Maurizio Sarri

  • Per 3 anni Maurizio Sarri è stato con noi, come “studente” ai nostri Master di allora Salsomaggiore. E ora ha realizzato il sogno di tutti gli allenatori dilettanti del mondo. Ha conquistato l’Europa League.

    E per Maurizio il sogno si è avverato anche grazie alla… signora Sarri. Nell’autunno 2003, inviato a Empoli per una telecronaca, nel post partita mi dissero: “Qui a San Giovanni Valdarno allena uno che farà strada, ha idee e fa giocare bene la squadra. Ed è pure coraggioso, lavorava in banca in Piazza della Signoria a Firenze e si è licenziato per allenare il Sansovino, in D”.

    Nel viaggio di ritorno pensai più volte a quello che mi era stato detto, così la mattina successiva entrai nell’ufficio dell’allora direttore e dissi: “Mi hanno detto che alla Sangiovannese allena uno che farà strada… fammelo intervistare, potrebbe incarnare il sogno dei nostri lettori: Eccellenza, D, quindi la C2 e poi chissà…”. Incontrai parecchie resistenze, ma nel giro di un mese programmammo l’intervista.

    Maurizio Sarri mi invitò a casa, mi fece accomodare nell’ufficio che si era creato a piano terra della sua villetta e poi mi invitò a pranzo dal “su babbo”. Mangiammo in religioso silenzio, per seguire una trasmissione di un’emittente toscana che mandava in onda i servizi sulle partite della domenica precedente delle squadra dalla C all’Eccellenza.

    A tavola c’era anche la moglie di Sarri e quando tornammo nel suo studio per parlare ancora di tattica, mi disse: “Quando le ho detto che volevo lasciare definitivamente la banca, che volevo solo allenare a Monte San savino, che mi sarebbe piaciuto fare solo l’allenatore, neppure più il promotore finanziario, mi ha risposto: “Maurizio insegui il tuo sogno, per vivere basta il mio stipendio”.

    Giuro, mi sono commosso…

    L’ho chiamato quando allenava a Pescara, l’ho ritrovato un martedì a Bergamo, nel prepartita di Albino-Grosseto: ci fu un abbraccio forte e sincero. Nel secondo tempo, la partita non offrì moltissimo, raccontai la sua storia, compreso l’aneddoto della moglie. Il direttore di SkySport, Massimo Corcione, mi chiamò il giorno successivo e disse che gli era piaciuto come avevo dipinto la figura dell’allenatore giunto per salvare il Grosseto nelle ultime 8 partite.

    Ieri tutti avete visto Chelsea-Arsenal, la Coppa alzata al cielo e la gioia dipinta sul suo volto rilassato, ma solo dopo il fischio finale dell’arbitro. Io no, ho rivissuto quella giornata a San Giovanni Valdarno, quando con un po’ di cocciutaggine feci conoscere ai lettori de “Il Nuovo Calcio” quell’allenatore che un giorno avrebbe vinto l’Europa League. Un allenatore che era venuto per tre anni consecutivi ad aggiornarsi ai nostri master, come molti di voi faranno, nel 2000, 2001, 2002. E allenerà la Juventus?

  • Che la Juventus la scorsa stagione spesso abbia giocato con il freno a mano tirato è stato evidente per tutti. C’è chi l’ha visto, chi l’ha scritto e chi ha preferito bisbigliarlo, ma la scelta di Allegri è stata chiara: “Risparmiamo energie perché i trofei si vincono in primavera”.

    Le vittorie apatiche, però non hanno fatto deflagrare le attese generate dall’acquisto di Cristiano Ronaldo. Di certo: “Non si può sempre vincere 5-0”, ma con la rosa a disposizione accontentarsi di segnare un gol, senza neppur avere premuto molto non può bastare.

    L’arrivo di Maurizio Sarri, invece, rappresenta una sorta di “riacquisto” della maggior parte dei calciatori della rosa.

    Pensate a Cancelo (se rimarrà…) ed Alex Sandro che potranno spingere con grande continuità oppure ai centrocampisti che non dovranno limitarsi, ma potranno creare per 90’ e inserirsi. Chi ne gioverà? Cristiano Ronaldo, soprattutto. CR7 avrà più occasioni da rete, dopo il gol dell’eventuale vantaggio la squadra giocherà per fare ancora gol e se possibile per segnarne un altro. Come il Napoli, che abbiamo ammirato negli anni del “Sarrismo”, che oggi in parecchi sotto il Vesuvio rinnegano. Le grandi di Champions lo hanno dimostrato: per vincere in Europa bisogna puntare sul gioco (questo non vuol dire avere la difesa allegra che omaggia gli avversari), creare, non fermarsi. Mai.

    Per questo Andrea Agnelli, Nedved e Paratici hanno deciso di voltare pagina. Nella speranza di fare il bene della Juventus, perché “Una Champions è per sempre”.

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