serie a

  • Sembrava vinta. Invece, no! Il Milan, in vantaggio 2-1, al 92’ è stato raggiunto dal Lecce, in gol con Calderoni. L’esterno ha scagliato un mancino imprendibile dal limite dell’area. La partita ha dell’incredibile: il Milan nel primo tempo domina 30-35’, segna con Calhanoglu e rientra negli spogliatoi tra gli applausi di un pubblico che sembrava sicuro di aver ritrovato una squadra almeno vicina a quella dell’anno scorso.

  • Il Milan va sul 2-0, poi crolla. Il Napoli, fino ad allora piuttosto confusionario, si sveglia e vince la partita. La sintesi della serata al “San Paolo”, semplicisticamente potrebbe essere qui. Ma l’analisi, ovviamente è più profonda.

    Ancelotti prova a sorprendere Gattuso con un pressing alto, dal quale il Milan esce giocando palla a terra, senza riuscire a pungere. La rete di Bonaventura, splendida nell’esecuzione, è più simile a un colpo di fortuna che a una giocata provata a Milanello. Il Napoli vorrebbe pareggiare, ma in avanti non si capisce quali siano gli schemi, come si vogliano innescare gli attaccanti o come si liberino al tiro i centrocampisti.

    Ripresa e Milan subito sul 2-0, perché la fase difensiva del Napoli non è da mostrare nelle scuole calcio: dov’era Mario Rui sul cambio di gioco? E perché Allan ha osservato Calabria al posto di contrastarlo?

    Quando Zielinski si inventa la rete dell’1-2, il Milan perde certezze. Il Napoli pigia sull’acceleratore e Gattuso toglie Biglia (anonimo) per inserire Bakayoko (distastroso), che affossa un Kessie (deludente)… Zielenski fa 2-2, anche perché l’inserimento di Mertens per il 4-2-3-1 crea scompiglio ovunque.

    Il Napoli continua a giocare, il Milan a soffrire. Dentro Laxalt, l’ideale potrebbe essere inserire Caldara al posto di Suso o Bonaventura e passare alla difesa a 3 per gli ultimi 10’, ma Gattuso non ci pensa o se ci pensa arriva prima la rete del Napoli. La vittoria di Ancelotti è meritata, anche se (e ci mancherebbe) c’è da lavorare parecchio. Gattuso dice che i suoi sono stati polli nell’andare a pressare alto in maniera sconclusionata e nel farsi infilare. Sinceramente, a preoccupare deve essere la totale assenza di gioco offensivo: Higuain meriterebbe di ricevere qualche palla in più.

  • Adesso il Toro ci crede davvero. E, vista la partita, è il Milan a non crederci più. Dopo un finale di primo tempo discreto, la squadra di Gattuso si è letteralmente spenta e il Torino ne ha approfittato per segnare due volte. Se il Toro può sognare, il Milan è evidentemente in difficoltà clamorosa: squadra molle, priva di idee, leziosa e nervosa come dimostra l’espulsione di Romagnoli che già ammonito e più volte richiamato ha applaudito una sacrosanta punizione fischiata da Guida. Rosso diretto e palla al giudice sportivo per la decisione.

    Cosa stia accadendo ai rossoneri non è facile dirlo, dalla sconfitta nel derby la squadra si è liquefatta e non reagisce agli stimoli che Gattuso invia quotidianamente. L’allenatore ci ha provato con le buone e pure con dichiarazioni “forti”, ma non ha ottenuto nulla. Bakayoko e pochi altri sembrano aver voglia di lottare, perché Suso è un fantasma e Piatek non ha nulla dell’attaccante visto nei primi due mesi.

    La classifica ora è molto corta, i posti Champions da assegnare sono due, ma a quattro giornate dalla fine l’Inter terzo è a +6. Il quarto posto dista due punti, ma domani sera potrebbero essere tre, perché l’Atalanta giocherà in casa con l’Udinese. Nella bagarre, poi, c’è anche il Torino (che ha gli stessi punti del Milan) e la Lazio attardata di una lunghezza.

    Cosa fare ora? C’è chi ipotizza addirittura una chiusura del rapporto con Gattuso, ma di allenatori che potrebbero sedersi sulla panchina del Milan per quattro partite non ce ne sono. A meno che Leonardo non voglia rimettersi in tuta.

