attività di base

  • “Ultimo minuto finale di coppa d’Inghilterra con il Liverpool, Beckham tira un calcio d’angolo, il portiere esce di pugno, la palla arriva alta verso di te... tiro e rete! Wimbledon, allora Wimbledon, corri verso la palla, la palla ti arriva, valuti in un attimo la traiettoria, l’angolazione, la rotazione, da dove soffia il vento, la sua velocità, tutto, allunghi il piede, la stoppi di sinistro, due rimbalzi, due passi e tiri un gran destro, il tiro più bello, più perfetto al mondo! Gol!” (Il mio amico Eric, 2009).

    Una lunga sfida

    È nel tiro in porta che i racconti del pallone trovano spesso e volentieri il finale delle loro storie; bello o brutto che sia, il finale spetta solo a lui. E visto che nelle partite ne è protagonista, il tiro in porta non può e non deve mai mancare nelle sedute, almeno per quel che concerne i più piccoli. Insomma, in ogni sessione la conclusione a rete deve esserci.

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  • Alcuni esercizi fondamentali per migliorare coi più piccoli (ma non solo) il feeling con il pallone.

  • Chi sono stati gli allenatori dei grandi campioni di oggi e quali esercitazioni proponevano ai loro allievi quando erano piccoli? Partendo da questa domanda Filippo D’alesio ha illustrato la sua filosofia, che vede il gioco come protagonista. I campioni di oggi non hanno avuto allenatori che continuavano ad insegnare loro come porsi rispetto al pallone, come mettere il piede…ma sono cresciuti giocando in strada, sui campi di periferia o degli oratori. Il gioco rappresenta, quindi, il più potente strumento formativo attraverso il quale il bambino apprende in maniera del tutto spontanea e naturale.

    Giocare può generare creatività, empatia, coraggio, ma soprattutto porta a dover prendere una decisione e adottare una strategia. Inoltre, il giocatore ha la possibilità di sbagliare, con l’errore che non rappresenta un problema almeno fino a quando esso non viene ripetuto e viene quindi a mancare l’autocorrezione del giocatore.

  • La variabilità della pratica sportiva, in particolar modo coi più piccoli, garantisce l’apprendimento di diversi schemi motori e abilità. Quali esercitazioni mutuare dalle altre discipline.

  • Il Futsball è quel termine che unisce calcio a 5 (futsal) e a 11 (football). I vantaggi di questa metodologia e le proposte pratiche.

  • E non solo dalle esercitazioni. Quanto è importante tener presente la complessità del calcio senza semplificare troppo tutte le situazioni così da far emergere veramente il reale potenziale dei calciatori.

    Per far emergere il vero potenziale dei nostri giovani calciatori è bene partire non solo dalle esercitazioni, ma focalizzando l’attenzione sul gioco, per poter tenere conto della complessità del calcio.

  • I “vecchi” giochi che si facevano più di vent’anni fa possono nascondere importanti apprendimenti per i giovani giocatori dell’attività di base, ma anche delle fasce agonistiche del vivaio.

    Il calcio è un gioco popolare e nasce dalla strada: così recita il Comunicato Ufficiale numero 1 del Settore Giovanile e Scolastico. Allora perché non pensare di riprodurre veramente durante gli allenamenti dei più piccoli, pensiamo a Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti alcune delle attività che la facevano da padrone quando ci si ritrovava al campo sotto casa, all’oratorio o su una strada sterrata? Da qui nasce l’idea di quest’articolo, che ha l’obiettivo di riportare in luce il divertimento e l’autonomia che erano vissute da tutti i nati prima del 2000 quotidianamente.

    DIVERTIMENTO E AUTONOMIA
    Ecco due termini che allora erano estremamente di moda e devono tornare ad esserlo anche adesso: il primo è la base per tutti coloro che si presentano al campo e deve essere uno dei “veicoli” che porta all’apprendimento. Il secondo è per forza di cosa uno degli obiettivi che qualsiasi istruttore deve perseguire: infatti... “Un buon insegnante è uno che si rende progressivamente superfluo” (Thomas Carruthers).

    Questo perché è riuscito a stimolare i propri giocatori, in questo caso all’indipendenza e all’auto-organizzazione. Insomma, non era quello che accadeva nel calcio di strada? Si formavano le squadre – e la maggior parte delle volte erano equilibrate – si trovavano (a volte in- ventavano) gli spazi di gioco anche se c’erano ostacoli e si stabilivano le regole, accettate da tutti. I tempi di gioco? Spesso infiniti oppure decisi dal “buio” o dalla chiamata della mamma.

    Detto questo, consapevoli che non è semplice tornare a quei momenti, ricreandoli in modo perfettamente identico, anche se la soluzione di organizzare spazi di gioco libero in orari e giornate lontano dagli allenamenti codificati è un’ottima scelta, vi proponiamo otto giochi “cult” che si possono utilizzare nelle varie fasi della seduta. Possono essere usati all’inizio come pre-riscaldamento oppure nel periodo centrale per migliorare la parte tecnica o quella situazionale oppure ancora in quello finale come partita.

