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  • Giocare una delle migliori partite dell’anno può anche non bastare per vincere, soprattutto se si gioca contro la Juventus, sempre più vicina allo scudetto. Il Milan piace, ma non può fermare la corsa dei futuri ri-campioni d’Italia. Segnano Mario Mandzukic e Paul Pogba; piace Balotelli e questa è un’ottima notizia per Antonio Conte. Il Napoli ha giocato otto volte senza Higuian: aggiornando le statistiche con la vittoria sul Verona (successo mai in discussione) i successi sono sei e i pareggi due. Sarri sembra aver ritrovato la sua squadra, sarà la partita di sabato a San Siro contro l’Inter a far luce sul futuro del Napoli, oggi a più sette sulla Roma che in serata gioca all’Olimpico contro il Bologna.

    Male la Fiorentina, che perde contro l’Empoli, al primo successo nel girone di ritorno: Paulo Sousa a fine stagione potrebbe liberare la panchina e firmare per lo Zenit San Pietroburgo. È più di una possibilità.

    In zona retrocessione, a Palermo, Walter Novellino rischia la panchina: la sconfitta con la Lazio di Simone Inzaghi, all’esordio tra i “prof”, è stata maldigerita. Soprattutto, dopo sei sconfitte in otto partite, le prospettive sono più cupe. Carpi e Frosinone (sfortunato con l’Inter), sperano nella salvezza.

  • Bravi! Bravi!! Bravi!!! Una partita così, la Nazionale non la giocava da anni. E poco importa che ci sia stato da attendere 91 e più minuti per vedere il gol che attendevamo dal primo quando Jorginho ha colpito la traversa alla prima azione della partita.

    L’Italia ha vinto in Polonia, spingendo la squadra di casa nella Serie B della Nation League, soprattutto ha convinto con un centrocampo nel quale la qualità e le idee di Jorginho, Verratti e Barella hanno tenuto in scacco gli avversari. Fraseggi (solo se necessari) e cambi di gioco, per chi si faceva trovare solo in fascia. Mancini può solo essere soddisfatto per ciò che abbiamo costruito: almeno sette palle gol nitide, pulite. Potevamo segnare prima, ma pali e traverse ci hanno negato il gol, proprio come la superpartita di Szczęsny e gli errori in area dei nostri attaccanti.

    Dopo le prestazioni offerte a settembre e l’amichevole insipida di Genova, non pensavamo di vedere una squadra così, che ha rischiato pochissimo e costruito moltissimo. Grandi i nostri tre attaccanti, tre brevilinei che si sono comportati come Penelope tessendo e distruggendo la tela.

    E poi c’è Cristiano Biraghi. Che ha segnato il gol della vittoria. E, dopo aver festeggiato con i compagni in campo lo ha fatto con il suo capitano. Che lo guarda dal cielo.

  • L’Italia batte Israele 1-0 e l’Albania pareggia in casa con la Macedonia. Le buone notizie finiscono qui. Poi ci sarebbe una sequela di appunti da fare, perché la squadra vista a Reggio Emilia non ha offerto la prestazione che tutti si attendevano.

    Non chiedevamo i fuochi artificiali, ci bastava una partita dignitosa, nella quale vedere delle occasioni da rete confezionate dagli azzurri contro una squadra piuttosto modesta, seppur tatticamente accorta.

    Quando si parla di Nazionale, c’è sempre da fare grande attenzione, perché l’azzurro scuote il sentimento di tutti, però le due partite con Spagna e Israele ci hanno consegnato una squadra sbiadita, che fatica a costruire.

    Sono solo un giornalista, non un allenatore, però il 4-2-4 sembra essere troppo statico, le due punte centrali sono sempre molto vicine e gli esterni vengono serviti in ritardo e, se un esterno prende palla da fermo è costretto al dribbling o al passaggio. E i due centrocampisti centrali, in fase di non possesso, sono costantemente in inferiorità numerica: lo erano con la Spagna (patire contro il centrocampo delle Furie Rosse ci sta), lo sono stati pure contro Israele (e questo è meno concepibile…).

    Ora Ventura ha un mese per vedere e rivedere le partite, per pensare come affrontare Albania e Macedonia. Perché la ricchezza di moduli per una squadra è un “plus”, ma quelli che non funzionano vanno accantonati.

