mondiali

  • Eddy Merckx, detto il “Cannibale”, il più grande campione della storia del ciclismo, prima dei Mondiali del 1970 disse: “Quando un brasiliano saprà fare in bici ciò che facciamo noi belgi, allora alzeremo la Coppa del Mondo”. Non sappiamo chi possa essere il brasiliano futuro iridato di ciclismo, ma un pensierino sul Belgio campione iniziamo a farlo.

    Martinez, dopo il “non senso” mostrato nei primi 60’ con il Giappone ha rivisto e adattato la squadra e ora ha in campo anche chi fa filtro a centrocampo, non solo chi inventa quando si è in possesso di palla. E così ora il Belgio è in semifinale contro la Francia, che nel pomeriggio ha liquidato l’Uruguay che senza Cavani è parso inesistente.

    Tornando al Belgio, la prestazione di De Bruyne nel primo tempo, è stata devastante. Mentre al Brasile è mancato Casemiro nell’unica gara nella quale doveva esserci per forza: fisicità e tecnica non potevano essere arginati da Fernandinho, regista che non contrasta certamente con la ferocia del giocatore dal quale Zidane partiva nel fare la formazione del suo Real.

    Neymar, ancora una volta, ha miscelato indisponenza e talento, con gli arbitri che ormai non sembrano interessati alle sue cadute, mentre l’innesto di Renato Augusto è servito per vedere ciò che Tite aveva inizialmente chiesto a Paulinho.

    Il Brasile lascia il Mondiale, per noi che lo abbiamo visto nel 1970, nel 1982 e nel 1986 anche questa squadra è parsa lontana dai livelli di eccellenza di allora, ma dovremo rassegnarci perché il calcio è cambiato e la sola tecnica non basta più, soprattutto al termine di una stagione snervante.

    Belgio-Francia è una semifinale fantastica, specchio del calcio moderno perché in campo ci saranno solidità e talento. Mancherà il fuoriclasse, ma quello andrebbe spedito a guardarsi i filmati di Gerd Muller e Gigi Riva, gente per la quale essere atterrati era un’onta. Non certamente il modo per conquistare un calcio di punizione.

  • Messi, non pervenuto. Higuain (dal 53’), non pervenuto. Dybala (dal 67’) non pervenuto. Aguero (fino al 53’), non pervenuto. In sintesi: Argentina, non pervenuta, con il serio rischio di dover fare le valigie al termine della prima fase.

    Costretta al pareggio dalla ruvidità degli islandesi, l’Argentina ha sbattuto nell’impegno successivo contro la tecnica e la fisicità dei croati. Dopo un primo tempo nel quale si sono visti solo due tiri in porta, senza lampi degli attaccanti, a inizio ripresa Caballero (sciagurato) portiere argentino ha regalato a Rebic il gol del vantaggio. Da qui in poi, l’Argentina è stata una vera delusione.

    Messi, impalpabile fino ad allora, è letteralmente sparito dalla partita. La “pulce” non è mai riuscita a incidere e, il nulla mostrato nella prima ora di gioco, se possibile, è peggiorato quando Sampaoli ha giocato la carta Dybala.

    Paulo, appena entrato, ci ha provato, ma dopo un tiro a giro non si è più visto, fagocitato dalla difesa croata e da una partita che non ha mai dato l’idea di poter sorridere all’Argentina. Se Messi ha galleggiato inutilmente sulla trequarti, di Higuain non c’è traccia nel tabellino: zero tiri, zero passaggi, zero dribbling. Zero.

    Della Croazia non parliamo, perché se dovesse continuare a giocare così, avremo modo di parlarne molto più avanti.

  • Ha vinto la Francia. Come diceva la ragione, anche se prevedere un 4-2 non era facile. La squadra di Deschamps ha vinto con un pizzico di fortuna, perché nei primi 45’ si è trovata in vantaggio 2-1 senza mai tirare in porta, mentre la Croazia aveva provato a giocare e costruire palle-gol.

    Ha vinto la squadra più forte, più quadrata, con il giocatore che “minaccia” di diventare devastante quasi quanto il Ronaldo di Barcellona e Inter. Quando la palla arriva a Mbappè, la partita ha un sussulto, l’azione diventa immediatamente pericolosa, imprevedibile, veloce.

