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  • Certo, prima o poi bisogna incontrarle tutte. Il rito del calendario regala spesso una risposta simile. Ma questa volta, si inizia subito a incontrarle tutte. Prendiamo il Napoli, che alla prima va a Firenze e alla seconda a Torino, in casa della Juventus. Oppure prendiamo il derby di Roma, che si gioca alla seconda giornata, quando il mercato è ancora aperto.

    Il computer, però, ha deciso di divertirsi alla grande: alla terza ci sarà un Fiorentina-Juventus (vedremo Chiesa da che parte starà) e alla quarta appuntamento con il derby di Milano, da giocare in casa del Milan. Ma non si può certamente rifiatare, perché la quinta giornata offrirà un Inter-Lazio che promette spettacolo.

    Il circolino rosso è per la settima giornata: Inter-Juventus, il match più atteso perché dal mercato la partita si sposta sul campo. E anche qui c’è già un po’ di curiosità: Mauro Icardi con quale colore accompagnerà il nero? Con il bianco della Juve, con l’azzurro dell’Inter oppure sarà pacificamente al centro dell’attacco del Napoli che giocherà contro il Torino di Walter Mazzarri? Domanda alla quale non è possibile rispondere oggi.

    Il campionato, a meno di un mese ha il suo calendario e la squadra favorita. Ma il computer, alla Juventus, non ha regalato un avvio in discesa. E questo potrebbe far alzare la “cresta” alle avversarie.

  • L’Atalanta è quarta. Il “miracolo” è quasi compiuto, anche perché il Genoa ha raggiunto la Roma al 90’ e tre punti di vantaggio a tre giornate dalla fine non sono pochi. La qualificazione alla Champions non è mai stata così vicina. Ma chi ha visto la partita del pomeriggio all’Olimpico, però, il termine “miracolo” non lo userebbe mai: l’Atalanta è una squadra che gioca senza paura, interpreta sempre il suo calcio, senza guardare il tabellone (risultato e minuto). E questo è un grande merito.

    La superiorità atletica nei confronti degli avversari è straordinaria, il riferimento non è solo alla Lazio, ma a chiunque abbia provato a tagliare la strada ai ragazzi di Gasperini che volano in fascia e nella zona centrale con la stessa facilità e fisicità. Il pressing poi è devastante: impossibile ragionare, più facile buttare il pallone e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, come in occasione del gol del 2-1.

    40 gol segnati in trasferta, 33 punti lontani da Bergamo: sono numeri da top club europei. E 40 gol in trasferta (lo vogliamo rimarcare), 6 più del City di Pep e del Liverpool di Klopp, ma anche 3 in più del Barcellona di Messi danno la dimensione della grandezza di un club per il quale l’aggettivo “straordinario” è sintomo di normalità.

  • Dopo le due partite che ci hanno qualificato a Euro 2020, torna la Serie A. E lo fa con qualche punto di domanda. Il più grosso riguarda il Milan: Gazidis, durante la presentazione di Pioli, aveva parlato dello sforzo economico di Elliot per evitare guai seri al bilancio del club. Sono bastati pochi giorni per comprendere quanto quell’uscita fosse infelice: -146 milioni.

    Lo sprofondo rosso fa paura. Il fondo Elliot è in grado di sostenere questo e ben altri passivi, ma proprio perché si tratta di un fondo, Elliot vuole guadagnare, non certamente perdere Euro o dollari. Così, a gennaio, potremmo ritrovarci con una squadra costretta a fare a meno di qualche ottimo giocatore. Logica una sfilza di domande: ma Boban e Maldini non erano al corrente di quanto avveniva in banca? Perché nessuno dalla sede li ha fermati? Se Donnarumma in estate valeva 60 milioni (tutti di plusvalenze), oggi quanto è il suo valore? Che ne sarà di Suso… L’eredità “cinese” ha lasciato il segno, oggi c’è da pagare un conto salatissimo.

    E in campo? Pioli sarà costretto a fare di tutto per estraniare i calciatori dalla lettura dei giornali, ma non sarà facile. Chi aveva evocato un possibile arrivo di Ancelotti nel 2020 o un anno più tardi, invece, è ampiamente sconfessato dai conti. Il prossimo Milan sarà 4-3-3, ma con ogni probabilità a contare sarà la squadra rossonera che vedremo in campo alla riapertura di gennaio.