  • Battere il Liechtenstein non è certamente l’impresa della vita, anche se si segnano 5 gol e si gioca un buon secondo tempo. Ma questi dieci giorni nei quali Ventura ha lavorato con la squadra si sono dimostrati proficui, perché la Nazionale ha disputato una buona gara contro l’Uruguay (discreta squadra) battendolo 3-0 e, dopo un primo tempo nel quale si è giocato con il freno a mano tirato dalla frenesia di fare tanti gol, sono state segnate quattro reti al Lichtenstein. Ripetiamo: avversario modesto, ma ci ha fatto piacere vedere la nostra squadra giocare fino al oltre al 90’ con grande impegno.

    Questo turno di qualificazioni ci regala una consapevolezza, che la Spagna non sia una squadra imbattibile. Il 2-1 in trasferta sulla Macedonia, dimostra che le “Furie Rosse” hanno qualche problema e nella partita di settembre possono essere attaccate. E chissà che non arrivi la vittoria.

    Al momento, poi, Ventura, sembra avere l’imbarazzo della scelta: se Buffon, Bonucci, Chiellini e pensiamo Barzagli sono titolari inamovibili al pari di Insigne e Belotti, con De Rossi centrocampista centrale, il nostro allenatore ha una vasta scelta per ogni ruolo.

    Soprattutto sarà importante, in questi mesi, non sentirsi battuti. E’ vero non sempre abbiamo convinto, ma anche la Spagna non ha furoreggiato.

    Ps: dell’Under 21 e dell’Under 20 che lo scorso anno è arrivata seconda in Europa ne parleremo in un prossimo articolo.

  • Vittoria e tre punti. E poi? E poi quella strana sensazione che ci sia ancora parecchio da lavorare. L’Italia ha vinto 2-0 contro l’Albania che è una squadra modesta, con un pregio: allenata da un italiano, Gianni De Biasi, è tatticamente molto attenta, chiude ogni corridoio e, se non si segna più che rapidamente, è molto brava a irretire l’avversario, facendolo innervosire. La fase offensive, invece, non è pervenuta. La spiegazione è semplice: per difendere serve una buona soglia dell’attenzione, condita da atletismo e fisicità, ma per attaccare è fondamentale il talento. Che i nostri avversari, inutile raccontare bugie, non hanno.

    Per questo il 2-0 di Palermo non può farci sorridere più di tanto. Il 4-2-4 di Ventura non ha funzionato: Candreva a destra e Insigne a sinistra hanno inciso poco, sono parsi le controfigure dei giocatori che vediamo in campionato. Sono piaciuti, invece, De Rossi e soprattutto Verratti, che è destinato a diventare il leader di questa squadra. L’idea di Ventura, Candreva e Insigne molto larghi per allargare il campo e regalare spazi al centro per Immobile e Belotti c’era, ma non si è vista.

    Proprio per questo ci saremmo attesi qualche sostituzione, che invece non è stata effettuata. Con Gagliardini o Parolo era possibile mutare il modulo, con Eder rivitalizzare una fascia (la sinistra) divenuta sempre più triste con l’andare dei minuti.

    Ventura, però, ha scelto di non toccare nulla. Così ci prendiamo i tre punti con la convinzione che il Ct debba lavorare ancora parecchio.

  • Nel 2005, quando vincendo 3-1 in Olanda, Marcello Lippi si convinse che al Mondiale di Germania avremmo potuto fare bene. Poi sappiamo tutti come andò a finire.

    Vedendo Olanda-Italia, ho cercato delle similitudini con quella partita, la gara che portò i brasiliani a dire che loro uno come Pirlo non l’avevano. Risultato a parte (1-2), però, non ho trovato similitudini tra le due serate.

    Il nostro 3-4-1-2 è parso uno schieramento che non dovremmo rivedere, almeno con questi interpreti. Romagnoli e Rugani sono parsi in difficoltà, forse anche perché si è dovuto affrontare un tridente contro il quale sarebbe stata preferibile una difesa a 4.

    A centrocampo Zappacosta e Darmian non hanno osato moltissimo, anzi si sono schiacciati sulla linea dei difensori, proprio per evitare che il tridente olandese potesse fare danni. Penso, inoltre, che Verratti trequartista non giocherà più, il suo ruolo è un altro, lui è un regista.

