attività di base

  • Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I Piccoli Amici

    Cinque proposte pratiche per insegnare ai più piccoli la conduzione del pallone:
    1- Uno contro tutti
    2- Conduco e passo
    3- Doppio giro
    4- Autoscontro
    5- Fuga dal labirinto

  • Quali sono gli obiettivi collegati alle gestualità calcistiche in base alle varie fasce d’età dei giocatori. Lo schema della sessione di allenamento.

    Nel precedente articolo abbiamo analizzato l’importanza di un “ritorno” all’insegnamento della tecnica di base nei giovani calciatori, tenendo presente l’evoluzione che ha avuto in questi ultimi 20 anni il calcio dal punto di vista fisico e tattico. Abbiamo inoltre illustrato quanto può essere efficace la presenza, all’interno di una scuola calcio, di figure che, più che essere allenatori, siano degli allenatori-maestri in grado prima di tutto di “saper fare per saper far fare”. Semplificando, di saper dimostrare in maniera corretta, qualsiasi gestualità calcistica. Essendo il calcio uno sport globale e multi-situazionale, poi, l’allenamento individuale diventa prioritario, soprattutto nelle categorie di età dai 7 ai 12 anni, per essere inserito successivamente in un approccio globale. Abbiamo spiegato, infine, le 4 aree didattiche utili per apprendere la tecnica e portarla nel contesto situazionale del gioco.

  • Considerazioni, strategie e applicazioni per migliorare gli aspetti coordinativi dei bambini più piccoli.

  • Un estratto del nuovo libro di Andrea Biffi, disponibile da metà mese, dedicato a tutti coloro che lavorano nell’attività di base. In questo scritto si parla della sessione di allenamento, della sua organizzazione e si propone una delle tante tricks illustrate nel volume.

    Il 30 novembre del 1979 uscì l’album The Wall del gruppo musicale britannico Pink Floyd, appena l’anno seguente avrebbe riscosso un enorme successo risultando il disco ad aver venduto il maggior numero di copie negli Stati Uniti.

    È un concept album: racconta la vita di un antieroe di nome Pink, che è martellato e maltrattato dalla società fin dai primissimi giorni della sua vita e poi bla bla, bla bla e bla bla... fino ad arrivare alla traccia numero cinque del disco uno, Another Brick in the Wall. Ci limiteremo ad accennare il riferimento che il gruppo fa al sistema scolastico dei collegi britannici dell’epoca. Nel testo c’è proprio una relazione esplicita sulla scuola: un coro di bambini e ragazzi canta per affermare la propria indipendenza rispetto agli insegnanti, alle regole e ai codici di comportamento troppo opprimenti. Stiamo parlando di realtà che, generalmente, non appartengono ai nostri tempi né alla nostra scuola: professori che mancano gravemente di rispetto agli alunni, urlando loro contro e costringendoli a fare qualcosa contro il loro volere.

  • Il tempo passa, gli stili di vita dei ragazzi cambiano ed è inevitabile che il calcio ne subisca le conseguenze. Come la tecnica. Per questo gli allenatori devono avere una marcia in più per insegnare le varie gestualità stimolando sia la ripetizione sia la libertà di espressione e la fantasia.

  • Come iniziare a insegnare questa fase di gioco nei Pulcini grazie a piccoli accorgimenti e esercizi specifici.

    Uno dei concetti più ricorrenti quando si parla di fasi di gioco nel calcio moderno è sicuramente quello che riguarda le transizioni (positive e negative). Questo momento, la cui definizione è ancora oggi fonte di discussione, è per lo più inteso come il passaggio da una fase di possesso a una di non possesso e viceversa. La spiegazione così sintetizzata non permette però di coglierne l’aspetto più interessante su cui noi istruttori possiamo lavorare da subito, anche coi Pulcini. La transizione non è solo un semplice cambiamento di stato tra fasi di gioco, ma è soprattutto una repentina modifica della situazione mentale in cui si passa dal difendere all’attaccare (e viceversa). In pratica, si attuano dei rapidi adattamenti come unità singola (giocatore) e come collettivo (squadra).

