi: i verdetti sono attesi a giugno!

    La Juve gioca male, soffre. La Lazio gioca bene e crea. Anzi, segna e sbaglia pure la rete del raddoppio. Poi Allegri ha l’intuizione (una delle tante della sua carriera), Cancelo si alza dalla panchina, segna e procura il rigore della vittoria: + 11 e lo scudetto è praticamente in tasca.

  • Quella vista a Lecce è stata una Juventus sprecona: in vantaggio si è fatta raggiungere dopo soli 6’. L’Inter, invece, in vantaggio si è fatta raggiungere e superare dal Parma prima di conquistare il 2-2. Un pomeriggio ricco di emozioni quello offerto dalla Serie A, con la Juve che però non cede assolutamente nulla, perché il primato in classifica è ancora suo, a +1.

    Con Sarri che ha deciso di concedere un turno di riposo a Cristiano Ronaldo, la Juventus ha attaccato a lungo, sprecando però troppe occasioni. E alla fine, i gol sbagliati si pagano. Netta la supremazia a centrocampo, Higuain e Dybala hanno cercato le conclusioni e colpito pure un palo, ma chi parla, a posteriori, potrebbe anche dire che i due non hanno la precisione di CR7. Un 1-1, che permette al Lecce di gioire e fa arrabbiare non poco la Juventus.

    L’Inter, invece, una volta segnato il gol del vantaggio con Candreva ha sprecato veramente tutto: in 5’ sono arrivati i gol di Karamoh e Gervinho, frecce imprendibili per la difesa dell’Inter. Il Parma, aggredito soprattutto sulle fasce talvolta ha barcollato senza cadere. Solo all’inizio del secondo tempo è arrivato il pareggio dell’Inter, ma la supremazia evidenziata non ha pagato. Per la squadra di Conte è evidente che l’allenatore possa avere qualcosa da dire a Brozovic (un retropassaggio inutile e un errore tecnico nell’andare su una palla lunga), ma la reazione di un gruppo che aveva giocato mercoledì sera è stata apprezzabile (o quasi).

    Sono piaciuti ancora una volta sia Bastoni in difesa sia Esposito in attacco, ma né la prestazione del difensore sono state decisive per strappare i tre punti. Per la prima volta, l’ingresso di Politano è servito a giocare con il trequartista, ma anche qui malgrado la sua buona prova si è vista buona volontà, non il risultato.

    Per completare la classifica mancano le partite di oggi, ma la prossima giornata è veramente alle porte: si giocherà anche in settimana.

  • Mai inno si è sposato meglio con la squadra per la quale è stato scritto. Pazza Inter, che in 2’ si fa raggiungere e rimontare dalla Juventus. Pazza Inter, che in 3’ la ribalta con la Lazio e conquista la Champions, dalla quale era uscita in una notte del marzo 2012 contro l’Olympique Marsiglia.

    Pazza Inter, perché malgrado la Lazio a lungo abbia giocato meglio, ma alla fine è ugualmente uscita con i tre punti dall’Olimpico. Pazza Inter, perché quando tutto sembrava perso, ha trovato una palla sporca sulla quale conquistare un rigore, che Icardi ha segnato dopo aver giocato 78’ da incubo (per lui e i tifosi). Pazza Inter perché ha giocato una stagione contraddittoria: in testa fino a inizio dicembre prima di spegnersi e ritrovarsi solo quando è fiorito Rafinha e Brozovic ha trovato la giusta collocazione tattica.

    Pazza Inter, perché neppure Spalletti è riuscito a “normalizzarla”: anche un allenatore, tra i migliori e i più esperti del campionato ha dovuto subire le “lune” di un gruppo al quale era lecito chiedere di vincere in casa con Crotone e Sassuolo e a Ferrara, quando il pareggio della Spal è giunto all’89. Pazza Inter, perché non è lecito, per una grande squadra, giocare una partita come quella di Genova contro il Genoa.

    Pazza Inter, perché quando tutto sembrava perso ha segnato due gol. Due gol che vogliono dire qualificazione in Champions.

  • Pellissier attacca Ventura. E traccia il quadro di una persona che sembra essere in confusione: appena arrivato, poco dopo la firma, l’allenatore voleva abbandonare la squadra. Quasi difficile da credere, se non fosse che certe dichiarazioni fanno il giro delle redazioni e finiscono per forza in bella evidenza sui giornali.

