milan

  • Ufficiale l'accordo tra la Puma e il Milan. Firmata oggi una partnership a lungo termine tra il club rossonero e l'azienda tedesca. Il nuovo contratto partirà da luglio 2018. 

  • Giocare una delle migliori partite dell’anno può anche non bastare per vincere, soprattutto se si gioca contro la Juventus, sempre più vicina allo scudetto. Il Milan piace, ma non può fermare la corsa dei futuri ri-campioni d’Italia. Segnano Mario Mandzukic e Paul Pogba; piace Balotelli e questa è un’ottima notizia per Antonio Conte. Il Napoli ha giocato otto volte senza Higuian: aggiornando le statistiche con la vittoria sul Verona (successo mai in discussione) i successi sono sei e i pareggi due. Sarri sembra aver ritrovato la sua squadra, sarà la partita di sabato a San Siro contro l’Inter a far luce sul futuro del Napoli, oggi a più sette sulla Roma che in serata gioca all’Olimpico contro il Bologna.

    Male la Fiorentina, che perde contro l’Empoli, al primo successo nel girone di ritorno: Paulo Sousa a fine stagione potrebbe liberare la panchina e firmare per lo Zenit San Pietroburgo. È più di una possibilità.

    In zona retrocessione, a Palermo, Walter Novellino rischia la panchina: la sconfitta con la Lazio di Simone Inzaghi, all’esordio tra i “prof”, è stata maldigerita. Soprattutto, dopo sei sconfitte in otto partite, le prospettive sono più cupe. Carpi e Frosinone (sfortunato con l’Inter), sperano nella salvezza.

  • Ha vinto il Milan. Ha vinto meritando, perché pur nella mediocrità della partita, ha dimostrato di averne di più. L’Inter è una squadra vuota, priva di energie, al punto di poter compromettere quanto di buono fatto fino a ora in campionato.

    Gattuso ha riproposto il 4-3-3, sistema di gioco che penalizza Bonucci, ma libera in pieno il talento di Suso e permette a Kalinic di muoversi come più gli piace: spalle alle porta per giocare con gli interni che si inseriscono e pronto a infilare la difesa sulle imbucate dei compagni.

    Dire che la vittoria traghetta il Milan fuori dalla crisi è azzardato, di certo la sconfitta infila l’Inter in un tunnel che apparentemente sembra essere senza fine.

    Proprio così, il Milan più del talento ha messo in campo la forza di volontà e una discreta condizione fisica. Spetterà a Gattuso cercare di limare gli errori in fase di impostazione e dare un gioco più vario.

    L’altra sponda del Naviglio, invece, ha le pile completamente scariche: i centrocampisti sono in affanno, Candreva crossa ma la palla va dove vuole lei. E ancora Perisic e Icardi sono praticamente inesistenti: nell’arco di 120’ si sono accesi solo una volta a testa. Troppo poco. Veramente troppo poco! E sabato, con l’ultima di andata, è presto qua.

  • La finale sarà Juventus-Milan, la nobiltà del nostro calcio ha avuto la meglio sulla sfrontatezza dell’Atalanta e sull’imprevedibilità della Lazio. Se, con il Napoli che si era arreso ai quarti, la Juventus poteva essere ampiamente pronosticata, il passaggio del Milan non era poi così scontato. Gattuso prima ha dovuto vincere il derby, poi si è trovato davanti un ostacolo non facile da aggirare. Il successo ai rigori, dopo 120’ non esaltanti, ma equilibrati, ne è la prova.

    Per la Juventus la finale di Coppa Italia, con annessa vittoria (Allegri ne ha vinte tre consecutive) è una piacevole abitudine. Dalle parti di Vinovo non si rinuncia a un obiettivo (ogni riferimento ad altri club è puramente voluto), ma si gioca sempre per vincere. La rosa ampia permette di variare la formazione, ma Allegri è sempre molto bravo a motivare i suoi. L’Atalanta ci ha provato in tutti i modi: ha aggredito la Juve, ci ha provato e ha colpito un palo (cosa che ha fatto pure Douglas Costa), ma alla fine ha dovuto arrendersi a una squadra più forte.

