Primi Calci

  • Un estratto dell’ultimo Indispensabile scritto da Luca Bignami e Marco Mingardi per tutti coloro che allenano i bambini di Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini. Nello scritto, tratto dal capitolo 2, saranno evidenziati alcuni dei presupposti per lavorare al meglio sul terreno di gioco. Inoltre, alcune esercitazioni per ricezione, trasmissione e combinazioni di gestualità.

  • Sono due importanti esperti a parlarci dei Piccoli Amici e dei Primi Calci: Giovanni Messina e Stefano Florit. Quando si affrontano le categorie dei più piccoli spesso ci si scontra con i problemi degli allenatori soprattutto relativamente al risicato spazio a disposizione per gli allenamenti.

    Il primo consiglio è proprio relativo a questo: impostare la seduta in modo tale da riuscire a riutilizzare gli spazi, predisponendo le esercitazioni in una modalità tale da non dover spostare (o al massimo togliere piuttosto che mettere) il materiale. Il secondo suggerimento è quello di proporre lavori che abbiano il giusto grado di difficoltà. Compiti troppo facili o troppo difficili limitano molto l’apprendimento.

    Addentrandosi nello svolgimento della seduta è importante che l’allenatore favorisca la multilateralità, stimolando il maggior numero di esperienze motorie, incoraggi le decisioni, proponendo giochi con una forte componente decisionale oltre che motoria, e utilizzi il questioning, avanzando ai bambini delle domande che permetteranno loro di esplorare nuove modalità di interazione.

  • Alcune riflessioni per analizzare le motivazioni per cui è opportuno lavorare sulle situazioni di gioco anche coi bambini più piccoli. Le proposte pratiche.

    Quando si allenano i bambini più piccoli dell’attività di base il dubbio di diversi allenatori è quello di inserire nella propria programmazione le si- tuazioni semplici di 2>1 e 2>2, in quanto si rischia di sfociare in esercizi di “tatticismo” troppo difficili per queste età. Il pericolo nel quale si può incorrere è che la libertà del bambino, che si esprime nella fantasia di una finta e di un dribbling nell’1>1, venga limitata quando sono presenti altri compagni. Il dubbio è proprio questo: un eventuale lavoro sulle situazioni semplici può essere un modo per far esprimere la creatività dei bambini oppure no? E soprattutto, se la risposta è positiva, perché potrebbe essere utile agire in tale direzione? Proveremo a rispondere a queste domande spiegando alcuni aspetti favorevoli di queste esercitazioni, che ci permettono di riflettere sul tipo di intervento da attuare coi Piccoli Amici e i Primi Calci.

    Perché sono utili
    Per un’analisi ad ampio spettro sul tema, bisogna prendere in considerazione i vari aspetti che possono essere coinvolti: psicologici, regolamentari e tecnico-tattici. Durante questo periodo di crescita, dai 6 ai 12 anni, i bambini iniziano a sviluppare un pensiero più logico e maturo. La capacità logica, infatti, progredisce grazie allo sviluppo di nuove operazioni mentali: il bambino è ancora legato a esperienze specifiche, ma è in grado di compiere manipolazioni mentali e fisiche.

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  • CONSIGLI PER GLI ALLENATORI

    1- Ai giocatori è richiesto di risolvere un’infinità di problemi non previsti a priori, pertanto il processo cognitivo diventa vitale per il gioco, conferendo a questo una natura di predominanza tattica. Ecco che è importante strutturare esercitazioni che si avvicinino il più possibile a ciò che accade in partita, stimolando i calciatori a prendere decisioni in funzione di spazio, compagni e avversari.

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