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  • Napoli e Inter, battendo rispettivamente Liverpool (vice campione d’Europa) e PSV Eindhoven si candidano al passaggio del turno. Se questo è un dato inconfutabile che fa gioire i tifosi delle due squadre, la giornata di Champions, invece, ne regala uno che deve fare felici tutti: tutte e quattro le squadre italiane hanno vinto, un risultato che fotografa la ritrovata salute a livello di club del calcio italiano.

    Ma se i due successi di Juventus e Roma erano, per così di dire fisiologici, le rose di Young Boys e Viktoria Plzen sono nettamente inferiori a quella delle due squadre italiane, qualche dubbio lo nutrivamo soprattutto sul Napoli opposto al Liverpool.

    Invece, Carlo Ancelotti si è inventato un “pacco regalo” per gli inglesi: Maksimovic basso a destra, un difensore bloccato non uno che spingesse, per chiudere sulle tre folgori dell’attacco inglese e Fabian Ruiz (che in quest’inizio di stagione ha giocato in più ruoli) esterno sinistro, che facilitava le incursioni di Mario Rui. Il gol è arrivato solo al 90’, perché Alisson è più sicuro di un sistema d’allarme.

    L’Inter ha affrontato una squadra oggettivamente inferiore, ma vincere in trasferta non è mai facile, soprattutto se finisci sotto dopo 30’. La squadra di Spalletti, però, non si è mai scomposta e non è piaciuta solo per una decina di minuti a inizio ripresa. Per il resto un’Inter solida che sa creare, con giocatori tecnici che si sacrificano in copertura. E un Mauro Icardi che gioca per la squadra!

  • Alla fine hanno vinto tutte. Ma che fatica! L’Inter trova i tre punti al Var; la Juventus li conquista per l’enorme stupidaggine commessa da Zaza; il Napoli segna al 90’. E per ultima la Roma, sufficientemente brutta e fortunata riesce a stendere il Genoa.

    Ed è proprio della squadra di Di Francesco che voglio parlare. In fase di mercato, alla voce acquisti e cessioni, spesso gli allenatori non hanno molta voce in capitolo e, per come è stata congegnata la Roma è evidente che DiFra non abbia detto molto.

    I 20 e più milioni spesi per Pastore e i 26 per Cristante sono lo specchio. Di Francesco gioca con il 4-3-3, quindi senza fantasista. E Pastore è un fantasista! Che l’allenatore ha provato, prima dell’infortunio, a schierare centrocampista con scarsi risultati. Tentativo effettuato per non buttare l’investimento, ma il fallimento è stato evidente.

    Quindi si è passati al 4-2-3-1 e qui Cristante, che ha segnato anche contro il Genoa, non può giocare “secondo talento”, perché i due mediani non dovrebbero fare gli incursori (pena lo squilibrio tattico…). Quindi? Quindi, ne esce una prestazione senza capo né coda come quella contro il Genoa nella quale l’allenatore si è rifugiato nel 3-4-3.

    Pallotta, il presidente, ai suoi diesse chiede di fare trading con i calciatori, ma non sempre le cose vanno per il verso giusto. Così, quest’anno Monchi ha toppato. Ora correrà ai ripari. Scialacquando quattrini, che in estate potevano essere spesi meglio. Nel frattempo la pazienza (malgrado il 3-2 al Genoa) dei tifosi è praticamente al caffè.

  • Giocare una delle migliori partite dell’anno può anche non bastare per vincere, soprattutto se si gioca contro la Juventus, sempre più vicina allo scudetto. Il Milan piace, ma non può fermare la corsa dei futuri ri-campioni d’Italia. Segnano Mario Mandzukic e Paul Pogba; piace Balotelli e questa è un’ottima notizia per Antonio Conte. Il Napoli ha giocato otto volte senza Higuian: aggiornando le statistiche con la vittoria sul Verona (successo mai in discussione) i successi sono sei e i pareggi due. Sarri sembra aver ritrovato la sua squadra, sarà la partita di sabato a San Siro contro l’Inter a far luce sul futuro del Napoli, oggi a più sette sulla Roma che in serata gioca all’Olimpico contro il Bologna.