    Lazio e Milan non hanno segnato né in 180’ né nei successivi 30’, anzi hanno pure faticato ai rigori, perché dei primi 5 ne sono stati parati 4. Ma Rino Gattuso ha compiuto l’ennesimo capolavoro, tattica e cuore. L’allenatore che ha sostituito Montella ha ribaltato la squadra, via la difesa a 3 e spazio alla linea a 4, ha scelto il 4-3-3 e fatto giocare tutti nel proprio ruolo. Quello di Gattuso non è un calcio complicato, ma il Milan ora è una squadra ordinata, che sa difendere, ripartire e impostare, la confusione della prima parte di stagione non c’è più. Il successo ai rigori è meritato.

    E tanto per cambiare, un trofeo si assegna ancora con una finale tra Juventus e Milan.

  • Il Milan sbatte anche contro il secondo ostacolo di un certo livello. Dopo la sconfitta con la Lazio arriva quella con la Sampdoria, meno fragorosa nelle dimensioni, ma altrettanto preoccupante.

    Montella ha visto la sua squadra in difficoltà dal primo all’ultimo minuto, con una Sampdoria organizzatissima che non ha corso pericoli e colpito con Duvan Zapata e l’ex interista Ricky Alvarez. Il peggio, però, è arrivato a metà pomeriggio, quando Marco Fassone, amministratore delegato, non ha risparmiato nessuno: andando giù duro con calciatori e guida tecnica.

    Gli sforzi fatti in estate, al momento, non sono ripagati dalla classifica, che invece premia l’Inter capace di soffrire e vincere contro il Genoa che Juric ha preparato alla perfezione. E proprio il carattere, che spesso aveva fatto difetto alla squadra in passato, sembra essere la prima risorsa di un gruppo che si va sempre più cementando.

    Juventus e Napoli, in testa alla classifica, sono evidentemente superiori alle due milanesi che dovranno lottare per entrare in Champions, perché lo scudetto sembra essere una questione a due.

  • Ci sono partite da vincere. Da vincere e basta. Non devi giocarle bene, devi vincere perché il risultato è più importante di tutto. Le devi vincere per te, per dimostrare che tutto quello che si dice in giro non è vero, è una colossale bugia. Quella partita da vincere, il Milan l’ha persa ancora una volta.

    Che la Juventus, vincitrice di sei scudetti consecutivi, sia la squadra più forte d’Italia (non se ne abbiano i tifosi del Napoli) non è una novità, che Allegri abbia saputo costruire una banda cinica è cosa nota a tutti. Di conseguenza il compito non era facile, anzi era terribilmente difficile. Però se hai già perso contro Lazio, Sampdoria, Romae Inter, se quando l’asticella si alza non collezioni neppure un punto è evidente che non si possa più guardare in faccia a nessuno.

    Poco importa che Montella nel post partita di Verona abbia lodato la squadra per il 4-1 o per aver segnato dopo 43 passaggi consecutivi. Il Milan doveva vincere contro la Juve, non per raddrizzare la classifica, perché questo sarebbe stato comunque un esercizio lungo.

    Il Milan doveva vincere per sé stesso, per dimostrare che il mercato di Fassone e Mirabelli non era un illusione. Il Milan doveva vincere e ancora una volta ha perso. E dopo l’undicesima giornata è già game over.

  • Cosa è successo al Milan? Cosa è successo al Milan che ha subito quattro reti contro la Lazio e ora subisce attacchi da parte della critica? Sul banco degli imputati per primo ci è finito Vincenzo Montella, ma subito dopo l’indice è stato puntato contro Bonucci, reo di aver commesso più di un errore e di essere in difficoltà rispetto all’anno scorso.

    La Lazio, primo vero ostacolo incontrato dai rossoneri in stagione, ha messo a nudo una serie di problemi. Primo tra tutti la difesa: Montella ha scelto quella a quattro, ma Bonucci è fortissimo a 3, perché a 4 paga e non poco. Intelligente, l’allenatore, nel post partita ad annunciare che giovedì, in Europa League si cambia.

    Leggendo la formazione e dando uno sguardo alla panchina, abbiamo visto seduti più di 150 milioni. Un controsenso? Sì, un controsenso, perché pare una sconfessione di quanto fatto in estate.

