MASTER

  • 2 e 3 LUGLIO 2016 - MASTER DI TATTICA E STRATEGIA CALCISTICA
    “MODELLI DI GIOCO: SOLUZIONI OFFENSIVE, DIFENSIVE E TRANSIZIONE”

    Nuova Location:
    Firenze, Museo del Calcio, Coverciano
    Via Aldo Palazzeschi 20

    Nuova formula:
    Corso + pranzi al ristorante del Centro Tecnico di Coverciano + abbigliamento sportivo

    Quote di partecipazione:
    entro il 15 giugno: € 190 singolo corso; € 320 entrambi i corsi
    dal 16 giugno: € 240 singolo corso

    Relatori:
    ROBERTO STELLONE Allenatore del Frosinone
    CHRISTIAN PANUCCI Allenatore del Livorno
    FABIO CELESTINI Allenatore del Losanna, Svizzera
    GIOVANNI GALLI Allenatore Uefa Pro, voce e firma “tattica” di Mediaset Premium e della nostra rivista
    MASSIMO RASTELLI Allenatore del Cagliari
    FABRIZIO CASTORI Allenatore del Carpi

  • Moreno Longo

    Allenatore Uefa Pro, quest’anno tecnico del Frosinone.

    Il mister piemontese, dopo le esperienze nel settore giovanile del Torino e la splendida annata alla Pro Vercelli in B, la scorsa stagione ha riportato il Frosinone in Serie A. Ha utilizzato diversi sistemi di gioco, tra cui il 3-5-2, adattandolo/modificandolo soprattutto in fase offensiva grazie al ruolo del trequartista. Di questo parlerà il 30 giugno a Coverciano.

    Titolo della relazione: “La trasformazione dei sistemi di gioco: come può cambiare il 3-5-2 nelle due fasi con l’utilizzo del trequartista

  • Aurelio Andreazzoli

    Allenatore Uefa Pro, tecnico dell’Empoli. L’Empoli di Andreazzoli, quest’anno e la passata stagione, a detta di numerosi addetti ai lavori e suoi colleghi, è stata una delle squadre più organizzate e moderne di tutto il panorama italiano. Il mister sarà presente sabato 29 giugno al nostro incontro di aggiornamento per parlarci della fase offensiva sviluppata secondo i princìpi di gioco.

    Titolo della relazione: “L’organizzazione della fase di possesso. I princìpi di gioco”

  • Giovanni Galli

    Allenatore Uefa Pro, direttore sportivo, Campione del Mondo a Spagna 1982.

    Il nostro esperto di tattica sarà anche quest’anno con noi per illustrare – grazie a una serie di elaborazioni video – i temi più scottanti della nostra Serie A e del calcio internazionale. Saranno analizzate anche le modifiche regolamentari per la prossima stagione, che potrebbero portare a interessanti evoluzioni tattiche.

  • 25 e 26 giugno 2016 - MASTER DI SETTORE GIOVANILE
    “COME FORMARE I GIOCATORI DEL FUTURO: METODOLOGIA, ALLENAMENTO E PROPOSTE PRATICHE”

    Nuova Location:
    Firenze, Museo del Calcio, Coverciano
    Via Aldo Palazzeschi 20

    Nuova formula:
    Corso + pranzi al ristorante del Centro Tecnico di Coverciano + abbigliamento sportivo

    Quote di partecipazione:
    entro il 15 giugno: € 190 singolo corso; € 320 entrambi i corsi
    dal 16 giugno: € 240 singolo corso  

    Relatori:
    DANIELE CORAZZA
    Responsabile del settore giovanile del Bologna
    MARCO FIORETTOResponsabile del settore giovanile e allenatore degli Allievi nazionali del Chievo Verona
    VINCENZO VERGINEDirettore del coordinamento e dello sviluppo del settore giovanile della Fiorentina
    GIOVANNI INVERNIZZIResponsabile del settore giovanile della Sampdoria
    GIOVANNI MESSINACoordinatore regionale SGS FIGC, Friuli Venezia Giulia

    Novità!
    ANTONELLO MATTEI Allenatore dei Giovanissimi Regionali della Roma

     

  • L’autore del quarto libro della collana “I tattici” dal titolo “Il 3-5-2. Princìpi, evoluzioni ed esercitazioni” è stato ospite al Master Prime Squadre organizzato dalla nostra rivista e ha parlato della fase di non possesso di tale organizzazione tattica.

