campionato

  • Il pareggio di De Silvestri a 7’ dalla fine ha consegnato alla Juventus il settimo scudetto consecutivo. Non che dopo la sconfitta di Firenze il Napoli avesse troppe possibilità di scucire il triangolino dalla maglia della Juve, però l’aritmetica e il “Dio del calcio” sembravano non essersi ancora pronunciati. Invece, la vittoria in affanno dei bianconeri sabato sera contro un Bologna molto più che dignitoso e il 2-2 del Toro dell’ex Mazzarri al “San Paolo” sono serviti a emettere la sentenza: 7 scudetti, tre firmati da Antonio Conte, quattro da Max Allegri.

  • Giocare una delle migliori partite dell’anno può anche non bastare per vincere, soprattutto se si gioca contro la Juventus, sempre più vicina allo scudetto. Il Milan piace, ma non può fermare la corsa dei futuri ri-campioni d’Italia. Segnano Mario Mandzukic e Paul Pogba; piace Balotelli e questa è un’ottima notizia per Antonio Conte. Il Napoli ha giocato otto volte senza Higuian: aggiornando le statistiche con la vittoria sul Verona (successo mai in discussione) i successi sono sei e i pareggi due. Sarri sembra aver ritrovato la sua squadra, sarà la partita di sabato a San Siro contro l’Inter a far luce sul futuro del Napoli, oggi a più sette sulla Roma che in serata gioca all’Olimpico contro il Bologna.

    Male la Fiorentina, che perde contro l’Empoli, al primo successo nel girone di ritorno: Paulo Sousa a fine stagione potrebbe liberare la panchina e firmare per lo Zenit San Pietroburgo. È più di una possibilità.

    In zona retrocessione, a Palermo, Walter Novellino rischia la panchina: la sconfitta con la Lazio di Simone Inzaghi, all’esordio tra i “prof”, è stata maldigerita. Soprattutto, dopo sei sconfitte in otto partite, le prospettive sono più cupe. Carpi e Frosinone (sfortunato con l’Inter), sperano nella salvezza.

  • La vittoria della Roma sulla Juventus allontana di sette giorni la festa scudetto della squadra di Allegri e ricaccia a distanza il Napoli che nel pomeriggio aveva impartito una incredibile lezione di calcio al Toro.

    Ma se i tifosi della Juventus non devono temere per lo scudetto che campeggerà anche nella prossima stagione sulle maglie della loro squadra del cuore, quattro punti da gettare al vento in due gare sono moltissimi, qualche preoccupazione in più, invece, la devono avere pensando alla singola partita. E ribaltando il discorso sull’Europa.

    La sconfitta, infatti, infila un tarlo nella testa: se Buffon sbagliasse anche contro il Real? Se la Juve andasse in difficoltà pure contro il Real? Se Higuain scioperasse per un tempo anche a Cardiff? Tutte domande lecite, paure che potevano tranquillamente fare capolino anche in caso di un successo sul campo della Roma, ma la sconfitta le catapulta nella testa con irruenza.

    Proprio così: nella testa dei giocatori della Juventus c’è una data una sola, il 3 giugno. E un pensiero fisso: la Champions. Perché tutto il resto è argenteria che in Corso Galileo Ferraris hanno accatastato un po’ dappertutto.

  • Tutto troppo facile per il Napoli, la Juventus inciampa sull’Atalanta, l’Inter fatica a Benevento, la Lazio gioca a tennis con il Sassuolo, mentre la Roma accende l’insegna “crisi” in casa Milan. E’ questo il sunto della settima giornata, quella che congela la classifica per 15 giorni, perché ora ci si deve concentrare sulle qualificazioni mondiali.

    Il Napoli, troppo bello da vedere, è primo in classifica da solo: un primato meritato per la qualità del gioco, mentre la Juventus insegue a -2. Se Sarri può solo sorridere per come i suoi schiantano gli avversari, Allegri deve iniziare a preoccuparsi perché la Juve troppo spesso si distrae. Il brutto inizio di Genova, la scivolata con il Barcellona, l’indolenza mostrata mercoledì in Champions e la rimonta dell’Atalanta vanno analizzati profondamente.