    Siamo solo all’inizio della stagione, la terza di campionato non può permettere di emettere una sentenza, ma una cosa è chiara: il Milan non è la corazzata che pareva essere a ogni “Ora passiamo alle cose formali”. I rossoneri hanno buone individualità e devono ancora trasformarsi in una squadra. Anche se c’è chi ha una rosa superiore.

  • Buona la prima. Ma verrebbe da dire: “Ci mancherebbe altro” vista la differenza di tasso tecnico tra il Milan e l’Universitatea Craiova. Buona la prima per il risultato, per i sorrisi del post partita e buona la prima perché ha segnato uno dei volti nuovi più attesi: Ricardo Rodriguez, sul taccuino di Mirabelli dai tempi dell’Inter, acquistato appena il diesse ha agito in prima persona.

    Buona la prima, ma ovviamente c’è parecchio da lavorare. Vincenzo Montella aveva predicato “piedi saldi a terra” dopo il 4-0 inferto al Bayern, figuriamoci dopo un 1-0 su una squadra romena tatticamente ordinata per merito di Devis Mangia, ex allenatore della nostra Under 21.

    Il Milan, a un’analisi fredda, è parso in difficoltà nella costruzione del gioco, perché gli avversari in fase di non possesso si difendevano con nove giocatori sotto la linea della palla (il 4-1-4-1 si trasformava in un 4-5-1) senza lasciare spazi per Montolivo e soprattutto per gli inserimenti di Kessie e Bonaventura. In avanti Cutrone ha colpito un palo, mentre Niang è parso confusionario, gettando un’altra grande occasione a livello personale.

    Evidentemente, viste le assenze, questa è una formazione che difficilmente sarà replicata nella prossime uscite. Però ha vinto e questa sera era la cosa che contava di più.

    Oggi, successo del Milan a parte, è stata una “supergiornata” per le squadre “a strisce”. Nella notte, la serata statunitense, la Juve ha battuto il Psg 3-2, mentre nel pomeriggio, la serata asiatica, l’Inter ne ha fatti 2 al Bayern. E ci aggiungiamo pure la vittoria della Roma contro il Tottenham, 24 ore prima.

    E’ calcio d’agosto, vale poco o nulla. Però, nel recente passato contavamo le sconfitte. Ora vinciamo. Che è meglio.

  • Quattro acquisti e 99 milioni di euro spesi, tra poco arriverà anche Lucas Biglia e la società lo pagherà più di una ventina di milioni. Poi c’è la spina Donnarumma, che tace ma non acconsente.

    Il Milan è il club che si è mosso più di ogni altro sul mercato e, probabilmente, dovrà completare la campagna acquisti entro il 30 giugno, poi penserà alle cessioni, perché è evidente che per la prossima stagione non ci sia posto per tutti.

    Fassone e Mirabelli hanno lavorato per mesi a fari spenti, poi una volta giunta l’ufficialità del “closing” si sono tuffati sul mercato, con l’intento di fare in fretta, perché il club al momento è un osservato speciale dell’Uefa che chiede come si pensa di rientrare nei parametri del Financial Fair Play. Ma questo non penso interessi al tifoso, che pregusta una stagione di vertice, un campionato nel quale fare il solletico a Juventus, Roma e Napoli, con l’Inter a inseguire.

    Musacchio, Rodriguez, Kessie e André Silva sono ottimi acquisti, proprio come lo sarà Lucas Biglia che il presidente della Lazio, Lotito, ha dato in partenza. Montella è un ottimo allenatore e saprà come miscelare i vecchi e i nuovi, perché Suso è reduce da un buon campionato e in difesa Paletta è parso quello che si era conquistato la maglia azzurra.

    Resta la spina Donnarumma. Il Milan ha fatto un’offerta irrinunciabile per un diciottenne e giustamente vuole gestire il cartellino del giocatore in caso di cessione. Quindi, niente clausole per abbandonare la nave. Mino Raiola procuratore del calciatore ha provato a spaventare il club con interviste e silenzi, ma la dirigenza ha reagito accogliendo in grande stile a “Casa Milan” Jorge Mendes, altro superprocuratore e fatto chiaramente intendere che dopo Gigio non ci saranno più calciatori rappresentati dall’italo-olandese. E anche questo è un bel messaggio da parte della società.

