gattuso

  • Luca Bignami ha intervistato il tecnico del Milan, che ha espresso il suo pensiero e la sua filosofia di lavoro e su come trasmetterla ai proprio calciatori. Calciatori che oggi sono più partecipi e vogliono capire il perché dei lavori proposti; di conseguenza l’allenatore deve avere ottime conoscenze. Inoltre, è importante entrare in sintonia coi calciatori, entrando nella testa di tutti in modo diverso. Il tecnico ha proposto diverse esercitazioni di tipo tecnico-tattico ma con finalità fisiche: passing drills, possessi e giochi di posizione. Gattuso ha poi affrontato anche il discorso relativo alla match analysis e ha indicato l’organizzazione di una settimana tipo, priva di Coppe, e una con l’Europa League al giovedì. Per finire, un discorso legato ai giovani e al poco tempo che i bambini trascorrono giocando all’aperto.

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  • Dopo la partita di Firenze, che ha comunque permesso all’Inter di rimanere in testa alla classifica (seppur raggiunto dalla Juventus), il commento è stato unanime: “Non sembrava una squadra di Conte”. E questo deve far pensare. Perché l’Inter, contro Roma, Barcellona e Fiorentina (al netto delle differenti qualità tecniche degli avversari) non è riuscita a mettere in campo l’intensità mostrata per gran parte della prima parte della stagione.

  • Ricordo, quando nei primi Anni ’90 mi occupavo del Pavia Calcio, di aver attaccato duramente l’allenatore di allora per l’esclusione di un giocatore reduce da tre ottime partite. Un’esclusione immotivata, senza senso… Picchiai duro, forse esagerando un po’, lo feci perché quella panchina andava motivata, non a me. Ai tifosi. In settimana mi arrivò una telefonata: “Hai esagerato, non dovevi; il ragazzo ha fatto due volte le 4 del mattino…”. Ringraziai per la telefonata, ma in maniera ferma risposi: “Fate una conferenza stampa, non una telefonata… quello che si dice in privato non può essere reso pubblico…”

    Cosa voglio dire? Che Gattuso, spiace scriverlo, escludendo Riccardo Montolivo dalla partita con la Fiorentina, ha commesso un errore gravissimo. E, visto che “la sfiga ci vede benissimo”, la sconfitta del Milan ha amplificato più del dovuto l’esclusione dell’ex capitano.

    Se si vuole giocare 4-3-3 il regista titolare è Lucas Biglia, ma quando Biglia è infortunato il sostituto naturale è Riccardo Montolivo. Non Hakan Çalhanoğlu, come successo in passato. Non Josè Mauri, come si è visto a San Siro contro la Fiorentina. Se, invece l’allenatore opta per il 4-4-2 o per il 4-2-3-1, Bakayoko e Kessie sono scelte plausibili…

    Tutto questo per dire che fino a quando qualcuno non fornirà una motivazione differente dalla “scelta tecnica”, l’allenatore è il primo responsabile. E, giustamente ne paga le conseguenze davanti ai tifosi e alla stampa. Per questo è bene che il Milan faccia presto chiarezza e risponda alla domanda: perché Montolivo non gioca?

  • La situazione del Milan passato da Montella a Gattuso: i perché di un momento difficile per il club rossonero. L’importanza di società, delle scelte e di giocatori con caratteristiche complementari.

  • Da qualche giorno tra i tifosi dell’Inter spopola in rete la foto di un bus dell’ATM sulla quale campeggia: 92 Icardi. Un’immagine che strappa sorrisi, un’immagine che non pensava però potesse essere far presagire il peggio per Rino Gattuso.

    Ora che al derby giocato senza coraggio e si è aggiunta una brutta prestazione in Europa League contro il Betis Siviglia, la situazione costringe la società a fare valutazioni profonde sull’allenatore.

  • Adesso facciamo un gioco. Mettiamo a confronto le conferenze stampa di Rino Gattuso e Luciano Spalletti. Partiamo dalla lunghezza: superano abbondantemente i 30’. Anche i 40’. Anzi, Spalletti è arrivato anche a 54’. Credetemi, non scherzo, ho colleghi che oltre a inviare l’integrale alle tivù nazionali, devono produrre un estratto di 3’, per chi lo richiede. Per inciso, Allegri raramente arriva a 10’, ma qui la Juve fa scuola. Dai tempi di Conte.

  • Via Montella. Dentro Gattuso. Che nella conferenza stampa di presentazione ha dimostrato di essere un abile comunicatore. No, non finge. Non si atteggia. Rino è così. Spontaneo. Quando parla va diritto al cuore. La sua voce. Le sue metafore. Le sue battute.