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  • L’utilizzo di questo nuovo attrezzo per il miglioramento della prestazione calcistica. Lo stimolo delle capacità coordinative e la qualità dei movimenti multidirezionali. Una ricerca sperimentale.

  • L’apprendimento e il consolidamento degli schemi motori di base attraverso esercizi di pre-acrobatica e non solo.

    Immaginiamo per un attimo di essere degli ingegneri: ci è stato affidato il compito di costruire un palazzo di dieci piani. Un compito impegnativo, ma ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo le nostre valutazioni. Innanzitutto, faremo uno studio geologico per capire le caratteristiche del terreno su cui edificheremo. Una volta svolto questo esame, sceglieremo il materiale più opportuno per costruire le fondamenta, in virtù dell’obiettivo che intendiamo raggiungere. Trattandosi di un palazzo piuttosto alto, sarà necessario optare per delle fondamenta solide e robuste, che possano sostenere tutti i piani. Ecco, il lavoro di chi si occupa dei giovani a livello sportivo si potrebbe paragonare a quello dell’ingegnere, naturalmente con le dovute attenzioni. È necessario comunque partire dall’approfondimento delle peculiarità e delle caratteristiche delle diverse fasce d’età con cui il tecnico lavorerà, dalle fasi di accrescimento e da quelle sensibili. È quindi essenziale conoscere il gruppo e il singolo, attraverso delle valutazioni sulle diverse sfere che compongono l’atleta (fisica e motoria, tecnica e tattica, psicologica e cognitiva).

    Per agire al meglio, poi, occorre sapere che:
    - un processo pluriennale di formazione sportiva giovanile deve prendere in esame gli effetti di una preparazione multilaterale di base;
    - si parte da un processo di multilateralità di base, per orientarsi poi gradualmente alle caratteristiche sport-specifiche;
    - stabilire cosa allenare in un giovane calciatore non può prescindere dal suo grado di maturazione biologica. Questa, infatti, spesso non corrisponde con l’età anagrafica dell’allievo.

    L’IMPORTANZA DI UNA PREPARAZIONE MULTILATERALE DI BASE
    Per formazione multilaterale si intende la strutturazione più ampia di tutti gli schemi motori di base (SMB) disponibili nella motricità di un bambino. Per gli arti inferiori, gli SMB sono, ad esempio, camminare, correre e saltare. Per quelli superiori abbiamo afferrare, lanciare, prendere. Per il tronco o corpo propriamente detto sono rotolare, strisciare, arrampicarsi (tratto da “Le Linee Guida della Scuola Calcio FIGC”).

    DAGLI SCHEMI MOTORI DI BASE ALLE ABILITÀ TECNICHE
    L’evoluzione della motricità di base permette di inserire nella pro- grammazione delle attività elementi motori più orientati alla disciplina specifica. Il concetto di multilateralità deve gradualmente orientarsi alle caratteristiche motorie dello sport. Accentuando gli elementi della motricità specifica, sarà possibile quindi strutturare, anche se in forma ancora approssimativa, le abilità tecniche del gioco.

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  • Un articolo per ricordare quello che talvolta si dimentica: sono il piacere di giocare, l’entusiasmo, la felicità, l’interesse, il gioco che spingono i bambini al campo e a imparare. Vito Garzione riporta alla luce tutto questo, sottolineando l’importanza di stimolare le emozioni dei più piccoli, cercando di capire cosa provano durante l’allenamento e la partita.

  • L’importanza e l’utilità delle progressione didattiche come strumento formativo nel settore giovanile: permettono di “entrare nella testa” dei nostri ragazzi per sciogliere i nodi, risolvere i dubbi e creare un percorso preferenziale che va dalla semplicità alla complessità, dall’individualità alla collettività, dall’allenamento alla partita.

    La progressione didattica è uno strumento ormai universalmente conosciuto e condiviso come metodo di formazione e insegnamento delle attività sportive e degli aspetti di cui queste si compongono. Si fonda sul principio di gradualità, ovvero la somministrazione di stimoli a complessità crescente, che permettono di sollecitare l’obiettivo prefissato in tutte le sue forme e varianti. Oltre alla singola progressione didattica da usare nella seduta, sarebbe opportuno costruire una sorta di macro-progressione, nella quale vengono inserite quelle variabili che, tutte insieme, formano il percorso di apprendimento del giovane atleta.