  • Mentre ADL, al secolo Aurelio De Laurentiis, spara invettive nei confronti di tutti (Lega Calcio, Sarri, Juventus…), a Torino si prediligono i fatti e sul campo d’allenamento della “Continassa”, il “J Center”, Cristiano Ronaldo inizia la sua avventura in bianconero.

    Dopo il bagno di folla, le foto e le visite mediche di due settimane fa, ora è tempo di sudare in gruppo. Allegri e la squadra sono lontani, negli Stati Uniti per la tournée, che da qualche tempo è stata battezzata “ICC”, International Football Cup, ma a Torino, Ronaldo non è solo. C’è un intero mondo bianconero che lo guarda con occhi imploranti. Perché se lo scudetto da sette anni è una piacevole abitudine, ciò che manca realmente, qui è la Champions, l’unico trofeo che non abbonda nella bacheca più prestigiosa d’Italia.

    E, mentre la Juve inizia a godersi Cristiano Ronaldo, per ridurre il gap, le altre iniziano a contare i giorni che mancano alla fine del mercato. Perché quest’anno il gong suonerà il 17 agosto, alla vigilia degli anticipi della prima giornata.

  • Cinque partite, cinque vittorie: in totale 15 punti; due più della Juventus che continua a inseguire. Il gol partita l’Inter lo ha segnato dopo 23’. Lazio ko, malgrado Correa ci abbia provato almeno quattro volte a mettere in difficoltà Handanovic, per il portiere sloveno questa è la quarta partita senza subire reti. Conte cambia interpreti, in attesa di vedere Lazaro a destra, è D’Ambrosio l’uomo a posizionarsi in fascia. Oltre al segnare, D’Ambrosio mette in difficoltà gli avversari che dal 65’ spariscono.

  • L’Inter vince 2-1 a Brescia e, per una notte, è prima con due punti di vantaggio sulla Juventus, che mercoledì affronterà il Genoa.

    La squadra di Conte ha giocato una buona mezzora (segnando con Lautaro), poi il Brescia ha cercato di spingere un po’, di tentare qualche attacco, senza ottenere nulla. A inizio ripresa, la svolta della gara: Corini chiede ai suoi di pressare alto, di non lasciare ragionare né i difensori né i centrocampisti e la partita diventa bella. Infatti, per una ventina di minuti in campo è parso esserci una squadra sola, con l’Inter in costante affanno: Brozovic non riceveva palloni e i terzini buttavano palla nella metà campo avversaria. Il gol di Lukaku ha dato serenità, prima che l’autorete di Skriniar la togliesse. L’assalto finale non ha premiato il Brescia, che ha da recriminare per un paio di occasioni fallite da Balotelli.

    Dunque, Inter prima, ma esageratamente stanca. La squadra nel secondo tempo praticamente non si è vista e, Asamoah che sabato non ha giocato è stato il giocatore che ha reso meno. Non un buon segno… Certamente, giocare mercoledì-sabato-martedì non ha aiutato, ma lo staff nerazzurro ha parecchie domande da porsi.

    La prima: perché la squadra nella ripresa è praticamente sparita? Perché ha subito il Brescia, come se si fosse in Coppa? Qualche nota positiva comunque c’è: Godin ha giocato bene, Candreva corre per tre e poi gli attaccanti. Lukaku e Martinez quando hanno palla non perdonano e, se devono inventarsi il gol non si tirano certamente indietro. Ora, occhio al campo, perché oltre a Juventus-Genoa, c’è pure Napoli-Atalanta.

  • Male contro il Sassuolo. Peggio contro il Torino. Certo non bene con la Lazio. Sprofondo rosso con il Bologna. Se non fosse per il 6-2 al Benevento in Coppa Italia, il termine vittoria, in questo 2019 risulterebbe sparito dal vocabolario dell’Inter.

    Con la tavola apparecchiata per conquistare i tre punti che avrebbero, almeno parzialmente, lenito le ferite delle due ultime sconfitte, la squadra di Spalletti ha giocato male, creato poco o nulla e balbettato a lungo. E, nel primo tempo, se il migliore è stato Handanovic è evidente che qualcosa non abbia funzionato. L’ingresso in campo di Ranocchia, alla prima presenza in campionato, schierato come centravanti, ha avuto il sapore della mossa della disperazione.