    Male la Fiorentina, che perde contro l’Empoli, al primo successo nel girone di ritorno: Paulo Sousa a fine stagione potrebbe liberare la panchina e firmare per lo Zenit San Pietroburgo. È più di una possibilità.

    In zona retrocessione, a Palermo, Walter Novellino rischia la panchina: la sconfitta con la Lazio di Simone Inzaghi, all’esordio tra i “prof”, è stata maldigerita. Soprattutto, dopo sei sconfitte in otto partite, le prospettive sono più cupe. Carpi e Frosinone (sfortunato con l’Inter), sperano nella salvezza.

  • L’Atalanta scrive un’altra pagina straordinaria! La vittoria sul campo del Napoli e la conquista della semifinale di Coppa Italia è un’altra medaglia che il presidente Percassi può appuntarsi sul petto.

    Lasciate alle spalle le piccole incomprensioni delle prime settimane di convivenza con Gasperini, proprio dalla gara di andata contro il Napoli della scorsa stagione, l’Atalanta è una squadra capace di tutto.

    Al “San Paolo” è andata in scena una sorta di partita perfetta: qualche rischio corso nel primo tempo e poi due scossoni nel secondo. Castagne e Gomez hanno messo i punti esclamativi che hanno regalato un Capodanno (posticipato di 24 ore) che a Bergamo in pochi credevano di festeggiare. Corsa, organizzazione, ma anche talento: questa è l’Atalanta.

    Capitolo turn-over: il Napoli lo ha sofferto, è andato in difficoltà, l’Atalanta no. E, al di la del valore dei singoli, viene da porsi una domanda. E se fosse solo una questione mentale? Quelli del Napoli sembrava giocassero con il freno a mano tirato, quasi fossero timorosi. I ragazzi di Gasperini no. E il risultato li ha premiati.

  • Ne ha segnati due. Ne ha sprecati altrettanti già fatti. Ne ha sbagliati altri meno eclatanti e in più il Nizza, con Dante che ha colpito la traversa della propria porta, è andato vicino all’autogol.

    Il Napoli ha dominato, il 2-0 non rende esattamente la proporzione di ciò che si è visto in campo e per questo Sarri non si sente ancora del tutto tranquillo per la partita di ritorno. Ma questa è stata una prova di forza, un’esibizione di muscoli, che va oltre la semplice partita di Champions.

    I tifosi azzurri sono usciti dallo stadio felici per come la squadra ha giocato, per la feroce determinazione degli attaccanti nell’andare a disturbare i difensori avversari che facevano nascere l’azione. E’ piaciuto anche Hamsik, che al momento della sostituzione non ha polemizzato, ma è andato a consegnare la fascia a Insigne per poi avviarsi verso Zieliński. E ancora, dopo aver iniziato la gara con il “falso nueve”, Sarri l’ha chiusa con Milik al centro dell’attacco e la qualità del gioco non è mutata.

    In Francia vedremo certamente un Nizza diverso, che avrà Koziello e Plea squalificati, ma potrebbe schierare Balotelli (se si sarà ripreso dai problemi muscolari) e Snejder (se l’olandese avrà una condizione accettabile). Per il Napoli sarà importante non subire gol nei primi minuti, meglio ancora: sarà importante giocare come al “San Paolo”.

  • Belle per un tempo. E’ poco! Troppo poco. Passi per il Napoli che obiettivamente aveva poche possibilità di battere il Real Madrid, ma il crollo della Roma a Lione è veramente inspiegabile. O meglio una spiegazione c’è l’ha. La mancanza di serenità di un ambiente che dopo la bella e meritata vittoria di San Siro con l’Inter, non ha saputo reggere l’urto della sconfitta in Coppa Italia con la Lazio. Quindi è arrivato il ko in casa con il Napoli. E ancora, la Roma è stata battuta 4-2 anche a Lione. Tre sconfitte in otto giorni!

