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  • Juventus e Napoli salutano la compagnia e provano la prima fughetta. Se la Juve che ha segnato con Mandzukic si vanta per non aver subito gol, il Napoli dopo un primo tempo chiuso sotto 1-0, si è scatenato nella ripresa segnando un poker alla Lazio decimata dagli infortuni.

    Dopo cinque giornate non è possibile affermare che il campionato inizi ad avere una fisionomia definitiva, ma Juve e Napoli stanno dimostrando di saper vincere sempre, sia con merito sia con qualche affanno. Mentre le altre…

    Ad esempio l’Inter, ex capoclassifica, si è squagliata contro il Bologna, conquistando un punticino piccolo piccolo, ma in realtà la squadra di Spalletti aveva già iniziato a scricchiolare a Crotone (poi travolto dall’Atalanta). Il Milan, invece, ha battuto prima l’Udinese e poi la Spal, ma Montella ha più di un problema perché a centrocampo il solo Calhanoglu sa verticalizzare senza toccare palla dieci volte. E la Roma, le vittorie contro Verona e Benevento non fanno testo: troppo tenere come avversarie per stabilire se la crisi di rigetto sia guarita.

    Ancora: la Lazio. Qui ci sentiamo di sospendere il giudizio, vista la quantità di infortunati. Ma è evidente che Inzaghi abbia a disposizione un gruppo che non vale Juve e Napoli.

    Per questa diciamo che per il momento è fughetta, ma presto quella di Juve e Napoli potrebbe diventare una fuga.

  • Ci sono partite da vincere. Da vincere e basta. Non devi giocarle bene, devi vincere perché il risultato è più importante di tutto. Le devi vincere per te, per dimostrare che tutto quello che si dice in giro non è vero, è una colossale bugia. Quella partita da vincere, il Milan l’ha persa ancora una volta.

    Che la Juventus, vincitrice di sei scudetti consecutivi, sia la squadra più forte d’Italia (non se ne abbiano i tifosi del Napoli) non è una novità, che Allegri abbia saputo costruire una banda cinica è cosa nota a tutti. Di conseguenza il compito non era facile, anzi era terribilmente difficile. Però se hai già perso contro Lazio, Sampdoria, Romae Inter, se quando l’asticella si alza non collezioni neppure un punto è evidente che non si possa più guardare in faccia a nessuno.

    Poco importa che Montella nel post partita di Verona abbia lodato la squadra per il 4-1 o per aver segnato dopo 43 passaggi consecutivi. Il Milan doveva vincere contro la Juve, non per raddrizzare la classifica, perché questo sarebbe stato comunque un esercizio lungo.

    Il Milan doveva vincere per sé stesso, per dimostrare che il mercato di Fassone e Mirabelli non era un illusione. Il Milan doveva vincere e ancora una volta ha perso. E dopo l’undicesima giornata è già game over.

  • Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto il merito di spegnere uno stadio, che nella mezzora che ha preceduto l’incontro si era fatto sentire più fischiando Gonzalo Higuain che non per sostenere il Napoli.

    Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto anche il merito di mostrare a Luis Enrique di cosa è capace la Juventus. L’allenatore del Barcellona, prossimo avversario dei bianconeri in Champions, si era detto felice del doppio impegno con il Napoli.

    Ma Luis Enrique, seguendo con attenzione il primo tempo, si sarà accorto di ciò che è capace la Juventus quando decide di difendersi: nove uomini a chiudere ogni linea di passaggio, impossibile verticalizzare, Buffon protetto da difesa e centrocampo. A Napoli, nei primi 45’, in fase di non possesso, si è vista la Juventus che a Monaco a lungo irretì il Bayern.

    Certo, nel secondo tempo, complice la stanchezza e un paio di “leggerezze” la Juve ha subito un gol e corso un rischio, ma sarebbe stato innaturale se il miglior attacco del campionato non avesse mai avuto la possibilità di tirare in porta.

    Ancora una volta, la Juventus ha dato una dimostrazione di forza e compattezza. In chiave campionato, poi, i sei punti di vantaggio sulla Roma sono rassicuranti. Proprio come i quattro che il Napoli vanta sulla Lazio quarta.

  • Ci chiederemo a lungo cosa è accaduto in quei 15’. No, non i primi 15’ della ripresa, ma cosa è successo nell’intervallo, perché la Juventus è rientrata in campo scarica, vuota, priva di energie.

    Il primo tempo è stato equilibrato, con la Juventus che è partita meglio e ha lasciato poco alla costruzione del gioco degli avversari, mentre il Real non ha fatto vedere palla a Dybala. Il secondo, invece, è stato un vero e proprio monologo.

    Ciò che è difficile da spiegare, però, è come la Juventus sia sparita dal campo, perché certi anticipi sono sotto gli occhi di tutti, perché certe palle recuperate dal Real risultano inspiegabili a chi ha seguito le partite durante tutta la stagione.