    Certo abbiamo vinto e questa è una buona notizia. Una buona notizia perché, per la prima volta con il nuovo cittì, abbiamo battuto una squadra che occupa una delle prime 30 posizioni del “ranking Fifa” (l’Olanda è ventunesima). Fino a ora avevamo vinto contro Israele, Macedonia, Liechtenstein e Albania. Non esattamente delle superpotenze.

  • L’Under si riscatta, batte la Germania e conquista la semifinale contro la Spagna. C’è chi ha parlato di riscatto, riscatto di Di Biagio che ha schierato una formazione coerente con una novità tattica e chi ha parlato di riscatto di giocatori che ragazzini non sono più.

    Mehmet Scholl, che ha giocato 15 anni nel Bayern prima da fantasista, poi da difensore centrale, oggi commentatore della tivù tedesca ZDF, in telecronaca ha fatto notare come i giocatori della nostra Under 21 assommassero più di 1.000 presenze in Serie A, contro le 400 in Bundesliga dei tedeschi.

    Un dato non trascurabile, una squadra con una simile esperienza non l’avevamo mai avuta (neanche ai tempi di Vialli, Mancini, Zengae Matteoli fuoriquota), ragazzi che messi spalle al muro da una “controprestazione” contro la Repubblica Ceca hanno reagito, come era lecito attendersi.

    Gigi Di Biagio, poi, ripresentatosi con la quasi totalità dei titolari, ha regalato una variante tattica importante. Fuori Petagna, funzionale al gioco dell’Atalanta, meno a quello di questa Under e dentro Federico Chiesa, a comporre un tridente leggero, con Bernardeschi “falso nueve” e Berardi. Tre attaccanti che non danno punti di riferimento e molto tecnici, che hanno creato più di un problema.

    Nella partita con la Germania si è visto anche quanto sia mancato Gagliardini nella gara precedente e come Cairo al Toro (oltre a Belotti) abbia un altro assegno circolare: Barreca. L’approccio della squadra, dopo il gol annullato ai tedeschi, è stato quello giusto. Abbiamo visto la cattiveria agonistica che era mancata fino a ora.

    Una determinazione che vogliamo rivedere martedì sera con la Spagna. Poi vada come vada, perché i nostri avversari sono la squadra più forte e completa della manifestazione.

  • Abbiamo vinto. Battuto 2-0 la Finlandia. Tre punti per la classifica del nostro girone di qualificazione all’Europeo itinerante dell’anno prossimo. Abbiamo vinto una partita che poteva complicarsi, perché i nostri avversari sono scesi in campo per lo 0-0, con cinque difensori e poca voglia di aprirsi.

    Roberto Mancini, l’aveva detto: questa doveva essere la squadra del talento, quella che vuole fare la partita, che vuole giocare e costruire palle-gol. Un manifesto ambizioso, certo, ma giusto esserlo quando sei l’Italia. La Nazionale che per anni, non gli ultimi, ha ottenuto grandi risultati.

    Un centrocampo con Barella, Jorginho e Verratti; Bernardeschi, Immobile e Kean a formare l’attacco; Biraghi a spingere a sinistra, Piccini sulla destra, due difensori di ruolo, con Bonucci, però, che ama giocare la palla. Questa è l’Italia di Mancini, nella quale non c’erano Insigne e Chiesa infortunati, Belotti e Cutrone non del tutto adatti al gioco del mister e Balotelli in attesa di riabilitazione.

    Quando giocava, Mancini era sogno, poesia, come toccava la palla il “Mancio” la toccavano in pochi. Ora, dopo anni nei quali le sue squadre non hanno sempre giocato in modo strabiliante, sembra essersi convinto a voltare pagina: squadra che pressa alto, che vuole recuperare subito la palla, che non vuol lasciar rifiatare l’avversario. Questi gli intendimenti e questo quanto si è visto per 40’ del primo tempo, prima che nella ripresa qualche sbavatura facesse tremare Donnarumma. Poi la volontà di raddoppiare e di chiuderla. Hanno segnato Barella e Kean (il secondo più giovane nella storia della nostra Nazionale), due che l’azzurro lo vestiranno ancora per tanti, tanti anni.