    Ma non è solo di Ventura che vogliamo parlare, vogliamo provare a fare un discorso più ampio. Coinvolgendo Cesare Prandelli, che dopo la sconfitta in Brasile con l’Uruguay non è più riuscito a ottenere i brillanti risultati che lo avevano portato sulla panchina della Nazionale.

  • In gol per undici gare consecutive, un primato! Fabio Quagliarella, 36 anni la prossima settimana, 16 reti in questa stagione, raggiunge Batistuta (per continuità realizzativa) e distanzia Cristiano Ronaldo, nella classifica cannonieri. Quando la scorsa stagione segnò 19 gol, in molti pensammo che quello fosse un tetto inattaccabile per un bomber così avanti con l’età, invece siamo praticamente stati smentiti, perché alla seconda di ritorno, Fabio ha quasi raggiunto il bottino dello scorso anno. Quagliarella sta disputando una stagione splendida e la doppietta (su rigore) all’Udinese (travolto 4-0 dalla Samp) ne è la prova. Fisico asciutto, veloce e reattivo al momento di concludere, l’attaccante di Castellammare di Stabia si sta togliendo parecchie soddisfazioni ed è pronto ad attaccare quota 150 gol in carriera in Serie A (siamo a 143).

    In serata, Milan e Napoli hanno pareggiato 0-0. Non una gran partita nel primo tempo, più emozionante la ripresa con gli ospiti che hanno messo in difficoltà Donnarumma, senza riuscire a fare gol. Gattuso ha inserito Piatek negli ultimi 20’: il polacco non ha tirato in porta, ma si è mosso bene e ha dimostrato di voler dare tutto. In pratica il contrario di quanto ha fatto Higuain negli due mesi.

  • E pazienza se ai puristi la partita non è piaciuta. Roma-Inter è stata una partita bellissima, di quelle che infiammano il pubblico e fanno rabbrividire gli allenatori, perché la voglia di vincere spinge chi è in campo a commettere una quantità infinita di errori tattici.

    Il calcio, però, diverte quando si gioca per vincere, quando la qualità è al servizio delle emozioni e mai come all’Olimpico i calciatori hanno cercato la vittoria, i tre punti, perché il pareggio, il 2-2 finale, aggiunge poco alla classifica dominata dalla Juventus che sta cannibalizzando la Serie A.

    Roma-Inter ci dice che malgrado le sconfitte in Champions, le due squadre sono in salute e non mancano di coraggio. Non tutti gli uomini sono al massimo della forma, questo è evidente, ma anziché puntare il dito su chi arranca, scegliamo di parlare di chi ci è piaciuto. Nicolò Zaniolo, sacrificato dall’Inter per arrivare a Radja Nainggolan.

    Certo, il “Ninja” è il “Ninja”, è pronto subito e questo serviva a chi ha una voglia matta di centrare costantemente l’accesso alla Champions. Ma Monchi, che in questo periodo ha subito parecchie critiche un merito lo ha: l’aver compreso più di tutti che il ragazzo cresciuto nella Fiorentina, passato all’Entella e acquistato dall’Inter fosse un gran giocatore!

  • A Udine un’altra sconfitta. La Roma in campionato ha praticamente la metà dei punti della Juventus (19 contro 37), ma è messa male anche rispetto a Napoli e Inter, seconda e terza. Certo, il quarto posto prima di Lazio-Milan non dista molto (3 punti), ma il disagio è palpabile.

    Nel post partita, Eusebio Di Francesco ha snocciolato numeri che non assolvono: “80% di possesso palla nel primo tempo, troppe le occasioni sprecate”. E poi ha parlato del gol subito: “Hanno segnato su una rimessa laterale da 40 metri”, omettendo che De Paul ha letteralmente violentato la difesa della sua squadra o, se preferite, si è preso gioco dei paletti che presidiavano l’area di rigore.

    Ma il malessere è più a monte: la Roma costruita da Walter Sabatini, traghettata da Frederic Massara e gestita da Monchi è giunta fino alla semifinale di Champions, quella smontata e ricostruita dallo spagnolo sta affondando nella mediocrità.