    E proprio qui c’è da fare un’aggiunta. La disperazione di un allenatore che all’arrivo di Marotta ha voluto fare la voce grossa (“Che vuol dire può dare una mano? Sembra che da solo io non riesca…”), quindi ha attaccato il dirigente (“Non avrei detto che Perisic vuole essere ceduto”) e quando ha capito di essere il vero vaso di coccio ha provato a fare retromarcia. La riconferma ovunque si guadagna con i risultati: passino i 20 punti dalla Juventus che è troppo forte, ma 11 punti dal Napoli dopo 22 giornate sono troppi. Imperdonabili. E i conti, anzi i… Conte sembrano già essere stati fatti!

  • Qualcuno dirà: è calcio d’agosto. Concordiamo in pieno, ma il “calcio d’agosto” ha un brutto vizio: assegna tre punti per la vittoria, uno per il pareggio e zero per la sconfitta, proprio come quello che si gioca negli altri mesi dell’anno.

    Così, bastano due partite di campionato per trovare l’Inter a -5 da Napoli e Juventus, in attesa di sapere quanti saranno i punti da recuperare alla Roma che giocherà lunedì sera contro l’Atalanta.

  • Crolla l’Inter! L’Atalanta pareggia, ma è più che viva. Il Milan “giochicchia” e si avvicina al quarto posto: ora è a -1 dalla coppia nerazzurra.

    L’ultima giornata di campionato sarà decisiva, assegnerà due posti in Champions. E, se l’Atalanta per come sta giocando, è impensabile che l’anno prossimo non giochi la “Coppa delle Grandi Orecchie”, ora è l’Inter a tenere i propri tifosi sui carboni ardenti.

    La squadra vista contro il Chievo era parsa vicina ai minimi storici: lenta, prevedibile, priva di accelerazioni. Quella di Napoli è stata schiantata: infatti, contro l’ultima in classifica certe partite si vincono, ma contro la seconda, che gioca da seconda, no! Finisce male: 4-1, nulla che faccia ben sperare per domenica, quando a “San Siro” ci sarà da battere l’Empoli, che gioca un calcio molto più divertente di quello dell’Inter degli ultimi due mesi. Perché Aurelio Andreazzoli è un signor allenatore!

    Soprattutto l’Empoli domenica si gioca la salvezza: un punto di vantaggio sul Genoa, che andrà a Firenze nella speranza di affossare la Fiorentina, che ora sta peggio di tutti, perché non sa più nemmeno… pareggiare.

    Il Milan non entusiasma, ma ha un portiere che para tutto e il “golletto” lo segna sempre: così, sul campo della Spal potrebbe fare gol e mettere pressione sull’Inter, che in questa situazione si è cacciata da sola. Fino a far pensare che: comunque vada sarà un fallimento. Ma di questo (e altro) ne parleremo dopo il 26 maggio!

  • L’Inter domina a Genova. La Lazio si squaglia all’89’. La Roma pareggia, ma non basta. Il Milan, ieri, aveva balbettato, pareggiando con l’Udinese. Il Napoli, perdendo a Empoli, smette di fingere di insidiare la Juventus. La doppietta di Belotti, proietta sempre più il Toro in zona “Europa”.

    Ovvio, che l’argomento di giornata sia il gol di Icardi, anzi gli argomenti sono due: il gol e l’assist per Perisic. L’Inter domina dall’inizio un Genoa mai apparso in partita, la squadra di Spalletti ha ancora una volta il grande merito di reagire alla grande alla “bora” della polemica (quello di domenica sera non era semplicemente vento…). L’argentino, rientra, si allinea e pure al momento di calciare il rigore, chiede chi debba andare sul dischetto. Il 4-0 finale è gioia pura.

    La Lazio, invece, spreca la vittoria di San Siro, facendosi trafiggere da un rigore di Petagna. Patric stende Cionek, l’arbitro Guida prima ammonisce il nazionale polacco nato in Brasile per simulazione, poi consulta il Var e si ravvede. Gioiscono in tre: la Spal, che allunga in zona salvezza, Inter e Milan.

    Gran partita dell’Empoli, che batte il Napoli. Già a Torino la squadra di Andreazzoli era piaciuta per più di 60’ contro la Juve, ma la vittoria 2-1 contro la seconda in classifica non l’attendevano in molti.

