calcio femminile

  • Lorenzo Francini ha dedicato il suo scritto al mondo del calcio femminile. In particolare, si è espresso circa gli aspetti da tenere in considerazione per organizzare una meticolosa pianificazione delle attività “fisiche” con le ragazze. L’autore ha quindi indicato come sollecitare al meglio la resistenza, la forza, la coordinazione e la prevenzione, tenendo conto delle diverse caratteristiche le donne hanno rispetto agli uomini. Francini, inoltre, ha fornito un esempio di proposta per sollecitare la resistenza, uno per l’allenamento di forza in circuito e uno per i cambi di direzione. Infine, un circuito di prevenzione, che può essere svolto prima della seduta o durante l’attivazione.

  • Allenamento fisico. Femminile
    Tutto quello che c’è da sapere per organizzare una meticolosa pianificazione delle attività “fisiche” nel calcio femminile. Forza, resistenza, aspetti preventivi e coordinazione.

    Il calcio femminile in Italia è in continua crescita. Al 30 giugno 2017 erano 23.665 le calciatrici tesserate per la Federcalcio (12.747 under 18) e 677 le società registrate, delle quali 12 per il campionato nazionale di Serie A e 57 per quello di Serie B (stagione sportiva 2017-18); quest’anno è cambiata la formula, con Serie A e B a 12 squadre e 4 gironi di “C”. Anche a livello tecnico, gli allenatori e i preparatori atletici, che si sono specializzati nell’allenamento delle calciatrici, sono aumentati. Il calcio femminile presenta alcune differenze rispetto al maschile. Sono dettate principalmente dalla diversità nella capacità di esprimere performance da parte delle atlete. Infatti, le giocatrici presentano minori livelli di forza e resistenza specifica. Questo ha un notevole impatto sulla prestazione, sia dal punto di vista fisico sia tecnico. Lo staff di una squadra femminile dovrebbe tenere conto di queste differenze, lavorando in maniera specifica e migliorando le qualità tecniche delle giocatrici e le determinanti fisiche della prestazione.

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  • Il neonato Milan femminile ci ha aperto le porte del Vismara per osservare da vicino i metodi di allenamento di Carolina Morace e del suo staff. A fine seduta, Teresa Palopoli e Andrea Gerardi hanno intervistato coach e collaboratori alla scoperta di questa nuova realtà, che punta sin da subito ai vertici della classifica.

  • L’allenatrice della Roma, società appena entrata nel calcio femminile e alla sua prima esperienza in massima serie, ha risposto alle domande di Teresa Palopoli, a partire dalla chiamata inattesa di quest’estate. L’allenatrice ha esposto i suoi princìpi di gioco, il punto di forza della propria rosa e la strutturazione della settimana tipo di allenamento.

  • L’intervista a Diego Zuccher, che ha espresso le ambizioni di una neopromossa, che con lavoro e impegno cerca di affermarsi nella massima serie femminile italiana. Il mister ci ha indicato una settimana tipo, le caratteristiche della sua squadra e l’importanza di avere un leader all’interno dello spogliatoio.

  • Una progressione didattica per allenare l’1>1 con una serie di esercitazioni di tecnica di base e tattica individuale. Le differenze tra uomo e donna.

    Le differenze tra calciatori e calciatrici sono state analizzate e spiegate bene già in letteratura, sotto diversi punti di vista. Evidenti diversità si possono riscontrare a livello antropometrico e di struttura, sotto il profilo delle capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) e su aspetti specifici che possono influenzare la performance dell’atleta donna. Come già spiegato in alcuni articoli apparsi su Il Nuovo Calcio e come sviluppato approfonditamente nel testo in pubblicazione dopo la prima quindicina di questo mese intitolato “Allenare nel calcio femminile”, risulta fondamentale conoscere il modello prestativo, che, come in tutte le categorie, presenta delle naturali differenze per quanto concerne gli elementi essenziali che contribuiscono allo sviluppo della prestazione. Le intensità di gara, il tempo effettivo, le pause di gioco, le differenze per ruolo e le indicazioni che ci fornisce la bibliografia dal punto di vista della performance in campo, sono solo alcuni fra i punti che è necessario approfondire per cercare di costruire al meglio e calibrare anche sotto una prospettiva metabolica corretta, le sedute della nostra squadra.