    Di Francesco sta lottando per ricostruire squadra e meccanismi, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Roma gioca a intermittenza, in mezzo al campo N’Zonzi e De Rossi faticano a coesistere e (fino a che ha giocato) Pastore tra i tre di centrocampo è parso fuori posizione. Inoltre, ci sono troppi esterni offensivi.

    Martedì c’è la Champions, la Roma potrà puntare al primo posto nel suo gironcino sfruttando l’insipienza del Real Madrid (sconfitto 3-0 dall’Eibar), ma il punto è un altro. I club non sono società di trading e, una squadra non si smonta e si rimonta a piacimento. Può essere che qualcosa non funzioni. Proprio come alla Roma.

    La rubrica E' TEMPO DI... di Cesare Barbieri >> 

  • Giovanni Galli ci ha portati nel mondo giallorosso, esaminando le soluzioni tattiche utilizzate dall’undici di Di Francesco e da quel cambio di modulo che sembra aver dato maggiore linfa alla manovra d’attacco della squadra capitolina. Il principio di gioco della Roma è sempre lo stesso, a prescindere dal modulo, ma il gran possesso palla veniva poco sfruttato in zona goal.

  • Con rispetto per tutti, penso che tra chi legge nessuno abbia segnato 600 gol né in cortile né all’oratorio. Semplicemente perché 600 gol sono un’enormità, se non uno sproposito. Cristiano Ronaldo ne ha fatti 600, sommando i gol segnati con Sporting Lisbona (5), Manchester United (118), Real Madrid (450!!!) e Juventus (27).

    Cristiano Ronaldo, per fare cifra tonda, una volta vinto lo scudetto e vista svanire la Champions, ha scelto la partita nella quale ogni tifoso juventino vorrebbe segnare: quella con l’Inter. La rete realizzata nella ripresa è servita a raddrizzare una partita nella quale la Juve aveva faticato parecchio, rischiando pure di crollare dopo la rete di Nainggolan al 7’.

    Proprio il gol di Ronaldo ha svegliato la squadra dal torpore e, dopo l’1-1, si è vista una buona Juventus che ha pure cercato la vittoria, tre punti che non avrebbero aggiunto nulla alla classifica, ma avrebbero complicato la corsa dell’Inter verso un posto in Champions (la Roma ha battuto il Cagliari 3-0).

    La squadra di Spalletti sembra essersi inceppata nei match di San Siro, dove non vince dal 10 marzo (2-0 alla Spal). Ma contro la Roma e, nella sfida con la Juve, l’allenatore ha scelto cambi conservativi, quasi ad accontentarsi del pareggio (che fa classifica). Una mentalità che nel futuro, se vorrà sognare in grande, l’Inter dovrà abiurare.

  • Doveva essere il giorno della festa scudetto della Juventus, ma non lo è stato. La Spal ha vinto 2-1 contro una squadra che Allegri ha schierato senza i titolari che giocheranno martedì prossimo contro l’Ajax. Certo, chi ha detto che la Juve era sperimentale dovrebbe leggere meglio la formazione: Dybala, Perin, Kean, Cancelo, Spinazzola, Bentancur, Cuadrado… potevano bastare.

    La lotta più emozionante, però, il campionato la vive in zona Champions, dove riangono due posti e le contenti sono parecchie. Sì, due posti perché Juve e Napoli l’anno prossimo giocheranno la coppa dalle “Grandi orecchie”, ma non ci sono i nomi delle due che le accompagneranno.

    La Roma ha battuto l’Udinese nel diluvio: brutta, sporca e cattiva, la squadra di Ranieri è quinta a meno tre dall’Inter che giocherà domenica a Frosinone. Il gol di Dzeko ha regalato per qualche ora il quarto posto, ma il rigore di Kessie in Milan-Lazio ha rimesso le cose a posto.

    A poche giornate dalla fine affiora anche il nervosismo, perché ormai i verdetti sono prossimi. Di certo, il gesto di Bakayoko e soprattutto di Kessie che hanno esposto la maglia di Acerbi è da deprecare. E chi dice che i due hanno commesso una leggerezza, non fa che peggiorare le cose. Dopo i 18 anni si è responsabili dei propri atti!

