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  • La Juventus fa ufficialmente paura. Anche in Champions. La vittoria 1-0 sul campo del Manchester United è di quelle che contengono un messaggio a tutte le avversarie, non solo a chi a lungo non ha visto palla.

    Esagerata la superiorità nei primi 30’, quando la Juve con il palleggio ha cancellato dal campo gli avversari: il 4-3-3 bianconero con Bentancur, Pjanić e Matuidi a centrocampo ha dominato la scena, arrivando addirittura a far sedere in panchina sconsolato Mourinho.

    L’allenatore del Triplete nerazzurro, beccato sul finale dai tifosi juventini, ha schierato Rashford e Martial larghi dietro l’unica punta Lukaku, ma i due anziché attaccare Cancelo e Alex Sandro sono addirittura stati schiacciati sulla linea dei difensori, sintomo di un dominio totale e che in campo ci fosse una squadra sola.

    Paul Pogba, che tanto vorrebbe trasferirsi a Torino, nel secondo tempo ha colpito un palo sull’unica disattenzione della Juve, una palla persa che poteva costare cara, ma sarebbe stata una beffa esagerata, perché il dominio esercitato sull’avversario meritava la vittoria, la conquista dei tre punti.

    La vittoria a Manchester, fa derubricare a “disattenzione” i punti persi con il Genoa. La vittoria di Manchester dice che la “Coppa dalle grandi orecchie”, ha una superfavorita: la Juve.

    E il calcio italiano ieri sera ha festeggiato pure la vittoria per 3-0 della Roma.

  • Ha vinto il migliore. E il migliore è stato l’Ajax. Nettamente il migliore, perché nel secondo tempo i “lancieri” hanno dato spettacolo. Come a Madrid, contro il Real.

    La sconfitta della Juventus, 1-2 il finale, non è altro che la logica conseguenza di quanto si è visto in campo: da una parte una squadra spenta, atleticamente appesantita; dall’altra un’orchestra che ha suonato calcio soprattutto nel secondo tempo, quando i reparti di Allegri si sono sfilacciati.

    Non è bastato il solito gol di Ronaldo, perché l’Ajax ha pareggiato subito con un po’ di fortuna, ma nel secondo tempo ten Hag ha visto i suoi creare almeno cinque palle-gol e segnare una rete di testa con de Ligt.

    In quello che doveva essere l’anno del “triplete”, la sconfitta con l’Ajax certifica il fallimento del progetto. Sabato arriverà lo scudetto, ma oggettivamente è troppo poco. Per quello bastavano la squadra e il budget dell’anno scorso.

  • L’analisi tecnico-tattica della Juventus a cura di Giovanni Galli. Il primo giudizio va sulla società, che sta compiendo un lavoro impeccabile frutto di una pianificazione studiata nei minimi dettagli. E poi i volti nuovi, Cancelo e Cristiano Ronaldo su tutti. Quest’ultimo, dopo un periodo di adattamento (la Serie A è molto diversa dalla Liga) è entrato appieno nei meccanismi offensivi della Vecchia Signora e i suoi compagni di reparto ne stanno beneficiando.

  • L’Atalanta vince con merito, l’Inter in Champions ci va perché la spinge Handanovic. Il Milan impreca, perché non bastano i tre punti di Ferrara: nei momenti chiave della stagione, le lotte intestine, hanno tolto energie e soprattutto punti. Poi c’è la zona retrocessione: l’Empoli saluta la compagnia, mentre si salva il Genoa, forse la squadra meno bella dell’intera Serie A.

    Nella notte dei festeggiamenti, bisogna ricordare che il quattordicesimo monte ingaggi del campionato, quello dell’Atalanta, ha prodotto il terzo posto e il miglior attacco, insomma: bisogna saper spendere. Gasperini ha portato a termine un vero capolavoro, sotto di un gol l’Atalanta ha reagito, segnando tre reti. Il futuro è da decifrare: chi rimarrà a Bergamo a giocare la Champions? La domanda è prematura, ma la risposta va data in pochi giorni.