    A Genova, sponda Sampdoria, la situazione inizia a farsi troppo calda. Ferrero, dopo l’assalto a casa Garrone, ha difeso l’ex proprietà, ma è evidente che qualche problema ci sia. Anche qui, bisogna fare punti e poi guardarsi negli occhi prima del mercato di gennaio: una vittoria e sei sconfitte sono parecchie…

  • Napoli e Inter, battendo rispettivamente Liverpool (vice campione d’Europa) e PSV Eindhoven si candidano al passaggio del turno. Se questo è un dato inconfutabile che fa gioire i tifosi delle due squadre, la giornata di Champions, invece, ne regala uno che deve fare felici tutti: tutte e quattro le squadre italiane hanno vinto, un risultato che fotografa la ritrovata salute a livello di club del calcio italiano.

    Ma se i due successi di Juventus e Roma erano, per così di dire fisiologici, le rose di Young Boys e Viktoria Plzen sono nettamente inferiori a quella delle due squadre italiane, qualche dubbio lo nutrivamo soprattutto sul Napoli opposto al Liverpool.

    Invece, Carlo Ancelotti si è inventato un “pacco regalo” per gli inglesi: Maksimovic basso a destra, un difensore bloccato non uno che spingesse, per chiudere sulle tre folgori dell’attacco inglese e Fabian Ruiz (che in quest’inizio di stagione ha giocato in più ruoli) esterno sinistro, che facilitava le incursioni di Mario Rui. Il gol è arrivato solo al 90’, perché Alisson è più sicuro di un sistema d’allarme.

    L’Inter ha affrontato una squadra oggettivamente inferiore, ma vincere in trasferta non è mai facile, soprattutto se finisci sotto dopo 30’. La squadra di Spalletti, però, non si è mai scomposta e non è piaciuta solo per una decina di minuti a inizio ripresa. Per il resto un’Inter solida che sa creare, con giocatori tecnici che si sacrificano in copertura. E un Mauro Icardi che gioca per la squadra!

  • Il Napoli, malgrado la sconfitta interna con l’Atalanta, giocherà la Champions. Il vantaggio sulle inseguitrici è tranquillizzante, ma non è tranquillizzante la stagione. Diciamolo e neppure a bassa voce: la squadra di Sarri era un’altra cosa. Come la classifica.

    Fino a oggi, ad Ancelotti sono state risparmiate critiche più che meritate: le sue vittorie con Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid e Bayern Monaco intimoriscono un po’. Ma la scorsa stagione, quella dell’esonero in Germania e questa parlano da sole.

    Il Napoli gioca male, è prevedibile, le soluzioni sono banali e, se a De Laurentiis può aver fatto piacere un maggior coinvolgimento della rosa, ai tifosi pesa il divario in classifica con la Juventus, la mancanza di identità e l’uscita prematura dalla Coppa Italia che poteva essere un obiettivo concreto ben più dell’Europa League.

    C’è chi dice che Ancelotti potrà essere giudicato solo l’anno prossimo, perché questa è una squadra a fine ciclo. Noi diciamo oggi (con un mesetto di ritardo) che “i giorni migliori” sono lontani. Così dicono i fatti! Al Napoli auguro di essere smentito il prossimo anno!

  • Alla fine hanno vinto tutte. Ma che fatica! L’Inter trova i tre punti al Var; la Juventus li conquista per l’enorme stupidaggine commessa da Zaza; il Napoli segna al 90’. E per ultima la Roma, sufficientemente brutta e fortunata riesce a stendere il Genoa.

    Ed è proprio della squadra di Di Francesco che voglio parlare. In fase di mercato, alla voce acquisti e cessioni, spesso gli allenatori non hanno molta voce in capitolo e, per come è stata congegnata la Roma è evidente che DiFra non abbia detto molto.

    I 20 e più milioni spesi per Pastore e i 26 per Cristante sono lo specchio. Di Francesco gioca con il 4-3-3, quindi senza fantasista. E Pastore è un fantasista! Che l’allenatore ha provato, prima dell’infortunio, a schierare centrocampista con scarsi risultati. Tentativo effettuato per non buttare l’investimento, ma il fallimento è stato evidente.