    DALLA SITUAZIONE ALLA TECNICA
    Tutti siamo d’accordo che, per i piccoli calciatori, la tecnica di base sia il “contenitore” da riempire maggiormente. Gli sforzi degli istruttori sono orientati a trovare tantissime varianti per il singolo gesto, “dando ampiezza” (per usare un gergo calcistico) alle soluzioni a disposizione dei giocatori. La centralità dell’allenamento, però, deve essere sull’efficacia del gesto tecnico in una situazione di gioco: la scelta corretta del “fondamentale” e la valutazione di tempo e spazio sono le variabili principali di cui l’istruttore deve tenere conto. Pertanto, la tecnica individuale è sempre più avvicinabile alla tattica individuale, poiché ogni gesto è correlato a una situazione. Non si deve dimenticare che ogni giocatore poi possiede una “propria” tecnica con la quale esprime le diverse gestualità. L’apprendimento analitico dei “fondamentali” rimane importante nell’affinamento coordinativo-motorio ed è utile per risolvere le lacune evidenziate nel contesto di gioco.

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  • Come rendere “analitica” un’esercitazione situazionale? Proposte pratiche per insegnare il gesto tecnico attraverso il gioco, manipolando le regole e stimolando i ragazzi a un apprendimento mediato dalle richieste spazio-temporali e cognitive dettate dal contesto.

  • Alcune riflessioni per analizzare le motivazioni per cui è opportuno lavorare sulle situazioni di gioco anche coi bambini più piccoli. Le proposte pratiche.

    Quando si allenano i bambini più piccoli dell’attività di base il dubbio di diversi allenatori è quello di inserire nella propria programmazione le si- tuazioni semplici di 2>1 e 2>2, in quanto si rischia di sfociare in esercizi di “tatticismo” troppo difficili per queste età. Il pericolo nel quale si può incorrere è che la libertà del bambino, che si esprime nella fantasia di una finta e di un dribbling nell’1>1, venga limitata quando sono presenti altri compagni. Il dubbio è proprio questo: un eventuale lavoro sulle situazioni semplici può essere un modo per far esprimere la creatività dei bambini oppure no? E soprattutto, se la risposta è positiva, perché potrebbe essere utile agire in tale direzione? Proveremo a rispondere a queste domande spiegando alcuni aspetti favorevoli di queste esercitazioni, che ci permettono di riflettere sul tipo di intervento da attuare coi Piccoli Amici e i Primi Calci.

    Perché sono utili
    Per un’analisi ad ampio spettro sul tema, bisogna prendere in considerazione i vari aspetti che possono essere coinvolti: psicologici, regolamentari e tecnico-tattici. Durante questo periodo di crescita, dai 6 ai 12 anni, i bambini iniziano a sviluppare un pensiero più logico e maturo. La capacità logica, infatti, progredisce grazie allo sviluppo di nuove operazioni mentali: il bambino è ancora legato a esperienze specifiche, ma è in grado di compiere manipolazioni mentali e fisiche.

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  • L’importanza nelle categorie dell’attività di base utilizzare proposte che hanno riferimento al contesto di gara sotto forma di gioco. Giovanni Messina e Stefano Florit sottolineano come lavorare in questa direzione, partendo dal fatto che il calcio è caratterizzato da abilità aperte (open skills) e quindi diventa evidente che allenare le abilità calcistiche vuol dire allenare la presa di decisione (decision making) e la risoluzione di problemi motori (problem solving).

  • L’importanza del movimento libero, del gioco e degli schemi motori di base coi bambini più piccoli. E non solo.

    Stimolato dalla preparazione delle lezioni didattiche per i corsi Uefa C, di cui mi sto occupando a livello territoriale, ho voluto ragionare su alcuni aspetti relativi al movimento in ambito giovanile. Ricercando materiale specifico e documentandomi su quali siano le reali esigenze e le proposte didattiche, dividendomi tra libri e web, mi sono imbattuto in diverse cose molto interessanti. Una di queste la utilizzo per “aprire” questo articolo: ho trovato una foto insolita della Nazionale inglese di calcio nella quale i vari giocatori si trasmettevano un vortex.