    La Francia in vantaggio 2-1 dopo 45’ ha subito l’inizio di ripresa della Croazia, che a centrocampo non ha patito la fisicità avversaria e sulla sinistra ha punto con Perisic, ma ha sfruttato al meglio un’accelerazione e un’invenzione da fuori area di Mbappè.

    Dalic ha visto negli occhi dei suoi la voglia di lottare, di reagire, ma il gol di Mandzukic è servito solo a regalare qualche minuto di speranza. Nulla più.

    Hanno vinto i migliori. In un Mondiale dominato dalla tattica, nel quale i giocatori più attesi hanno pagato la fatica di un’annata lunga e pesante, la freschezza di Mbappè è stata la nota più bella. E, se qualcuno lo avesse dimenticato, due anni fa in questi giorni, il francesino giocava nell’Under 19 che ha battuto nella finale continentale i nostri azzurri…

    Ps: sul numero di giugno de “Il Nuovo Calcio” avevamo scritto che probabilmente Massimiliano Irrati sarebbe stato scelto come Var della finale. Grazie e complimenti all’arbitro di Pistoia per non averci smentito!

  • L’analisi tattica sui Mondiali di Russia 2018 di Giovanni Galli, che riprende l’intervento fatto al nostro Master, implementato dagli avvenimenti della fase finale. In primo luogo, la vittoria finale della Francia di Deschamps, capace di leggere le situazioni che si presentavano nel migliore dei modi.

  • Belgio e Inghilterra hanno fatto il loro dovere (con Mertens e Harry Kane su tutti), ma per un bel po’ abbiamo pensato che il Mondiale si divertisse a fare un altro scherzo. Dopo il pareggio dell’Argentina, al quale ha fatto seguito la sconfitta della Germania (inguardabile per più di un tempo, ma il Messico è stato super) e l’ics del Brasile (troppo gigioni e poco concreti i carioca), il Belgio non ha segnato nel primo tempo contro Panama e l’Inghilterra ha segnato solo al 91’ la rete della vittoria contro la Tunisia.

    Normale pensare che sia un Mondiale livellato (anche se siamo all’inizio), un Mondiale che rispetta l’andamento dell’Europeo di due anni fa, quando in Francia le sorprese si sprecarono, perché il Galles in semifinale era impronosticabile…

    L’atletismo delle formazioni meno dotate tecnicamente sembra mettere in difficoltà le squadre più accreditate. Panama (scarsino) fino a che ha tenuto ha respinto gli assalti del Belgio, mentre la Tunisia che ha concesso 17 turni in porta all’Inghilterra ha provato ad alzare un muro simile a quello degli islandesi contro l’Argentina.

    I primi cinque giorni di Russia 2018 ci hanno regalato una certezza: potremo anche vedere qualche partita “bruttina”, ma non mancherà l’equilibrio. E proprio il tanto evocato equilibrio che manca nei vari campionati europei, sarà il sale delle competizioni per nazionali. Da qui in avanti…

  • Giocheremo il quarto di finale contro l’Olanda, che due anni fa ha interrotto il dominio tedesco (sei successi consecutivi) all’Europeo. Giocheremo sabato alle 15 una partita difficile, che diciamo la verità, non pensavamo di giocare. La nostra Nazionale, infatti, si è spinta più in là di quanto si potesse pensare. Ma questo, ora, non ci interessa, perché le ragazze ci stanno regalando le emozioni negateci l’estate scorsa dai colleghi uomini.

    Abbiamo battuto la Cina 2-0: partenza decisa, gol del vantaggio, un pizzico di normale sofferenza e poi il raddoppio che ha chiuso la partita, benché le nostre avversarie abbiano provato a riaprire la partita.

    Abbiamo fatto a Milena Bertolini, il nostro cittì, il regalo di compleanno che aveva chiesto: il passaggio ai quarti alla quale poco importava se ci si trovasse davanti la squadra campione d’Europa o quella vice-campione del mondo. Le nostre ragazze stanno vivendo uno stato di grazia straordinario: il gol di Bonansea all’ultimo minuto della partita d’esordio del Mondiale è stato il tocco di magia che ha dato il via al sogno.

    La squadra piace, gioca un buon calcio, prova a fare la partita e quando deve difendersi ha un ottimo portiere. E, proprio questo modo di giocare, un mix di coraggio, incoscienza e intelligenza tattica quando serve, sta entusiasmando i tifosi che normalmente guardano solo il calcio maschile.

