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  • La Juventus ha vinto, ma più del risultato, a Bologna, contava la prestazione. E la prestazione non è stata in linea con le attese.

    Dopo il ko di Madrid, ci si attendeva una squadra che giocasse con il sangue agli occhi. Contro il Bologna terzultimo, benché Mihajlovic abbia cambiato volto alla squadra rilevata da Inzaghi, la Juventus non è mai riuscita a mettere in seria difficoltà l’avversario. Nel primo tempo, addirittura, non ci sono stati tiri in porta, Non un buon segnale, perché le grandi squadre, dopo un ko europeo, spesso hanno sfogato la loro rabbia sul primo avversario offerto dal calendario.

    Se lo scudetto, lo scriviamo ancora una volta, non è in discussione, a preoccupare i tifosi della Juventus, è la condizione della squadra che non sembra avere le forze per reagire al momento di difficoltà iniziato a gennaio con la ripresa del campionato.

    La partita l’ha decisa Dybala, entrato dalla panchina. Uno dei peggiori di Madrid non segnava in trasferta dall’aprile scorso quando realizzò contro il Benevento. Almeno questo è un segnale confortante!

  • L’ha decisa Cristiano Ronaldo, perché le finali, nelle migliori tradizioni, le decidono i campioni. Juventus-Milan non è stata una partita bellissima, non ha offerto uno spettacolo indimenticabile, ma è stata tirata e, i punti che separano le due squadre in campionato (22; 53 contro 31) non si sono visti. Le partite secche sono così, nessuno si espone a rischi inutili, le occasioni si contano sulle dita di una mano e, non sono necessariamente cinque.

    Ancora una volta, la Juventus non ha rinnegato il suo credo: ritmo controllato, centrocampisti che non sprecano una palla e attaccanti pronti a colpire alla prima occasione. In difesa è stato concesso il minimo sindacale, anche se Cutrone l’unica palla a disposizione la stava capitalizzando (la traversa ha salvato Szczęsny).

    I numeri della Juventus, contro le squadre italiane sono spaventosi: 21 partite giocate tra campionato e coppe, 19 successi, 2 pareggi, 41 gol segnati, 11 subiti, con una differenza reti che recita + 30.

    Il Milan ne esce meglio come squadra che come società: il teatrino intorno a Higuain poteva essere risparmiato. Da domenica, quando i rossoneri sono giunti a Gedda, si è parlato più del trasferimento dell’argentino al Chelsea che della partita. Sinceramente non il massimo…

  • In conferenza stampa, davanti a cronisti italiani e stranieri, Massimiliano Allegri non si è sbilanciato né sul sistema di gioco, né sulla formazione e neppure sull’utilizzo di Dybala, perché con l’assenza di Douglas Costa serve “Qualcuno che possa alzarsi dalla panchina e dare una scossa alla partita”.

    Allegri ha puntato su altro, secondo l’allenatore per recuperare lo 0-2 dell’andata sarà fondamentale l’atteggiamento: aggressività e spensieratezza. Insomma, agonismo e serenità perché non è detto che il gol del vantaggio o, meglio, della speranza arrivi subito. Ci sarà da stare tranquilli, la Juventus dovrà continuare a giocare e non dovrà arrendersi, perché alla fine sarà fondamentale non avere rimpianti.

    L’Atletico all’andata ha giocato la partita perfetta, non ha rischiato nulla e ha annientato la Juventus a metà campo, creando nella ripresa cinque palle gol, concretizzandone due. A Torino ci sarà da contenere la sfuriata iniziale, soprattutto ci sarà da colpire in contropiede, perché Diego Costa è squalificato e con Morata e Griezmann, la palla va giocata bassa, in verticale. Con il vantaggio che le punte non daranno punti di riferimento alla difesa della Juve, che se dovesse comprendere anche Caceres oltre a Bonucci e Chiellini potrebbe variare a 3 o a 4 senza particolari scossoni. Per la Juve questa è la sera della verità, gli investimenti estivi era chiaro a tutti non dovevano servire a rivincere lo scudetto, ma a sollevare la Champions. Comunque, non a uscire agli ottavi.