    L'allenatore laziale, Agenore Maurizi, che in questa stagione ha guidato il Teramo che militava nel girone B di Lega Pro, portandola al raggiungimento della salvezza, ha illustrato i concetti della fase difensiva del 3-5-2.

    Le fondamenta
    Il tecnico ha spiegato il suo pensiero partendo dal fatto che il sistema di gioco è una semplice dislocazione dei calciatori in campo e ha una valenza puramente numerica. Nell’evoluzione del gioco durante la partita è difficile vedere esattamente i moduli come appaiono sulla carta, ecco perché ritiene importante lavorare sui princìpi.

  • L’intervento in aula e in campo dell’allenatore dell’Empoli è stato incentrato sulla gestualità del passaggio. L’importanza del “gioco”, delle scelte e di ricercare la profondità.

    In questo articolo, che ho accettato molto volentieri di scrivere direttamente, parlerò del mio intervento al Master de Il Nuovo Calcio. Innanzitutto, desidero ringraziare tutta l’organizzazione per aver vissuto un momento del genere. Al termine ci si sente arricchiti, si capisce di aver appreso qualcosa di nuovo, di... sapere di più. Questo grazie anche al confronto informale con tutti i mister presenti. Prima di entrare nei dettagli della relazione, vorrei incentrare il focus sulla locuzione “allenare il passaggio in situazione”: si intende quando il possessore deve scegliere in virtù dei posizionamenti di compagni e avversari; il lavoro in tale direzione è motivato da fondamenti di neuroscienze. Quindi, in questo scritto, dopo una prima parte più didattica, vedremo come stimolare la giocata in profondità e in che modo agire sul campo (l’articolo rappresenta un sunto della relazione di Alessandro, per chi volesse approfondire vi sono i video completi dell’evento, ndr).

    Il passaggio
    Possiamo definirlo come l’atto di trasmissione della palla a un compagno: siamo di fronte all’unione tra due elementi, rappresenta il collegamento tra un’azione individuale e una collettiva in fase di possesso. Possiamo classificarlo secondo la sua direzione o la sua funzione, riconoscendo di conseguenza tipologie direzionali e funzionali. Per la sua direzione, possiamo identificare il passaggio:

    - in profondità (o verticalizzazione);
    - indietro (in scarico);
    - incrociato – si indica la trasmissione solitamente aerea, che va da una parte all’altra del campo, un cambio gioco insomma;
    - trasversale, tipico del giro palla.

    Scopri di più sul numero di agosto: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo o digitale

  • Cosa ha detto l’ex allenatore dell’Empoli, ora collaboratore per la fase difensiva di Spalletti all’Inter, Martusciello al nostro incontro di Coverciano.

    I particolari fanno la differenza alla stregua di letture univoche delle situazioni di gioco. In fase difensiva ancora di più: Giovanni Martusciello spiega come lavorare con la linea difensiva più il play avendo come unico punto di riferimento il pallone e non preoccupandosi degli avversari. Un’interessante lezione che mostra una didattica curata e appresa grazie al confronto con alcuni tra i migliori esperti di questo modo di agire.

    L'esperienza di Giovanni Martusciello da giocatore prima, da allenatore poi e da collaboratore di alcuni dei tecnici italiani più innovativi in Italia (Sarri su tutti, come ci ha confermato direttamente), ha portato la sua attenzione alla cura dei dettagli difensivi, sviluppando dei princìpi per la fase di non possesso correlati al movimento del pallone, sia dal punto di vista collettivo sia individuale. Tutta la sua metodologia si basa sull’idea che lavorare unicamente sui movimenti della palla semplifica il ragionamento dei giocatori perché hanno un unico riferimento.

    LA DIDATTICA

    Il lavoro viene svolto dalla linea difensiva con l’aggiunta di un vertice basso. Principalmente le difficoltà per la linea sono quelle di coprire lo spazio alle spalle (avendo il coraggio di difendere molto alti) e di “rompersi” per gestire anche i settori davanti a ogni elemento, soprattutto centralmente. La lettura, in quest’ultimo caso, diventa più complessa perché i calciatori devono anche capire i tempi per agire appunto “in avanti”. Ecco che la posizione del centrocampista, il vertice basso, a protezione e con funzioni da schermo, serve appositamente per evitare che un difensore debba scomporsi per “uscire” in verticale; così può concentrarsi unicamente su quello che avviene “dietro”. Il play, lavorando in tale modo, oltre a contrastare direttamente gli avversari che avanzano, può utilizzare l’azione ritardatrice per rallentare chi ha la sfera o cercare il recupero di una palla sporca. Meglio evitare i falli, ma a volte sono necessari.