  • “Sei un mi7o”: è lo slogan coniato dalla società, che ogni anno celebra lo scudetto con un “claim” differente. La Juventus pareggia contro la Roma e festeggia un tricolore che era già stato festeggiato sette giorni fa quando il Napoli fu raggiunto sul 2-2 dal Torino, da un gol di De Silvestri (che ha segnato pure oggi alla Spal).

    La Juventus ha meritato lo scudetto, malgrado il Napoli con 88 abbia firmato il record per una squadra che si classifica al secondo posto. Ma proseguendo sulla strada dei numeri, la Juve ha il miglior attacco e la miglior difesa del campionato, in casa ha subito solo 7 gol. Non ci sarebbe molto altro da aggiungere.

    Invece, da aggiungere c’è tantissimo. Perché i numeri non possono dire tutto. I numeri non rendono appieno il valore di Buffon, Chiellini e Barzagli, campioni straordinari che hanno “griffato” tutti e sette gli scudetti e così sarebbe stato anche per Marchisio, attore non protagonista a causa della guarigione da due infortuni che non gli permettono di brillare come in precedenza.

    Se a centrocampo Khedira per qualcuno è lento, per altri indispensabile, in attacco Douglas Costa ci ha impiegato un po’ a capire il nostro calcio, ma quando ha abbandonato i tocchi inutili e certe giocate leziose è stato veramente travolgente.

    Impossibile tacere le qualità di Mandzukic, uno con il quale andremmo in guerra con la certezza di uscirne vincitori. Malgrado il talento, non sempre abbiamo visto il miglior Dybala, in certi frangenti impegnato in contenziosi extracampo che hanno irritato la dirigenza bianconera. Higuain è questo, piaccia o non piaccia: all’azione partecipa il minimo indispensabile. Però fa gol. E incarna in pieno il verbo di Giampiero Boniperti: “Vincere non è importante è l'unica cosa che conta”. E la Juve lo ha fatto per la trentaquattresima volta.

  • Juventus e Napoli continuano la loro corsa verso la scudetto, con la certezza che se dovessero inciampare la Roma diventerebbe un’avversaria più che pericolosa. L’Inter, invece, dopo la vittoria-sconfitta in Coppa Italia con la Juventus potrebbe finalmente aver spazzato ogni dubbio sul sistema di gioco da adottare, con quattro attaccanti che pur di giocare si sacrificano a rincorrere l’avversario. È una domenica amara per il Milan, con il Sassuolo che ricorda a Mihajlovic quanto ci sia ancora da lavorare, mentre la Fiorentina si è sgretolata sul più bello (strapazzata da Tottenham e Roma, con in mezzo un pari spettacolare con il Napoli). 

    A dieci giornate dalla fine del campionato, la Juventus mantiene il primato con tre punti di vantaggio sul Napoli e lo fa senza rischiare nulla (o quasi) sul campo dell’Atalanta. Nel tabellino compaiono i nomi dei giocatori che non ti aspetti (Barzagli e Lemina), mentre Buffon non subisce reti da 836’ e in Italia lo scudetto negli ultimi dieci anni lo ha vinto nove volte chi ha subito meno gol. Ma il Napoli, per continuare a combattere, trae forza dalla splendida prestazione contro il Chievo e dai 26 passaggi consecutivi senza che gli avversari riuscissero a toccare palla. 

    A proposito di prestazioni: piace sempre più la Roma di Spalletti, che oltre a Totti ha sacrificato Dzeko: l’allenatore di Certaldo ha idee chiare e coraggio da vendere, perché in un sol colpo ha messo ai margini della squadra il simbolo e l’acquisto più costoso degli ultimi anni. I risultati gli danno ragione, proprio come lo spettacolo: El Sharaawy-Perotti-Salah sono un rebus irrisolvibile per le difese. 

    Uno sguardo alla zona retrocessione: con i tre gol nei primi 30’ della partita con la Sampdoria, il Verona saluta la Serie A, mentre il pareggio del Carpi a Bologna, visto quanto c’è da recuperare, sembra una mezza sconfitta. A credere veramente è il Frosinone che in un sol colpo ha steso l’Udinese e avvicinato il Palermo, arresosi a San Siro. Il Genoa battendo l’Empoli si è lasciato alle spalle anche l’Atalanta, ma nessuno può sentirsi tranquillo. E la B sembra aver già emesso i suoi verdetti: l’anno prossimo in A vedremo Crotone e Cagliari.

