difesa

  • Cosa ha detto l’ex allenatore dell’Empoli, ora collaboratore per la fase difensiva di Spalletti all’Inter, Martusciello al nostro incontro di Coverciano.

    I particolari fanno la differenza alla stregua di letture univoche delle situazioni di gioco. In fase difensiva ancora di più: Giovanni Martusciello spiega come lavorare con la linea difensiva più il play avendo come unico punto di riferimento il pallone e non preoccupandosi degli avversari. Un’interessante lezione che mostra una didattica curata e appresa grazie al confronto con alcuni tra i migliori esperti di questo modo di agire.

    L'esperienza di Giovanni Martusciello da giocatore prima, da allenatore poi e da collaboratore di alcuni dei tecnici italiani più innovativi in Italia (Sarri su tutti, come ci ha confermato direttamente), ha portato la sua attenzione alla cura dei dettagli difensivi, sviluppando dei princìpi per la fase di non possesso correlati al movimento del pallone, sia dal punto di vista collettivo sia individuale. Tutta la sua metodologia si basa sull’idea che lavorare unicamente sui movimenti della palla semplifica il ragionamento dei giocatori perché hanno un unico riferimento.

    LA DIDATTICA

    Il lavoro viene svolto dalla linea difensiva con l’aggiunta di un vertice basso. Principalmente le difficoltà per la linea sono quelle di coprire lo spazio alle spalle (avendo il coraggio di difendere molto alti) e di “rompersi” per gestire anche i settori davanti a ogni elemento, soprattutto centralmente. La lettura, in quest’ultimo caso, diventa più complessa perché i calciatori devono anche capire i tempi per agire appunto “in avanti”. Ecco che la posizione del centrocampista, il vertice basso, a protezione e con funzioni da schermo, serve appositamente per evitare che un difensore debba scomporsi per “uscire” in verticale; così può concentrarsi unicamente su quello che avviene “dietro”. Il play, lavorando in tale modo, oltre a contrastare direttamente gli avversari che avanzano, può utilizzare l’azione ritardatrice per rallentare chi ha la sfera o cercare il recupero di una palla sporca. Meglio evitare i falli, ma a volte sono necessari.

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  •   Una strategia per bloccare e “rompere” la linea difensiva avversaria. Lo scaglionamento che ne consegue e i relativi mezzi di allenamento per la costruzione del gioco.

  • I comportamenti che possono avere i giocatori di difesa in una situazione del genere. Marco la palla o l’avversario?

    Negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente la percentuale di gol con un assist eseguito tramite una palla calciata dalla zona laterale del campo. Le difese si fanno cogliere spesso impreparate, a volte mal posizionate e in alcuni casi prive di princìpi di gioco ben definiti in riferimento a tale situazione. I difensori e i centrocampisti centrali ignorano (nel senso che il più delle volte danno la sensazione di non conoscere, in quanto dopo un gol subito si guardano, si indicano, si parlano come se uno volesse dare la colpa all’altro) le posizioni e i concetti di tattica individuale e di reparto che sottendono a queste situazioni.

  • Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Master Prime Squadre

    La relazione in aula dell’allenatore del Lecce, che ha ottenuto dopo 6 anni di Serie C l’agognata promozione in B. Le varie casistiche in fase di non possesso legate alla difesa individuale e collettiva.

  • L’utilità di adattare la propria organizzazione difensiva in base all’avversario che si deve affrontare. Le considerazioni da parte dell’allenatore in base anche alle peculiarità dei propri uomini.

    Arrivano le gare ufficiali, la preparazione è ormai terminata e dopo aver lavorato sui concetti generali in cui ogni allenatore crede e che vuole trasmettere al proprio gruppo, si comincia ad agire sui particolari, ponendo attenzione sia alle caratteristiche dell'avversario sia a quelle dei propri elementi. Questi devono sapere “cosa fare” individualmente e collettivamente nelle diverse situazioni di gara.

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  • Soluzioni in fase difensiva, ma soprattutto offensiva per utilizzare in modo particolare il “muro” di solito sfruttato unicamente a protezione della propria porta.

    Una famosa citazione diceva che “L’attacco è la miglior difesa”. Si tratta di un concetto che, probabilmente, piace a molti tecnici e può fare al caso nostro anche per l’argomento che intendiamo trattare in questo scritto: la barriera. Senza l’intento di volerci sostituire ai mister dei portieri e ai numeri uno, in questo articolo vedremo alcune evoluzioni della barriera difensiva, che si è trasformata da puro dispositivo a protezione della propria porta sui calci piazzati, a soluzione per trovare il gol nei modi più fantasiosi e stravaganti.

  • Speciale palle inattive
    I comportamenti da adottare e alcune soluzioni utili a chi vuole difendere a zona su corner e punizioni.

    Le palle inattive, in un calcio sempre più evoluto verso la ricerca e la cura di ogni singolo dettaglio, rappresentano un fondamentale obiettivo dell’attività metodologico-didattica da parte dello staff tecnico.

  • L’analisi della fase di non possesso per quanto concerne le squadre che si dispongono con una difesa composta da tre o cinque uomini. I vantaggi sono diversi, come la maggiore densità nella zona centrale del campo, o la grande elasticità questo sistema.

  • La fase di non possesso per le squadre che si schierano con tre o cinque uomini in difesa. I movimenti e gli adattamenti necessari per lavorare al meglio.

    Nel campionato italiano degli ultimi anni, dopo un periodo monopolizzato dalle difese a quattro giocatori, molte squadre hanno ricominciato ad adottare la soluzione che prevede tre centrali coadiuvati da due esterni.

  • La lettura da parte di chi difende della condizione del pallone è determinante per capire se conviene avanzare oppure indietreggiare a protezione della porta. Non tutto è ciò che sembra!

    Il calcio d’oggi propone ai difensori infinite situazioni da valutare, sia che si ragioni individualmente sia che lo si faccia di reparto (con una linea a 4 oppure a 3). In tutte queste i calciatori sono chiamati a effettuare delle scelte in fase di non possesso o quando si vive una transizione negativa. Il reparto deve infatti capire quando è importante alzare la linea, accorciando la squadra e tenendo strette le distanze con i centrocampisti. Questo per dare compattezza all’intero undici e mantenere lontani gli avversari. Oppure, al contrario, comprendere quando è opportuno correre in copertura a difesa della profondità, chiudere l’ingresso agli avversari per vie centrali e lavorare sull’intercetto di filtranti e passanti.

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