    Il prossimo appuntamento, quello di sabato, è con la storia: se dovessimo vincere e se dovessero passare il turno anche le statunitensi saremmo alle Olimpiadi. Un paio di “se” che non avremmo mai pensato di scrivere.

  • Le amichevoli estive spesso sono prive di senso, al pari dei risultati che omaggiano. E, lo sono ancor di più nell’anno del Mondiale, perché i calciatori si aggregano alla spicciolata al gruppo che ha iniziato ad allenarsi. Di conseguenza, volgiamo lo sguardo altrove.

    Così ci accorgiamo che i prossimi sette giorni saranno torridi. A parte il momento di festa legato alla composizione del calendario di Serie A (lo conosceremo giovedì all’ora di cena), gli appuntamenti più importanti sono tutti fuori dal campo. Nelle aule dei tribunali sportivi.

    Proprio così, perché sono attese le sentenze che riguardano Parma e Chievo (e Cesena, benché sia fallito) che potrebbero ridisegnare la geografia della A. Sul banco degli imputati i messaggini di Calaiò e la contabilità del club di Campedelli in affari con il Cesena per l’acquisto e cessioni di giovani. In B, invece, salutati Bari e Cesena, prossimo all’addio è anche l’Avellino per aver prodotto una fidejussione stipulata con chi non aveva titolo per farlo. Il Foggia, invece, sa già che inizierà il campionato con un poco incoraggiante -8.

    Ovvio che ci sarà un effetto a cascata. Ma è la situazione del Cesena la più intricata: se il Cesena dovesse subire una penalizzazione importante, che farebbe retrocedere il club tra le ultime quattro della vecchia classifica di B, una delle ripescate dovrebbe essere la Virtus Entella, mentre Novara e Catania dovranno attendere il verdetto di un altro tribunale sportivo che giudicherà il ricorso della Figc contro un precedente verdetto che annullava l’effetto di una sanzione comminata ai piemontesi tre stagioni. Ternana, Pro Vercelli e Siena sono alla finestra, pronte a intervenire. Con altri ricorsi.

    Calda? Bollente? Torrida? La definizione la lascio tutta a voi!

  • Lionel Messi non ha risposto a Cristiano Ronaldo. Anzi, Messi ha steccato. Il rigore sbagliato è un incidente di percorso, meno lo è la prestazione. In Argentina sono preoccupati per l’1-1 con gli islandesi che hanno badato a correre e difendersi più che a costruire, ma a non lasciar dormire i tifosi dovrebbe essere la prevedibilità del gioco della squadra di Sampaoli.

    Messi è fuori forma (magari ci smentirà tra qualche giorno), non gioca alla velocità solita, è prevedibile e pretende di giocare tutti i palloni che transitano dalle parti dell’area di rigore. I compagni di squadra subiscono la personalità della “Pulce” e non si inventano la giocata, non rischiano come dovrebbero. Il Ct, ora si trova già a un bivio: il girone non è tenero e la prossima partita con la Croazia è pericolosa.

    Sampaoli dovrà dimostrare che le dichiarazioni di Messi, più volte ha fatto intendere di non poter (o voler?) giocare con Dybala, vanno ricondotte a affermazioni di un calciatore, non sono dogmi per l’allenatore. Che ha il compito di trovare soluzioni, che i calciatori talvolta neanche immaginano. Anche Higuain merita di stare in campo più di 10’, mentre Angel Di Maria da qualche stagione non è più il giocatore del Real Madrid.

    Ronaldo ha battuto tre colpi… Messi ne ha sbattuto uno!

  • Arrivederci. Arrivederci all’Europeo del 2020 oppure a Qatar 2022. Per una volta Gary Lineker ha avuto torto: nel tardo pomeriggio di Kazan il calcio non è stato quello che si gioca undici contro undici e alla fine vincono sempre i tedeschi. Una Germania spenta e piuttosto prevedibile ha dato l’assalto alla Corea del Sud senza riuscire a segnare e, senza mai dare l’impressione di poter vincere nettamente.