  • Adesso facciamo un gioco. Mettiamo a confronto le conferenze stampa di Rino Gattuso e Luciano Spalletti. Partiamo dalla lunghezza: superano abbondantemente i 30’. Anche i 40’. Anzi, Spalletti è arrivato anche a 54’. Credetemi, non scherzo, ho colleghi che oltre a inviare l’integrale alle tivù nazionali, devono produrre un estratto di 3’, per chi lo richiede. Per inciso, Allegri raramente arriva a 10’, ma qui la Juve fa scuola. Dai tempi di Conte.

  • Un punto in più. E una partita in meno. La Juventus si è ripresa il primo posto in classifica e mercoledì sera potrebbe salire addirittura a +4. Il rendimento della squadra di Allegri è semplicemente mostruoso: 11 vittorie consecutive, 0 gol subiti nel 2018; 8 punti persi in 27 partite giocate. Avete letto bene: 8 punti persi, perché la classifica recita 23 vittorie, 2 pareggi e altrettante sconfitte. L’ultimo avversario ad essere superato con banale facilità è stato l’Udinese: 2-0, un rigore fallito e il lusso di non aver schierato per vari motivi: Mandzukic, Matuidi, Cuadrado, Pjanic, Bernardeschi, Lichtsteiner, Alex Sandro. E pure Gigi Buffon.

    Il Napoli, che nelle ultime due partite ha conquistato un unico punticino, senza colpe particolari sembra aver ristretto le sue ambizioni. Ma non per questo è intenzionato ad arrendersi facilmente. Dicono che il bel gioco paga. Verità. Ma paga pure essere cinici e concreti, come lo è la Juventus che con i suoi avversari sa essere spietata.

    La Serie A, quest’anno, è molto più divertente degli ultimi anni: avvincente la lotta scudetto, indecifrabile quella per i rimanenti due posti in Champions. Perché il risveglio di André Silva in gol al 94’ obbliga il Milan a credere nel quarto posto, che oggi dista 6 punti (ma c’è una partita da recuperare rispetto alla Lazio).

    Che bella anche la lotta per evitare la B: Verona, Spal e Crotone hanno risucchiato Sassuolo, Chievo e Cagliari.

    Mancano 10 giornate. E ne vedremo delle belle.

  • Il Napoli sfrutta al meglio il “super regalo” fatto dalla Spal e torna a -2 dalla Juventus. Campionato riaperto da un gol di Albiol che ha sbloccato una partita molto più complicata di quanto fosse lecito pensare alla vigilia.

    La Spal ha ipnotizzato la Juve con le armi a sua disposizione: grandissima intensità, attenzione in fase di non possesso e densità (Semplici ha optato per i cinque centrocampisti contro i due della Juve), ma ha sfruttato anche una serataccia di una squadra che dopo 12 vittorie consecutive si è riposata. Così il posticipo del “San Paolo” si è trasformato in una partita fondamentale: bene il Genoa nella prima parte, male Hamsik che si infortuna e troppo egoista Mertens. Nella ripresa troppo importante vincere e dopo lo scossone dato da Sarri negli spogliatoi il Napoli ci ha provato con maggiore convinzione.

    Sempre più avvincente la lotta per due posti in Champions. La Roma è al terzo successo consecutivo, mentre la Lazio che si era entusiasmata a Kiev, continua a balbettare in campionato. Il pareggio interno con il Bologna costa il sorpasso dell’Inter. E proprio la squadra di Spalletti è stata la vera rivelazione di giornata: un dominio totale e incontrastato non solo per i 5 gol, ma anche per la traversa, le parate di Viviano e per una serie di giocate che i tifosi attendevano da tempo. Ora la Lazio deve temere pure il ritorno del Milan: sotto alla fine del primo tempo, nel secondo tempo Gattuso ha visto quanto voleva.

    La reazione rossonera ha spinto il Chievo sempre più giù, in una zona pericolosissima. Se il Sassuolo ha conquistato tre punti meritandoli, il Cagliari è stato parecchio fortunato: 80’ di nulla, poi l’ingresso di Farias al quale ha fatto seguito un cambio rivedibile di De Zerbi (fuori Djuricic per Billong) e i due gol nel recupero hanno regalato tre punti che formalmente cancellano la parola crisi (anche se la gara va analizzata con attenzione).