    Sembra sia nato un Milan forte in campo e dietro la scrivania. Proprio quello che i tifosi chiedevano da tempo.

  • I risultati dell’estate talvolta sono bugiardi, perché non è possibile sapere quale tipo di allenamento una squadra abbia svolto il giorno precedente. Però il 4-0 del Milan al Bayern Monaco va celebrato.

    Ancelotti ha schierato una squadra simil titolare (mancava Neur; al posto di Robben c’era Coman), mentre Montella in panchina aveva Bonucci e Biglia, in attesa di conoscere chi sarà il centravanti titolare (Bacca non è gradito, André Gomes non è pronto, Cutrone è ancora acerbo malgrado i 2 gol al Bayern).

    Il 4-0, però, merita di essere celebrato, perché la squadra a tratti ha giocato un buon calcio: palla a terra, triangolazioni e grande attenzione alla fase di non possesso. Tutti sembrano ubbidire all’allenatore, dal comportamento e dall’impegno messo in campo è palese che nessuno voglia andarsene.

    Giovedì inizierà ufficialmente la stagione con l’andata del terzo turno di Europa League, l’Universitatea Craiova è l’avversario riservato dall’urna. Non ci saranno Bonucci e Biglia, ma importa poco: in campo ci andrà chi contro il Bayern ha chiuso il primo tempo in vantaggio 3-0. Non è poco!

  • Gigio, adesso tocca a te. Vincenzo Montella è il primo a uscire allo scoperto: “Donnarumma deve dire cosa vuole fare l’anno prossimo. Deve dire se vuole rimanere al Milan oppure se decide di accettare le proposte che gli giungono da altri club”.

    Senza dubbio, Gigio è un futuro campione, ha uno dei due agenti più potenti al mondo (Raiola), è in costante crescita (malgrado qualche errore nelle ultime gare) e piace a parecchi club. Club che hanno più risorse economiche del Milan, che comunque si sta muovendo bene sul mercato.

    Il cuore dice Milan, l’ambizione spingerebbe a balzare su un aereo direzione Madrid o Manchester, dove i due titolari, Navas e Bravo, non sembrano riscuotere la fiducia incondizionata di Zidane e Guardiola.

    Il Milan sa tutto, Fassone ha fatto leva sulla famiglia e sull’amore per il Milan, ma ha dimenticato che il ragazzo ha firmato una procura e comunque vada al tavolo delle trattive si siederà pure Mino Raiola, che alzerà l’asticella.

    C’è chi dice che 18 anni sono pochi per volare, ma fino a ora, Donnarumma ha bruciato le tappe, dimostrando maturità e forza mentale. Lui non si espone, bacia la maglia, ma non parla. Il gesto sarebbe eloquente, accompagnato da una parola: “Resto” lo sarebbe di più.

  • La storia ci insegna che c’era un Milan che non si fermava mai. Che, quando serviva, sapeva segnare anche poco prima o molto dopo il 90’. Per un po’, però, lo spirito di quel Milan allenato da Carlo Ancelotti era finito in soffitta.

    Una decina di anni dopo, con Vincenzo Montella a capo di giocatori molto meno talentosi, quello spirito è stato riesumato. Perché Maldini, Nesta, Pirlo, Seedorf, Sheva, Kaka e Inzaghi nasci, non diventi. Ma se non sei stato baciato in fronte dal “Dio del calcio”, puoi fare altro. Ad esempio, non arrenderti. Mai. Soprattutto se stai giocando un derby.

    Così a fine primo tempo e a trequarti di secondo tempo, l’Inter era convinta di conquistare i tre punti. Il meglio, il Milan, sembrava averlo dato prima del riposo, quando Candreva e Icardi avevano bucato Donnarumma, invece, per il popolo rossonero il meglio doveva ancora venire.

    Gol di Romagnoli, Inter che prova a controllare la partita e al 97’ sull’ultimo corner, scaturito da un’azione offensiva che l’Inter poteva gestire meglio, è arrivato il gol del 2-2. Un gol che Orsato ha convalidato solamente dopo aver controllato l’impulso elettronico sul suo orologio. Un derby deciso dalla “Goal Line Tecnology”. E dal cuore del Milan di Montella.