    Quindi si è passati al 4-2-3-1 e qui Cristante, che ha segnato anche contro il Genoa, non può giocare “secondo talento”, perché i due mediani non dovrebbero fare gli incursori (pena lo squilibrio tattico…). Quindi? Quindi, ne esce una prestazione senza capo né coda come quella contro il Genoa nella quale l’allenatore si è rifugiato nel 3-4-3.

    Pallotta, il presidente, ai suoi diesse chiede di fare trading con i calciatori, ma non sempre le cose vanno per il verso giusto. Così, quest’anno Monchi ha toppato. Ora correrà ai ripari. Scialacquando quattrini, che in estate potevano essere spesi meglio. Nel frattempo la pazienza (malgrado il 3-2 al Genoa) dei tifosi è praticamente al caffè.

  • Partiamo dal campo, lo preferiamo alle polemiche e alle interpretazioni. Il Milan, dopo aver vinto balbettando contro il Sassuolo, ha perso con l’Inter e ora pure con la Sampdoria. Squadra brutta, sconclusionata, messa sotto dagli avversari, ma Leonardo e qualche tifoso, si appellano alla mancata concessione di un rigore (Orsato ha rivisto l’azione al monitor…). Cosa stia accadendo a Milanello non è chiaro, ma non è difficile pensare che ci siano tensioni: Gattuso, malgrado abbia un contratto non solo per l’anno prossimo, non è stato chiaro sul suo futuro.

    Ad Appiano Gentile, invece, la telenovela di Icardi non è ancora finita. La sceneggiatura dell’ulteriore puntata (che non può essere l’ultima…) porta la firma di Luciano Spalletti, che non ha convocato l’attaccante per la partita con la Lazio. Una decisione, che ha lasciato sbigottito l’avvocato Nicoletti, rappresentante dell’argentino, che tanto ha lavorato con Marotta per appianare la situazione.

    Per giudicare bisogna essere nello spogliatoio. Lo ha detto Cambiasso, ma il silenzio della dirigenza nerazzurra sa di imbarazzo, perché Nicoletti è stato chiaro: “Noi non ne sapevamo nulla, io mi sentivo quotidianamente con Marotta…”. A pensar male si fa peccato (mi confesserò a breve), ma il comportamento di Spalletti non sembra essere quello indicato dai vertici della società. E sa di ritorsione, perché Icardi lo si poteva non impiegare dal primo minuto, ma visto che in panchina vanno undici calciatori una seggiola per farlo accomodare poteva esserci… Poi lo si poteva lasciare seduto come è stato fatto più volte con Francesco Totti. Ma questa è un’altra storia. Oppure no?

  • Giocare una delle migliori partite dell’anno può anche non bastare per vincere, soprattutto se si gioca contro la Juventus, sempre più vicina allo scudetto. Il Milan piace, ma non può fermare la corsa dei futuri ri-campioni d’Italia. Segnano Mario Mandzukic e Paul Pogba; piace Balotelli e questa è un’ottima notizia per Antonio Conte. Il Napoli ha giocato otto volte senza Higuian: aggiornando le statistiche con la vittoria sul Verona (successo mai in discussione) i successi sono sei e i pareggi due. Sarri sembra aver ritrovato la sua squadra, sarà la partita di sabato a San Siro contro l’Inter a far luce sul futuro del Napoli, oggi a più sette sulla Roma che in serata gioca all’Olimpico contro il Bologna.

    Male la Fiorentina, che perde contro l’Empoli, al primo successo nel girone di ritorno: Paulo Sousa a fine stagione potrebbe liberare la panchina e firmare per lo Zenit San Pietroburgo. È più di una possibilità.

    In zona retrocessione, a Palermo, Walter Novellino rischia la panchina: la sconfitta con la Lazio di Simone Inzaghi, all’esordio tra i “prof”, è stata maldigerita. Soprattutto, dopo sei sconfitte in otto partite, le prospettive sono più cupe. Carpi e Frosinone (sfortunato con l’Inter), sperano nella salvezza.

  • Se entri in metropolitana, scendi alla fermata Lotto o San Siro, per andare a vedere la tua squadra del cuore, sei un tifoso.