    Se lo scudetto è della Juve, Chievo e Frosinone si apprestano a un lungo addio alla A. Comunque, i verdetti che ci tengono con il fiato sospeso non mancano. Stasera gioca l’Atalanta. E nel week-end si gioca un’altra giornata.

  • Ancora una volta è chiaro chi sia il più forte. La Juventus, ancora una volta ha evidentemente qualcosa in più delle altre. Ma in questi anni, però, ho imparato a chiedermi: “Questa squadra è più forte dell’anno scorso?”. Oggi la risposta in molti casi è: “Sì”.

    Il Napoli con Manolas ha fatto un colpaccio. Albiol era un ottimo giocatore, ma il greco è un’altra cosa e la coppia con Koulibally è un muro davanti a Meret. Di Lorenzo, poi, a me piace maggiormente rispetto a chi ha occupato la fascia destra in questi anni. Il presidente, poi, è attentissimo al mercato e uno tra James e Icardi potrebbe essere il prossimo acquisto. Già così, però, il Napoli è più forte.

    Prendete l’Inter, in attesa di capire chi siano le punte e di sapere se Nainggolan avrà riconquistato l’allenatore che lo voleva al Chelsea, si è rinforzata. In difesa con Godin è stato fatto un ottimo acquisto, mentre Barella e Sensi hanno rinforzato un centrocampo nel quale troppe volte Brozovic ha dovuto fare tutto. Lazaro dovrebbe essere meglio di D’Ambrosio che rimane comunque un “mister utilità”. Ora c’è grande attesa per le punte, ma è evidente che con la rinuncia a Icardi la società sia costretta ad acquistare un calciatore (o due) con le medesime qualità.

    Mi piace anche la Roma, che deve dimenticare la campagna acquisti di Monchi. Pau Lopez non può essere peggio di Olsen, quindi in porta la situazione è sistemata. Mancini non vale Manolas, ma Fazio non può ripetere la scorsa stagione. Spinazzola a sinistra dovrebbe spingere più di Kolarov e Veretout vale almeno tre N’Zonzi. De Rossi, invece, è una ferita aperta, anche de DDR lo scorso spesso è stato bloccato dagli infortuni. Ora bisogna bisogna la pattuglia degli esterni offensivi, mentre in attacco Higuain è più di un sogno.

    L’Atalanta ha rinforzato l’attacco con Malinovskyi e Muriel, ai quali vedremo quale spazio riserverà Gasperini. In difesa è partito Mancini, una iperplusvalenza, visto che è stato pagato meno di un milione di euro (dal Perugia). Percassi farà ancora qualche sacrificio, perché la Champions va onorata.

    Per chiudere il Milan: pochi soldi, lo si sapeva. Maldinie Boban, però, sono partiti dai piedi buoni di Krunice Bennacer, mentre Theo Hernandez vale Ricardo Rodriguez. Ovvio che i tifosi si attendano qualcosa in più, ma senza soldi non si può far nulla, ma le idee della dirigenza non sembrano sbagliate. Si punta su giovani di prospettiva, che sanno giocare la palla. In attacco, poi, c’è da rivalutare Andrè Silva, strapagato da Fassone e Mirabelli, venduto ora porterebbe una minusvalenza, ciò che il bilancio del Milan non può permettersi.

  • La Juventus torna prima, ma la novità è la Lazio seconda. Se per la squadra di Sarri è stato tutto abbastanza semplice (il Brescia ultimamente ha raccolto pochissimo…); Simone Inzaghi battendo l’Inter non solo diventa il primo incomodo per la Juve, ma si mette alle spalle un avversario più che temibile.

    In vantaggio alla fine del primo tempo, la squadra di Conte, che il meglio riesce a darlo solamente quando gioca con intensità, decisione e cattiveria agonistica, si è presentata in campo piuttosto morbida. E la Lazio non ci ha messo molto ad azzannare l’avversario: il pareggio su rigore dopo 5’ è la dimostrazione di quanto l’Inter sia stata pasticciona. Perché l’azione con la quale la Lazio si è riproposta in area era praticamente finita… E pure il 2-1 è arrivato su una palla persa banalmente.