    La rosa a disposizione di Spalletti è di poco inferiore a quella della Juventus, ma non ci si riesce a spiegare la mancanza di continuità di un gruppo che, sorteggio permettendo, avrebbe (non è ancora detta l’ultima parola come insegna il Barcellona) dovuto giocare la finale con il Manchester United.

    Dopo un ottimo primo tempo, la Roma a Lione si è autocancellata dal campo, infilzata dopo 2’ della ripresa da Tolisso non è più stata capace di reagire, di riprendere il dominio a centrocampo.

    Inutile stare a dire che la squadra potrebbe avere la testa altrove per la questione stadio, perché non è così, ma in società non sono piaciute un paio di uscite dell’allenatore. La prima dopo la vittoria con il Torino quando disse (senza che nessuno facesse domande al riguardo) che sarebbe rimasto solo se fosse stato rinnovato il contratto di Totti e l’altra è la mancanza di chiarezza sul futuro. Spalletti potrebbe aver scavalcato Paulo Sousa nella corsa alla panchina della Juventus (se Allegri dovesse veramente lasciare). Ma a Torino vogliono allenatori vincenti!

  • Tutto troppo facile per il Napoli, la Juventus inciampa sull’Atalanta, l’Inter fatica a Benevento, la Lazio gioca a tennis con il Sassuolo, mentre la Roma accende l’insegna “crisi” in casa Milan. E’ questo il sunto della settima giornata, quella che congela la classifica per 15 giorni, perché ora ci si deve concentrare sulle qualificazioni mondiali.

    Il Napoli, troppo bello da vedere, è primo in classifica da solo: un primato meritato per la qualità del gioco, mentre la Juventus insegue a -2. Se Sarri può solo sorridere per come i suoi schiantano gli avversari, Allegri deve iniziare a preoccuparsi perché la Juve troppo spesso si distrae. Il brutto inizio di Genova, la scivolata con il Barcellona, l’indolenza mostrata mercoledì in Champions e la rimonta dell’Atalanta vanno analizzati profondamente.

    L’Inter vince, ma non entusiasma, mentre la Lazio entusiasma, perché sei gol in Italia non si segnano tutte le domeniche. Piace e cresce la Roma di Di Francesco che dopo aver battuto il Milan a San Siro, recrimina per come è andata con l’Inter alla seconda giornata. Diverso il discorso in casa Milan: l’entusiasmo di inizio agosto, sta lasciando il posto alla dura realtà del campionato. Questa con la Roma è la terza sconfitta, il popolo inizia a rumoreggiare e Montella sente scricchiolii sinistri sotto la panchina.

    Ma Ancelotti prima di firmare un altro contratto valuterà con attenzione: le offerte non mancano e la fretta è sempre cattiva consigliera.

  • Juventus e Napoli salutano la compagnia e provano la prima fughetta. Se la Juve che ha segnato con Mandzukic si vanta per non aver subito gol, il Napoli dopo un primo tempo chiuso sotto 1-0, si è scatenato nella ripresa segnando un poker alla Lazio decimata dagli infortuni.

    Dopo cinque giornate non è possibile affermare che il campionato inizi ad avere una fisionomia definitiva, ma Juve e Napoli stanno dimostrando di saper vincere sempre, sia con merito sia con qualche affanno. Mentre le altre…

    Ad esempio l’Inter, ex capoclassifica, si è squagliata contro il Bologna, conquistando un punticino piccolo piccolo, ma in realtà la squadra di Spalletti aveva già iniziato a scricchiolare a Crotone (poi travolto dall’Atalanta). Il Milan, invece, ha battuto prima l’Udinese e poi la Spal, ma Montella ha più di un problema perché a centrocampo il solo Calhanoglu sa verticalizzare senza toccare palla dieci volte. E la Roma, le vittorie contro Verona e Benevento non fanno testo: troppo tenere come avversarie per stabilire se la crisi di rigetto sia guarita.