    Il Mondiale, con l’eliminazione della squadra di Low, regala il risultato più inatteso della vigilia, perché Corea del Sud, Messico e Svezia non sembravano una montagna impossibile da scalare per una Germania che solo 12 mesi fa ha vinto Confederations Cup ed Europeo Under 21. La colpa di una simile debacle non può essere imputabile solo alla mancata convocazione di Sané, più facile pensare che la squadra in Russia sia arrivata scarica.

    Thomas Muller, uno dei giocatori più attesi, è totalmente irriconoscibile e la colpa non può essere di Carlo Ancelotti che nella prima parte di stagione lo ha confinato in panchina. Probabile che il calciatore stia attraversando un periodo difficile, dal quale comunque ha tutto per tirarsi fuori.

    Lo 0-2 con la Corea, farà scattare inevitabilmente un processo interno, ma riteniamo che quanto di buono fatto dalla federazione tedesca in questi anni non sia da buttare perché la nazionale ha giocato male tre partite in dieci giorni.

    In serata, invece, il Brasile ha dimostrato di essere un’ottima squadra: solidità e fantasia fanno sorridere Tite.

  • Un gioco. Poco più di un gioco. Non un pronostico. Solo un sogno, la partita che vorremmo vedere. La partita che vorremmo vedere con in palio il trofeo più prestigioso, la Coppa realizzata dallo scultore Silvio Gazzaniga che ideò il trofeo con i due calciatori felici che sorreggono il Mondo alzato per la prima volta nel 1974.

  • Adesso ci attendono 72 ore di tensione e paura. La vittoria della Svezia ha scoperchiato in toto i limiti della Nazionale e parlare delle provocazione subite è inutile. Sarebbe il caso di porsi una serie di domande che devono riguardare più noi stessi che gli avversari, che hanno vinto su autogol.

    La prima domanda: perché quando siamo stati aggrediti in fase di impostazione nei primi 10’ e per gran parte del primo tempo non sapevamo cosa fare? Perché non c’è stata un’idea comune di gioco sul pressing? Perché ci siamo fatti sorprendere così? Come è stata preparata la partita?

    E ancora: un colpo di testa di Belotti, un tiro di Candreva da fuori area e un palo di Darmian sono la produzione offensiva di 90’. Non è forse poco? Pensando alla partita di “San Siro” di lunedì, ciò che spaventa è l’assoluta assenza di schemi offensivi. La palla viaggia pianissimo, la manovra è prevedibilissima e gli svedesi, fisicamente prestanti, fanno muro al limite dell’area. Noi non sappiamo come fare a entrare in area di rigore…

    Non se sia un problema risolvibile con il cambio di modulo: lunedì sera non dovranno tremare le gambe a nessuno, anche se la sfida è di quelle che fanno paura, perché si potrebbe fare la Storia, ma al contrario.

    L’augurio per i prossimi tre giorni è che tutti, stampa compresa, riescano a tenere i toni bassi, gli attacchi possono solo destabilizzare un ambiente che è in evidente difficoltà e confusione.

    Di certo, da martedì mattina, anche in caso di qualificazione, la situazione andrà presa di petto.

  • Martedì sera alle 21.00, RaiUno trasmetterà Italia-Brasile del Mondiale femminile. Detto così non sembra una notizia straordinaria, forse nemmeno una notizia, solo un’informazione. Invece, no! La Nazionale allenata da Milena Bertolini, dopo le due vittorie con Australia e Giamaica (7 gol fatti, 1 subito), ha conquistato il trofeo più importante.

    Nell’epoca dei decoder, della numerazione dei canali prestabilita, RaiUno rappresenta ancora uno “status symbol”. Su RaiUno, soprattutto in prima serata, ci può andare solo ciò che ha grande interesse, grande rilevanza. E, nemmeno, il più ostinato tra gli appassionati del calcio declinato al femminile avrebbe mai pensato una cosa simile.

    Credete, più dei risultati ottenuti e di quelli che otterranno le ragazze, il passaggio sulla prima rete Rai è la conquista che non va dissipata: con questo riconoscimento, il calcio femminile entrerà nelle case di tutti e tutti potranno vedere che è uno sport vero, fatto di tecnica e tattica, ovviamente con sfaccettature differenti rispetto a quello degli uomini, ma che appassiona ugualmente.