    L’Inter ne ha combinate di tutti i colori, sia durante la stagione sia nell’ultima partita. Limitandoci agli ultimi 95’: gol di Keita, Icardi sbaglia un rigore (perché Spalletti che aveva designato Perisic come rigorista non è intervenuto?), Andreazzoli abbandona la difesa a tre e la sua squadra vola, con Traorè è 1-1. Poi un contropiede con palo di Vecino e gol di Nainggolan regala il 2-1. Se fosse tutto qui sarebbe una partita normale, invece sull’1-0 Handanovic ferma Caputo lanciato a rete, poi compie un miracolo sul 2-1 e D’Ambrosio fa “autotraversa” all’88 per anticipare due avversari. Nel recupero è ancora Handa a sbarrare la porta e a portare l’Inter in Champions. E, a far retrocedere l’Empoli

    Il Milan, giunge a un punto dal quarto posto, ma questa è stata una stagione nella quale in sede si è verificato un “tutti contro tutti” estenuante: l’innesto di Gazidis a dicembre è stato indigesto per Leonardo (soprattutto) e Maldini. Le accuse degli ex compagni a Gattuso (neppure troppo velate) e la proprietà che si schiera con Gazidis, come era naturale visto che è l’uomo di fiducia hanno fatto il resto. Insomma, chiamatelo come volete (un termine ci sarebbe…), ma c’è da girare pagina.

    La Roma saluta De Rossi, ma di questo ne parleremo nei prossimi giorni, perché come ha detto Kolarov: “Vi accorgerete quanto contava Daniele”.

  • Napoli e Inter, battendo rispettivamente Liverpool (vice campione d’Europa) e PSV Eindhoven si candidano al passaggio del turno. Se questo è un dato inconfutabile che fa gioire i tifosi delle due squadre, la giornata di Champions, invece, ne regala uno che deve fare felici tutti: tutte e quattro le squadre italiane hanno vinto, un risultato che fotografa la ritrovata salute a livello di club del calcio italiano.

    Ma se i due successi di Juventus e Roma erano, per così di dire fisiologici, le rose di Young Boys e Viktoria Plzen sono nettamente inferiori a quella delle due squadre italiane, qualche dubbio lo nutrivamo soprattutto sul Napoli opposto al Liverpool.

    Invece, Carlo Ancelotti si è inventato un “pacco regalo” per gli inglesi: Maksimovic basso a destra, un difensore bloccato non uno che spingesse, per chiudere sulle tre folgori dell’attacco inglese e Fabian Ruiz (che in quest’inizio di stagione ha giocato in più ruoli) esterno sinistro, che facilitava le incursioni di Mario Rui. Il gol è arrivato solo al 90’, perché Alisson è più sicuro di un sistema d’allarme.

    L’Inter ha affrontato una squadra oggettivamente inferiore, ma vincere in trasferta non è mai facile, soprattutto se finisci sotto dopo 30’. La squadra di Spalletti, però, non si è mai scomposta e non è piaciuta solo per una decina di minuti a inizio ripresa. Per il resto un’Inter solida che sa creare, con giocatori tecnici che si sacrificano in copertura. E un Mauro Icardi che gioca per la squadra!

  • Tutto o quasi secondo previsioni. Roma prima e Juventus seconda. Due vittorie contro Qarabag e Olympiakos come da previsione, due partite giocate con il freno a mano tirato perché il campionato più equilibrato degli ultimi anni non permette distrazioni.

    Proprio così: quando giochi in campionato cerchi di mettere la partita in ghiaccio perché incombe la Champions, ma quando giochi in Europa e la situazione lo consente si centellinano le energie perché la Serie A è alle porte.