    Ancora: la Lazio. Qui ci sentiamo di sospendere il giudizio, vista la quantità di infortunati. Ma è evidente che Inzaghi abbia a disposizione un gruppo che non vale Juve e Napoli.

    Per questa diciamo che per il momento è fughetta, ma presto quella di Juve e Napoli potrebbe diventare una fuga.

  • Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto il merito di spegnere uno stadio, che nella mezzora che ha preceduto l’incontro si era fatto sentire più fischiando Gonzalo Higuain che non per sostenere il Napoli.

    Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto anche il merito di mostrare a Luis Enrique di cosa è capace la Juventus. L’allenatore del Barcellona, prossimo avversario dei bianconeri in Champions, si era detto felice del doppio impegno con il Napoli.

    Ma Luis Enrique, seguendo con attenzione il primo tempo, si sarà accorto di ciò che è capace la Juventus quando decide di difendersi: nove uomini a chiudere ogni linea di passaggio, impossibile verticalizzare, Buffon protetto da difesa e centrocampo. A Napoli, nei primi 45’, in fase di non possesso, si è vista la Juventus che a Monaco a lungo irretì il Bayern.

    Certo, nel secondo tempo, complice la stanchezza e un paio di “leggerezze” la Juve ha subito un gol e corso un rischio, ma sarebbe stato innaturale se il miglior attacco del campionato non avesse mai avuto la possibilità di tirare in porta.

    Ancora una volta, la Juventus ha dato una dimostrazione di forza e compattezza. In chiave campionato, poi, i sei punti di vantaggio sulla Roma sono rassicuranti. Proprio come i quattro che il Napoli vanta sulla Lazio quarta.

  • Dopo la vittoria di San Siro con l’Inter e lo scivolone del Napoli in casa dell’Atalanta, la corsa al secondo posto sembrava chiusa. In ascesa la squadra di Spalletti; con il fiato corto quella di Sarri.

    Una sensazione, quella del momento di difficoltà, vissuta pure da chi ha avuto il privilegio di assistere in campo alla partita di Coppa Italia. Soprattutto nel secondo tempo i giocatori del Napoli erano costantemente in ritardo sulle giocate della Juventus. Non un buon segnale alla vigilia della gara con la Roma e “della madre di tutte le partite”, al San Paolo contro il Real Madrid.

    La vittoria della Lazio nel derby, invece, ha demolito le certezze di Spalletti e di una squadra che con il 3-4-3 con Nainggolan sul centro-sinistra sembrava diventata solida e imbattibile. E, mentre tutti noi pensavamo che gli imprescindibili fossero altri, è bastato che calasse il rendimento di Fazio per vedere una squadra nuda. Sconfitta due volte, prima dalla Lazio, poi dal Napoli.

    È evidente che la doppietta di Mertens abbia consegnato il sesto scudetto consecutivo alla Juventus (sulla vittoria dei bianconeri non abbiamo mai nutrito dubbi), ma è anche evidente che il successo del Napoli rimetta in corsa anche Atalanta e soprattutto Inter.

    Quali possano essere invece le ripercussioni sulla prossima “eurosettimana” non è facile a dirsi. Il Real è stato fischiato contro il Las Palmas, si è subito rifatto contro l’Eibar, ma non è al massimo della condizione. Mentre contro il Lione, la Roma deve fare attenzione, un altro tracollo non sarebbe digerito dalla tifoseria.

  • Analisi statistica della partita - Dati forniti da Instat www.instatfootball.com

    Il dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato netta prevalenza azzurra: 58% per il Napoli e 42% per la Juventus. La Juventus ha portato 75 attacchi, contro i 95 del Napoli. I locali hanno attaccato con 76 sviluppi offensivi manovrati, 14 attacchi in contropiede e 5 sui calci piazzati, la Juventus ha fatto registrare un dato di 58 sviluppi offensivi manovrati, 14 attacchi in contropiede e 3 sui calci piazzati. Sono stati 16 i tiri per il Napoli e 4 quelli dei bianconeri. Il Napoli ha effettuato 15 cross, di cui 2 precisi, mentre la Juventus è arrivata al cross 4 volte con 0 precisi. Sono stati cinque i corner per i locali e due per gli ospiti. Un ammonito per il Napoli e nessuno tra i bianconeri.