    Non riesco a credere che la carica nervosa della squadra si sia esaurita in un tempo, perché la Juve era consapevole di essere una squadra forte e matura, pronta per qualsiasi impresa. O quasi, perché questo Real ha dimostrato di essere superiore.

    A spegnere ogni polemica sul risultato finale, però, c’è l’abbraccio che il presidente Andrea Agnelli ha riservato a ogni suo giocatore. La società ha capito che è stato fatto il massimo. Ed è pronta a ripartire per conquistare la decima finale.

  • La finale di Champions? Le due gare d’andata hanno detto che a Cardiff saranno Juventus e Real Madrid a giocarsi la “Coppa dalle grandi orecchie”.

    Nel Principato i superpoteri di Buffon (quando sono serviti) e la chirurgica precisione di Higuain hanno cancellato la classe e la gioventù del Monaco. Questa Juventus è superiore alla squadra di Jardim e lo è in maniera evidente. Ancora una volta Allegri ha avuto ragione nello stilare la formazione: fuori Cuadrado, per un difensore che tiene la posizione (Barzagli) e avanzamento di un difensore con doti da centrocampista e forse da attaccante (Dani Alves). L’effetto è quello di dare solidità alla fascia ed evitare che Mbappè possa regalare scorribande in grande squassare la difesa.

    La Juventus, che ha rischiato solo nei primi minuti (e ha concesso un’altra palla gol all’89), non ha mai avuto timore dell’avversaria, questa volta ha chiuso ed è ripartita: il primo gol, poi, è semplicemente una perla confezionata da Dybala, Dani Alves e concretizzata dall’attaccante accusato di non segnare nelle partite che contano. E, tanto per gradire, Higuain si è ripetuto al 59’.

    Ora non bisogna abbassare la guardia (la partita di ritorno va giocata con la concentrazione dell’andata), poi ci sarà solo d’andare in agenzia di viaggi. E fare una trentina di biglietti per Cardiff.

  • Era tutto scritto. La Juve è in finale di Champions, la nona della sua storia e prosegue nel coltivare il sogno svanito a Berlino.

    Dopo un inizio con una piccola titubanza, la squadra di Allegri si è presa la scena dominando gli avversari e segnando le due reti che hanno permesso di pensare alle prossime sfide con Roma e Lazio.

    Il 2-1 al Monaco è comunque l’anticamera dell’impresa: questa è una Juventus solida che rischia pochissimo e quando attacca fa paura: la fantasia di Dybala, la concretezza di Mandzukic, la velocità di Cuadrado e il morso di Higuain, che quando serve il gol lo sa inventare.

    Il viaggio per Cardiff è iniziato, le immagini della festa negli spogliatoi sono un frammento destinato a svanire velocemente e a replicarsi nel breve (domenica arriverà lo scudetto?). Le squadre vincenti non si fermano mai, hanno sempre fame e commuovono le parole di Buffon, campione del Mondo e campione di tutto, che pensa all’unico trofeo che manca in una carriera che comunque vada sarà leggendaria.

    La Juve sa che tra lei e la Champions ci sarà il Real Madrid, ci sarà Cristiano Ronaldo, ma non solo. Ma il Real battuto due anni fa, non fa paura perché questa è una squadra completa, senza punti deboli. E con la miglior organizzazione d’Europa.

  • La serata di Champions è già alle spalle. Il presidente Agnelli, Nedved, Marotta e Paratici stanno già pensando a come arrivare a Kiev, sede della finale 2018.

    Come sempre si ragionerà in maniera lucida, fredda e senza sentimentalismi. Per questo Leonardo Bonucci, che dopo la lite di febbraio, con Allegri ha firmato una tregua, non la pace, sembra essere prossimo alla partenza. Lo vogliono il Chelsea e il Manchester City, due club che quando desiderano un giocatore abitualmente non lesinano sterline. Alla Juventus, poi, l’insubordinazione è un “reato” che spesso è stato punito con la cessione, quindi…

    Chiellini e Barzagli potrebbero rimanere, a patto che non si lamentino se in campo ci andranno altri, mentre se il ginocchio di Marchisio non tornerà quello pre infortunio, anche il “principino” è destinato a lasciare. Un punto di domanda anche per Sami Khedira, che nella seconda parte di stagione ha reso meno che nella prima.

    Il mercato della Juventus, comunque vada, non sarà parco: 130 milioni dalla Champions, una novantina dai diritti tv della Serie A, più gli introiti delle cessioni.

    Che cosa serva per arrivare a Kiev (oltre a un pizzico di fortuna) alla dirigenza è chiaro: un nucleo formato da almeno 16 grandi giocatori, che possano intercambiarsi senza pregiudicare l’esito delle gare di campionato. Perché si pensa alla Champions, ma non si dimentica il settimo scudetto.