    Ridurre a due errori dell’Inter e al ritmo blando del secondo tempo della squadra di Conte la vittoria della Lazio, però, è sbagliato. La Lazio ha giocato bene, si è dimostrata molto attenta in difesa (pochissimi i rischi corsi da Strakosha, quanto rari i pericoli creati da Lukaku e Lautaro), con Lucas Leiva a protezione della difesa e Milinkovic-Savic gigante a fare da garante a tutta la fase di non possesso. In attacco dapprima Immobile ha giocato affiancato da Caicedo (più punta), quindi da Correa (più trequartista) cercando costantemente di pungere.

    Tornata al comando, la Juventus promette di non sprecare le opportunità che il calendario offre nel futuro imminente, mentre la Lazio dopo quattro mesi eccellenti è seconda come più volte ha sognato. L’Inter, invece, deve ritrovare quella “cattiveria” e quella “fame”, che da qualche tempo (secondo tempo con il Milan a parte) da un po’ latitano…

  • No, Juventus-Inter non sarà mai solo una partita. Juve-Inter è la partita. La partita che ogni juventino vorrebbe vincere, possibilmente 4-0. E’ la partita nella quale ogni interista vorrebbe trionfare. Ovviamente, la rivalità deve solo essere sportiva, non deve sfociare in cori beceri che nulla hanno a che fare con quanto avviene sul campo.

    La vigilia, come sempre, è carica di attese: la Juventus vuole proseguire nella sua marcia sensazionale, fatta di sole vittorie e un inspiegabile pareggio, mentre l’Inter ha un’andatura che ancora non permette la definitiva consacrazione. Chiedersi se il gap tra le due squadre è cresciuto o diminuito rispetto alla scorsa stagione è domanda non propriamente esatta. La Juve è più forte. E l’Inter pure. Di certo, la Juve è partita da un livello altissimo ed è planata sulla casella “straordinario”: ormai non bastano più scudetto e Coppa Italia, l’obiettivo è quello grosso, la Champions. Per la quale è favorita, più di Barcellona e City.

    L’Inter è in crescita, in estate ha aggiunto pedine importanti, ma il terreno da recuperare è parecchio, perché quasi in ogni ruolo la Juve è superiore, senza contare la panchina sulla quale, a Torino, siedono praticamente dei titolari. Quali saranno le scelte di Allegri e Spalletti non è facile da anticipare, soprattutto perché l’allenatore della Juventus ha un tale ventaglio di scelta che può utilizzare qualsiasi sistema di gioco. L’Inter, invece, spera nel recupero dell’ultimo momento: Nainggolan, però, se dovesse giocare non può fornire una prestazione gemella a quella vista a Londra contro il Tottenham. E neppure la squadra può scendere in campo impaurita.

    Palla al centro con due certezze: i punti per la classifica sono tre, ma per i tifosi valgano dieci volte tanto!

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  • Sei gol incassati tra mercoledì in Coppa Italia con l’Atalanta e questa sera in campionato contro il Parma non possono essere la normalità. La Juve, dopo la caduta di Bergamo, inciampa all’“Allianz” e, in vantaggio 3-1, si fa raggiungere da una doppietta di Gervinho.

    Gli infortuni di Bonucci e Chiellini hanno depotenziato la difesa di Allegri. Rugani (che comunque ha segnato), De Sciglio e Caceres, non valgono i due titolari, mentre Benatia (che li avvicinava) ha scelto di giocare e guadagnare di più (ed è stato accontentato).

    Se per il campionato continueranno a non esserci problemi, il Napoli ha vinto con la Sampdoria, ma è pur sempre a -9, a preoccupare è l’imminente impegno di Champions. Certo, Chiellini dovrebbe esserci e Bonucci farà di tutto per essere al compagno di difesa, ma se due indizi non fanno una prova, tre potrebbero minare una stagione. Una stagione che si annunciava trionfale. Al punto, che un quotidiano sportivo con sede a Torino, era arrivato a scrivere: “Potete vincerle tutte…”.

  • La Juventus ha vinto, ma più del risultato, a Bologna, contava la prestazione. E la prestazione non è stata in linea con le attese.

