pulcini

  • Un estratto dell’ultimo Indispensabile scritto da Luca Bignami e Marco Mingardi per tutti coloro che allenano i bambini di Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini. Nello scritto, tratto dal capitolo 2, saranno evidenziati alcuni dei presupposti per lavorare al meglio sul terreno di gioco. Inoltre, alcune esercitazioni per ricezione, trasmissione e combinazioni di gestualità.

  • Le caratteristiche dei Pulcini, le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro e quale comunicazione è più efficace.

    Prima di addentrarci nel mondo dei Pulcini, è importante ricordare che l’organismo umano, se soggetto a determinate sollecitazioni fisiche prodotte dall’esterno, tende a interiorizzare lo stimolo, creando specifici presupposti di adattabilità.
    Questo indica come il processo di apprendimento psicomotorio, pur basandosi sulle potenzialità biologiche individuali ad acquisire competenze, dipenda dalla sua disponibilità, dalla qualità dell’intervento educativo e dal sostegno dell’ambiente sociale di provenienza. Il bambino, fin dai primi mesi di vita, possiede un proprio itinerario biologico, contraddistinto sostanzialmente sia da fattori relegati alla specie umana sia dai caratteri ereditari trasmessi dai genitori. Il supporto e la guida dell’ambiente sociale consente al bambino di confrontarsi con la realtà e di ottenere una sempre maggior autonomia psicologica e motoria. Pertanto, maggiore in quest’ultimo ambito sarà la varietà di esperienze motorie che verranno proposte, maggiore sarà la risposta adattativa con conseguente crescita della motricità.

  • Continuano i nostri approfondimenti sulle categorie del settore giovanile: questo mese il focus è stato posto sui Pulcini. Ad aprire la serie di articoli dedicati a questa fascia d’età è Paola Regnani, che ha analizzato le caratteristiche dei bambini, le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro e qual è il tipo di comunicazione più efficace.

  • Quali finalità perseguire e come farlo coi bambini di 8-11 anni. L’importanza del gioco, dei contesti situazionali e della coordinazione, con l’apprendimento tecnico che deve essere perfezionato e consolidato.

    La categoria maggiormente rappresentata in termini di soggetti praticanti, nel modo del calcio, è quasi sicuramente quella dei Pulcini e di conseguenza è proprio quella in cui troviamo il più alto numero di addetti ai lavori.

  • I consigli riguardanti i Pulcini sono esposti da due allenatori del Settore Giovanile della Lazio: Marco Frezza, che si occupa dell’under 10, e Andrea Proni, mister dell’under 9. Il consiglio principale è quello di creare empatia. Si tratta di un suggerimento valido per qualsiasi categoria ma, in particolar modo, è valido quando si ha a che fare con bambini di 8/10 anni.

    Da questo scaturiscono poi altre indicazioni utili come il rituale dell’accoglienza che trasmette al bambino un senso di sicurezza, il coinvolgimento nelle dimostrazioni degli esercizi, chiamando anche quei giocatori che sono meno abili per farli sentire importanti, e la partecipazione attiva, stimolando loro il ragionamento e l’osservazione. Infine, è necessario, al fine di stimolare l’attenzione del bambino, proporre una seduta riducendo al minimo pause e attese, personalizzando la stessa anche in base al livello dei propri giocatori.

  • A TUTTO GIOCO
    Quando si lavora con categorie di piccoli giocatori bisogna cercare di unire l’aspetto ludico a quello motorio. L’idea di fondo è quindi quella di consentire ai nostri bambini di apprendere attraverso il gioco, consentendo loro di avere anche uno spazio di libertà utile a stimolare la scoperta autonoma. Questo è il senso delle esercitazioni suggerite. Si tratta di proposte che mirano a includere il bambino mediante un gioco, non obbligatoriamente sport-specifico, che sviluppa contemporaneamente un obiettivo motorio relativo alla coordinazione.

  • Come iniziare a insegnare questa fase di gioco nei Pulcini grazie a piccoli accorgimenti e esercizi specifici.

    Uno dei concetti più ricorrenti quando si parla di fasi di gioco nel calcio moderno è sicuramente quello che riguarda le transizioni (positive e negative). Questo momento, la cui definizione è ancora oggi fonte di discussione, è per lo più inteso come il passaggio da una fase di possesso a una di non possesso e viceversa. La spiegazione così sintetizzata non permette però di coglierne l’aspetto più interessante su cui noi istruttori possiamo lavorare da subito, anche coi Pulcini. La transizione non è solo un semplice cambiamento di stato tra fasi di gioco, ma è soprattutto una repentina modifica della situazione mentale in cui si passa dal difendere all’attaccare (e viceversa). In pratica, si attuano dei rapidi adattamenti come unità singola (giocatore) e come collettivo (squadra).

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  • CONSIGLI PER GLI ALLENATORI

    1- Ai giocatori è richiesto di risolvere un’infinità di problemi non previsti a priori, pertanto il processo cognitivo diventa vitale per il gioco, conferendo a questo una natura di predominanza tattica. Ecco che è importante strutturare esercitazioni che si avvicinino il più possibile a ciò che accade in partita, stimolando i calciatori a prendere decisioni in funzione di spazio, compagni e avversari.

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