  • Con lo scudetto (ri)cucito sul petto, la Juventus entra nella fase cruciale della stagione, quella della conquista della Champions. E poco importano le dichiarazioni di facciata di Paratici e Allegri, perché il club ha acquistato Cristiano Ronaldo (più Cancelo, Emre Can e Bonucci) raddoppiando l’indebitamento non per rivincere lo scudetto, ma per puntare al bersaglio grosso. La Coppa dalle “Grandi Orecchie”.

    Per questo la partita con l’Atletico Madrid (mercoledì ore 21.00) è il match più importante giocato fino a oggi. Contro i Colchoneros, però, non basterà amministrare, giocando sottoritmo, come spesso la Juventus ha fatto in Italia. Al “Wanda Metropolitano” ci sarà da reggere il ritmo che gli spagnoli impongono alle loro avversarie. Pressing serrato, grandissima intensità, interventi decisi, difesa ferrea: in questi anni sono state queste le caratteristiche di un gruppo che ha vinto una Liga, perso due finali di Champions e conquistato un’Europa League. Insomma, l’Atletico, con interpreti nettamente superiori e con più qualità, ha le stesse caratteristiche dell’Atalanta e tutti sappiamo come sia andata a finire a Bergamo tre settimane fa…

    Allegri è bravissimo a imbrigliare gli avversari: la Juventus (come i suoi Cagliari e Milan) chiude tutte le linee di passaggio e “morde” alla prima disattenzione avversaria. Con il rientro di Mandzukic, Cristiano Ronaldo è cresciuto, mentre è da verificare se ci sarà Dybala e quale sarà il suo raggio d’azione.

    Quanto vale realmente la Juventus? Qualcosa in più di un indizio lo avremo mercoledì sera alle 23.00.

  • Ha vinto la Juventus e, purtroppo, l’Atalanta si è arresa al 95’. Da una parte questione di supremazia, dall’altra, invece, questa volta ci si è inceppati sul più bello. Compreso un rigore fallito da Ilicic e un palo di Pasalic.

  • La Juventus ha vinto lo scudetto. Un’affermazione che su questo sito avrete letto mille volte, ma questa volta a rendere solenne la frase con la quale abbiamo aperto il pezzo c’è il conforto dell’aritmetica. La Juve è Campione d’Italia per l’ottava volta di fila, per la trentacinquesima in totale, quasi il doppio di Inter e Milan che inseguono a 18.

    E’ stato il titolo più scontato di tutti, perché in estate è stata costruita una squadra fuori portata per il campionato italiano, una Juventus troppo più forte delle concorrenti, delle quali era già abbondantemente più forte prima di aggiungere: Ronaldo, Emre Can, Cancelo, Perin e altri che sarebbero serviti alle dirette concorrenti.

    Il trionfo è stato celebrato dopo il successo 2-1 sulla Fiorentina, in uno stadio che non aveva preso benissimo l’inizio di partita della propria squadra, ma che i bianconeri hanno saputo riconquistare con un’ottima prestazione.

    E, mentre la Juventus festeggiava, alle spalle dei bianconeri succedeva di tutto: a mezzogiorno il Milan si faceva raggiungere dal Parma all’88’; la Lazio perdeva in casa con il Chievo ringraziando Milinkovic-Savic che si era “beccato” un rosso di quelli che non si vedono neppure all’oratorio e il Toro, passando a Genova metteva in quarto posto nel mirino. In serata l’Inter ha pareggiato in rimonta con la Roma, mantenendo il +6 sul quinto posto.

  • Mario Mandzukic ha segnato dopo 8’, Higuain, che non dovrebbe mai calciare i rigori, ne ha tirato uno al 40’ con l’esito simile a quelli che hanno deciso la Copa America, quindi l’immancabile gol di Cristiano Ronaldo. Insomma, la Juventus dimentica gli ultimi 5’ con il Manchester United e si lascia alle spalle anche il Milan, che le ha provate tutte (compreso giocare con le due punte), ma ha dovuto arrendersi alla superiorità della squadra più forte d’Italia.