    Scopri di più sul numero di settembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

  • Nel calcio giovanile l’estro creativo è tutto. Grazie alla tecnica il calcio diventa emozione: per questo un buon allenatore non deve limitare i bambini nella loro fantasia. Ecco il principio su cui si basa la filosofia di Andrea Biffi, nostro relatore a Coverciano.

    Era il 19 aprile del 2000, il Real Madrid affrontava in trasferta il Manchester United campione d’Europa in un quarto di finale di Champions indimenticabile per la storia del calcio. Fernando Redondo regalò a Raul l’assist del facile 3-0, l’azione scaturì da una soluzione personale dell’asso argentino: el taconazo. Apparentemente semplice, ma bello da vedere, il guizzo del metronomo madrileno ha permesso a molti di capire che il nostro sport può essere istinto, ma anche estasi per gli occhi.

  • Le principali indicazioni e i princìpi di gioco in cui crede, di mister Andreazzoli, al nostro Master di Coverciano.

    Bisogna crederci sempre. L’occasione capita, ma bisogna cercarsela. L’importante è “esprimere” il massimo di se stessi, mettersi in gioco e avere le idee chiare. Questo uno dei primi concetti che mister Aurelio Andreazzoli ha evidenziato al nostro Master di Coverciano.

    Andreazzoli è un grande sostenitore dell’utilizzo del drone, che consente di riprendere le esercitazioni da varie angolazioni. «È un mezzo molto interessante, che ti aiuta a rivedere il lavoro fatto appena mezzora dopo la fine della seduta». Oltre a questo, si possono riprendere le esercitazioni da varie angolazioni, potendo così utilizzare più prospettive per verificare il lavoro in funzione dell’obiettivo che si sta perseguendo.

  • Perché il gioco è fondamentale per stimolare l’apprendimento nei giovani calciatori. Le strutture da utilizzare e l’importanza delle emozioni.

    I termini istruttore e formatore sono spesso usati come sinonimi, ma a mio parere sono esattamente l’uno il contrario dell’altro: l’istruttore è colui che istruisce, che dà istruzioni, che trasmette il suo “sommo” sapere, che dice “si fa così”; il formatore invece è colui che aiuta il “formando” ad acquisire una propria forma, una propria identità. A tal proposito è chiaro che i bambini non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere. Proprio da questo concetto sono voluto partire al Master de Il Nuovo Calcio, in merito al quale vi propongo un sunto del mio intervento in aula e sul campo.

    Tornando al discorso precedente, spetta a noi la scelta da compiere: dobbiamo capire cosa vogliamo essere per i nostri ragazzi: vogliamo “riempirli” di nozioni oppure considerarci una scintilla per provare a innescare quel fuoco che ogni singolo ragazzo alimenterà nel tempo in base alle sue potenzialità. Spesso pensiamo che il bravo “allenatore” sia quello che spiega tanto, che corregge, che dà consigli durante una seduta, una partita, che guida la squadra, ma siamo sicuri che così facendo aiutiamo un giocatore a esprimersi al meglio e soprattutto ad acquisire competenze di gioco durature? Secondo il pedagogista americano Edgar Dale, mediamente una persona dopo due settimane tende a ricordare il venti per cento di ciò che ascolta e il novanta per cento di ciò che fa. Nel primo caso si parla di un apprendimento di tipo passivo, utile nello sviluppo di memoria a breve termine, mentre nel secondo di apprendimento attivo, in cui viene sollecitata la memoria a lungo termine, elemento prezioso poiché, se ben stimolato, permette al giocatore di interiorizzare determinate competenze che lo renderanno, nel tempo, indipendente dall’aiuto dell’allenatore che lo ha sempre guidato in ogni situazione.

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  • Atalanta, Sampdoria, Ajax e Liverpool: su queste squadre ha incentrato l’attenzione il nostro esperto di tattica al Master per le prime squadre.