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  • L’intervista a Gianpietro Piovani, allenatore del Brescia femminile. Le aspirazioni di una squadra che questa stagione è impegnata su più fronti, Champions compresa. Le parole di Cristiana Girelli, centrocampista biancoblu e della nazionale.

    Caldo, sole e musica caraibica ci accolgono al campo di allenamento del Brescia Femminile. Ci stupiamo di trovare un ambiente così sereno e spensierato al nostro arrivo, ma mister Gianpietro Piovani ci assicura che questa è l’aria che si respira sempre durante tutti gli allenamenti. «Certo, ora è tutto facile perché vi sono risultati positivi, ma sono sicuro che arriveranno momenti difficili e saremo pronti anche per quelli». La società quest’anno ha deciso di affidare la squadra a Piovani, un tecnico dalle idee chiare e con un disegno ben preciso per questo gruppo, nonostante sia alla sua prima esperienza con una squadra femminile. Il suo nome però è ben noto nel mondo maschile, sia come calciatore, con un trascorso anche in Serie A, sia come allenatore nel settore giovanile della Feralpisalò.

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  • Il progetto strutturato dalla società del patron Squinzi per il calcio femminile. L’organizzazione, la filosofia, le prospettive.

    Ci sono diverse strade che si possono percorrere per allestire un settore femminile. Si può partire creando un vivaio ex novo come abbiamo illustrato nei numeri scorsi (vedi il progetto del Milan, della Roma e del Genoa) o iniziare da una realtà già presente nel territorio. A raccontarci le scelte del Sassuolo, il direttore organizzativo del settore giovanile maschile, Alessandro Terzi e la responsabile della sezione femminile, Maria Grazia Azzolini. Quindi, andremo sul campo con l’allenatrice delle Giovanissime, Patrizia Idili.

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  • Tra i diversi progetti del presidente Percassi c’è quello di costruire nuovi campi per avere tutti i suoi tesserati nello stesso centro sportivo. Cosa che si sposa appieno con l’idea di avvicinare la realtà maschile, da sempre fiore all’occhiello dell’Atalanta, a quella femminile. L’intervista a Stefano Bonaccorso, il responsabile dell’attività di base, Lucia Castelli, la psicopedagogista del vivaio e a Stefano Cambiaghi, coordinatore della sezione femminile.

    Se vogliamo che il calcio al femminile prenda piede in Italia, dobbiamo partire dalla nostra cultura e da tutti gli atteggiamenti e i comportamenti che ruotano attorno allo sport femminile. Per Stefano Bonaccorso, responsabile dell’attività di base dell’Atalanta, il calcio ha un valore universale. «Che siano maschi o femmine – spiega Bonaccorso – ciò che conta è essere in grado di comprendere il gioco.» Opinione condivisa e approfondita in chiave culturale da Lucia Castelli, psicologa e psicopedagogista del settore giovanile, che ci spiega come le diverse problematiche legate al nostro mondo siano inserite in una cornice culturale che tocca tutti i settori dello sport. Il progetto Atalanta vede, invece, la sua realizzazione in campo con Stefano Cambiaghi, che ci ha accompagnato a vedere gli allenamenti del vivaio bergamasco. Iniziamo con il responsabile dell’attività di base, che vista la filosofia indicata, si occupa di metodologia anche con le bambine e ragazze.