    L’Inter vince, ma non entusiasma, mentre la Lazio entusiasma, perché sei gol in Italia non si segnano tutte le domeniche. Piace e cresce la Roma di Di Francesco che dopo aver battuto il Milan a San Siro, recrimina per come è andata con l’Inter alla seconda giornata. Diverso il discorso in casa Milan: l’entusiasmo di inizio agosto, sta lasciando il posto alla dura realtà del campionato. Questa con la Roma è la terza sconfitta, il popolo inizia a rumoreggiare e Montella sente scricchiolii sinistri sotto la panchina.

    Ma Ancelotti prima di firmare un altro contratto valuterà con attenzione: le offerte non mancano e la fretta è sempre cattiva consigliera.

  • Il Milan sbatte anche contro il secondo ostacolo di un certo livello. Dopo la sconfitta con la Lazio arriva quella con la Sampdoria, meno fragorosa nelle dimensioni, ma altrettanto preoccupante.

    Montella ha visto la sua squadra in difficoltà dal primo all’ultimo minuto, con una Sampdoria organizzatissima che non ha corso pericoli e colpito con Duvan Zapata e l’ex interista Ricky Alvarez. Il peggio, però, è arrivato a metà pomeriggio, quando Marco Fassone, amministratore delegato, non ha risparmiato nessuno: andando giù duro con calciatori e guida tecnica.

    Gli sforzi fatti in estate, al momento, non sono ripagati dalla classifica, che invece premia l’Inter capace di soffrire e vincere contro il Genoa che Juric ha preparato alla perfezione. E proprio il carattere, che spesso aveva fatto difetto alla squadra in passato, sembra essere la prima risorsa di un gruppo che si va sempre più cementando.

    Juventus e Napoli, in testa alla classifica, sono evidentemente superiori alle due milanesi che dovranno lottare per entrare in Champions, perché lo scudetto sembra essere una questione a due.

  • Ci sono partite da vincere. Da vincere e basta. Non devi giocarle bene, devi vincere perché il risultato è più importante di tutto. Le devi vincere per te, per dimostrare che tutto quello che si dice in giro non è vero, è una colossale bugia. Quella partita da vincere, il Milan l’ha persa ancora una volta.

    Che la Juventus, vincitrice di sei scudetti consecutivi, sia la squadra più forte d’Italia (non se ne abbiano i tifosi del Napoli) non è una novità, che Allegri abbia saputo costruire una banda cinica è cosa nota a tutti. Di conseguenza il compito non era facile, anzi era terribilmente difficile. Però se hai già perso contro Lazio, Sampdoria, Romae Inter, se quando l’asticella si alza non collezioni neppure un punto è evidente che non si possa più guardare in faccia a nessuno.

    Poco importa che Montella nel post partita di Verona abbia lodato la squadra per il 4-1 o per aver segnato dopo 43 passaggi consecutivi. Il Milan doveva vincere contro la Juve, non per raddrizzare la classifica, perché questo sarebbe stato comunque un esercizio lungo.

    Il Milan doveva vincere per sé stesso, per dimostrare che il mercato di Fassone e Mirabelli non era un illusione. Il Milan doveva vincere e ancora una volta ha perso. E dopo l’undicesima giornata è già game over.

  • Cosa è successo al Milan? Cosa è successo al Milan che ha subito quattro reti contro la Lazio e ora subisce attacchi da parte della critica? Sul banco degli imputati per primo ci è finito Vincenzo Montella, ma subito dopo l’indice è stato puntato contro Bonucci, reo di aver commesso più di un errore e di essere in difficoltà rispetto all’anno scorso.

    La Lazio, primo vero ostacolo incontrato dai rossoneri in stagione, ha messo a nudo una serie di problemi. Primo tra tutti la difesa: Montella ha scelto quella a quattro, ma Bonucci è fortissimo a 3, perché a 4 paga e non poco. Intelligente, l’allenatore, nel post partita ad annunciare che giovedì, in Europa League si cambia.

    Leggendo la formazione e dando uno sguardo alla panchina, abbiamo visto seduti più di 150 milioni. Un controsenso? Sì, un controsenso, perché pare una sconfessione di quanto fatto in estate.

    Siamo solo all’inizio della stagione, la terza di campionato non può permettere di emettere una sentenza, ma una cosa è chiara: il Milan non è la corazzata che pareva essere a ogni “Ora passiamo alle cose formali”. I rossoneri hanno buone individualità e devono ancora trasformarsi in una squadra. Anche se c’è chi ha una rosa superiore.

  • Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto il merito di spegnere uno stadio, che nella mezzora che ha preceduto l’incontro si era fatto sentire più fischiando Gonzalo Higuain che non per sostenere il Napoli.

    Il gol di Khedira dopo sei minuti ha avuto anche il merito di mostrare a Luis Enrique di cosa è capace la Juventus. L’allenatore del Barcellona, prossimo avversario dei bianconeri in Champions, si era detto felice del doppio impegno con il Napoli.

    Ma Luis Enrique, seguendo con attenzione il primo tempo, si sarà accorto di ciò che è capace la Juventus quando decide di difendersi: nove uomini a chiudere ogni linea di passaggio, impossibile verticalizzare, Buffon protetto da difesa e centrocampo. A Napoli, nei primi 45’, in fase di non possesso, si è vista la Juventus che a Monaco a lungo irretì il Bayern.

    Certo, nel secondo tempo, complice la stanchezza e un paio di “leggerezze” la Juve ha subito un gol e corso un rischio, ma sarebbe stato innaturale se il miglior attacco del campionato non avesse mai avuto la possibilità di tirare in porta.

    Ancora una volta, la Juventus ha dato una dimostrazione di forza e compattezza. In chiave campionato, poi, i sei punti di vantaggio sulla Roma sono rassicuranti. Proprio come i quattro che il Napoli vanta sulla Lazio quarta.

  • La trentunesima giornata ci ha ricordato che la Juventus è troppo forte per Roma e Napoli. Ma ci ha messo davanti a un’altra evidenza: Roma e Napoli sono molto più forti di Lazio, Atalanta, Milan e Inter. Insomma, la Serie A ha un primo livello occupato dalla squadra di Allegri e un secondo che è di Roma e Napoli, ma alle spalle di queste tre squadre c’è il vuoto.

    Lo ha dimostrato la partita dell’Olimpico, con la squadra di Sarri che ha segnato tre gol alla Lazio, in un quadro sconfortante per chi pensava che si potesse riaprire la lotta per il terzo posto. Troppo forte il Napoli, ancora troppo acerba la squadra di Inzaghi che ha giocato solo una ventina di minuti quando in campo è entrato Keita.

    Che dire poi dell’Inter che a Crotone ha fatto una figuraccia in piena regola. La supponenza e l’arroganza sono state punite dalla doppietta di Falcinelli, alla quale ha messo una pezza un gol di D’Ambrosio. Ma come la Lazio si è squagliata al momento di puntare al terzo posto, l’Inter si è sciolta dopo la pausa voluta dal calendario internazionale. L’incredibile secondo tempo con la Sampdoria è stato bissato dall’insenato primo tempo di Crotone.

    E a proposito del Crotone: ora vede l’Empoli che nelle ultime 11 partite ha ottenuti solo 2 punti. Mentre i ragazzi di Nicola hanno vinto le ultime due.

  • La Juventus l’abbiamo vista e pesata in settimana, perché la partita a poker (intesa come reti segnate) con il Genoa conta solo per la classifica della Serie A. In serata ci siamo gustati “El Clasico”, Real Madrid-Barcellona, partita magnifica nella quale abbiamo ammirato due formazioni fantastiche. Il Real, malgrado la sconfitta ha mostrato di essere super; il Barça e Messi (in pagella merita 9), vincendo, hanno fatto ampiamente capire che il futuro non è solo alle spalle.

    Dopo aver visto Juventus, Real Madrid e Barcellona (ma anche il Chelsea contro il Tottenham), abbiamo fatto un paragone con Inter e Milan. Non è stato un esercizio di sadismo, ma un atto dovuto, perché fino a qualche anno fa le milanesi erano al livello delle migliori squadre d’Europa e, nelle intenzioni delle proprietà, c’è la rinascita.

    L’Inter a Firenze ha giocato la peggior partita dell’anno: malgrado i quattro gol segnati è parsa una squadra priva di idee, di equilibrio e di spirito di sacrificio. I giocatori battibeccano, non corrono e questo produce effetti devastanti come i contropiedi micidiali della Fiorentina.

    Il Milan avrà anche tirato in porta 15 volte come dice Montella, ma la sconfitta con l’Empoli getta nello sconforto. Non si offendano i toscani, perché c’è una differenza tecnica evidente tra le squadre (lo testimonia il risultato dell’andata), ma a gettare nello sconforto è la sufficienza con la quale il Milan ha giocato fino allo 0-2. Poi la reazione, che non è servita a raddrizzare la partita.

