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  • L’Atalanta vince con merito, l’Inter in Champions ci va perché la spinge Handanovic. Il Milan impreca, perché non bastano i tre punti di Ferrara: nei momenti chiave della stagione, le lotte intestine, hanno tolto energie e soprattutto punti. Poi c’è la zona retrocessione: l’Empoli saluta la compagnia, mentre si salva il Genoa, forse la squadra meno bella dell’intera Serie A.

    Nella notte dei festeggiamenti, bisogna ricordare che il quattordicesimo monte ingaggi del campionato, quello dell’Atalanta, ha prodotto il terzo posto e il miglior attacco, insomma: bisogna saper spendere. Gasperini ha portato a termine un vero capolavoro, sotto di un gol l’Atalanta ha reagito, segnando tre reti. Il futuro è da decifrare: chi rimarrà a Bergamo a giocare la Champions? La domanda è prematura, ma la risposta va data in pochi giorni.

    L’Inter ne ha combinate di tutti i colori, sia durante la stagione sia nell’ultima partita. Limitandoci agli ultimi 95’: gol di Keita, Icardi sbaglia un rigore (perché Spalletti che aveva designato Perisic come rigorista non è intervenuto?), Andreazzoli abbandona la difesa a tre e la sua squadra vola, con Traorè è 1-1. Poi un contropiede con palo di Vecino e gol di Nainggolan regala il 2-1. Se fosse tutto qui sarebbe una partita normale, invece sull’1-0 Handanovic ferma Caputo lanciato a rete, poi compie un miracolo sul 2-1 e D’Ambrosio fa “autotraversa” all’88 per anticipare due avversari. Nel recupero è ancora Handa a sbarrare la porta e a portare l’Inter in Champions. E, a far retrocedere l’Empoli

    Il Milan, giunge a un punto dal quarto posto, ma questa è stata una stagione nella quale in sede si è verificato un “tutti contro tutti” estenuante: l’innesto di Gazidis a dicembre è stato indigesto per Leonardo (soprattutto) e Maldini. Le accuse degli ex compagni a Gattuso (neppure troppo velate) e la proprietà che si schiera con Gazidis, come era naturale visto che è l’uomo di fiducia hanno fatto il resto. Insomma, chiamatelo come volete (un termine ci sarebbe…), ma c’è da girare pagina.

    La Roma saluta De Rossi, ma di questo ne parleremo nei prossimi giorni, perché come ha detto Kolarov: “Vi accorgerete quanto contava Daniele”.

  • Alla fine hanno vinto tutte. Ma che fatica! L’Inter trova i tre punti al Var; la Juventus li conquista per l’enorme stupidaggine commessa da Zaza; il Napoli segna al 90’. E per ultima la Roma, sufficientemente brutta e fortunata riesce a stendere il Genoa.

    Ed è proprio della squadra di Di Francesco che voglio parlare. In fase di mercato, alla voce acquisti e cessioni, spesso gli allenatori non hanno molta voce in capitolo e, per come è stata congegnata la Roma è evidente che DiFra non abbia detto molto.

    I 20 e più milioni spesi per Pastore e i 26 per Cristante sono lo specchio. Di Francesco gioca con il 4-3-3, quindi senza fantasista. E Pastore è un fantasista! Che l’allenatore ha provato, prima dell’infortunio, a schierare centrocampista con scarsi risultati. Tentativo effettuato per non buttare l’investimento, ma il fallimento è stato evidente.

    Quindi si è passati al 4-2-3-1 e qui Cristante, che ha segnato anche contro il Genoa, non può giocare “secondo talento”, perché i due mediani non dovrebbero fare gli incursori (pena lo squilibrio tattico…). Quindi? Quindi, ne esce una prestazione senza capo né coda come quella contro il Genoa nella quale l’allenatore si è rifugiato nel 3-4-3.

    Pallotta, il presidente, ai suoi diesse chiede di fare trading con i calciatori, ma non sempre le cose vanno per il verso giusto. Così, quest’anno Monchi ha toppato. Ora correrà ai ripari. Scialacquando quattrini, che in estate potevano essere spesi meglio. Nel frattempo la pazienza (malgrado il 3-2 al Genoa) dei tifosi è praticamente al caffè.

  • Giocare una delle migliori partite dell’anno può anche non bastare per vincere, soprattutto se si gioca contro la Juventus, sempre più vicina allo scudetto. Il Milan piace, ma non può fermare la corsa dei futuri ri-campioni d’Italia. Segnano Mario Mandzukic e Paul Pogba; piace Balotelli e questa è un’ottima notizia per Antonio Conte. Il Napoli ha giocato otto volte senza Higuian: aggiornando le statistiche con la vittoria sul Verona (successo mai in discussione) i successi sono sei e i pareggi due. Sarri sembra aver ritrovato la sua squadra, sarà la partita di sabato a San Siro contro l’Inter a far luce sul futuro del Napoli, oggi a più sette sulla Roma che in serata gioca all’Olimpico contro il Bologna.