    Se parti da Varese e vai a “San Siro” a tifare per la tua squadra del cuore, sei un tifoso.

    Se parti da Nizza, in Costa Azzurra, per andare a “San Siro” a vedere la tua squadra del cuore, sei un tifoso.

    Se parti da Varese e Nizza, per andarti a unire ad altri che decidono di guerreggiare con chi segue la squadra avversaria, non sei un tifoso. Ma un delinquente che utilizza il calcio come pretesto per sfogare cattiveria, rabbia repressa e ignoranza.

    Ed è il momento di chiamare ognuno con il proprio nome. È il momento di iniziare, una volta per tutte, a fare dei distinguo. C’è il tifoso. E c’è il delinquente.

    Domanda. Se domattina mi svegliassi, mi infilassi, la maglia del Chievo, prendessi una pistola e andassi a rapinare una banca, come mi definireste?

  • Avremmo voluto scrivere della goleada della Roma (4-0 al 45’) o del successo del Milan (in 11 contro 10 per 65’). O magari della sconfitta della Lazio, penalizzata dalle scelte di Inzaghi. Invece, no! Il gesto dei giocatori del Bologna che hanno deciso di andare sotto le finestre dell’Ospedale Sant’Orsola per salutare Sinisa Mihajlovic vince su tutto.

    Sotto 3-1 al 45’ dopo un pessimo primo tempo, Mihajlovic ha fatto sentire la sua voce con l’aiuto del vice De Leo: telefono al centro dello spogliatoio e poi l’allenatore che si lamenta come nessun medico vorrebbe. Ma pazienza, perché la sfuriata dura una manciata di minuti, quanto basta per tornare in campo con una spirito diverso.

    Dessena si fa cacciare nei primi minuti della ripresa, il Bologna ci crede e e segna al 56’ e al 60’: da 3-1 a 3-3. Nessuno ci crede, ma ormai la partita è nelle mani del Bologna, che attacca e trova addirittura il gol del vantaggio. Quello dei 3 punti, che da 4 ti porta a 7, a pari con la Juventus.

    Negli spogliatoi c’è chi lancia l’idea: “Andiamo sotto la finestra dell’allenatore”: la risposta entusiastica è si! Così il pullman si ferma sotto la finestra dell’allenatore: partono i cori, Mihajlovic si affaccia alla finestra. E’ commosso, saluta con la mano…

    La squadra continua a cantare, è un inno alla vita.

  • Tutto troppo facile per il Napoli, la Juventus inciampa sull’Atalanta, l’Inter fatica a Benevento, la Lazio gioca a tennis con il Sassuolo, mentre la Roma accende l’insegna “crisi” in casa Milan. E’ questo il sunto della settima giornata, quella che congela la classifica per 15 giorni, perché ora ci si deve concentrare sulle qualificazioni mondiali.

    Il Napoli, troppo bello da vedere, è primo in classifica da solo: un primato meritato per la qualità del gioco, mentre la Juventus insegue a -2. Se Sarri può solo sorridere per come i suoi schiantano gli avversari, Allegri deve iniziare a preoccuparsi perché la Juve troppo spesso si distrae. Il brutto inizio di Genova, la scivolata con il Barcellona, l’indolenza mostrata mercoledì in Champions e la rimonta dell’Atalanta vanno analizzati profondamente.

    L’Inter vince, ma non entusiasma, mentre la Lazio entusiasma, perché sei gol in Italia non si segnano tutte le domeniche. Piace e cresce la Roma di Di Francesco che dopo aver battuto il Milan a San Siro, recrimina per come è andata con l’Inter alla seconda giornata. Diverso il discorso in casa Milan: l’entusiasmo di inizio agosto, sta lasciando il posto alla dura realtà del campionato. Questa con la Roma è la terza sconfitta, il popolo inizia a rumoreggiare e Montella sente scricchiolii sinistri sotto la panchina.

    Ma Ancelotti prima di firmare un altro contratto valuterà con attenzione: le offerte non mancano e la fretta è sempre cattiva consigliera.

  • Il Milan sbatte anche contro il secondo ostacolo di un certo livello. Dopo la sconfitta con la Lazio arriva quella con la Sampdoria, meno fragorosa nelle dimensioni, ma altrettanto preoccupante.