    La Roma, comunque, complice il pareggio tra Chelsea e Atletico Madrid, ha compiuto il vero capolavoro: la squadra di Di Francesco ha vinto il suo girone e alzi la mano chi lo pensava al momento dell’estrazione. La Juventus, invece, ha fatto il compitino, facilitato (ma questo è un merito) dal gol che Cuadrado ha segnato in apertura di partita.

    Ora tocca al Napoli, per il quale la situazione è molto più complicata di quanto non lo fosse per Roma e Juve prima del fischio d’inizio delle gare di questa sera. Serve vincere contro il Feyenoord, mentre il City dovrà uscire con tre punti dalla partita con lo Shakhtar. Ma tutto il mondo è paese e il prossimo turno di Premier ha in calendario il derby di Manchester. United contro City. Mou contro Pep. E come direbbero a Napoli “Ccà nisciuno è fesso”!

  • La seconda impresa non riesce e la Roma esce a testa alta. Che all’Olimpico potesse finire 3-0 o 4-1 erano in pochi a crederlo, anche perché la superiorità del Liverpool nella gara di andata era parsa evidente.

    Così abbiamo finto per una settimana di credere che l’impossibile (o quasi) si potesse verificare, ma la squadra di Klopp ci ha impiegato 9’ a mettere le cose in chiaro.

    Alla Roma va il merito di avere vinto 4-2, di aver dato tutto e di aver convinto fino in fondo il proprio pubblico di essere un’ottima squadra. Di Francesco, più in Europa che in Italia, ha visto la squadra dei sogni: 3-3 (con rammarico) contro il Chelsea poi battuto 3-0, 3-0 al Barcellona e questa serata nella quale la Roma ha giocato e creato occasioni.

    Il nostro calcio abbandona la Champions con una certezza: sia la Juventus sia la Roma hanno reso onore alla Serie A, il divario tra le nostre migliori e le migliori d’Europa non è così esagerato. Una cosa: la Champions premia ancora una volta chi segna e non chi si difende, in Europa, poi, la tattica non è vitale come in Serie A.

    In Champions i campioni prendono per mano le loro squadre, i calciatori migliori vincono i duelli e creano superiorità numerica. La Champions dimostra che non c’è una medicina per fermare Ronaldo, Messi, Suarez, Neymar, Salah, Dzeko, Higuain, Benzema….

    Poi dovremmo parlare degli arbitri, ma sono un male comune. Da un paio d’anni ne sa qualcosa il Bayern Monaco.

  • Doppio Italia-Spagna: Barcellona-Roma e Juventus-Real Madrid. L’urna di Champions ha gelato la Roma e raffreddato gli entusiasmi della Juve, perché ora ci saranno le dichiarazioni di facciata, ma c’era chi sperava potesse andare meglio.

    Il Barcellona è più forte della Roma, a Di Francesco e ai suoi servirà un miracolo. Inutile nasconderlo, Valverde ha a disposizione un organico superiore: il Barça non è solo la squadra di Messi (anche se basterebbe per terrorizzare chiunque). Da qualche tempo Valverde è passato al 4-4-2 abbandonando il 4-3-3 che era diventato il marchio di fabbrica dei catalani, la squadra gioca bene e in patria non ha rivali (22 vittorie e 0 sconfitte in 28 partite). Cosa si inventerà Di Francesco? Raddoppiare Messi non basta, perché anche Suarez è un pericolo negli ultimi 25 metri e Dembelé è tornato a essere il giocatore visto a Dortmund. Poi ci sarebbe Iniesta, “Don Andres”, il calcio fatto uomo. E, in molti entrando al “Camp Nou”, si ricorderanno che un paio d’anni fa era finita 6-1. Non il massimo.

    Juventus-Real Madrid è la partita che i bianconeri volevano giocare. Non nei quarti, ma in finale. Troppa ancora l’amarezza per il secondo tempo del giugno scorso a Cardiff, quando Cristiano Ronaldo alzò la Coppa al termine di una gara nella quale la Juve giocò solo per 45’. La Juve si sente menomata a causa degli acciacchi e delle squalifiche che all’andata la priveranno di Pjanic e Benatia, ma dalla sua ha i numeri di una stagione nella quale in Serie A ha perso solo 8 punti in 28 giornate. Il Real nella Liga ne ha già perse 5, ma negli scontri diretti sa fare male. Chiedere al PSG per avere conferma.