    Male la Fiorentina, che perde contro l’Empoli, al primo successo nel girone di ritorno: Paulo Sousa a fine stagione potrebbe liberare la panchina e firmare per lo Zenit San Pietroburgo. È più di una possibilità.

    In zona retrocessione, a Palermo, Walter Novellino rischia la panchina: la sconfitta con la Lazio di Simone Inzaghi, all’esordio tra i “prof”, è stata maldigerita. Soprattutto, dopo sei sconfitte in otto partite, le prospettive sono più cupe. Carpi e Frosinone (sfortunato con l’Inter), sperano nella salvezza.

  • In primo piano l’analisi tattica curata da Giovanni Galli, che, a pagina 6, ha indagato i mutamenti dell’undici di Spalletti. I nerazzurri hanno cambiato pelle rispetto al passato e stanno diventando una squadra moderna, ma che deve compiere ancora qualche gradino per ambire a competere con la Juventus. Un miglioramento continuo, dunque, ma che ha bisogno ancora di un po’ di lavoro. A seguire segnaliamo tre interviste estremamente interessanti e diverse tra loro.

    La prima è quella che Cesare Barbieri ha fatto a Francesco Ghirelli, che dal 6 novembre 2018 è il nuovo presidente della Lega Pro (pagina 14): ci siamo fatti raccontare i suoi piani per il futuro e le riforme in programma. Restando nella terza serie del calcio italiano, da non perdere, a pagina 28, l’intervista di Luca Bignami a Mauro Zironelli, tecnico della Juventus under 23. Il mister, alla guida della prima “seconda” squadra italiana, ci ha indicato le difficoltà incontrate, la metodologia d’allenamento e del tempo necessario per far vedere i frutti di questa nuova strada impostata.

  • Ha vinto il Milan. Ha vinto meritando, perché pur nella mediocrità della partita, ha dimostrato di averne di più. L’Inter è una squadra vuota, priva di energie, al punto di poter compromettere quanto di buono fatto fino a ora in campionato.

    Gattuso ha riproposto il 4-3-3, sistema di gioco che penalizza Bonucci, ma libera in pieno il talento di Suso e permette a Kalinic di muoversi come più gli piace: spalle alle porta per giocare con gli interni che si inseriscono e pronto a infilare la difesa sulle imbucate dei compagni.

    Dire che la vittoria traghetta il Milan fuori dalla crisi è azzardato, di certo la sconfitta infila l’Inter in un tunnel che apparentemente sembra essere senza fine.

    Proprio così, il Milan più del talento ha messo in campo la forza di volontà e una discreta condizione fisica. Spetterà a Gattuso cercare di limare gli errori in fase di impostazione e dare un gioco più vario.

    L’altra sponda del Naviglio, invece, ha le pile completamente scariche: i centrocampisti sono in affanno, Candreva crossa ma la palla va dove vuole lei. E ancora Perisic e Icardi sono praticamente inesistenti: nell’arco di 120’ si sono accesi solo una volta a testa. Troppo poco. Veramente troppo poco! E sabato, con l’ultima di andata, è presto qua.

  • Aldo Giordani, storico telecronista della Rai, amava dire: “Signori, questo è il basket”. E lo affermava quando una squadra riacciuffava una partita nella quale era sotto di 10-15 punti. Oppure, quando una squadra sfavorita, riusciva a mettere in difficoltà un'avversaria più forte. O quando tutti schizzavano in piedi per una giocata fenomenale.

  • Belle per un tempo. E’ poco! Troppo poco. Passi per il Napoli che obiettivamente aveva poche possibilità di battere il Real Madrid, ma il crollo della Roma a Lione è veramente inspiegabile. O meglio una spiegazione c’è l’ha. La mancanza di serenità di un ambiente che dopo la bella e meritata vittoria di San Siro con l’Inter, non ha saputo reggere l’urto della sconfitta in Coppa Italia con la Lazio. Quindi è arrivato il ko in casa con il Napoli. E ancora, la Roma è stata battuta 4-2 anche a Lione. Tre sconfitte in otto giorni!

    La rosa a disposizione di Spalletti è di poco inferiore a quella della Juventus, ma non ci si riesce a spiegare la mancanza di continuità di un gruppo che, sorteggio permettendo, avrebbe (non è ancora detta l’ultima parola come insegna il Barcellona) dovuto giocare la finale con il Manchester United.

    Dopo un ottimo primo tempo, la Roma a Lione si è autocancellata dal campo, infilzata dopo 2’ della ripresa da Tolisso non è più stata capace di reagire, di riprendere il dominio a centrocampo.