    Facile capire chi sia stato l’uomo copertina: con 4 gol Mauro Icardi si riprende l’Inter, in attesa di conquistare la maglia “numero 9” della nazionale argentina.

  • Via Montella. Dentro Gattuso. Che nella conferenza stampa di presentazione ha dimostrato di essere un abile comunicatore. No, non finge. Non si atteggia. Rino è così. Spontaneo. Quando parla va diritto al cuore. La sua voce. Le sue metafore. Le sue battute.

    Ma una cosa deve essere chiara alla dirigenza, a Fassone e Mirabelli: Rino Gattuso non può essere una foglia di fico per prendere tempo. Rino Gattuso ha scritto, da calciatore, la Storia del Milan. Il pubblico lo ama. I tifosi lo rispettano. L’augurio è che in sede sia stata fatta una valutazione attenta: Gattuso è pronto per allenare la prima squadra di un club più che prestigioso?

    Perché il Milan crepuscolare ha già bruciato Clarence Seedorf e Pippo Inzaghi, che malgrado il passaggio dalla panchina non proprio felice, dal cuore di chi va a “San Siro” non sono mai usciti. Anzi.

    Se Gattuso avrà le stesse difficoltà dei suoi ex compagni, i tifosi, dopo l’impeto del momento, lo sapranno perdonare. Sapranno perdonare Gattuso. E lo ameranno come se non fosse successo nulla. Perché passa il tempo, ma i simboli non si scordano. Mai!

  • C’è un limite anche al giocar male. E contro il Crotone, l’Inter l’ha superato. Zero idee, zero tiri in porta (no, scusate uno altrimenti non ci sarebbe stato il gol), zero gioco.

    L’Inter, ma lo diciamo dall’inizio dell’anno, dà sempre l’impressione di far fatica a segnare, un’impressione che poco alla volta è divenuta una certezza. Con o senza Icardi, la squadra raramente dà l’idea di mettere in difficoltà le difese avversarie e, la differenza, sta tutta in “Maurito”, capace di tramutare in gol dei passaggi improbabili.

    Spalletti è in evidente difficoltà: Perisic non salta l’uomo (meglio, non lo punta neanche), i cross di Candreva sono palloni offerti al pubblico, Borja Valero cammina, Brozovic è impalpabile, per non parlare di chi gioca i difesa esterno di sinistra (Dalbert, Nagatomo, Santon). Troppo presto per parlare di Rafinha. Il migliore è sempre Skriniar, un difensore centrale… E questo è tutto dire.

    Il Crotone, a San Siro, ha giocato la partita perfetta. Soprattutto ha rispecchiato il carattere del suo allenatore. E Walter Zenga sta dimostrando di essere molto più bravo di quanto molti pensino!

  • Sabato 14 e domenica 15 ottobre vi saranno tre partite che potranno forse darci indicazioni sulle vere pretendenti a scudetto e posti Champions. Juventus-Lazio, Roma-Napoli e il derby di Milano si disputeranno infatti tutte all’ottava giornata.

    Dopo la pausa per le nazionali, ci ritufferemo nel campionato. Il 14 ottobre si riprenderà con l’ottavo turno, non una giornata qualsiasi perché il “cervellone” che stila il calendario ha previsto: Juventus-Lazio (sabato alle 18), Roma-Napoli (sabato alle 20.45) e Inter-Milan (domenica alle 20.45). Insomma, la nobiltà della Serie A a confronto, le sei migliori a contendersi i tre punti. Per quanto visto fino a ora, la vincitrice dello scudetto e le altre tre che l’accompagneranno nella “nuova” Champions usciranno da questo gruppetto che finora ha dimostrato di avere qualcosa in più delle rivali. Anche se Torino, Sampdoria e Atalanta sono prontissime a sfruttare ogni minima balbuzie.

    L’ottava giornata è senza dubbio un importante crocevia, ma su questo turno grava l’incognita dell’umore di molti protagonisti perché il doppio turno delle nazionali questa volta emetterà verdetti definitivi: martedì 10 conosceremo le 9 europee che andranno al Mondiale e le 8 che giocheranno il play-off, più le 4 sudamericane che staccheranno il biglietto per Russia 2018 e quella che disputerà lo spareggio contro la Nuova Zelanda.

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