    Dopo il ko di Madrid, ci si attendeva una squadra che giocasse con il sangue agli occhi. Contro il Bologna terzultimo, benché Mihajlovic abbia cambiato volto alla squadra rilevata da Inzaghi, la Juventus non è mai riuscita a mettere in seria difficoltà l’avversario. Nel primo tempo, addirittura, non ci sono stati tiri in porta, Non un buon segnale, perché le grandi squadre, dopo un ko europeo, spesso hanno sfogato la loro rabbia sul primo avversario offerto dal calendario.

    Se lo scudetto, lo scriviamo ancora una volta, non è in discussione, a preoccupare i tifosi della Juventus, è la condizione della squadra che non sembra avere le forze per reagire al momento di difficoltà iniziato a gennaio con la ripresa del campionato.

    La partita l’ha decisa Dybala, entrato dalla panchina. Uno dei peggiori di Madrid non segnava in trasferta dall’aprile scorso quando realizzò contro il Benevento. Almeno questo è un segnale confortante!

  • Quando al 44’ del primo tempo Mario Mandžukić ha segnato il gol del vantaggio della Juventus sull’Empoli, non avrebbe mai immaginato che quella rete avrebbe praticamente ricucito lo scudetto sulla maglia bianconera. Perché è proprio così: la vittoria della Juve e la contemporanea sconfitta del Napoli a Udine, che ora è a meno 6 a 7 giornate dalla fine del campionato, ha di fatto chiuso il campionato.

    La rimonta della squadra di Allegri non solo è riuscita, ma sta assumendo il contorno di qualcosa in più di una marcia trionfale: 61 punti su 63 a disposizione nelle ultime 21 partite.

    A Napoli, con una pesante squalifica che incombe su Higuain (lo stop potrebbe essere di 3 giornate), si farebbe meglio a pensare a giocare più che a protestare preventivamente: scendere in campo alle 12.30 non è simpatico, questo è chiaro a tutti, però lo stesso disagio lo provano anche gli avversari, non solo gli undici ragazzi di Sarri. E ora, c’è a rischio pure il secondo posto, perché la Roma è la squadra che sta meglio di tutti (Juventus compresa…).

    La vittoria nel derby, è stata nettissima, ma ugualmente non mancheranno le polemiche: Spalletti ha lasciato Totti in panchina per tutti i 90’, una scelta lecita, che è parsa una prova di forza dell’allenatore e della società, intenzionata a far chiudere la carriera al giocatore che più di ogni altro ha fatto la storia del club. Detto del cambio di panchina in casa Lazio (buon lavoro a Simone Inzaghi), ha dell’incredibile il suicidio collettivo di Fiorentina (pari con la Samp), Inter e Milan (sconfitte da Torino e Atalanta).

    L’avevamo scritto qualche settimana fa: scudetto alla Juve, il Napoli avrebbe dovuto fare attenzione alla Roma; Fiorentina quarta, Inter quinta e Milan di rincorsa. Ora aggiungiamo: attenzione al Sassuolo.

  • La Juventus ha vinto lo scudetto. Un’affermazione che su questo sito avrete letto mille volte, ma questa volta a rendere solenne la frase con la quale abbiamo aperto il pezzo c’è il conforto dell’aritmetica. La Juve è Campione d’Italia per l’ottava volta di fila, per la trentacinquesima in totale, quasi il doppio di Inter e Milan che inseguono a 18.

    E’ stato il titolo più scontato di tutti, perché in estate è stata costruita una squadra fuori portata per il campionato italiano, una Juventus troppo più forte delle concorrenti, delle quali era già abbondantemente più forte prima di aggiungere: Ronaldo, Emre Can, Cancelo, Perin e altri che sarebbero serviti alle dirette concorrenti.

    Il trionfo è stato celebrato dopo il successo 2-1 sulla Fiorentina, in uno stadio che non aveva preso benissimo l’inizio di partita della propria squadra, ma che i bianconeri hanno saputo riconquistare con un’ottima prestazione.

    E, mentre la Juventus festeggiava, alle spalle dei bianconeri succedeva di tutto: a mezzogiorno il Milan si faceva raggiungere dal Parma all’88’; la Lazio perdeva in casa con il Chievo ringraziando Milinkovic-Savic che si era “beccato” un rosso di quelli che non si vedono neppure all’oratorio e il Toro, passando a Genova metteva in quarto posto nel mirino. In serata l’Inter ha pareggiato in rimonta con la Roma, mantenendo il +6 sul quinto posto.

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