  • Così no. Così fa male. Così va veramente male. La Juventus vista a Madrid è una squadra che gioca la partita perfetta, che domina in casa degli avversari otto giorni dopo aver perso 0-3 a Torino. Questa è un’impresa che può essere fatta solo da un gruppo di uomini veri, che hanno saputo guardarsi in faccia e si sono detti: “Se c’è anche una sola possibilità ce la andiamo a giocare”.

    La Juventus vista a Madrid è stata praticamente perfetta, perché non solo ha segnato tre volte, che già di per sé è una prodezza su un campo sul quale si difendono tutti, ma ha pure creato delle occasioni, sbagliato un paio di gol. Questa è la risposta da grande professionista di un allenatore, Massimiliano Allegri, che ingiustamente diventa capro espiatorio quando la sua squadra non vince. Il 4-3-3 della Juventus è stato a lungo un rebus irrisolto per il Real e per Zinedine Zidane che guardava incredulo verso il campo, senza trovare le contromosse.

    Tutto perfetto, fino a una manciata di secondi dalla fine quando Benatia ha contrastato Lucas Vazquez davanti a Buffon. Rigore? O si poteva lasciar correre? Ancora: si poteva lasciar correre, facendo in modo che le squadre si giocassero tutto ai supplementari?

    Il portierone della Juventus ha detto che dopo una partita simile, in una situazione del genere se si fischia al posto del cuore si ha un bidone dell’immondizia. Che non si possono castrare così i sogni di una squadra. Parole forti, intrise di stizza e delusione.

    A noi, invece, è rimasta la sensazione di aver visto una partita splendida, con una squadra che ha giocato come le imponeva la storia del club. Una squadra della quale andare orgogliosi.

  • Una notte di sogni, di Coppa e di Campioni. E i campioni questa volta sono quelli che non ti aspetti, i campioni hanno le sembianze dei giocatori della Roma, non del Barcellona. De Rossi e Dzeko, ma anche Florenzi, Manolas, El Shaarawy e Under entrati a partita in corso.

    Il gol di Dzeko dopo 7’ dà fiato all’Olimpico, perché i 70.000 prima dell’inizio della gara non sapevano se crederci o meno. Perché segnare tre volte non può bastare, se hai davanti Suarez e Messi è probabile che il tuo portiere un golletto lo prenda anche. Invece no!

    Dzeko gioca da fenomeno, in una sera dimostra di valere ogni euro versato per l’acquisto del suo cartellino: gol, coraggio, forza, tecnica, leadership, lui troppe volte accusato di essere gelido, peggio algido. Dzeko segna e in apertura di ripresa si procura un rigore. Che “Capitan Futuro”, anni 34 anni, segna.

    Dzeko fenomenale, ma straordinario pure De Rossi, che troppe volte ci aveva abituato a cadute di stile nel momento più importante. Del Barcellona non c’è traccia, c’è solo un po’ di tiki-taka: lento, prevedibile con Fazio, Juan Jesus e Manolas mai in affanno.

    E a proposito di Manolas, quando a 9’ dalla fine la mette sul secondo palo, l’Olimpico diventa una bolgia. Diventa una bolgia come bar e salotti lontani da Roma, perché certe imprese si vivono tifando e basta.

    L’ultimo pensiero, che poi dovrebbe essere il primo, è per Eusebio Di Francesco, secondo alcuni integralista del 4-3-3. Che questa sera ha vinto con il 3-5-2.