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  • Il nostro viaggio nei settori giovanili italiani, per questa stagione, si conclude a Milano. Proprio dove siamo partiti. Questa volta le protagoniste sono le ragazze dell’Inter. Il direttore Roberto Samaden e il responsabile dell’attività di base, Giuliano Rusca ci raccontano l’interesse della società nerazzurra per il calcio femminile. Stefano Torriani e Alessio Marelli ci portano direttamente in campo a vedere gli allenamenti.

    All’Inter il calcio femminile è di casa. Infatti, c’è da diversi anni una sinergia con l’Inter femminile grazie al legame con Beppe Baresi, bandiera dell’Inter e secondo di Mourinho, e sua moglie Elena Tagliabue. Ci raccontano tutto del progetto attuale Roberto Samaden, il direttore del settore giovanile, Giuliano Rusca, il responsabile dell’attività di base che segue con attenzione le squadre femminili, Stefano Torriani, il responsabile tecnico per le giovani giocatrici e Alessio Marelli, mister della squadra Giovanissime 2003. Partiamo dall’esperienza del direttore Samaden.

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  • Le parole del tecnico della Fiorentina Women’s, incalzato dalle domande di Teresa Palopoli. I modelli di riferimento e il passato da calciatore non professionista, l’avventura da tecnico nel mondo maschile, fino all’approdo a quello femminile. Il mister, poi, ha delineato come viene strutturata una settimana tipo e come, invece, quella intervallata dagli impegni di Champions.

  • Cosa è accaduto in questa stagione, al di là dei risultati del campo, nel calcio femminile. Katia Serra ci offre uno spaccato della situazione.

    La stagione 2018-2019, per il calcio femminile, è sicuramente stato un momento di svolta, sia per il passaggio dalla LND alla FIGC, sia per il seguito che ha avuto tutto il movimento. Abbiamo voluto quindi fare il punto della si- tuazione con Katia Serra, ex calciatrice della massima serie, docente ai corsi allenatori UEFA B e C, com- mentatrice tecnica di Sky e responsabile dell’AIC per il femminile.

    Cosa è cambiato, per le calciatrici, passando dalla LND alla FIGC?
    «Dal punto di vista dello status non è successo niente di speciale. Le calciatrici non erano professioniste prima e non lo sono tutt’ora. Le tutele che hanno oggi sono in vigore dal primo luglio 2016, niente di più. Fortunatamente, dal punto di vista della visibilità è tutto diverso: il fatto che SKY trasmetta le partite rende tutto il movimento più ap- petibile anche per gli sponsor e si innesca un mecca- nismo che fa crescere l’intero sistema.»

    Il professionismo resta quindi lontano per le donne...
    «Il professionismo lo disciplina la legge 91 emanata nel 1981 e non è previsto per nessuno sport femminile. Il problema principale è la sostenibilità economica, ma anche dove vi fosse, non viene introdotto per scelta, vedi la pallavolo. Inoltre, le federazioni hanno autonomia, pertanto, se vi fosse una volontà politica, la FIGC potrebbe inserirlo.»

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  • In vista dell’imminente Mondiale che si disputerà in Francia al 7 giugno al 7 luglio, Luca Bignami ha intervistato la selezionatrice Milena Bertolini e il suo vice Attilio Sorbi, nostro storico collaboratore. Dopo vent’anni la nazionale femminile si ripresenta al via della competizione e lo fa innanzitutto con l’obiettivo di cercare di stupire.

    Il CT si è soffermato sulla crescita del nostro campionato, anche se non ancora giunto ad ottenere lo status professionistico, oltre che delle giocatrici, che hanno diminuito notevolmente il gap tecnico e tattico, ma che subiscono ancora la grande fisicità delle avversarie. Anche il ruolo dell’allenatore è cambiato, ma certamente non bisogna buttare via tutto quello che è stato fatto nel passato e un commissario tecnico deve sempre aggiornarsi, guardare partite internazionali, osservare calciatrici e calciatori, oltre che immaginare quelle che potrebbero essere le evoluzioni future.

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