    La rasoiata di Bonasea contro l’Australia, il colpo di testa della nostra attaccante a un soffio dalla fine sempre contro le “Aussie”, la tripletta di Girelli e la doppietta di Aurora Galli (il primo gol è una perla: sventola all’incrocio) contro la Giamaica, hanno conquistato più gli appassionati che i “curiosi”. Il passaggio su RaiUno, invece, porterà un così alto numero di “curiosi” che, nel tempo, dovremo essere bravi a non dissipare, anzi a trasformare in veri appassionati. Anche quella sarà un’altra vittoria. Forse, la più importante.

  • Tre articoli tutti dedicati alla rassegna iridata, più il tabellone completo per rimanere aggiornati su date e orari di tutte le gare. Apre le danze Cesare Barbieri, che nel suo articolo Ai nastri di partenza, analizza lo stato e gli stadi in cui si svolge la manifestazione, con un occhio di riguardo sul VAR e sugli arbitri. Inoltre l’opinione di Sandro Piccinini, voce di Mediaset per l’evento.

    Matteo Callini, invece, ha scandagliato tutte le statistiche relative al Mondiale e posto in risalto quelle più particolari delle edizioni precedenti, a partire dal 1950: numero di gare, tipologie di gol e disciplina. Conclude Giovanni Galli, con la sua personale griglia di partenza e l’analisi delle squadre che partono favorite. Brasile, Germania e Spagna sembrano le rose più attrezzate per la vittoria finale, ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo: attenzione a Francia, Croazia e Belgio.

    Scopri di più sul numero di giugno: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo o digitale

  • Dopo la peggior Argentina degli ultimi anni e il Portogallo che senza il miglior Cristiano Ronaldo è una squadra normale, ora salutano anche Spagna e Danimarca. Il week-end ci ha consegnato una super-Francia; un Uruguay concreto che non fa complimenti; una Russia che sfrutta al meglio le proprie armi e una Croazia che ha smarrito parte della brillantezza della fase a gironi.

    Ma se l’addio dell’Argentina era quasi scontato, quello della Spagna fa rumore. La squadra ereditata da Hierro a poche ore dall’avvio del Mondiale ha giocato un tiki-taka stucchevole contro una Russia che ha badato solo a difendersi. Ma, se Cherchesov ha fatto con il poco che aveva, la Spagna si è affidata a un possesso palla del tutto improduttivo. Subito in vantaggio gli spagnoli, anziché cercare il 2-0 hanno tenuto palla senza creare una palla-gol e quando gli dei del calcio hanno fatto sbattere un colpo di testa sul braccio alzato di Pique, sono iniziati i dolori.

    Perché la Spagna non ha cambiato passo, ha proseguito a giocare a due all’ora con passaggi che non hanno mai creato problemi alla difesa schierata a protezione dell’area di rigore. Nella ripresa abbiamo annotato un’unica azione (tiro di Iniesta), mentre nei supplementari, gli spagnoli sono parsi un po’ più intraprendenti solo perché in campo c’erano calciatori esausti e si è finito per giocare più vicino alla porta russa.

    Ma non devo certo dirlo io al “popolo” de “Il Nuovo Calcio” che la palla deve girare velocemente, che le punte devono muoversi e non essere statiche. Che il Barcellona fa tiki-taka con triangoli nei pressi dell’area, non quello che abbiamo visto. Concetti elementari, che Hierro avrà detto ai suoi, ma che non sono stati messi in pratica. Il Mondiale saluta così una tra le favorite della vigilia. Ma un conto sono i pronostici e un altro è il campo. Che dà sempre ragione a chi merita di più. Perché difendersi per 120’ senza fare errori, piaccia o no, è pure questo un merito!

  • Quando tutto faceva presagire che in finale ci sarebbe andata l’Inghilterra, che fino ad allora aveva ridotto la Croazia all’impotenza, la partita si è rovesciata. Meglio: Ivan Perisic ha attinto a tutto il suo talento e nell’ordine: ha segnato, colpito un palo, ripetutamente spaventato la difesa inglese e servito l’assist della vittoria a Mario Mandzukic.

    La Croazia, che ha convinto nel girone eliminatorio, prima di incepparsi un po’ con la Danimarca e nel primo tempo con la Russia, dopo aver regalato un tempo agli avversari si dimostra squadra completa e ricca di fantasia, perché un centrocampo con Modric, Rakitic e Brozovic non è per tutti. Un centrocampo che sembra essere l’esatto contrario di quello francese che punta sui muscoli di Pogba, Kante e Matuidi.