  • Il Napoli vince 3-0 contro lo Shakhtar e si regala ancora due settimana di speranza. Ora, per passare agli ottavi, servirà vincere in Olanda e sperare che il City batta gli ucraini in trasferta. Ma se questa è la stretta attualità legata alla Champions, c’è un gol che ha preso il cuore di tutti gli italiani.

    Dopo un primo tempo terminato sullo 0-0, nel quale il Napoli ha faticato un po’, Lorenzo Insigne ha segnato un gol da copertina. Un tiro a giro all’incrocio dei pali. Un gol che ha affossato lo Shakhtar, un tiro che lunedì scorso avrebbe potuto sfoderare pure contro la Svezia, perché queste sono prodezze alle quali Insigne ci ha abituati. Non è un lampo sporadico. E’ un gol del campione, del giocatore più amato del “San Paolo”.

    Titolare da 59 gare consecutive con il Napoli, implacabile quando parte da sinistra e si accentra in un attacco a tre, Lorenzo non ha trovato posto in una Nazionale nella quale i primi a volerlo non erano i tifosi, ma i “senatori”, cioè i compagni di squadra più influenti e vincenti. Quelli che ti guardano, ti “pesano” e poi (giusto o sbagliato) decidono se sei dei loro. Se sei fatto della loro pasta. Di norma una pasta rara…

    Il gol di Insigne ha illuminato il “San Paolo” e fatto impazzire i tifosi del Napoli, mentre tutti gli altri riflettevano: “Perché? Perché, a San Siro te ne sei stato in panchina 90’?” Una domanda che probabilmente rimarrà senza una risposta!

  • Juventus promossa, ma solo per 10’. Poi si visto solo, o quasi, il Tottenham. L’ottima partenza della squadra di Allegri è stata agevolata da una serie di errori della difesa inglese, che dapprima ha lasciato libero Higuain su punizione di Pjanic e poi ha steso Bernardeschi in area con un fallo che ormai non si vede più neppure sui campi di provincia.

    Sul 2-0 al 9’ la Juventus ha concesso campo al Tottenham, che non ci ha messo molto a schiacciare i due centrocampisti bianconeri, mentre per Mandzukic, Douglas Costa e Bernardeschi ripartire si è fatto sempre più facile. La prova negativa di Alex Sandro ha privato la Juve di una freccia importantissima, perché il brasiliano, quando è in giornata, è un continuo campanello d’allarme per la difesa. Ottima, invece, rigore sbagliato a parte, la partita di Higuain che ha segnato, fatto salire la squadra, battagliato con gli avversari e servito assist.

    Il 4-2-3-1 di Allegri all’inizio ha pagato, ma appena il Tottenham ha accelerato, il centrocampo bianconero è sparito, si è trasformato in un reparto anonimo, incapace di interdire. Figuriamoci di ripartite. La rete del 2-1 è una logica conseguenza di quanto visto in campo. Ovvio che se Higuain avesse segnato il rigore al 46’ del primo tempo le cose sarebbero andate diversamente, ma l’argentino non è l’uomo al quale affidare una conclusione dagli undici metri. In Argentina e a Napoli ne sono convinti.

    Nella ripresa, Allegri ha abbozzato una sorta di difesa a tre (con De Sciglio accanto a Chiellini e Benatia), ma un erroraccio di Buffon ha regalato il 2-2.

    Analizzando la gara il risultato è giusto. Come è giusto il piccolo vantaggio che gli inglesi hanno in vista del match di ritorno. Più di Dybala, alla Juventus è mancato Matuidi, che avrebbe dato solidità al centrocampo. A Londra, però, servirà giocare a un ritmo più alto. Così non si passa.

    La Champions non è il campionato. Il Napoli lo ha scoperto a dicembre. La Juventus potrebbe scoprirlo a marzo.

  • Due gol in tre minuti. La Juventus ribalta la partita con il Tottenham e conquista i quarti di finale di Champions in una serata che si stava mettendo terribilmente male.