    Montella ha visto la sua squadra in difficoltà dal primo all’ultimo minuto, con una Sampdoria organizzatissima che non ha corso pericoli e colpito con Duvan Zapata e l’ex interista Ricky Alvarez. Il peggio, però, è arrivato a metà pomeriggio, quando Marco Fassone, amministratore delegato, non ha risparmiato nessuno: andando giù duro con calciatori e guida tecnica.

    Gli sforzi fatti in estate, al momento, non sono ripagati dalla classifica, che invece premia l’Inter capace di soffrire e vincere contro il Genoa che Juric ha preparato alla perfezione. E proprio il carattere, che spesso aveva fatto difetto alla squadra in passato, sembra essere la prima risorsa di un gruppo che si va sempre più cementando.

    Juventus e Napoli, in testa alla classifica, sono evidentemente superiori alle due milanesi che dovranno lottare per entrare in Champions, perché lo scudetto sembra essere una questione a due.

  • Dicono: “Prima o poi bisogna incontrarle tutte”. Ma non è la stessa cosa.

    Alle 19.15 è nata la nuova stagione, ora abbiamo un calendario con la sequenza delle partite. I tifosi, quelli che non si sono abbonati, hanno già fatto i circolini rossi intorno alle giornate nelle quali andranno allo stadio. E noi abbiamo iniziato a fare le prime riflessioni.

    Il Napoli, che inizierà la stagione giocando con Verona, Atalanta e Bologna (prima e terza fuori casa) è l’unica squadra già pronta per affrontare qualsiasi avversaria: De Laurentiis, Giuntoli e Sarri non hanno praticamente toccato la squadra dello scorso anno e gli allenamenti servono solo a perfezionare ulteriormente quanto visto l’anno scorso.

    Diverso il discorso per Milan e Roma. Fassone e Mirabelli hanno attuato una vera e propria rivoluzione, consegnando a Montella una decina di giocatori nuovi (quasi tutti potenzialmente titolari) e sono pronti a spendere ancora (arriverà una punta?), mentre Monchi a Roma ha dovuto vendere per esigenze di bilancio, prima di acquistare per andare a chiudere falle che si erano aperte nella formazione che lo scorso anno è arrivata seconda.

    E qui, per Milan e Roma, la sequenza delle partite ha una certa rilevanza, perché né Montella né il suo amico Di Francesco (più di un fratello maggiore quando si conobbero a Empoli) nelle prime giornate non avranno terminato il loro lavoro di costruzione della squadra. Ovvio che un esordio soft fosse gradito, ma l’unico a sorridere è il Milan: esordio a Crotone (di lunedì), poi in casa con il Cagliari. La Roma, invece, è nervosa: giocherà a Bergamo e poi riceverà l’Inter.

    Anche la situazione dell’Inter è simile a quella di Milan e Roma, con Spalletti che ancora attende rinforzi, da implementare in un gruppo che lo scorso ha reso meno di quanto ci si aspettasse. Facile intuire che trovare Fiorentina e Roma alle prime due e giocare in trasferta quarta e quinta giornata non faccia sorridere.

    Poi c’è la Juve. Allegri ha perso Dani Alves e Bonucci, ha detto che la difesa a tre fa parte del passato e deve inserire Douglas Costa e Bernardeschi: giocare contro il Cagliari e poi affrontare il Genoa è meglio che non imbattersi subito in una squadra che il mercato non ha stravolto.

    Considerazioni di mezza estate? Può essere, nel frattempo la Lega ha già diramato anticipi e posticipi dei primi due turni: la Serie A inizierà sabato 19 agosto alle 18 con Juventus-Cagliari.

    Buon divertimento a tutti!!!

  • Juventus e Napoli salutano la compagnia e provano la prima fughetta. Se la Juve che ha segnato con Mandzukic si vanta per non aver subito gol, il Napoli dopo un primo tempo chiuso sotto 1-0, si è scatenato nella ripresa segnando un poker alla Lazio decimata dagli infortuni.