  • Analisi statistica della partita
    Il dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato una netta prevalenza per il Milan: 58% per i rossoneri e 42% per i nerazzurri. Il Milan ha portato 100 attacchi, contro 86 dei nerazzurri. Il Milan ha attaccato con 80 sviluppi offensivi manovrati, 8 attacchi in contropiede e 12 sui calci piazzati, L’Internazionale ha fatto registrare un dato di 69 sviluppi offensivi manovrati, 15 attacchi in contropiede e 2 sui calci piazzati. Sono stati 9 i tiri per l’Inter e 12 quelli del Milan. Equilibrio nel numero e nella precisione dei cross tentati: i locali li hanno tentati 12 volte di cui 4 precisi mentre il Milan ha effettuato 13 cross di cui 4 precisi. Il Milan ha battuto 8 calci d’angolo contro 2 dell’Inter. Tre i cartellini gialli per i nerazzurri e due per i rossoneri.

    La partita ha vissuto di momenti di intensità alternati tra le due squadre. Nel primo quarto d’ora di partita il possesso del Milan è stato di poco superiore (53%), ma l’Inter in questa prima parte di gara non è andata al tiro contro ben 6 tentativi dei rossoneri in 15 minuti.

    Il Milan ha concluso al tiro 2 attacchi manovrati, ha effettuato un tiro su attacco in contropiede e ben 6 su sviluppo da calcio piazzato, mentre i nerazzurri hanno tirato 6 volte dopo azione manovrata, una volta al culmine di attacchi in contropiede e una su sviluppo da calcio piazzato. Il Milan ha attaccato prevalentemente da destra: 48 attacchi, poi 24 attacchi da sinistra e solo 16 dal centro. L’Inter ha attaccato molto da sinistra (41 attacchi), contro 21 da destra e 22 dal centro.

    Il Milan ha effettuato 567 passaggi con l’86% di precisione, mentre i nerazzurri ne hanno effettuati 381 con l’81% di precisione. Sono stati 82 i passaggi preparatori dei locali contro i ben 161 degli ospiti, superiorità ospite netta anche nel dato dei costruttivi (378 a 282 per i rossoneri). Superiore il Milan nel numero e nella precisione dei passaggi incisivi/chiave: 17 tentati dai locali di cui 10 precisi contro 28 tentati degli ospiti di cui 15 precisi. Il Milan ha effettuato 28 passaggi lunghi contro 38 dell’Inter.

    Supremazia del Milan nei contrasti bassi (55% in favore del Milan), mentre ha prevalso di poco l’Inter nei duelli aerei: 51% vinti per i nerazzurri.

    Sono 39 i dribbling tentati dai locali con solo il 36% di riuscita, mentre gli ospiti ne hanno tentati 48 con il 61% di positivi.

    Nell’Inter il più cercato dai compagni è risultato essere Joao Mario con 46 passaggi ricevuti, seguito da Miranda con 39. La linea di passaggio più battuta è stata quella tra Miranda e Medel con 24 passaggi nelle due direzioni, seguita da quella tra Nagatomo e Miranda con 20. Già questi numeri ci rivelano la difficoltà dell’Inter nel dare sbocco al giro palla con verticalizzazioni sistematiche. Il solo Kondogbia è riuscito a innescare con regolarità Joao Mario con 11 passaggi, il portoghese ha poi ricevuto 9 passaggi da Nagatomo e 7 da Perisic a dimostrazione di come sulla sinistra la manovra nerazzurra è più costruita, mentre a destra l’unico sbocco è stato il comunque poco cercato Candreva che ha ricevuto soprattutto da Gagliardini (7) e ha completato solo 18 passaggi tentando solo 3 cross. Più cross di tutti li ha tentati Perisic: 5.

    Il giocatore del Milan che ha ricevuto più passaggi è stato Suso con 58 seguito da Deulofeu con 53. La linea di passaggio più battuta è stata quella da De Sciglio a Deulofeu con 24 passaggi, l’attaccante esterno rossonero è stato il principale pericolo per la squadra avversaria, tentando tre tiri e cercando la superiorità laterale con ben 20 dribbling. La ricerca dell’azione personale in fascia è costante nella squadra rossonera come dimostrano i 16 dribbling tentati da Suso che però dopo aver ricevuto 26 passaggi da Calabria spesso è dovuto tornare dal terzino (10 passaggi). Suso ha comunque effettuato più cross di tutti: 6.