    Si può vincere in tanti modi, bisogna essere solo bravi a trovare il proprio in base ai giocatori a disposizione, al contesto in cui si lavora, alle idee in cui si crede. Questo è sempre stato il “motto” di Giovanni Galli quando si parla di tattica. “Ha vinto Guardiola, ma anche Mourinho...” ha detto il nostro esperto al Master di Coverciano, a significare che non esiste nessuna ricetta per conquistare titoli e che il calcio è imprevedibile (basta pensare alle due semifinali di Champions).

  • Perché è conveniente nel settore giovanile impostare il gioco dal portiere. I vantaggi e le proposte per farlo indicati da Giovanni Valenti nel corso del suo intervento al nostro Master.

  • Battuto il record di partecipazioni! Sì, la quarta “volta” a Coverciano (campi del Settore Tecnico e Museo del Calcio) è stata quella che ha visto il maggior numero di presenze a entrambi gli eventi, con un totale di oltre 330 tecnici nei quattro giorni di aggiornamento organizzati lo scorso giugno. Come ogni stagione vi proponiamo in questo numero e nel prossimo un riassunto delle relazioni, in aula e sul campo, del nostro prestigioso parterre di relatori, sia per il Master di Settore Giovanile, sia per quello delle Prime Squadre.

    Partendo da quest’ultimo, nelle prossime pagine potete leggere gli articoli relativi agli interventi di Giovanni Galli, Aurelio Andreazzoli, Moreno Longo e Agenore Maurizi, tutti allenatori che non hanno bisogno di presentazioni.

  • Speciale Master Prime squadre 

    Come è possibile modificare lo schieramento di base e arrivare ad altri sistemi per mettere in difficoltà l’avversario di turno.

    Mario Beretta e Martino Melis al Master di Coverciano organizzato dalla nostra rivista hanno chiarito l’importanza nel calcio moderno di saper utilizzare diversi schieramenti durante la partita, di attaccare con una modalità e di difendere con un’altra. Partendo dall’1-4-4-2 hanno evidenziato diverse strategie per cambiare “pelle” nelle due fasi di gioco. In questo articolo, tratto dalla relazione e soprattutto dal primo libro della collana “I Tattici”, intitolato “4-4-2. Movimenti, soluzioni ed esercitazioni”, curato dai due autori, si indicano le trasformazioni in fase offensiva. Sul prossimo numero un ulteriore approfondimento su quella difensiva.


    Le “rotazioni” che possono portare a cambiamenti del sistema di gioco 1-4-4-2 in altre organizzazioni tattiche sono differenti e legate a diversi aspetti, ad esempio:
    alle caratteristiche dei giocatori a disposizione;
    alla duttilità in campo dei calciatori stessi;
    ai vantaggi che si vogliono sfruttare adottando differenti soluzioni di gioco.

    DA 1-4-4-2 A 1-4-3-1-2
    Incominciamo con le opzioni che portano il sistema a un 1-4-3-1-2. La prima possibilità consiste in una rotazione del centrocampo con l’accentramento di uno dei 2 esterni che diviene vertice alto nel cosiddetto rombo. Contestualmente, l’esterno opposto e uno dei 2 mediani, scivolando, diventano gli interni di un centrocampo a 3 elementi (figura 1).

    In un 1-4-3-1-2 uno dei giocatori chiave è il play. Solitamente si tratta di un elemento capace nella costruzione e di grandi geometrie, abile nel cambio gioco e nelle verticalizzazioni destinate soprattutto a trovare il trequartista fra le linee dei reparti avversari. Quest’ultimo deve dare alla squadra imprevedibilità e capacità di dribbling in spazi stretti, con conseguente creazione di superiorità numerica. Di conse- guenza, la scelta da adottare nelle rotazioni è riferita alle caratteristiche del nostro esterno in relazione al ruolo del trequartista e del centrale di centrocampo che deve saper agire come play. Meno determinante è ciò che accade sulla linea difensiva e per i 2 attaccanti, che a loro volta possono agire sia stretti sia in ampiezza.

    Un’altra possibilità è quella di spostare in verticale uno dei 2 mediani, che deve essere, ovviamente, il calciatore con più propensione e attitudini offensive, capace di attaccare gli spazi e dotato di discreta tecnica. Questa, d’altronde, è una soluzione già adottata anche in altri sistemi di gioco (figura 2).