  • Il mestiere di allenatore non è qualcosa di facile che si impara unicamente sui libri. Bisogna mettersi in gioco, osservare e soprattutto... fare!

  • CONSIGLI PER GLI ALLENATORI
    1 - Più che allenare, addestrare o insegnare, in queste categorie è conveniente favorire e assecondare le motivazioni che portano i bambini a voler venire al campo.
    2 - Oltre al cosa si dice è importante il “come” si parla con i più piccoli. La velocità delle parole e il tono utilizzato dall’istruttore sono elementi che possono facilmente alterare il significato di quanto si proferisce. È bene essere pacati, armoniosi e “caldi”.

  • CONSIGLI PER GLI ALLENATORI
    1 - Ricordare che il gioco in questa categoria è la prima modalità di apprendimento di qualsiasi gesto tecnico. Garantisce divertimento e concentrazione.
    2 - La conduzione palla è uno dei primi “fondamentali” da insegnare, in quanto il continuo contatto col pallone stimola la sensibilità nella gestione dell'attrezzo.
    3 - La presenza di avversari ricrea quell’imprescindibile contesto situazionale che aiuta in uno sport open skill quale il calcio.
    4 - Il rapporto con il giovane calciatore deve essere sempre positivo, gratificante per entrambi. Un sorriso, un cinque, un “bravo!” stimolano i bambini a fare ancora meglio.
    5 - Nell’insegnamento della conduzione è opportuno specificare in forma induttiva quando conviene effettuare “tanti tocchi” e quanto "pochi".

  • Alcuni suggerimenti, da campo e organizzativi, per partire con il piede giusto nelle categorie dell’attività di base. A queste seguono più di 50 proposte pratiche curate dai nostri esperti per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, oltre a un approfondimento di Lorenzo Di Iorio sui giovanissimi portieri.

  • Quali esercitazioni analitiche e globali proporre e come integrarle con la squadra nel settore attività di base per i numeri uno.

    Negli ultimi anni il ruolo dell’estremo difensore è sicuramente cambiato e la metodologia di allenamento specifica del numero uno si è modificata prevendendo una parte “importante” del training con il portiere inserito nel contesto squadra. Pertanto, è diventato fondamentale agire sia in forma “analitica” sia globale.

    “Analitico”
    La proposta analitica si pone lo scopo di automatizzare quelle gestualità che il portiere svilupperà nel tempo grazie alle continue ripetizioni delle sequenze motorie, che abitual- mente vengono insegnate nei primi anni di avvicinamento al ruolo. Parliamo sia degli aspetti tecnici e sia della loro appli- cazione in un contesto ridotto di gioco (situazione). Dal punto di vista tecnico, infatti, è necessario proporre esercitazioni con contenuti che possano migliorare le abilità già acquisite e che rappresentano le basi fondamentali di ogni giovane portiere.

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  • Come organizzare una fase dell’allenamento sfruttando le situazioni di gioco semplici e inserendo delle gestualità, tecniche o motorie, prima dell’inizio dell’esercizio vero e proprio.

    L’allenamento del giovane calciatore, in particolar modo di quello dell’attività di base (riferimento di questo articolo), deve perseguire diversi obiettivi. A seconda dell’età dei giocatori e del loro livello, cambiano chiaramente le percentuali di tempo da dedicare alle differenti finalità. Finalità che però sono collegate, principalmente, a:
    • coordinazione;
    • tecnica fondamentale;
    • applicazione della tecnica o situazioni o tattica individuale;
    • tattica collettiva;
    • aspetti fisici inerenti la condizione.

    Su questi obiettivi l’istruttore deve intervenire con assiduità nella logica di una progressione di difficoltà. Coi bambini dei Piccoli Amici coordinazione e schemi motori di base, insieme ai primi rudimenti della tecnica sono determinanti. Più si sale di livello e più subentrano gli aspetti di tattica individuale e infine collettiva, senza dimenticare logicamente le componenti condizionali. Con il gioco al centro di tutto in progetto formativo!

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