  • Più del risultato, che ha sempre la sua importanza, Max Allegri starà valutando la prestazione della sua squadra. A quattro giorni dalla semifinale di andata di Champions contro il Monaco, l’allenatore della Juventus voleva capire quale fosse lo stato di salute della sua squadra. E ancora una volta ha avuto un riscontro positivo, con qualche dettaglio che nei prossimi giorni sarà limato nelle quattro mura dello spogliatoio di Vinovo.

    Il 2-2 è un altro passo verso lo scudetto, perché non è detto che la Roma domenica a pranzo possa accorciare in classifica, il derby con la Lazio è più di un’incognita e poi ci sarebbe comunque anche un passaggio da San Siro contro il Milan nel week end successivo…

    Tornando alla prestazione di Bergamo, se nel primo si è vista una squadra che si è risparmiata (ma anche l’Atalanta non ha giocato al solito ritmo indiavolato), nella ripresa la Juventus ha letteralmente dominato, dimostrando di avere un’ottima condizione. Per puntare al “triplete” non si sono fatti sconti: in campo dal 1’ ci è andata quella che oggi è la formazione tipo con Dani Alves che ha scalzato Lichtsteiner sulla fascia destra. Panchina per Marchisio che probabilmente giocherà il derby, quando si dovrà dare un turno di riposo a Khedira che sta giocando con una continuità come da tempo non gli accadeva.

    Finito il primo tempo sotto di un gol (Conti al 45’), la Juve è rientrata in campo con la determinazione che la contraddistingue e una volta ottenuto il pareggio non si è accontentata, ha schiacciato l’Atalanta nella sua metà campo senza mai rischiare. Un messaggio questa volta non rivolto al campionato, ma al prossimo avversario di Champions.

    Il pasticcio della difesa al 90’ ci ha ricordato che tutti possono sbagliare. Ma questa Juve al massimo sbaglia una volta. Non due. Il Monaco è avvisato, ma non è mezzo salvato.

  • La trentunesima giornata ci ha ricordato che la Juventus è troppo forte per Roma e Napoli. Ma ci ha messo davanti a un’altra evidenza: Roma e Napoli sono molto più forti di Lazio, Atalanta, Milan e Inter. Insomma, la Serie A ha un primo livello occupato dalla squadra di Allegri e un secondo che è di Roma e Napoli, ma alle spalle di queste tre squadre c’è il vuoto.

    Lo ha dimostrato la partita dell’Olimpico, con la squadra di Sarri che ha segnato tre gol alla Lazio, in un quadro sconfortante per chi pensava che si potesse riaprire la lotta per il terzo posto. Troppo forte il Napoli, ancora troppo acerba la squadra di Inzaghi che ha giocato solo una ventina di minuti quando in campo è entrato Keita.

    Che dire poi dell’Inter che a Crotone ha fatto una figuraccia in piena regola. La supponenza e l’arroganza sono state punite dalla doppietta di Falcinelli, alla quale ha messo una pezza un gol di D’Ambrosio. Ma come la Lazio si è squagliata al momento di puntare al terzo posto, l’Inter si è sciolta dopo la pausa voluta dal calendario internazionale. L’incredibile secondo tempo con la Sampdoria è stato bissato dall’insenato primo tempo di Crotone.

    E a proposito del Crotone: ora vede l’Empoli che nelle ultime 11 partite ha ottenuti solo 2 punti. Mentre i ragazzi di Nicola hanno vinto le ultime due.

  • Bene la Juventus, così così la Roma (sconfitta in casa dal Villareal), male la Fiorentina che all’andata, pur vincendo, aveva dimostrato di essere inferiore al Borussia Mönchengladbach

    La Juventus, arrivata in Portogallo accompagnata dalle polemiche sulla decisione di far accomodare in tribuna Leonardo Bonucci, contro il Porto non ha mai rischiato. La squadra di Nuno nei primi minuti ha provato a giocare, poi la solidità dei bianconeri ha fatto intendere che non ci sarebbe stata la possibilità di passare. L’espulsione di Telles ha fatto il resto, offrendo due considerazioni. La prima: abbiamo visto una Juventus sicura, che non ha mai avuto fretta, che ha fatto girare palla (magari commettendo degli errori tecnici), fino a quando è arrivato il gol. Secondo: manca il giocatore che sa saltare l’uomo, che con un dribbling crea superiorità numerica (almeno, dovrebbe essere Cuadrado che a Oporto ha giocato male). 

    Della Roma, in Europa League, non mi è piaciuto lo spirito con il quale la squadra è scesa in campo. Troppa sufficienza, quando, invece, dalle riserve mi sarei atteso una notevole carica agonistica per insinuare dubbi in Spalletti. Che in sette giorni, contro Inter, Lazio e Napoli, a ragione potrebbe abolire il turn-over (non si potrebbe dargli torto).

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