    Nella prima mezzora di partita il possesso palla medio per il Napoli è stato del 55%, ma la squadra azzurra è arrivata al tiro solo due volte come i bianconeri; nel quarto d’ora finale del primo tempo i locali con un possesso del 68% hanno mostrato anche grande efficacia con ben 6 tiri tentati in quindici minuti. Nel secondo tempo i primi quindici minuti di possesso azzurro al 67% con 4 tiri tentati di cui due nello specchio, poi dal 60° al 75° unica frazione di gara con possesso juventino al 63% ma nessun tiro tentato dagli ospiti, mentre nel finale di gara il Napoli controllava il gioco per il 59% del tempo tentando tre conclusioni contro nessuna dei bianconeri.

    Il Napoli ha concluso al tiro 11 attacchi manovrati, ha effettuato 3 tiri su attacco in contropiede e 0 su sviluppo da calcio piazzato, mentre i bianconeri hanno tirato 2 volte dopo azione manovrata, una volta al culmine di attacchi in contropiede e una su sviluppo da calcio piazzato. Il Napoli ha attaccato molto da sinistra: 40 attacchi, poi 26 da destra e 24 dal centro, mentre la Juventus ha attaccato 29 volte da destra, 24 da sinistra e 19 dal centro. La Juventus ha effettuato 507 passaggi con l’87% di precisione, mentre i campani ne hanno effettuati 776 con l’88% di precisione. Sono stati 206 i passaggi preparatori dei locali contro i 175 degli ospiti, superiorità locale nel dato dei costruttivi (542 a 327 per i partenopei). Il Napoli ha cercato con insistenza di tagliare fuori i reparti avversari e chiudere l’azione: La squadra azzurra ha tentato ben 29 passaggi incisivi/chiave di cui 14 precisi, mentre la Juventus ne ha tentati solo 5 di cui 3 precisi. Il Napoli ha effettuato 23 passaggi lunghi contro 43 della Juventus.

    Il Napoli ha prevalso nei contrasti bassi con il 56% di vinti mentre c’è stato equilibrio perfetto nei duelli aerei. Migliore il dato locale nell’aggressività in fase di non possesso: con 71 palloni vaganti conquistati per il Napoli e 60 per la Juventus; superiorità ospite nel dato dei palloni intercettati: 59 a 32 per i bianconeri. I locali hanno commesso 11 falli, 8 quelli degli ospiti. Sono 25 i dribbling tentati dai locali con il 48% di riuscita, mentre gli ospiti ne hanno tentati 33 con il 52% di positivi.

    Il giocatore del Napoli che ha ricevuto più passaggi è stato Jorginho addirittura con 105 seguito da Insigne con 91. La linea di passaggio più battuta è stata quella da Strinic a Insigne con 38 passaggi, a parte questa uscita Jorginho è stato il principale sbocco per tutti e quattro i difensori che insieme gli hanno servito 47 passaggi, poi da Jorginho si è innescata principalmente la catena di sinistra con 18 passaggi a Insigne e 15 a Hamsik. Il costante scambio di passaggi e posizioni tra Hamsik e Insigne è testimoniato dai 4 passaggi chiave di Insigne rispetto a uno solo per lo slovacco. Hisaj ha effettuato più cross di tutti i compagni: 4.