    Allora sorge una considerazione: le due squadre sono da rifondare o quasi. Inter e Milan, schierano calciatori tecnicamente non all’altezza della maglia che indossano. E, peggio ancora, alcuni sono pure arroganti.

    La rinascita forzatamente passa da una dirigenza forte che sappia inculcare una mentalità vincente e da una giro nella sala dei trofei. Quelli vinti dai loro “antenati”.

  • Il derby perso e il secondo posto a rischio, per la Roma non sono altro che l’ultimo anello di una stagione contradditoria. La squadra di Spalletti ha ottenuto buoni risultati, ma quando si è trattato di fare il salto di qualità ha sempre sbagliato la partita.

    Eliminazione ai preliminari di Champions contro il Porto, partita di campionato con la Juventus, derby di Coppa Italia, quindi eliminazione in Europa League contro il Lione e poi, ancora, con la possibilità più teorica che pratica di riaprire la corsa scudetto, ecco un’altra sconfitta con la Lazio.

    Una serie di indizi che fanno più di una prova, perché fino a ora, ad esempio, la Juventus ha ampiamente dimostrato di saper vincere tutte le partite chiave in Italia e in Europa.

    La domanda allora è cosa manca alla Roma? Apparentemente nulla, i calciatori sono tutti di ottimo livello (anche perché in molte partite hanno espresso un ottimo calcio), hanno qualità ed esperienza, pure l’allenatore è tra i più quotati. Ma evidentemente c’è qualcosa che non va, perché fallire tutte le gare chiave della stagione non è normale.

    La risposta? La risposta e la cura l’avremo durante il prossimo mercato.

  • Sorpasso e contro sorpasso. Il calendario ha offerto alla Juventus la possibilità di portarsi in testa alla classifica per più di due ore e i bianconeri l'hanno sfruttata. poker al Chievo, che ancor prima di iniziare a giocare si é trovato sotto di un gol. Perché Morata dopo avere "matato" l'Inter con una doppietta in Coppa Italia non ha più intenzione di fermarsi e lo ha dimostrato segnando ancora una volta due gol. Ormai per la Juventus la vittoria è regola, così i 12 successi consecutivi uguagliati della squadra di Conte, non fanno notizia.

    La Juve scappa, il Napoli gioca e la risupera, con un piccolo brivido. La squadra di Sarri attacca e costruisce, ma si trova sotto di un gol: poca roba, perché la reazione è tremenda, 5 gol, che fanno 50 in 22 partite. Una media straordinaria, come è straordinario Higuain in gol ancora una volta. Sono 22.

    Il Milan ha strapazzato l'Inter in un derby tra i più avvincenti degli ultimi anni. Mihajlovic ha avuto il merito di proseguire nel solco tattico tracciato, mentre Roberto Mancini ancora una volta si è sentito in dovere di inventare, così ha giocato con quattro attaccanti. Il 3-0 va oltre i meriti, ma la vittoria ci sta tutta. È ora, per il terzo posto ci sarà bagarre a quattro.

    Sabato è piaciuta la Roma. Non sappiamo se il 3-5-2 accompagnerà Spalletti fino a fine stagione, ma al momento sembra essere questo il sistema prescelto, almeno fino alla sfida di Champions con il Real Madrid. Ritrovato El Shaarawy, ora urge rianimare Dzeko, il suo contributo non può essere quello della partita con il Frosinone. Invece, si è rivisto Totti: pochi tocchi, ma tutti di classe, come l'assist a Pjanic. È piaciuto Rudiger, in fascia.

    Quella di oggi è stata una giornata particolare, molte formazioni sono state rivoluzionate dai colpi di mercato della settimana, in attesa di altri stravolgimenti che giungeranno sul gong. Perotti non rimarrà al Genoa, ma non sarà l'unica novità del prossimo turno che si giocherà tra martedì e giovedì.

    A proposito: alle soglie della zona Europa League c'è la Lazio che ha pareggiato a Udine, sperperando troppo, mentre nelle zone basse della classifica, il Carpi continua a guadagnare punti. La Sampdoria ora dovrà veramente fare attenzione.