  • Lazio – Milan 1-1 - Analisi statistica della partita 
    [Dati forniti da InStat - www.instatfootball.com]

    Il dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato una netta prevalenza per il Milan: 55% per i rossoneri e 45% per i laziali. Il Milan ha portato 95 attacchi, contro i 96 della Lazio. Il Milan ha attaccato con 73 sviluppi offensivi manovrati, 11 attacchi in contropiede e 11 sui calci piazzati, la Lazio ha fatto registrare un dato di 59 sviluppi offensivi manovrati, ben 29 attacchi in contropiede e 8 sui calci piazzati. Sono stati 19 i tiri per la Lazio e 9 quelli del Milan. Superiorità locale nel numero e nella precisione dei cross tentati: i locali li hanno tentati 15 volte di cui 3 precisi mentre il Milan ha effettuato 8 cross di cui uno precisi. Il Milan ha battuto 8 calci d’angolo contro 5 della Lazio. Due cartellini gialli per parte.

    Il primo tempo è stato molto equilibrato con il 50% di possesso medio al termine dei 45 minuti. La squadra laziale è stata però nettamente più efficace arrivando al tiro ben 14 volte di cui 9 nello specchio della porta. Il Milan in 45 minuti ha fato registrare solo 4 tiri di cui uno in porta.

    Il Milan ha attaccato prevalentemente dal centro: 37 attacchi, poi 26 attacchi da sinistra e solo 21 da destra. La Lazio ha attaccato moltissimo da destra: 47 attacchi, poi 27 da sinistra e solo 14 dal centro.

    Il Milan ha effettuato 575 passaggi con l’84% di precisione, mentre i laziali ne hanno effettuati 420 con l’80% di precisione. Sono stati 119 i passaggi preparatori dei locali contro i 183 degli ospiti, superiorità ospite netta anche nel dato dei costruttivi (369 a 272 per i rossoneri). Superiore la Lazio nel numero e nella precisione dei passaggi incisivi/chiave: 29 tentati dai locali di cui 14 precisi contro 23 tentati degli ospiti di cui 8 precisi. Il Milan ha effettuato 24 passaggi lunghi contro 31 della Lazio.

    Supremazia dei locali nei contrasti bassi (56% in favore della Lazio), e superiorità milanista nei duelli aerei: 57% di vinti dai rossoneri. Migliore il dato degli ospiti nell’aggressività in fase di non possesso: con 70 palloni vaganti conquistati per i laziali e 62 per il Milan; superiorità locale nel dato dei palloni intercettati: 60 a 52 per i milanisti.

    Nella Lazio il più cercato dai compagni è risultato essere Felipe Anderson con 57 passaggi ricevuti, seguito da Biglia con 40.

    Sulla fascia sinistra più difficoltà per Radu nel trovare direttamente Keita, con conseguente appoggio del gioco su Milinkovic-Savic (13 passaggi); il Milan ha lavorato molto sulla densità interna per limitare il temuto Parolo che infatti ha ricevuto solo 17 passaggi e ha tentato solo un tiro. Più cross di tutti li ha tentati Felipe Anderson: 5. Il giocatore del Milan che ha ricevuto più passaggi è stato Suso con 61 seguito da Gomez con 53. La linea di passaggio più battuta è stata quella da Zapata a Vangioni con 15 passaggi, anche i difensori centrali rossoneri come i laziali hanno scambiato molto il pallone tra loro: 26 passaggi nelle due direzioni; da sottolineare come Suso sia stato il principale catalizzatore dei passaggi di Abate (14), Poli (11) e Sosa (11); in conseguenza di questo (ma in parte anche a causa) Ocampos ha ricevuto solo 24 passaggi in un’ora di gioco servendo a sua volta solo 18 passaggi in tutto; a compensare queste difficoltà di uscita a sinistra ha provato Delofeu che ha ricevuto più palloni proprio da Vangioni (6) che altrimenti non aveva sbocchi e doveva tornare da Zapata (8).