    Nella Juventus il più cercato dai compagni è risultato essere Chiellini con 58 passaggi ricevuti, seguito da Bonucci con 53. Il gioco è infatti partito dai due centrali difensivi che hanno prevalentemente cercato di allungare il giro palla per rallentare il forcing del Napoli e far riprendere le posizioni ai compagni spostati dal fraseggio azzurro. Infatti Chiellini e Asamoah hanno scambiato ben 40 passaggi, con Khedira che ha trovato difficoltà a verticalizzare e ha effettuato il maggior numero (11) di passaggi a Asamoah, il successivo arretramento di Pjanic ha avuto come conseguenza il tentativo del numero 5 di uscire sul tedesco (11 passaggi Pjanic-Khedira). L’atteso Higuain ha ricevuto al massimo 9 passaggi da Pjanic e ben 6 direttamente da Buffon, l’argentino ha cercato sbocco di più a destra servendo 5 passaggi a Lemina e 4 a Lichtsteiner. Più cross di tutti li ha tentati Lichtsteiner: 2.

  • Quando al 44’ del primo tempo Mario Mandžukić ha segnato il gol del vantaggio della Juventus sull’Empoli, non avrebbe mai immaginato che quella rete avrebbe praticamente ricucito lo scudetto sulla maglia bianconera. Perché è proprio così: la vittoria della Juve e la contemporanea sconfitta del Napoli a Udine, che ora è a meno 6 a 7 giornate dalla fine del campionato, ha di fatto chiuso il campionato.

    La rimonta della squadra di Allegri non solo è riuscita, ma sta assumendo il contorno di qualcosa in più di una marcia trionfale: 61 punti su 63 a disposizione nelle ultime 21 partite.

    A Napoli, con una pesante squalifica che incombe su Higuain (lo stop potrebbe essere di 3 giornate), si farebbe meglio a pensare a giocare più che a protestare preventivamente: scendere in campo alle 12.30 non è simpatico, questo è chiaro a tutti, però lo stesso disagio lo provano anche gli avversari, non solo gli undici ragazzi di Sarri. E ora, c’è a rischio pure il secondo posto, perché la Roma è la squadra che sta meglio di tutti (Juventus compresa…).

    La vittoria nel derby, è stata nettissima, ma ugualmente non mancheranno le polemiche: Spalletti ha lasciato Totti in panchina per tutti i 90’, una scelta lecita, che è parsa una prova di forza dell’allenatore e della società, intenzionata a far chiudere la carriera al giocatore che più di ogni altro ha fatto la storia del club. Detto del cambio di panchina in casa Lazio (buon lavoro a Simone Inzaghi), ha dell’incredibile il suicidio collettivo di Fiorentina (pari con la Samp), Inter e Milan (sconfitte da Torino e Atalanta).

    L’avevamo scritto qualche settimana fa: scudetto alla Juve, il Napoli avrebbe dovuto fare attenzione alla Roma; Fiorentina quarta, Inter quinta e Milan di rincorsa. Ora aggiungiamo: attenzione al Sassuolo.

  • L’Inter segna tre gol alla Lazio, in una serata che trasforma l’Olimpico ancora una volta in terra di conquista per la squadra di Spalletti ora seconda appaiata al Napoli. Dopo un quarto d’ora giocato a ritmo blando, l’Inter ha iniziato a costruire il suo successo con un Brozovic straordinario. Da quando Spalletti lo ha allontanato dalla porta (troppo lento per fare il trequartista), il croato è diventato un giocatore che incide sulle partite. Nulla a che vedere con il centrocampista abulico e indisponente spesso fischiato da San Siro.

    Accanto a Brozovic, Vecino si esalta e attacca la profondità, Joao Mario sbaglia qualche palla di troppo, ma può essere perdonato. Con Perisic ispirato e Politano che sente la partita come un derby, l’Inter spesso controlla l’avversario, senza particolari affanni.

    Mauro Icardi, autore di una doppietta, come sempre, in area è più letale del morso di un cobra, mentre la Lazio non può avere da Caicedo ciò che offre Luis Alberto. L’ingresso di Correa, sembra essere tardivo, perché l’argentino in campo ci va quando la gara è praticamente chiusa.

    Se Spalletti si gode il secondo posto, diverso è il discorso per Simone Inzaghi: proprio come nella scorsa stagione, la sua squadra viene sistematicamente battuta da chi lotta per i suoi stessi obiettivi.