    Ma una cosa deve essere chiara alla dirigenza, a Fassone e Mirabelli: Rino Gattuso non può essere una foglia di fico per prendere tempo. Rino Gattuso ha scritto, da calciatore, la Storia del Milan. Il pubblico lo ama. I tifosi lo rispettano. L’augurio è che in sede sia stata fatta una valutazione attenta: Gattuso è pronto per allenare la prima squadra di un club più che prestigioso?

    Perché il Milan crepuscolare ha già bruciato Clarence Seedorf e Pippo Inzaghi, che malgrado il passaggio dalla panchina non proprio felice, dal cuore di chi va a “San Siro” non sono mai usciti. Anzi.

    Se Gattuso avrà le stesse difficoltà dei suoi ex compagni, i tifosi, dopo l’impeto del momento, lo sapranno perdonare. Sapranno perdonare Gattuso. E lo ameranno come se non fosse successo nulla. Perché passa il tempo, ma i simboli non si scordano. Mai!

  • La partita che infiamma il capoluogo lombardo assume un’importanza ancora maggiore per via della risalita in classifica del Milan, che coincide con un periodo negativo per la squadra di Spalletti. Nel suo articolo, Cesare Barbieri ha sottolineato pregi e difetti delle due milanesi.

  • Dopo la vittoria 2-0 sulla Roma è ufficiale: il Milan, da qui alla fine della stagione, sarà un pessimo cliente per tutti. Una squadra da affrontare con le dovute cautele: solida in difesa, pronta a fare male in attacco. E il merito è di una persona, Rino Gattuso. Allenatore, che fino a tre mesi fa non aveva fatto nulla di così eccezionale da meritarsi la panchina di una grande squadra. Ma ex calciatore di grande livello e uomo di grande intelligenza.

    Gattuso, prima ancora di dare un gioco alla squadra, si è impossessato della testa dei giocatori. Li ha convinti che non era quella la posizione che avrebbero dovuto occupare in classifica, che nel Dna del Milan c’è la vittoria, non il vivacchiare. Gattuso, soprattutto, ha fatto intendere a tutti che senza fatica e orgoglio non si va da nessuno parte. Che in paradiso non ci vanno solo i belli, ma anche i brutti che si impegnano, che danno tutto. Che lottano. E che grazie a tutto questo vincono.

    Gattuso, così pretende la legge dei diritti tv deve parlare due volte a settimana, prima e dopo le partite, regala conferenze stampa e interviste esilaranti, per praticità e semplicità. Rino, ne siamo convinti, di questa squadra non si sente solo l’allenatore, ma anche un giocatore che momentaneamente deve stare a guardare. E, vista la situazione, è costretto a incitare i suoi “compagni” a dare tutto in allenamento.

  • Doveva essere la giornata di Juventus-Inter, un pareggio nel quale la Juve ha attaccato e l’Inter si è chiusa ha spinto molti a parlare di tattica. Sinceramente ci saremmo attesi uno spettacolo diverso, magari con due squadre che si affrontavano a viso aperto, preferendo la tecnica alla tattica.

    Archiviato il “derby d’Italia”, così ci siamo concentrati sulla Roma, una vittoria sul campo del Chievo sarebbe valsa il -3 dall’Inter con una partita da recuperare. Niente, Sorrentino ha sbarrato la strada… E così è stato 0-0 anche per la Roma.

    Poi è toccato al Napoli, che da qualche giornata non è più la squadra brillante di inizio stagione. Tutti gli indizi (vittoria zoppicante con l’Udinese, sconfitte con Juventus e Feyenoord) hanno trovato conferma nello 0-0 con la Fiorentina, che acquisisce sempre più personalità.

    In vetta deve giocare ancora la Lazio, potrà essere lei a beneficiare di tre 0-0, ma il Toro è la squadra che nel 2017 vanta il maggior numero di pareggi nei cinque principali campionati d’Europa. Quindi…

    A questo dobbiamo porci una domanda: cosa ci lascia la due giorni della serie A? Ci lascia la prima vittoria del Milan di Gattuso, ci lascia un Milan più brillante e meno compassato, capace di conquistare tre punti. La strada, per convincere è ancora lunga, ma l’atteggiamento è piaciuto. E per una volta il cuore sembra avere la meglio sulla tattica.

  • Napoli e Juventus vincono a modo loro. Il Napoli giocando bene, la Juventus per abitudine, perché il commento di Allegri è esaustivo: “Se non riesci a fare quello che hai provato in allenamento, devi lasciar finire il primo tempo e fare altro…”.

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