    San Siro si era vestito a festa, come solo lo stadio milanese sa fare, ma non è bastato, perché questa Juventus è troppo forte: non cambia nulla se togli Bonucci e metti Benatia; lasci in panchina Khedira e schieri Bentancur e pure se Cuadrado è ai box per la febbre e inserisci Dybala, che non ha la sua corsa. Allegri ha solo l’imbarazzo della scelta, cosa che manca a Gattuso sia per sfortuna (troppi gli infortunati) sia per la qualità degli interpreti del gioco. Certo, il Milan poteva pareggiare segnando il rigore per il quale c’è anche chi invoca il secondo giallo a Benatia, ma Higuain non è un rigorista e lo dimostra anche in rossonero (dopo averlo fatto intendere con Napoli, Argentina e Juventus). In questi casi con il “Pipita” serve polso: “No, tu non tiri”.

    Nel pomeriggio l’Inter è stata surclassata dall’Atalanta: prevedibile, perché Gasperini è alla quarta consecutiva, la squadra gioca e Ilicic dimostra di essere un super, mentre il Barcellona ha prosciugato le energie dei centrocampisti di Spalletti e pure Miranda e Asamoah faticano.

    Un’ultima annotazione. Non su Ventura che saluta il Chievo dopo quattro partite, ma per l’Udinese: una volta la dirigenza friulana non sbagliava mai, ora invece lo fa un po’ troppo spesso. E, a giocare con il fuoco prima o poi ci si scotta.

  • C’è chi finge di sorridere, chi sorride e chi maledice l’urna. Spesso va così, perché sorteggi benevoli per cinque squadre non capitano mai, ma la Juventus, vincitrice del suo gruppo, non può essere entusiasta: l’Atletico Madrid, vincitore dell’ultima Europa League, allenato da Diego Pablo Simeone e con Antoine Griezmann, non è il meglio che possa capitare. Certo, c’è chi ironizza: prendiamo subito confidenza con il “Wanda Metropolitano”, lo stadio della finale. Ma da ridere non c’è moltissimo! L’Atletico, nella Liga, è secondo a -3 dal Barcellona e con due punti di vantaggio sul Real Madrid… Meglio è andata alla Roma, perché l’urna ha restituito la rivincita di tre anni fa contro il Porto. I portoghesi hanno vinto il gruppo meno interessante con Schalke 04, Galatasaray e Lokomotiv Mosca. Poteva andare peggio, perché PSG, Manchester City, Barcellona e Bayern, ad esempio, sembrano più attrezzate. La Roma, comunque, prima deve risolvere un po’ di problemi interni…

    In Europa League, Inter e Napoli, avevano la quasi certezza di non pescare malissimo, così Icardi giocherà a Vienna all’Allianz Stadion contro il Rapid, mentre Ancelotti sarà ospite dello Zurigo nella gara di andata. Insomma, i problemi dovrebbero sorgere dagli ottavi di finale in poi… Chi, invece, ha il diritto di imprecare è la Lazio, che affronterà il Siviglia, secondo in Liga con l’Atletico Madrid.

    Ora due mesi di letargo, dal 12 febbraio si riprende con l’eliminazione diretta. Insomma, un’altra Coppa.

  • Più 16. Che letto come si dovrebbe è più 17, perché gli scontri diretti si colorano di bianconero. La Juventus vince 2-1 a Napoli e si cuce l’ennesimo scudetto. Dicevamo da tempo che il titolo di Campione d’Italia era in cassaforte, ora ci aggiungiamo la doppia mandata. Perché la Juve ha lasciato per strada solo 6 punti in 26 partite, perché a 12 giornate dalla fine del campionato non vediamo cosa possa accadere per consentire il sorpasso al Napoli.

    C’è un però. E riguarda il gioco. In Italia quanto ha fatto la squadra di Allegri è stato più che sufficiente.

    Utilitarista. Cinica. Sparagnina. Aggiungete altri aggettivi, comunque sinonimi. Ma evidentemente, questo modo di giocare, in Europa non sembra essere sufficiente.

    Se la partita con il Napoli, doveva essere un test in chiave Atletico, c’è qualcosa da rivedere, perché la Juve non ha convinto a fondo. Qualcuno è fuori forma, qualcun’altro ha giocato male. Ma un quesito ci tormenta: Cristiano Ronaldo sta giocando male perché non è in forma e ha problemi fisici oppure perché soffre l’appannamento di Mario Mandzukic? Perché se soffrisse l’appannamento del croato sarebbe molto più grave.