  • Quando al 44’ del primo tempo Mario Mandžukić ha segnato il gol del vantaggio della Juventus sull’Empoli, non avrebbe mai immaginato che quella rete avrebbe praticamente ricucito lo scudetto sulla maglia bianconera. Perché è proprio così: la vittoria della Juve e la contemporanea sconfitta del Napoli a Udine, che ora è a meno 6 a 7 giornate dalla fine del campionato, ha di fatto chiuso il campionato.

    La rimonta della squadra di Allegri non solo è riuscita, ma sta assumendo il contorno di qualcosa in più di una marcia trionfale: 61 punti su 63 a disposizione nelle ultime 21 partite.

    A Napoli, con una pesante squalifica che incombe su Higuain (lo stop potrebbe essere di 3 giornate), si farebbe meglio a pensare a giocare più che a protestare preventivamente: scendere in campo alle 12.30 non è simpatico, questo è chiaro a tutti, però lo stesso disagio lo provano anche gli avversari, non solo gli undici ragazzi di Sarri. E ora, c’è a rischio pure il secondo posto, perché la Roma è la squadra che sta meglio di tutti (Juventus compresa…).

    La vittoria nel derby, è stata nettissima, ma ugualmente non mancheranno le polemiche: Spalletti ha lasciato Totti in panchina per tutti i 90’, una scelta lecita, che è parsa una prova di forza dell’allenatore e della società, intenzionata a far chiudere la carriera al giocatore che più di ogni altro ha fatto la storia del club. Detto del cambio di panchina in casa Lazio (buon lavoro a Simone Inzaghi), ha dell’incredibile il suicidio collettivo di Fiorentina (pari con la Samp), Inter e Milan (sconfitte da Torino e Atalanta).

    L’avevamo scritto qualche settimana fa: scudetto alla Juve, il Napoli avrebbe dovuto fare attenzione alla Roma; Fiorentina quarta, Inter quinta e Milan di rincorsa. Ora aggiungiamo: attenzione al Sassuolo.

  • Tre gol nei primi 33’, tre gol in 10’, così la Nazionale ha annichilito la Grecia e ha effettuato il primo scatto nella classifica del girone a sei squadre. Abbiamo vinto 3-0 in casa di un avversario che al centro della difesa schierava Manolas e Papastathopoulos, certamente non due sprovveduti.

    La Grecia non è una corazzata, ma il piglio con il quale ha giocato l’Italia lascia ben sperare per il futuro. A far testo è soprattutto il primo tempo, nel quale Mancini ha applaudito i suoi ragazzi che hanno messo in campo i dettami di una settimana di allenamento a Coverciano.

  • Noi cinquantenni abbiamo sempre dato per scontato che l’Italia partecipasse al Mondiale. Le prime emozioni le abbiamo vissute con Italia-Germania e il Mondiale del Messico, le prime delusioni quattro anni dopo quando la Polonia dopo aver eliminato l’Inghilterra nelle qualificazioni ci fece fuori ai gironi eliminatori.

    Noi cinquantenni non abbiamo mai pensato che con 32 nazionali ammesse ai Mondiali la nostra potesse stare fuori, regalarci un’estate senza emozioni, da “guardoni”. Invece è andata così!

    Da questa notte partiranno i processi, ci si scaglierà contro il Citì, ma bisogna essere sinceri fino in fondo: per Russia 2018 è stato scelto l’unico allenatore (con De Biasi) che ha accettato l’incarico, perché gli altri hanno declinato, troppo forte il rischio di dover fare un play-off. E magari perderlo. Come è successo.

    Vorremmo parlare della partita, ma i 90’ sono sotto gli occhi di tutti: 40’ regalati alla Svezia, poi una fiammata e un tentativo di chiudere gli avversari nella loro area. Il problema è stata l’idea di gioco, che non c’era. Abbiamo visto perpetuare le stesse giocate per due partite. Troppo facile per gli svedesi chiudere e non rischiare praticamente nulla.

    Si è detto che questa è una tragedia. No, una tragedia è quella che è accaduta in Canada mentre si giocava Italia-Svezia: il discesista francese David Poisson, 35 anni, è morto per una caduta durante un allenamento.

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