    Inutile stare a dire che la squadra potrebbe avere la testa altrove per la questione stadio, perché non è così, ma in società non sono piaciute un paio di uscite dell’allenatore. La prima dopo la vittoria con il Torino quando disse (senza che nessuno facesse domande al riguardo) che sarebbe rimasto solo se fosse stato rinnovato il contratto di Totti e l’altra è la mancanza di chiarezza sul futuro. Spalletti potrebbe aver scavalcato Paulo Sousa nella corsa alla panchina della Juventus (se Allegri dovesse veramente lasciare). Ma a Torino vogliono allenatori vincenti!

  • Dopo la vittoria di San Siro con l’Inter e lo scivolone del Napoli in casa dell’Atalanta, la corsa al secondo posto sembrava chiusa. In ascesa la squadra di Spalletti; con il fiato corto quella di Sarri.

    Una sensazione, quella del momento di difficoltà, vissuta pure da chi ha avuto il privilegio di assistere in campo alla partita di Coppa Italia. Soprattutto nel secondo tempo i giocatori del Napoli erano costantemente in ritardo sulle giocate della Juventus. Non un buon segnale alla vigilia della gara con la Roma e “della madre di tutte le partite”, al San Paolo contro il Real Madrid.

    La vittoria della Lazio nel derby, invece, ha demolito le certezze di Spalletti e di una squadra che con il 3-4-3 con Nainggolan sul centro-sinistra sembrava diventata solida e imbattibile. E, mentre tutti noi pensavamo che gli imprescindibili fossero altri, è bastato che calasse il rendimento di Fazio per vedere una squadra nuda. Sconfitta due volte, prima dalla Lazio, poi dal Napoli.

    È evidente che la doppietta di Mertens abbia consegnato il sesto scudetto consecutivo alla Juventus (sulla vittoria dei bianconeri non abbiamo mai nutrito dubbi), ma è anche evidente che il successo del Napoli rimetta in corsa anche Atalanta e soprattutto Inter.

    Quali possano essere invece le ripercussioni sulla prossima “eurosettimana” non è facile a dirsi. Il Real è stato fischiato contro il Las Palmas, si è subito rifatto contro l’Eibar, ma non è al massimo della condizione. Mentre contro il Lione, la Roma deve fare attenzione, un altro tracollo non sarebbe digerito dalla tifoseria.

  • Vince la Roma e l’Inter, ancora una volta, rimane a bocca asciutta sul più bello. Per la squadra di Pioli, la Champions si allontana, in una giornata che malgrado l’impegno non semplice, si preannunciava favorevole, vista la sconfitta interna del Napoli con l’Atalanta

    La Roma, questa Roma, però, è una squadra che può compiere qualsiasi impresa: Spalletti, con il sacrificio di un attaccante, la difesa a tre e Nainggolan schierato sulla linea degli attaccanti con compiti vari (in pratica può fare ciò che ritiene opportuno e utile alla squadra) è meno vulnerabile della prima parta di stagione ed è solida e robusta. Lo ha dimostrato pure contro l’Inter prima imbottita di centrocampisti che si inserivano e poi zeppa di attaccanti che stazionavano nell’area di rigore. La difesa ha retto senza balbettare, mentre Nainggolan è stato praticamente perfetto. 

    Un giocatore eccezionale! Nulla a che vedere con quello che ho visto giocare a Piacenza. La società lo spacciava per trequartista, ma non segnava; regista non era e incursore neppure, la cessione al Cagliari e il successivo passaggio alla Roma, ci hanno consegnato un elemento che può giocare ovunque. Un giocatore che la Roma dovrà tenersi stretta. Perché l’assalto delle inglesi è già iniziato.

  • La storia ci insegna che c’era un Milan che non si fermava mai. Che, quando serviva, sapeva segnare anche poco prima o molto dopo il 90’. Per un po’, però, lo spirito di quel Milan allenato da Carlo Ancelotti era finito in soffitta.

    Una decina di anni dopo, con Vincenzo Montella a capo di giocatori molto meno talentosi, quello spirito è stato riesumato. Perché Maldini, Nesta, Pirlo, Seedorf, Sheva, Kaka e Inzaghi nasci, non diventi. Ma se non sei stato baciato in fronte dal “Dio del calcio”, puoi fare altro. Ad esempio, non arrenderti. Mai. Soprattutto se stai giocando un derby.

    Così a fine primo tempo e a trequarti di secondo tempo, l’Inter era convinta di conquistare i tre punti. Il meglio, il Milan, sembrava averlo dato prima del riposo, quando Candreva e Icardi avevano bucato Donnarumma, invece, per il popolo rossonero il meglio doveva ancora venire.

    Gol di Romagnoli, Inter che prova a controllare la partita e al 97’ sull’ultimo corner, scaturito da un’azione offensiva che l’Inter poteva gestire meglio, è arrivato il gol del 2-2. Un gol che Orsato ha convalidato solamente dopo aver controllato l’impulso elettronico sul suo orologio. Un derby deciso dalla “Goal Line Tecnology”. E dal cuore del Milan di Montella.

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