  • “Tuttosport”, quotidiano torinese, qualche giorno fa per la Juventus aveva ipotizzato una stagione con sole vittorie. Sarebbe stato un “unicum” nella storia del calcio, perché è già un trionfo chiudere un’annata senza sconfitte. La “paginata” aveva alimentato il dibattito sui social con chi sognava e chi pensava che prima poi un pareggino potesse scapparci. Certo, che il pareggio arrivasse contro il primo Genoa targato Juric, però, ci credevano in pochi.

  • La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva. Quella appena enunciata è la definizione di “sarrismo” che è possibile leggere nelle pagine dell’enciclopedia Treccani.

  • La sensazione? La Juventus è più forte, ma l’Ajax gioca meglio. L’andata dei quarti di finale di Champions finisce 1-1, ma non regala certezze sul passaggio del turno. Perché il risultato è evidentemente favorevole alla Juve, ma la sfrontatezza degli olandesi è il biglietto da visita che Erik ten Hag presenta per la partita di martedì sera a Torino.

    Dicevamo, la Juve è più forte. Presi individualmente i bianconeri sono superiori e tatticamente la squadra di Allegri ha una solidità che l’Ajax non ha. I “lancieri”, invece, danno l’impressione di divertirsi, prima ancora di divertire e, giocano in un modo solo: come hanno fatto nella gara interna con la Juve. Senza astuzie, senza tatticismi, con la sola forza delle idee e delle trame che vengono costruite, con gli attaccanti che si portano tutti nella stessa parte del campo, per liberare spazi per l’inserimento dei centrocampisti.

    Il 4-3-3 sembra essere il modulo con il quale Allegri si vuole giocare, almeno dall’inizio, la Champions: inamovibile Ronaldo (in gol anche oggi) imprescindibile Mandzukic, con Bernardeschi in ottima salute, Dybala è costretto a partire dalla panchina, proprio come Douglas Costa, che quando entra sembra però molto più motivato della “Joya”.

    Sabato arriverà lo scudetto, l’ottavo consecutivo, ma non ci sarà tempo per festeggiare: il ritorno con l’Ajax incombe. E sarà una battaglia di 90’, perché, come detto, gli olandesi giocano in un modo solo. Per conferme chiedere al Real Madrid.

  • La Juventus torna da Valencia con due ottime notizie. La prima è che ha vinto 2-0 la sfida di Champions, la seconda è ancora migliore: non è CR7 dipendente.

    In 10 per un’ora, la squadra di Allegri, che prima dell’espulsione del portoghese aveva fallito due occasioni clamorose, non ha praticamente mai sofferto e una volta passata in vantaggio agli spagnoli ha concesso soprattutto passaggi orizzontali e verticalizzazioni prevedibili.

    Sull’espulsione di CR7 si possono scrivere trattati: gomitata sì e gomitata no oppure tiratina di capelli sì o no, di certo l’assenza del portoghese e di un giocatore di movimento è stata attutita dall’impianto di gioco collaudato. Cristiano Ronaldo non è ancora al top, la cosa è evidente, ma in queste prime gare la Juve sta dimostrando che, malgrado CR7 sia il miglior giocatore al mondo, non è indispensabile.

    La Juventus è tale per la sua difesa, per Pjanic, Matuidi, Khedira, Bernardeschi in crescita esponenziale. E Marione Mandzukic, attaccante di lotta e di governo.

    Nella serata della sconfitta interna del City, Bayern Monaco e Manchester United hanno alzato la voce. La Juventus, addirittura ha urlato!!!

  • Tre gol all’Atalanta dopo una partita sofferta, perché quella di Gasperini è una squadra che ti aggredisce, non ti lascia respirare e ti obbliga a commettere errori tecnici.

    Una vittoria arrivata dopo 70’ di sofferenza, 70’ nei quali non si è vista la vera Juventus. O meglio, si è vista la squadra che spesso pare sonnecchiare in attesa di azzannare e di chiudere i conti. Insomma, la Juve che abbiamo visto spesso in questa fase di campionato, che non è più all’inizio. La squadra di Sarri sembra giocare al gatto con il topo, contro chiunque capiti a tiro. Perché i numeri sono straordinari: 13 partite, 11 vittorie, 2 pareggi.

