higuain

  • Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto il merito di spegnere uno stadio, che nella mezzora che ha preceduto l’incontro si era fatto sentire più fischiando Gonzalo Higuain che non per sostenere il Napoli.

    Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto anche il merito di mostrare a Luis Enrique di cosa è capace la Juventus. L’allenatore del Barcellona, prossimo avversario dei bianconeri in Champions, si era detto felice del doppio impegno con il Napoli.

    Ma Luis Enrique, seguendo con attenzione il primo tempo, si sarà accorto di ciò che è capace la Juventus quando decide di difendersi: nove uomini a chiudere ogni linea di passaggio, impossibile verticalizzare, Buffon protetto da difesa e centrocampo. A Napoli, nei primi 45’, in fase di non possesso, si è vista la Juventus che a Monaco a lungo irretì il Bayern.

    Certo, nel secondo tempo, complice la stanchezza e un paio di “leggerezze” la Juve ha subito un gol e corso un rischio, ma sarebbe stato innaturale se il miglior attacco del campionato non avesse mai avuto la possibilità di tirare in porta.

    Ancora una volta, la Juventus ha dato una dimostrazione di forza e compattezza. In chiave campionato, poi, i sei punti di vantaggio sulla Roma sono rassicuranti. Proprio come i quattro che il Napoli vanta sulla Lazio quarta.

  • Sulla partita che ha condotto la Juventus in finale si staglia una figura: quella di Gonzalo Higuain, autore di una doppietta e di una reazione più che umana nei confronti di chi prima lo ha amato e poi lo ha fischiato. Higuain ha fatto ciò che gli viene meglio (cioè gol) e poi ha mandato un saluto (oltre ai tifosi e al suo ex presidente) a chi domenica sera ha contato il numero di palloni che ha giocato, senza capire che le due sfide erano troppo differenti l’una dall’altra.

    Quella di domenica in campionato, alla Juventus andava bene così: Allegri non voleva rischiare nulla (o quasi) e per questo una volta trovatasi in vantaggio la Juve ha abbassato il ritmo e ha atteso sotto la linea della palla, senza provare a ripartire. Certamente il Napoli ha provato a giocare, ma dall’altra parte ha trovato un avversario che non ha mai sofferto.

    Diverso il discorso della partita di Coppa Italia. Ritmi alti, intensità, animosità, si è visto tutto ciò che le due squadre domenica non hanno messo in campo. Troppi i punti da recuperare in campionato, mentre i due gol (senza subirne) che il Napoli doveva segnare per conquistare la finale erano un obiettivo possibile da centrare.

    La Juventus fino al gol del 2-2 (un gentile regalo di Neto), però ancora una volta è parsa superiore, imbrigliando un Napoli che non ha bisogno di avere un centravanti statico in area di rigore (Milik o Pavoletti), ma che è più bello e pericoloso quando gioca con Callejon, Mertens e Insigne.

    Qualcuno dirà che la squadra di Sarri è più bella, ma non servivano due partite in quattro giorni contro i bianconeri per arrivare a questa conclusione: la Juventus è più solida, spreca meno energie e dà l’impressione di controllare la gara anche quando si difende e obbliga gli avversari a girare la palla, perché non ci sono linee di passaggio che consentano le verticalizzazione.

    Giocare come il Napoli è un merito. Ma giocare come la Juventus, lo dimostrano i risultati, non è una colpa.

  • La sconfitta 3-2 con la Sampdoria aveva dato fiato al partito che vedeva la Juventus in affanno rispetto all’anno scorso. Nulla di più sbagliato, dopo il successo con il Crotone, la squadra di Allegri aveva un punto in più rispetto all’annata scorsa. Terza in classifica, non per demeriti propri, ma per meriti altrui. Di Napoli e Inter. Da incontrare in rapida successione in otto giorni.

    E quando si è arrivati alla partita con il Napoli, la Juventus ha subito messo le cose in chiaro. Ha fatto intendere chi comanda. A Napoli aspettavano la gara per andare sul +7, per cancellare in rivale che fa sempre tremare i polsi, invece la rete di Gonzalo Higuain (che non doveva giocare vista l’operazione alla mano di lunedì scorso) ha spinto la Juve a -1.

    Se la Juventus ci ha abituati a queste vittorie che disintegrano il morale delle avversarie, ora il Napoli dovrà fare attenzione a non fare drammi. La serata del “San Paolo” abbiamo visto tutti come è andata. Da una parte una squadra forte e quadrata, dall’altra una formazione che ha provato a scalfire senza riuscirci.

    Veramente non è cambiato nulla rispetto al recente passato?

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