  • L’eredità di Juventus-Napoli è un gol di Zaza che proietta la Juve in testa alla classifica, ma non boccia gli avversari. Non serve essere dei commentatori illuminati per capire che più della vittoria si è cercato di non perdere, che raramente si è calciato in porta e che Sarri ha abbassato non poco gli esterni offensivi, ma questa era una partita tra una squadra abituata a vincere e un gruppo che sta disputando una stagione splendida, ma che non all’altezza dei rivali. I numeri dicono che la Juventus, alla quindicesima vittoria consecutiva, ha osato di più, perché ha tirato in porta 13 volte, centrando lo specchio in 7 occasioni, mentre il Napoli su 7 tentativi ben 5 volte ha calciato fuori. Possesso palla favorevole alla squadra di Sarri con il 56,4%, ma sono mancate le verticalizzazioni. Certo, chi ha visto Arsenal-Leicester, seconda contro prima della Premier, ha visto uno spettacolo diverso: poca tattica e tante emozioni, approcci e culture diverse.

    Tra Fiorentina e Inter non sono mancate le polemiche. Di certo il 2-1 premia la Viola che ha giocato meglio dell’Inter e a chi accusa Mazzoleni di aver sbagliato in più di una occasione noi chiediamo solamente di elencare le azioni offensive dell’Inter, non le parate di Tatarusanu, spettatore privilegiato.

    Ora per il terzo posto è veramente bagarre, perché la quarta vittoria consecutiva della Roma non lascia spazio a dubbi: Spalletti sta ottenendo quanto Garcia si è visto sfuggire. Se Rudiger deve essere più attento, si è svegliato Dzeko, mentre Salah è tornato il giocatore che conoscevamo.

    Prova a bussare al terzo posto anche il Milan, subito in gol con Bacca. Il colombiano ha già segnato 13 reti e quando calcia è una sentenza; bene Honda e gran parte della squadra. A fine gara Mihajlovic si è arrabbiato non poco per il mancato impegno di qualche suo giocatore. Non ha fatto nomi, ma ha seminato indizi. Milan a -6 dal terzo posto della Fiorentina, che precede la Roma di 2 punti e l’Inter di 4.

    La vittoria del Frosinone sul campo dell’Empoli, unita alle sconfitte interne di Palermo e Udinese, con l’aggiunta della Samp che non sa vincere, infiamma la zona salvezza. La squadra di Stellone è a meno 3 dal quartultimo posto e inizia a crederci.

  • Malgrado al Napoli non sia riuscito il controsorpasso alla Juventus, la ventiseiesima giornata, sarà ricordata soprattutto per quanto avvenuto fuori dal campo.

    Nella serata di sabato sono deflagrate le dichiarazioni di Francesco Totti, che indispettito per la manciata di minuti giocati contro il Real Madrid, ha scelto i microfoni della Rai per chiedere a Spalletti chiarezza e rispetto. Nel giro di poche ore, dopo la cacciata di Totti domenica dal ritiro della squadra, tutto si è ricomposto. L’allenatore è stato chiaro: in attacco ci sono giocatori che offrono più garanzie, sul piano atletico il capitano è in difficoltà, anche se tecnicamente non si discute.

    Nel pomeriggio di domenica la curva del Torino ha esonerato Ventura, ma il presidente ha tenuto a sottolineare che l’allenatore rimarrà fino al 2018, data di scadenza del contratto; mentre al Genoa, malgrado la vittoria, sono stati contestati Preziosi e Gasperini. E ancora: Pozzo, patron dell’Udinese non ha avuto parole tenere per il suo allenatore: “Colantuono rimane perché in giro non c’è di meglio”, un vero attestato di stima. Per non farsi mancare nulla, durante Inter-Sampdoria sono piovuti fischi su Ronaldo, perché la curva non ha dimenticato che il “Fenomeno” ha giocato pure nel Milan.

    Detto dei nervi scoperti che hanno infiammato la giornata, è giusto parlare del campo.

    Napoli-Milan è stata una bella partita: con la squadra di casa che ha creato e attaccato di più e il Milan che ha mostrato di essere in salute. Mezzora senza emozioni, poi i gol di Insigne e Bonaventura, favoriti da due deviazioni di Abate e Koulibally. Nella ripresa il Napoli ha fatto la partita, ma il Milan è stato pronto a colpire in contropiede.