    La domanda che si pongono i tifosi, però, è semplice: perché spesso questa Juventus interpreta la gara come quando in panchina c’era Massimiliano Allegri, perché non gioca come il Napoli di Sarri? La risposta non sembra essere facile, perché tutti siamo in attesa di vedere una squadra che domini e diverta per 90’ e più minuti. Perché il potenziale c’è, perché la panchina è così ricca che il termine “stanchezza” è stato bandito. Perché CR7 è un campione, ma Dybala in assenza del portoghese è semplicemente strepitoso e Higuain, una volta riabbracciato Sarri, è tornato a essere letale.

    Non pensiamo neppure minimamente che ci sia indolenza o sufficienza, perché Sarri è stato chiamato per costruire una squadra che diverta, perché il vincere sembra non bastare più.

    Atalanta-Juventus 1-3, dopo 70’ di sofferenza con 20’ finali che avrebbero schiacciato chiunque, fa capire quale sia la forza dei bianconeri, perché una partita con l’Atalanta spesso ha l’intensità di una sfida di Champions. Dove dagli ottavi serviranno i 90’ che i tifosi si augurano da tempo.

  • Napoli e Inter, in rigoroso ordine temporale, hanno provato a mettere pressione alla Juventus, ma senza risultati.

    Cinque gol il Napoli con tris Mertens (non Dries) che ha raggiunto Careca, cinque ne ha fatti pure l’Inter con Gagliardini goleador e Joao Mario tornato a essere il giocatore del quale si era innamorata la dirigenza. Ma dalle parti di Torino non si commuovono, non scherzano più dopo l’1-1 interno con il Genoa e il primo tempo da dimenticare di Empoli.

    Di certo, in questo turno, fino a questo momento, a rimetterci è la Roma: 1-1 a Firenze è un discreto risultato, ma quando hai da recuperare in classifica è ammesso solo vincere, altrimenti gli altri scappano.

    I 31 punti in 11 partite, per la Juve, sono la miglior partenza di sempre: in pratica Allegri è in testa al campionato dalla prima giornata, mentre il Napoli dopo un brutto scivolone a Marassi con la Sampdoria si è trasformato: la squadra è meno bella dell’anno scorso (e dei due precedenti), ma vince. E alla fine anche questo conta (forse conta un po’ di più). Poi c’è l’Inter: la secchiata che Dimarco ha scaraventato da 30 metri ha svegliato la squadra: ora chiunque vada in campo è decisivo, un successo per l’allenatore!

  • Massimiliano Allegri non é più l’allenatore della Juventus. Fin qui la notizia, nuda e cruda.

    E adesso proveremo a rispondere alla domanda che si fanno tutti: perché?

    Alla luce della notizia ufficializzata oggi, c’è la sensazione di aver assistito a un teatrino durato più di mese, cioè da quando l’Ajax ha certificato il bilancio negativo della annata bianconera. Malgrado l’arrivo di CR7 (e non solo) infatti, si é vinto lo scudetto, non si é vinta la Champions e si é lasciata per strada la Coppa Italia.

    Se realmente la dirigenza era intenzionata a riconfermare l’allenatore é trasecolata davanti alle richieste: via Dybala, Cancelo, Pjanic, Alex Sandro e Mandzukic... richiesto Tony Kroos, quindi un centrale difensivo perché Chiellini non offre garanzie di continuità di gioco. E non solo...

    Un errore imperdonabile quello di Max, che ha preteso di porsi davanti alla Società. Una società granitica, nella quale chi è seduto alla scrivania conta molto più di chi gioca.

    Un ultima considerazione: l’arrivo di Cristiano Ronaldo ha impigrito l’allenatore. Allegri é sempre stato bravo a inventarsi qualcosa, ma quest’anno non si è visto nulla, una noia mortale in campo e nessuna soluzione frutto di una folgorazione.

    Ora la Juve ha pochi giorni per presentare il nuovo mister e dimostrare che é lei a non voler più Allegri.

  • Prima con quattro punti di vantaggio sull’Inter. La Juventus vince la sua sedicesima partita su 20 giocate in Serie A e mostra tutta la propria forza. Cristiano Ronaldo, dopo la sostituzione con il Milan e l’aver smaltito i problemi fisici di inizio stagione, è semplicemente fantastico: 11 reti nelle ultime 7 gare (più 1 gol in Champions a Leverkusen).

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