    Dopo cinque giornate non è possibile affermare che il campionato inizi ad avere una fisionomia definitiva, ma Juve e Napoli stanno dimostrando di saper vincere sempre, sia con merito sia con qualche affanno. Mentre le altre…

    Ad esempio l’Inter, ex capoclassifica, si è squagliata contro il Bologna, conquistando un punticino piccolo piccolo, ma in realtà la squadra di Spalletti aveva già iniziato a scricchiolare a Crotone (poi travolto dall’Atalanta). Il Milan, invece, ha battuto prima l’Udinese e poi la Spal, ma Montella ha più di un problema perché a centrocampo il solo Calhanoglu sa verticalizzare senza toccare palla dieci volte. E la Roma, le vittorie contro Verona e Benevento non fanno testo: troppo tenere come avversarie per stabilire se la crisi di rigetto sia guarita.

    Ancora: la Lazio. Qui ci sentiamo di sospendere il giudizio, vista la quantità di infortunati. Ma è evidente che Inzaghi abbia a disposizione un gruppo che non vale Juve e Napoli.

    Per questa diciamo che per il momento è fughetta, ma presto quella di Juve e Napoli potrebbe diventare una fuga.

  • Ci sono partite da vincere. Da vincere e basta. Non devi giocarle bene, devi vincere perché il risultato è più importante di tutto. Le devi vincere per te, per dimostrare che tutto quello che si dice in giro non è vero, è una colossale bugia. Quella partita da vincere, il Milan l’ha persa ancora una volta.

    Che la Juventus, vincitrice di sei scudetti consecutivi, sia la squadra più forte d’Italia (non se ne abbiano i tifosi del Napoli) non è una novità, che Allegri abbia saputo costruire una banda cinica è cosa nota a tutti. Di conseguenza il compito non era facile, anzi era terribilmente difficile. Però se hai già perso contro Lazio, Sampdoria, Romae Inter, se quando l’asticella si alza non collezioni neppure un punto è evidente che non si possa più guardare in faccia a nessuno.

    Poco importa che Montella nel post partita di Verona abbia lodato la squadra per il 4-1 o per aver segnato dopo 43 passaggi consecutivi. Il Milan doveva vincere contro la Juve, non per raddrizzare la classifica, perché questo sarebbe stato comunque un esercizio lungo.

    Il Milan doveva vincere per sé stesso, per dimostrare che il mercato di Fassone e Mirabelli non era un illusione. Il Milan doveva vincere e ancora una volta ha perso. E dopo l’undicesima giornata è già game over.

  • Cosa è successo al Milan? Cosa è successo al Milan che ha subito quattro reti contro la Lazio e ora subisce attacchi da parte della critica? Sul banco degli imputati per primo ci è finito Vincenzo Montella, ma subito dopo l’indice è stato puntato contro Bonucci, reo di aver commesso più di un errore e di essere in difficoltà rispetto all’anno scorso.

    La Lazio, primo vero ostacolo incontrato dai rossoneri in stagione, ha messo a nudo una serie di problemi. Primo tra tutti la difesa: Montella ha scelto quella a quattro, ma Bonucci è fortissimo a 3, perché a 4 paga e non poco. Intelligente, l’allenatore, nel post partita ad annunciare che giovedì, in Europa League si cambia.

    Leggendo la formazione e dando uno sguardo alla panchina, abbiamo visto seduti più di 150 milioni. Un controsenso? Sì, un controsenso, perché pare una sconfessione di quanto fatto in estate.

    Siamo solo all’inizio della stagione, la terza di campionato non può permettere di emettere una sentenza, ma una cosa è chiara: il Milan non è la corazzata che pareva essere a ogni “Ora passiamo alle cose formali”. I rossoneri hanno buone individualità e devono ancora trasformarsi in una squadra. Anche se c’è chi ha una rosa superiore.

  • Basta falsi moralismi. Lo sceicco del Qatar, per portare Neymar a Parigi, ha messo al suo portafoglio. Non ha chiesto nulla a nessuno, non si è appropriato di soldi pubblici e non ha saccheggiato una banca. Semplicemente, si è fatto un regalo (un po’ costoso): voleva un calciatore, ha chiesto quanto costava e poi lo ha pagato. Cash!