    La Juventus non è più brillante come un mese fa, non una buona notizia per Allegri in vista della Champions. In salute, invece, c’è la Roma, che con cinque gol al Palermo e cinque vittorie consecutive sta attentando seriamente al terzo posto della Fiorentina. Se Dzeko inizia a segnare, la squadra di Spalletti è perfetta. A Firenze, tre è il numero perfetto: tre gol all’Atalanta, tre punti e terzo posto. Che chiedere di più?

    Si è rivista anche l’Inter che ha battuto la Sampdoria, ma c’è da migliorare e domenica sera c’è la Juventus allo Stadium.

    Si anima la lotta salvezza. L’incapacità di fare punti della Sampdoria; le difficoltà dell’Udinese, che non vince da otto giornate e i continui cambi di guida tecnica del Palermo hanno ridato speranze a tutti.

    Il Frosinone ora è a meno due dalla Samp, ma avanza anche il Carpi, dopo lo 0-0 a Torino. Poi c’è il Verona che sogna il miracolo, con Toni e Pazzini in avanti tutto è possibile.

  • Ora gli aggettivi inutilizzati si vanno assottigliando: Napoli e Juventus stanno disputando una stagione straordinaria. La vittoria del Napoli contro la Lazio è disarmante: due gol in meno di mezz’ora, poi squadra di Pioli incapace di reagire, non per proprie colpe, ma per i meriti della squadra di Sarri. Forte, solida e ora pure matura…

    La Juve, seconda, ha vinto la tredicesima partita consecutiva: per il club è record in un’annata, ma per una volta si può azzardare una critica: la squadra è parsa un po’ stanca, senza Mandzukic pare meno solida. Particolari.

    Avvincente anche la lotta per il terzo posto: Fiorentina 45 punti, Inter 44, Roma 41 e Milan 39. Hanno vinto tutte e quattro: la Viola con il fiatone, perché il Carpi è sempre un osso duro (splendido gol di Zarate); l’Inter a modo suo: 1-0, ma sbattendo contro l’esordiente Seculin, mentre il Milan ha il piglio della grande. Ora la squadra di Mihajlovic sembra aver assimilato in toto le richieste del suo allenatore. Bacca va a segno per la quarta partita consecutiva, Niang segna su rigore e bissa il derby.

    Poi c’è la Roma: Spalletti cambia ancora qualcosa, e chiede ai giocatori offensivi di creare gli spazi, per poi andare a inserirsi. Il centravanti non sembra essere contemplato negli schemi.

    Finisce in parità Sampdoria-Torino, ma qui bisogna fare i complimenti a Soriano per il settimo gol stagionale e a Belotti, per la doppietta. Perché il campionato non può e non deve essere solo Napoli-Juve.

  • E due! Era solo scaramanzia: impossibile che la Juventus, quella destinata a entrare nella leggenda, non battesse il Crotone e conquistasse il sesto scudetto consecutivo. Impensabile e impossibile. Questa è una squadra senza punti deboli, l’avevamo scritto prima che iniziasse la stagione e prima di assistere a una gara vera; vedendo come Massimiliano Allegri la plasmava partita dopo partita le impressioni si sono confermate tutte.

    Questa Juventus non so se sia la più forte delle sei che hanno vinto lo scudetto, questa però è la Juve più consapevole e, nel calcio di oggi, la consapevolezza è ancora più importante della tecnica e della tattica!

    Perché? Perché giocando ogni tre giorni e senza potersi allenare secondo i crismi della “vecchia” dottrina, la consapevolezza arriva laddove non ti porta la condizione o non ti spinge la tecnica.

    Dire che la difesa sia invalicabile non ha i crismi dell’originalità; dire che gli esterni siano tra i migliori al mondo è quasi banale. Ora che il centrocampo ha trovato la quadratura con Pjanic disposto rinunciare a qualche gol per fare il regista, i punti deboli non si trovano.

    Anche perché Cuadrado e soprattutto Mandzukic sulla sinistra sono due armi uniche: il primo spacca le partite e dilania gli avversari, il secondo è qualcosa di unico, perché non si è mai visto un centravanti di 190 centimetri fare quello che fino a qui ha fatto “Marione”.

    La definizione di Dybala e Higuain la lascio a voi.

    Oggi hanno vinto i più forti. E’ giusto così.

Magazine in Edicola