    Per ammissione degli stessi giocatori della Juve, gli inglesi hanno dominato per 50’ contro una squadra priva di idee e incapace di reagire, con Barzagli costantemente saltato da Son, Kane imprendibile per Benatia e Chiellini più Dale Alli che si materializzava sempre dove non c’era una maglia gialla. Per tacere di Eriksen. Difesa in difficoltà, centrocampo surclassato e attacco inesistente. Non c’è che dire, un bel quadretto.

    Poi la Juve si è ricordata di essere una grande d’Europa, l’orgoglio di tutti e un paio di cambi di Allegri hanno fatto il resto. Asamoah terzino sinistro, Lichtsteiner a destra; Benatia acciaccato e un inutile Matuidi a riflettere in panchina. La squadra di Allegri ha iniziato a crederci, ha segnato con Higuain troppo spesso accusato di incidere poco nelle gare a eliminazione diretta, quindi il “Pipita” ha messo una palla fantastica per Dybala che per 67’ era parso un corpo estraneo alla partita.

    La Juve, fredda, cinica e concreta da lì in poi ha ingabbiato la manovra inglese e ha chiuso tutti i corridoi. Ha protetto la propria area e ha dimostrato ancora una volta che quando c’è da soffrire il “gruppo” non ha rivali.

    Al fischio finale di Marciniak (visto questo fischietto d’ora in poi sarà impossibile criticare i nostri) un lampo: la Juve aveva un piede e mezzo fuori dalla Champions. In tre minuti li ha rimessi tutti e due. Un segno del destino verso il palco della premiazione a Kiev?

  • Ci sono state due partite. La prima, quella con in campo Momo Salah è finita 5-0 per il Liverpool; l’altra l’ha vinta 2-0 la Roma. L’egiziano è stato semplicemente strepitoso: due gol e due assist con la palla solo da spingere nella porta vuota.

    Una prestazione fenomenale, perché la difesa della Roma non è riuscita ad arginare un calciatore che tutti conoscevano bene, visti i due anni trascorsi in giallorosso. E, malgrado i difensori conoscessero i “segreti” dell’ex compagno non c’è stato modo di limitarlo.

    La Roma, la prossima settimana, dovrà vincere 3-0 o 4-1 per volare a Kiev al posto del Liverpool, ma l’impresa francamente sembra piuttosto complicata. Non per il numero di reti da segnare a una difesa che non pare essere la più solida d’Europa, ma perché non subire gol da Salah (43 gol e 12 assist in questa stagione) è impresa più che ardua. Se non impossibile.

    La Roma ha giocato bene i primi 20’, poi il 3-4-2-1, cioè la struttura tattica scelta per la “Romuntada” con il Barcellona al ritorno è crollata. Ora Di Francesco dovrà cercare di infondere serenità all’ambiente e dovrà studiare le contromosse per ribaltare il doppio confronto.

    La serata di “Anfield” ci dice che il Liverpool è più forte, gioca su ritmi che la Roma non può reggere, ma la difesa di Jurgen Klopp non è il punto di forza di chi si sente in tasca il biglietto per Kiev.

  • Non per fare i catastrofisti. Ma ha perso anche la Roma. Le gare di andata del primo turno a eliminazione diretta ci ricordano che in Champions la Juventus ha pareggiato in casa e, ora, la Roma ha perso in Ucraina contro una buona squadra, che nulla a che vedere con quelle viste ieri sera. In Europa League, invece, il solo Milan ha alzato le braccia perché, seppur in modo diverso, Lazio e Atalanta sono uscite sconfitte da Bucarest e Dortmund, mentre il Napoli ha issato bandiera bianca contro il Lipsia.

  • Dopo aver visto il gol in rovesciata che Cristiano Ronaldo ha segnato alla Juventus penso si possa scrivere qualsiasi cosa. Una però è chiara, banale: il Real è più forte, lo ha dimostrato l’anno scorso a Cardiff, lo ha confermato questa sera a Torino, 4 gol in finale, 3 nei quarti.