    Urge una diagnosi e l’immediata cura.

  • Ok, possiamo andare in vacanza. Il sospetto lo avevamo prima dell’inizio del campionato e alla settima giornata già abbiamo le prime certezze. La Juventus ha vinto tutte le partite, conquistato 21 punti, segnato 16 gol, ha una differenza reti di +11 e 6 punti di vantaggio sul Napoli. E, in aggiunta ha vinto in Champions a Valencia giocando per un’ora in uno in meno.

    Il Napoli ci ha provato, è anche passato in vantaggio, ma la squadra di Allegri oggi con Dybala, Mandzukic e Cristiano Ronaldo in avanti ha reagito e segnato tre volte. Non è più una questione di moduli, di atteggiamento in campo, a questo è solo una questione di uomini: la Juventus ha i giocatori più forti e ha una fame incredibile, perché non è disposta a lasciare nulla.

  • Il Boxing Day è una festività dei paesi del Commonwealth, basata sull’idea di regalare doni ai membri meno fortunati della società. Da anni in Inghilterra si gioca, in questa data, una giornata di campionato e quest’anno, anche qui in Italia, si è voluto replicare a distanza di 47 anni dall’ultima volta. La partita della giornata vede opposti l’Inter e il Napoli, rispettivamente seconda e terza in classifica. I nerazzurri arrivano da sei vittorie consecutive in casa, mentre gli ospiti si sono aggiudicati le ultime 4 gare in trasferta. Negli ultimi 5 incontri giocati a San Siro 1 vittoria per parte e 3 pareggi.

    La squadra di Spalletti ha subito l'86% dei propri gol (12 su 14) nei secondi tempi. Inoltre risulta seconda per falli subiti (14,9), mentre prima per angoli calciati (8) e passaggi in area (42). L’undici di Ancelotti ha mantenuto la porta inviolata in quattro delle ultime cinque partite di campionato, classificandosi primo per gol su azione (26), per tiri a partita (17,8), occasioni da gol (7) e passaggi chiave (20), oltre che diciannovesimo per reti subite su palla inattiva (2).

    Sono due squadre che danno il meglio negli ultimi minuti della partita, infatti dopo il 75° l'Inter ha segnato 11 dei 29 gol totali (38%), mentre il Napoli 12 su 34 (35%). Attenzione ai tiri da fuori area: la squadra partenopea ha realizzato ben 9 reti da oltre i 16 metri e i nerazzurri hanno subito il 29% dei gol totali dalla lunga distanza.

    Mauro Icardi ha fin qui segnato 9 gol (3 su rigore) e fornito 2 assist e oggi cercherà di migliorare il score contro il Napoli (2 gol e 2 assist). Lo stesso vale per Lorenzo Insigne, 7 reti e 5 assist fino ad ora, che, contro l’Inter, ha un bilancio di un gol ed un assist.

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Sarà il Giuseppe Meazza di Milano, meglio conosciuto come San Siro, il teatro della sfida tra Milan e Napoli. I padroni di casa hanno vinto 2 delle ultime 5 gare giocate tra le mura amiche, mentre gli ospiti hanno subito una sola sconfitta in trasferta negli ultimi 5 incontri, proprio a Milano contro l’Inter.
    I rossoneri hanno segnato solo 2 gol su palla inattiva (ventesimi), subiscono in media 10,8 falli subiti (ventesimi), ma vincono il 45% duelli in attacco (quinti), e hanno il 59% di dribbling riusciti (quinti). I partenopei hanno realizzato 13 gol nell’ultimo quarto d’ora (primi) e 11 gol da fuori area (primi), inoltre colpiscono in media 0,7 legni a partita (primi). 

    La squadra meneghina potrà contare sul nuovo acquisto Piatek, per una sfida tra bomber, tutta polacca, con Milik. Ma soprattutto sarà il confronto tra Gattuso e Ancelotti, fra il giovane allenatore e il suo mentore. Chi riuscirà a vincere la gara?

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

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