    La Croazia rappresenta un popolo di 4 milioni di abitanti, nel 1998 in Francia scivolò in semifinale contro i padroni di casa e lo fece dopo essere passata in vantaggio. Domenica prossima alle 17 ci sarà la rivincita. Il pronostico (e la ragione) dicono Francia, che in una partita di fine stagione può contare su una maggiore fisicità e un’organizzazione difensiva superiore, ma le partite vanno giocate. E la Croazia ha 11 giocatori che sanno giocare a calcio!

    Ps: a inizio Mondiale avevamo fatto un sondaggio coinvolgendo tutti i collaboratori de “Il Nuovo Calcio”. Avevamo chiesto quale finale avreste voluto vedere. Beh, Sandra Ricci vedrà la finale che sognava. Chapeau, in ossequio al 50% di sangue francese che scorre nelle sue vene!

  • I rigori li sbaglia solo chi li tira. Dopo Messi, anche Cristiano Ronaldo ha spiegato al mondo intero che segnare da 11 metri non sempre è facile ed elementare. Sembravano scontate Iran-Portogallo e Marocco-Spagna, invece sono state due battaglie, due partite che hanno regalato intensità e una quantità impensabile di emozioni. E i primi due accoppiamenti: Uruguay-Portogallo e Spagna-Russia.

    Al Portogallo bastava il pareggio e al termine di un primo tempo nel quale l’Iran ha cercato di addormentare la partita per giocarsi tutto nella ripresa, al 45’ è arrivata la rete di Quaresma, che voleva dire ottavi praticamente certi. Nella ripresa, invece, la poca lucidità dell’arbitro, salvato in tre occasioni da Irrati al Var, ha innescato la reazione dell’Iran che l’ha messa sul piano fisico. E qui il Portogallo ha subito (Cristiano Ronaldo ha pure rischiato il rosso), perché gli iracheni hanno mostrato un’ottima condizione atletica. L’occasione buttata al 94’ ha dell’incredibile, con i Campioni d’Europa che hanno rischiato l’eliminazione.

    La Spagna che era convinta di passeggiare con il Marocco è andata sotto due volte e una disattenzione ulteriore poteva costare parecchio. Hierro non pensava che i suoi potessero soffrire tanto, contro una squadra già eliminata, ma la supponenza si paga. D’ora in poi vietato sbagliare!

    Il pomeriggio, invece, era stato monotono con la Russia che crollava davanti al primo avversario di un certo livello. Dopo aver battuto Arabia Saudita ed Egitto, i padroni di casa ne hanno presi 3 dall’Uruguay, che dopo aver segnato ha amministrato la partita forte anche della superiorità numerica.

  • Cosa è successo nel Mondiale Svezia 1958. Gli esordi di Pelè e Garrincha, la consacrazione di O’rey, autore di 6 reti.

    Che sorpresa, vero? Per la seconda volta la squadra favorita non ha vinto, ormai lo avete capito che con me nulla è scontato. L’edizione del 1954 è stata la più spettacolare di sempre, ma ho un po’ di inquietudine se penso alla squadra d’oro sconfitta in finale. Al temine del match nei loro volti non c’era solo delusione, ma anche preoccupazione. Sapete, per quel paese “controllato” dell’Europa orientale, quella non era una semplice squadra di calcio, era molto di più. Per chi mi ama era un simbolo, per chi non mi ama una ghiotta opportunità di propaganda. Ecco perché questi ragazzi rimarranno nel mio cuore.

    VERSO IL “FREDDO”
    Il mio viaggio di avvicinamento verso la prossima Coppa del Mondo al freddo Nord inizia con tutto il mondo che partecipa alle qualificazioni. Sono sempre più popolare anche grazie a quella strana scatola di legno con il vetro davanti chiamata TV. Come al solito i posti disponibili saranno 14, sarà una nuova entusiasmante storia e con tanti nuovi protagonisti.

    Nel mondo i due potenti si fronteggiano tra una bomba e l’altra, in quella che tutti chiamano Guerra Fredda, ma si apre un nuovo campo fino ad ora inesplorato dall’uomo: la corsa allo “spazio”. All’interno dei loro schieramenti cominciano a manifestarsi segni di insofferenza con richiesta di maggior libertà e rispetto dei diritti. Purtroppo, i miei simili presenti nel paese della squadra d’oro mi raccontano di carri armati e spari per le strade, la solita follia. Alcuni dei ragazzi che giocavano nella nazionale fuggono all’estero e sono in giro per il mondo, quell’undici magico si è dissolto per gli interessi e la sete di potere di alcuni uomini.