    Che i Galacticos siano fuori portata i tifosi della Juventus lo hanno capito e hanno applaudito squadra del cuore e avversari. E non è da tutti, perché quando tifi per chi ha vinto sei scudetti consecutivi non è facile ammettere a sé stessi che ci possa essere qualcuno che ti è superiore. Invece lo “Stadium” ha riconosciuto la prodezza di CR7, la forza del Real l’impegno di una Juventus alla quale manca ancora qualcosa per raggiungere la vetta d’Europa.

    Allegri ha scelto di affrontare il Real con il 4-4-2, ma la rete dello 0-1 segnata dal Real dopo 3’ non ha permesso di comprendere se la strategia dell’allenatore fosse giusta o meno. Di certo la Juve ha provato a reagire, Keylor Navas ha dimostrato che Gigio Donnarumma ai “Blancos” non serve, mentre la traversa ha salvato Buffon dal raddoppio (e dal poker) degli ospiti.

    A chi diceva (e scriveva) che Dybala è l’erede di Messi o di qualche fenomeno consigliamo di rivedere la partita (non solo questa). L’argentino della Juventus è un ottimo giocatore, uno dei tre migliori del nostro campionato. Ma non è ancora al livello di chi da dieci anni domina la scena mondiale.

  • Spalle al muro, la Juventus si ritrova ancora una volta nel momento di massima difficoltà. Se la vittoria per 2-0 è utile alla classifica del gironcino, il come sia giunta ci fa comprendere che prima di emettere sentenze ci sia da fare i conti con l'ambiente intero. Allegri sceglie ancora una volta il 3-5-2, Evra dopo aver scosso i compagni fa intendere il motivo per il quale non sia facile spingerlo in panchina. Il gol di Morata timbra il primo tempo, le prestazioni di Hernanes e Cuadrado convincono che si sia imboccata la strada giusta. Zaza regala la tranquillità a fil di sirena.
    Morata segna ancora, cinque gol in cinque partite: a nessuno era mai riuscita una striscia simile.
    È un mercoledì da campioni, perché vincono anche United, City, Real e Psg.
    La Roma regala un tempo e il Bate regala tre gol e spettacolo. Incredibile come la squadra di Garcia si sia consegnata agli avversari, subendo due gol evitabili e regalando la fascia destra. Dopo il secondo tempo, non è piaciuto il terzo, quello degli spogliatoi: il calumet della pace normalmente servito ai giornalisti ha preso fuoco: l'allenatore ha attaccato la squadra e Florenzi ha semplicemente detto "Abbiamo preparato male la partita". Ma chi la prepara la partita?
    Continua la crisi del Chelsea, dopo il 2-2 con il Newcastle, penultimo in Premier, ha perso a Oporto. Normalmente, Arsen Wenger si sarebbe fatto una grassa risata, che questa volta non è partita: l'Olimpiakos ne ha segnati tre all'Emirates e l'Arsenal è quarto nel suo girone. Mal comune, ma è meglio non sentire l'audi.

  • Il bilancio della serata di Madrid, per la Juventus sconfitta 2-0, è semplicemente disastroso. E poco importa se al ritorno la squadra di Allegri ribalterà il risultato.

    Questa è una serata nella quale le cose da ricordare sono poche, visto che la prima conclusione in porta, eccettuata una punizione di Cristiano Ronaldo da 30 metri, è giunta al minuto numero 90, con Bernardeschi che si è visto deviare in corner da Oblak un tiro dal limite.

    L’Atletico, dopo un primo tempo nel quale si è giocato molto a metà campo e non si sono risparmiati interventi decisi, nella ripresa ha mostrato di averne di più. Prima Diego Costa ha sprecato solo davanti a Szczęsny; poi Grienzmann si è visto deviare sulla traversa un tiro dal limite; quindi l’arbitro e il Var hanno annullato un gol a Morata; poi sono arrivate le reti di Giménez e Godin.