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  • L’intervento in aula e sul campo del “maestro della tecnica” romagnolo, che ha spiegato i presupposti della sua metodologia.

    Ivan Zauli è un maestro di tecnica e fondatore del network “La strada dei Campioni”. Nel corso della sua carriera è stato anche consulente per diverse società professionistiche e al nostro Master di Settore Giovanile ha portato la sua esperienza trattando il tema a lui caro sia in aula sia in campo.

    Da dove nasce l’idea?
    Da quando giocava in Serie D, a Montebelluna: durante una trasferta – ha raccontato Ivan – il suo allenatore di allora gli fece visionare delle cassette di giovani giocatori olandesi che eseguivano “numeri” incredibili con la palla. Questi video suscitarono in lui curiosità e da allora è scaturito il desiderio di approfondire la tematica. Essendo uno dei pochi giocatori non locali, impiegò il tempo libero allenando i bambini del settore giovanile lavorando in questa direzione e spronandoli sempre a “osare” (termine che ripeterà molto spesso in campo coi piccoli giocatori), memore anche delle inibizioni ricevute durante la sua carriera da calciatore.

    La mission
    La sua idea è quella di formare calciatori che abbiano come caratteristiche principali la creatività e la fiducia in se stessi. Si tratta di aspetti che crescono e migliorano insieme alle abilità tecniche individuali. La tecnica deve essere però finalizzata, altrimenti rimarrebbe un’abilità da “circo”. Infatti, deve essere trasferibile al calcio: per questo il percorso deve partire proprio dalla tecnica di base per poi giungere ai giochi di applicazione. Questi ultimi sono assimilabili a quelli da “strada” che si praticavano 40 anni fa. La finalità è ricostruire quelle abilità che prima venivano apprese in maniera indipendente e che ora necessitano di un approfondimento durante le sedute grazie alla scomposizione delle varie gestualità proprie del nostro sport.

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  • Di cosa ha parlato l’allenatore inglese al nostro master. L’importanza di modulare gli spazi e il numero di giocatori.

  • Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile
    La parte in aula e soprattutto quella sul terreno di gioco spiegate e mostrate da Ruggero Radice al Master di Coverciano.

    Ruggero Radice, tecnico di assoluta esperienza, ha mostrato sul campo numero 1 del Centro Tecnico di Coverciano una serie di proposte pratiche in cui mescolava sapientemente la parte più tecnica con quella situazionale. L’efficacia di questo metodo di lavoro è correlata alle possibili correzioni da parte dell’istruttore nel momento “analitico” e nell’immediata trasformazione dei gesti fondamentali in un ambiente simile alla gara.

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  • Gli Speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile

    Il “doppio” intervento sia al Master di Settore Giovanile sia a quello per le Prime Squadre di Cristiano Masitto, che ha spiegato quale lavoro specifico si può proporre con gli attaccanti.

    Un successo! La relazione di Cristiano Masitto al Master dedicato ai settori giovanili è stato davvero molto positivo. Dopo la sua parte sul campo, è stato “attorniato” da quasi tutti i presenti che desideravano avere ulteriori delucidazioni su quanto illustrato e dimostrato. E, visto il riscontro avuto, Cristiano è stato invitato anche all’appuntamento per le prime squadre, proponendo questa volta solo in aula un interessantissimo intervento.

    l tema trattato, chiarito alcuni numeri fa (precisamente nelle uscite de Il Nuovo Calcio di aprile e maggio 2017) e che sarà approfondito nuovamente con contenuti differenti nei prossimi mesi (per questo abbiamo pensato di sintetizzare molto la sua relazione) era relativo all’allenamento specialistico, tenuto da un allenatore esperto nel campo, per gli attaccanti. Come i portieri che si pre- parano con un mister specifico, perché non ipotizzare un intervento a tutto tondo, sia nelle prime squadre sia nel settore giovanile, che miri a elevare le potenzialità di chi gioca in tale ruolo e a colmare le sue lacune? Infatti, spesso il training con la squadra – anche per ragioni di tempo – non entra nei dettagli dei comportamenti individuali e si riduce a una serie di combinazioni con conclusioni finali (cross dal fondo, giocate uno-due, veli, esche e via dicendo). In realtà, la punta ha bisogno di altro: ha la necessità soprattutto di trovare la rete con costanza. Anche durante la settimana. Perché segnare aiuta a segnare.

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