    LE ATTIVITÀ PRATICHE
    Ma quali erano i giochi che ricordiamo con più piacere e quali le regole principali? Eccoli:
    1>1 a tutto campo con gol in area;
    2>2 con un solo portiere (che può evolvere anche in 3>3, 4>4, 5>5 e via dicendo sempre con un solo portiere);
    la tedesca, detta anche “undici” o “al volo” o ancora “mischietta” a seconda delle regioni in cui si giocava;
    il muretto;
    la classica partita senza casacche in numeri variabili (anche in su- periorità o inferiorità numerica);
    tiro e paro (le porte);
    dall’1>1 al 6>6 (o anche in disparità numerica) con ostacoli; prendi (o ruba) il cono – o anche “castellone”, era un gioco molto usato all’oratorio estivo dagli animatori.

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  • Cosa significa accettare la sfida di sbagliare per... migliorare. Per crescere in un mondo non ovattato. Il parallelo tra genitore e allenatore ci può portare a considerare in modo differente “pericolo” e “rischio”.

  • Il giovane calciatore impara secondo modalità non sempre sequenziali. L’imprevedibilità del gioco e le opportune modifiche all’ambiente da parte del tecnico possono fare la differenza.

  • Attaccare la porta come attaccare lo spazio sono caratteristiche e qualità che una squadra e un calciatore offensivo, più nello specifico, devono possedere per "colpire" il diretto avversario.

  • Un concetto di tattica individuale che deve essere insegnato nel settore giovanile. Una progressione didattica per operare in tale direzione e i princìpi fondanti dell’intercettamento.

  • L’approfondimento dedicato all’attività di base si apre con 11 consigli per iniziare al meglio la stagione, a cura di Luca Bignami e Marco Mingardi, che forniscono anche la prima serie di esercitazioni, dedicate a Piccoli Amici e Primi Calci.

  • Cosa tenere in considerazione per incominciare al meglio l’annata con le categorie dell’attività di base. Le attenzioni da avere e 50 esercizi per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti.
    Settembre, tutte le categorie dell’attività non agonistica prendono il via. E l’istruttore preparato deve, oltre a pianificare le sedute con attenzione, tener presente diversi aspetti per coinvolgere i giocatori che dovrà seguire. Non esistono ricette “buone per tutti”, di questo siamo sicuri, perché ogni realtà, ogni categoria, ogni società presenta contesti differenti che il tecnico competente terrà sicuramente in considerazione.

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  • Quali sono le capacità da sviluppare e alcune proposte pratiche mutuate dai giochi da strada.

  • Come operare principalmente con gli Esordienti per insegnare ai ragazzi l’importanza di guadagnare campo e mantenere tale “risultato”.

    La conquista efficace del “territorio” si determina principalmente attraverso la capacità di un giocatore o di una squadra di guadagnare campo alle spalle dell’avversario; per far sì che ciò accada, dobbiamo stimolare i nostri giocatori a scelte coraggiose, in maniera individuale attraverso una conduzione e un dribbling su un avversario, oppure grazie alla ricerca di un compagno superando la linea di pressione con una trasmissione o un lancio a scavalcare.

  • I comportamenti consigliati all’allenatore, le modalità operative da adottare e l’utilizzo di varianti all’interno delle varie proposte.

    Secondo il vocabolario della lingua italiana (Treccani, 1987) la “didattica” è la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento. In forma più specialistica, “didattica” è una parola che rimanda alla descrizione o alla prescrizione di modalità e condizioni dell’azione di insegnamento-apprendimento, nonché a progettazione, attuazione professionale, riflessione e valutazione delle stesse nella pluralità e diversità dei tempi, luoghi e relazioni in cui si svolge tale azione (Calidoni, 2003). Senza avventurarci nella pur interessante descrizione delle diverse teorie della didattica o nei più recenti orientamenti, ci preme considerarla più pragmaticamente come l’azione dell’insegnamento, intesa sia come scienza sia come arte.

  • Un giovanissimo calciatore deve anzitutto provare e sperimentare il maggior numero di attività possibili per poter arricchire il proprio bagaglio motorio. Da questa considerazione si sviluppa l’idea di proporre l’insegnamento della difesa della palla, attraverso varie forme di apprendimento, con il fine di educare i bambini alla gestione e al controllo del proprio corpo. Il tutto seguendo una progressione didattica che parte dal semplice fino ad arrivare al difficile, aumentando via via la complessità del compito richiesto. Le proposte pratiche si avvalgono inoltre di elementi ludici che consentono ai bambini di raggiungere l’obiettivo divertendosi, instaurando in questo tipo di allenamento un clima positivo (aspetto non trascurabile dato il contatto fisico con i compagni), in un ambiente di totale sicurezza.

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