    L’altro gigante è alle prese con un nuovo problema scatenato dal rifiuto di una signora di colore di nome Rosa di cedere il proprio posto sull’autobus a un uomo bianco che lo pretendeva. Ma cosa aveva di speciale questo tizio per volere ciò? Perché classificare gli uomini per il loro colore della pelle? Io non conosco differenze. Poi, c’è la corsa allo “spazio”.

    Una simpatica cagnetta di nome Laika, che si diverte a passarmi tra le sue zampette e darmi qualche morsetto, viene messa su un razzo e lanciata intorno alla terra. Non tornerà mai più, ma viene consacrata come eroina per gli uomini potenti di quel Paese.

    L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di maggio in edicola o in abbonamento

  • Germania Ovest, 1974: il Mondiale tedesco e la nascita di un mito, quello degli orange guidati da Johan Cruijff. Ma non sempre vincono i più forti.

    È stato un torneo fantastico e i verdeoro sono nella leggenda, la Coppa sarà loro per sempre. Questo è ciò che è accaduto in Messico. Il mio viaggio, ora, riprende verso il paese europeo diviso dal muro. Pensavo che quello più grandioso e noto fosse a Oriente, lungo più di 8.000 chilometri, che ha richiesto oltre 1.700 anni per essere costruito. Purtroppo, in questo periodo, lo è di più quello iniziato poco più di 10 anni fa, nella nazione che ospiterà la Coppa. Il comandante è alla ricerca di un nuovo trofeo, la mia vecchia amica Rimet è stata assegnata definitivamente al tre volte vincitore, ma sono sicuro che la prossima sarà altrettanto ambita e nessuno la conquisterà per sempre.

    IL MONDO
    Il movimento socio-culturale che ha attraversato il mondo negli ultimi anni prosegue tra creatività, trasgressione, rivendicazione di diritti umani e proteste contro i conflitti in corso. I due potenti che dominano continuano il loro duello freddo, ma la visita del potente a stelle e strisce a casa del gigante asiatico per discutere su come migliorare le relazioni e l’accordo firmato tra le superpotenze per ridurre le armi, fanno intravvedere timidi segnali di distensione. L’atmosfera è più rilassata, anche se arrivano notizie terribili da quella stupenda manifestazione dove il mondo compete lealmente in tante discipline. La gara a conquistare l’universo, invece, rallenta la sua corsa: sembra che gli uomini preferiscano occuparsi delle vicende terrene, anziché puntare alle stelle. Peccato, avrei trovato amici da far giocare anche sulla Luna!

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  • I Mondiali dal dopoguerra ad oggi raccontati da chi li ha vissuti tutti. In prima persona! Il pallone. In questo primo articolo l’edizione del 1950.

    Salve, è inutile che mi presenti, tutti mi conoscete, tutti mi avete toccato, accarezzato e avete giocato con me durante la vostra vita. Io sono il senso del gioco, sono in ogni parte del mondo, ho fatto esprimere tutte le culture attraverso il football. Per questo oggi parlo io… perché nessuno meglio di me può raccontare la storia moderna in forma globalizzata, come piace tanto ai giovani di oggi. In fondo io sono un “globo”.

    I miei genitori britannici mi hanno creato oltre un secolo fa, ma quei ragazzi che il 26 ottobre del 1863 si incontrarono tra una birra e l’altra, nella taverna di Great Queen Street a Londra, non avrebbero mai immaginato cosa stavano creando. Il senso a tutto quello che viene dopo, l’ho dato io, ma quella che vi voglio raccontare è un’altra storia, parte dal periodo più buio e triste per la storia dell’umanità, dove io e i miei simili eravamo stati sostituiti da armi devastanti come l’uomo mai aveva conosciuto. Invece di utilizzarmi per le loro dispute, preferirono le armi. Questa storia incomincia da quando quella follia chiamata guerra terminò e il mondo tornò di nuovo a giocare con me, anche se era difficile trovare uno spazio senza un cumulo di macerie per scendere in campo.

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