    Ma cosa si può salvare della serata di Madrid? Nulla. Nulla, perché ancora una volta quando gli avversari alzano il ritmo, la Juventus mostra di non essere abituata a giocare ad alta intensità. Paragonare Atletico Madrid e Atalanta può sembrare irriguardoso per la squadra di Simeone, ma è andata così anche a Bergamo. Allegri ha certamente commesso un grosso errore rinunciando a Cancelo (finito in panchina perché era l’unica arma per cambiare volto alla partita?), che le assenze di Cuadrado, Khedira e Douiglas Costa abbiano pesato parecchio.

    Poi ci sono le considerazioni su Paulo Dybala: impalpabile. Qualcuno dirà che il centrocampo non ha costruito, che oltre la metà campo la Juventus ci è andata poche volte, ma Cristiano Ronaldo ha cercato di farsi dare la palla per “inventare” qualcosa. Dybala no. E questo basta a farlo salire sul banco degli imputati. Almeno fino al 12 marzo, quando si giocherò il ritorno.

  • Young Boys e Viktoria Plzen non sono certamente i club più prestigiosi d'Europa, ma le triplette di Paulo Dybala e Edin Dzeko meritano di essere celebrate. Come le vittorie di Juventus (3-0) e Roma (5-0), perchè la Champions è bella, ma sa anche essere spietata. Come dicono certi risultati.

    Perchè spietata? Beh, dopo la sconfitta interna del Manchester City di due settimane fa, questa volta è il Real Madrid a lasciare le penne a Mosca, mentre il Bayern deve accontentarsi di pareggiare in casa con l'Ajax che ha due difensori centrali, de Ligt e Wober, non ancora ventenni (ma fortissimi). E che dire poi dello United che continua a non convincere (0-0 in casa con il Valencia asfaltato due settimane fa dalla Juve)?
     
    Juventus e Roma hanno vinto due partite facili, ma lo hanno fatto con grande autorità, autorità di una squadra forte, che nulla è disposta a concedere all'avversario. Juve e Roma hanno segnato praticamente subito, amministrato e segnato a loro piacimento. Se per la squadra di Allegri questa una piacevole consuetudine, Di Francesco sta risolvendo gli equivoci tattici e vede rifiorire una squadra che non poteva essere quella sconfitta a Bologna.

    Ora si volta pagina, perchè è già tempo di pensare a Inter e Napoli che con PSV e, soprattutto Liverpool, giocano due partite vitali per l'accesso agli ottavi.

  • Hanno vinto tutte. Questo basta per dire che il calcio italiano è tornato sul tetto d’Europa o quasi? Certamente no, però siamo sulla buona strada. Ottima la prestazione del Napoli, sofferta quella della Roma, tenace quella della Juventus, che ha mantenuto la calma davanti a un avversario che si chiudeva con nove uomini e poi cercava di colpire in contropiede.

    L’Olympiacos visto a Torino, non è la squadra dei sogni o quella che puoi incontrare in una finale, ma è quella che può farti perdere l’occasione di andare in finale. Densità centrale, fisicità e ripartenze stavano imbrigliando una Juventus che aveva dimenticato lo smoking di Coppa negli spogliatoi.

    A tratti, quella vista nel primo tempo, è parsa la Juve compassata del campionato, ma per vincere in Champions servono ritmi più alti e una cattiveria agonistica maggiore. Dopo un primo tempo che non lasciava presagire nulla di buono, l’ingresso di Higuain ha sbloccato una partita che con l’andare del tempo diventava sempre più complicata. Un successo, questo, ottenuto giocando una gara non indimenticabile, che ha regalato tre punti vitali alla Juventus, che ora affronterà lo Sporting Lisbona per due volte.

    Ma tra tre settimane il calendario offre un doppio scontro Italia-Inghilterra da far tremare i polsi: il Napoli affronterà il Manchester City, mentre sulla strada della Roma ci sarà Antonio Conte con il suo Chelsea.

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