  • Milan – Fiorentina 2 - 1 Analisi statistica della partita
     [Dati forniti da InStat - www.instatfootball.com]

    l dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato una netta prevalenza per la Fiorentina: 61% per i viola e 39% per i rossoneri. Il Milan ha portato 80 attacchi, contro i 94 dei viola. Il Milan ha attaccato con 59 sviluppi offensivi manovrati, 14 attacchi in contropiede e 7 sui calci piazzati. La Fiorentina ha fatto registrare un dato di 70 sviluppi offensivi manovrati, 12 attacchi in contropiede e 12 sui calci piazzati. Sono stati 18 i tiri per i viola e 7 quelli del Milan.

    Nel primo quarto d’ora di partita la Fiorentina ha mantenuto il 55% di possesso e soprattutto è andata al tiro ben cinque volte di cui due in porta, contro un solo tentativo del Milan. Nel secondo tempo possesso della Fiorentina medio del 68% con una notevole punta dell’81% dal 45° al 60°, frazione in cui la squadra viola è riuscita ad andare al tiro 4 volte di cui due in porta, mentre nella mezzora finale sono stati solo tre i tentativi degli ospiti e solo uno del Milan, poco preciso in uscita con la palla come dimostrano i 19 palloni recuperati dal 60° al 90° dai viola nella metà campo avversaria.

    Il Milan come di consueto ha attaccato prevalentemente da destra: 35 attacchi, poi 22 attacchi dal centro e solo 16 da sinistra. La Fiorentina ha attaccato con più equilibrio: 33 attacchi da destra, contro 25 da sinistra e 24 dal centro.

    Il Milan ha effettuato 412 passaggi con l’83% di precisione, mentre i viola ne hanno effettuati 641 con l’88% di precisione. Sono stati 106 i passaggi preparatori dei locali contro i ben 220 degli ospiti, superiorità ospite netta anche nel dato dei costruttivi (391 a 287 per i viola). Superiore la Fiorentina nel numero e nella precisione dei passaggi incisivi/chiave: 19 tentati dai locali di cui 8 precisi contro 30 tentati degli ospiti di cui 14 precisi. Il Milan ha effettuato 36 passaggi lunghi contro 26 dei viola.

    Supremazia nettissima dei locali nei contrasti aerei (72% in favore del Milan), mentre ha prevalso la Fiorentina nei contrasti bassi: 53% vinti per i viola. Migliore il dato degli ospiti nell’aggressività in fase di non possesso: con 63 palloni vaganti conquistati per i viola e 48 per il Milan; superiorità locale nel dato dei palloni intercettati: 54 a 43 per i rossoneri.

    Il giocatore del Milan che ha ricevuto più passaggi è stato Suso con 43 seguito da Sosa con 40. La linea di passaggio più battuta è stata quella tra Delofeu e Vangioni con 10 passaggi dal terzino all’attaccante e undici in direzione contraria, sulla fascia opposta 10 passaggi da Abate a Suso. Da sottolineare come l’attitudine al dribbling di Suso (9 tentati) lo abbia portato a scaricare più spesso su Sosa (6) di quanto non abbia fatto Delofeu (un solo passaggio a Sosa e solo 3 dribbling tentati) che ha preferito se pressato scaricare a Vangioni (11 passaggi). Il centravanti Bacca abbia di fatto dialogato (poco) solo con Suso con 9 passaggi tra i due (4 ricevuti e 5 effettuati), ricevendo per il resto 4 palloni da Donnarumma e completando in tutto solo 9 passaggi precisi e tentando un tiro. Vangioni ha effettuato più cross nella sua squadra: tre.

    Nella Fiorentina il più cercato dai compagni è risultato essere Borja Valero con 84 passaggi ricevuti, seguito da Vecino con 79. A fronte di un possesso palla nettamente superiore (61%), il numero di attacchi totali della Fiorentina non è altissimo (94), questo perché la squadra viola ha fatto correre la palla molto tra i difensori centrali e i centrocampisti trovando con difficoltà lo sviluppo verticale. Kalinic è stato spesso solo nelle magli difensive rossonere, ha ricevuto di più da Vecino (6 passaggi), completando però solo 8 passaggi precisi arrivando al tiro due volte. Più cross di tutti li hanno tentati Salcedo e Chiesa: 4 a testa.

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