    Che a fare la vittima sia il Barcellona è curioso: in molti hanno la memoria corta, ma l’approdo di Neymar sulla ramblas ha portato a un’inchiesta che è costata la cacciata dell’allora dirigenza in carica, finita pure davanti al giudice di un tribunale. A bilancio fu iscritta una somma inferiore di quella versata al Santos e ci si dimenticò di iscrivere le commissioni versate al papà dell’attaccante brasiliano.

    I 222 milioni di euro versati dallo sceicco del Qatar, sono un’iniezione di danaro nel sistema calcio, quindi tutti dovrebbero essere felici, perché scateneranno un effetto domino sul mercato del quale beneficeranno in tanti. I 222 milioni sono soldi che dall’esterno entrano in circolo. Una sorta di trasfusione.

    A preoccupare dovrebbero essere le emorragie, cioè quando (eventualmente) un presidente utilizza i soldi del suo club per operazioni che nulla hanno a che vedere con il calcio. Questo sì che dovrebbe preoccupare, perché sono quattrini che il calcio non rivedrà più!

  • Buona la prima. Ma verrebbe da dire: “Ci mancherebbe altro” vista la differenza di tasso tecnico tra il Milan e l’Universitatea Craiova. Buona la prima per il risultato, per i sorrisi del post partita e buona la prima perché ha segnato uno dei volti nuovi più attesi: Ricardo Rodriguez, sul taccuino di Mirabelli dai tempi dell’Inter, acquistato appena il diesse ha agito in prima persona.

    Buona la prima, ma ovviamente c’è parecchio da lavorare. Vincenzo Montella aveva predicato “piedi saldi a terra” dopo il 4-0 inferto al Bayern, figuriamoci dopo un 1-0 su una squadra romena tatticamente ordinata per merito di Devis Mangia, ex allenatore della nostra Under 21.

    Il Milan, a un’analisi fredda, è parso in difficoltà nella costruzione del gioco, perché gli avversari in fase di non possesso si difendevano con nove giocatori sotto la linea della palla (il 4-1-4-1 si trasformava in un 4-5-1) senza lasciare spazi per Montolivo e soprattutto per gli inserimenti di Kessie e Bonaventura. In avanti Cutrone ha colpito un palo, mentre Niang è parso confusionario, gettando un’altra grande occasione a livello personale.

    Evidentemente, viste le assenze, questa è una formazione che difficilmente sarà replicata nella prossime uscite. Però ha vinto e questa sera era la cosa che contava di più.

    Oggi, successo del Milan a parte, è stata una “supergiornata” per le squadre “a strisce”. Nella notte, la serata statunitense, la Juve ha battuto il Psg 3-2, mentre nel pomeriggio, la serata asiatica, l’Inter ne ha fatti 2 al Bayern. E ci aggiungiamo pure la vittoria della Roma contro il Tottenham, 24 ore prima.

    E’ calcio d’agosto, vale poco o nulla. Però, nel recente passato contavamo le sconfitte. Ora vinciamo. Che è meglio.

  • Stappata la prima bottiglia di champagne. La Juventus vince la Coppa Italia e dimostra ancora una volta che quando decide di giocare, in Italia non ha rivali. La Lazio, che sullo 0-0, ha colpito un palo con Keita, nel primo tempo è stata annichilita il gol di Dani Alves e il tocco di Bonucci sono solo stati la conseguenza di una conseguenza disarmante.

    Simone Inzaghi, prima ha cercato di limitare gli avversari, poi quando si è trovato sotto di due gol, ha inserito Felipe Anderson a dare più peso all’attacco, più soluzioni a Keita e Immobile, ma tutto è stato inutile. La Juve, prima della storia, ha vinto la Coppa Italia per la terza volta consecutiva.

    E allora, ancora volta, la prestazione va analizzata in chiave Champions. A Cardiff sarà il caso di non concedere la prima palla-gol agli avversari, come accaduto contro Monaco e Lazio, ma vista la Juve siamo certi che se dovesse segnare per prima, trequarti della Coppa sarebbe già sull’aereo che atterra a “Caselle”.

    La soluzione Dani Alves esterno alto, ancora una volta si è dimostrata geniale: la difesa è più solida e l’attacco non perde nulla perché il brasiliano è imprendibile, regala dribbling da urlo. E poi uno che ha giocato 30 finali e ne ha vinte 27 in campo ci deve andare sempre. Siete d’accordo?

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