attività di base

  • Chi conosce o ha già sentito nominare Valerij Lobanovski si chiederà cosa potrebbe avere a che fare con il settore giovanile.

  • Approfondimento attività di base - L’inizio stagione

    Alcuni suggerimenti, da campo e organizzativi, per partire con il piede giusto nelle categorie dell’attività di base. A queste seguono più di 50 proposte pratiche curate dai nostri esperti per Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, oltre a un approfondimento di Lorenzo Di Iorio sui giovanissimi portieri.

  • Luglio adulti; agosto Allievi e Giovanissimi; settembre... attività di base.

    Questa è stata la scansione del periodo precampionato che abbiamo pensato in vista della stagione calcistica 2019-20. E ora scendono in campo proprio i più piccoli, come avete potuto notare anche dalla copertina di questo numero dedicata proprio a loro. Scendono in campo probabilmente il maggior numero di “calciatori”, di squadre e di allenatori in quanto le prime fasce del vivaio sono sicuramente quelle più ricche di... potenziali “giocatori”. E fateci un favore: non chiamateli campioncini!

  • Perché può essere utile coi bambini in età prescolare utilizzare proposte di psicomotricità collegate al calcio.

    Psicomotricità per i più piccoli: questo l’argomento dell’articolo. Infatti, un numero sempre più crescente di bimbi in età prescolare si presenta al campo per… giocare a calcio. Deve essere chiaro che coi bambini di 3-5 il calcio deve essere solo il “veicolo” per proporre la corretta attività. Infatti, le esperienze da trasmettere devono essere legate al gioco-sport calcio e alla psicomotricità per far sì che i bimbi imparino a muoversi e a relazionarsi, sviluppando la propria motricità attraverso, ad esempio, una palla di spugna prima, da calcio poi (comunque a loro “misura”), affascinante e insostituibile. La palla è quindi al centro del percorso e le lezioni/allenamenti devono essere organizzate con proposte motorie a carattere ludico.

    Gli obiettivi del- l’attività “Baby Sport”, possiamo chiamarla in tal modo come il progetto che stiamo portando avanti in prima persona, pongono le radici nello sviluppo degli schemi motori di base (correre, saltare, rotolare...), nelle capacità generali e specifiche dell’età prescolare: parliamo della ricerca di uno sviluppo motorio armonico attraverso la creatività, l’espressività e la coscienza di sé, agevolando le relazioni con gli altri, con lo spazio e con il materiale a disposizione.

    IL GIOCO
    Insegna al bambino ad avere fiducia nelle proprie capacità: attraverso questo processo, il piccolo diventa consapevole del proprio mondo interno ed esterno, iniziando ad accettare l’interazione tra queste due realtà. Quindi impara e cresce.

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  • Le basi della tattica… e non solo: questo rappresenta la situazione di 2>2, nella quale a partire dai bambini dell’attività di base si possono insegnare importanti princìpi nelle due fasi di gioco.

    Nel percorso formativo dei giovani calciatori esiste una correlazione che non dovremmo mai perdere di vista, ovvero la necessità di sviluppare un pensiero tattico congiuntamente al miglioramento delle abilità. Nei primi anni di attività questo “collegamento” risulta ancora sbilanciato, in quanto nelle sedute dovrà essere ancora preponderante la parte dedicata alle esercitazioni analitiche volte al perfezionamento della destrezza fine dei singoli gesti, mentre lo sviluppo tattico si appoggia in maniera quasi totale sui duelli 1>1. Come già detto in precedenti articoli, personalmente ritengo più opportuno non scindere il fondamentale tecnico dal pensiero tattico, piuttosto conviene cercare proposte formative nelle quali il “gioco” (con tutte le sue “indivisibili” proprietà) sia centrale e le gestualità trovino al loro interno un’espressione funzionale ad alto valore formativo.

  • Quali strategie utilizzare per allenare questa importante abilità nel giovane calciatore. L’utilizzo delle fasce colorate e le proposte pratiche.

    La corteccia motoria è la regione del cervello coinvolta nella pianificazione, nel controllo e nell’esecuzione dei movimenti volontari del corpo. Tutto questo è possibile grazie alla sua capacità di trasmettere alle cellule dei nuclei dei nervi cranici e quelle del midollo gli impulsi per i movimenti compiuti attraverso la nostra volontà.

  • 6 ESERCITAZIONI Abbiamo estrapolato dal libro “Settore giovanile. Nuovi orientamenti”, curato da Maurizio Giordani, alcune esercitazioni da utilizzare per i vostri allenamenti. Le proposte sono ideali per i bambini più piccoli del settore giovanile, dai Piccoli Amici agli Esordienti.

  • Quanto conta per un giocatore avere una padronanza assoluta nella gestione del pallone. La tecnica di ball mastery e le strutture da utilizzare.

    Sullo scorso numero, all’interno dello speciale “Settore Giovanile” avevo iniziato a trattare l’argomento relativo al “dominio” del pallone nell’articolo “Diamo del ‘tu’ alla palla”. La maestria nel gestire l’attrezzo, infatti, a qualsiasi livello, deve essere uno degli obiettivi dell’allenatore. Il lavoro di sensibilità piede-palla ha poi delle caratteristiche ben precise, ovvero:
    • qualità dei tocchi;
    • precisione;
    • ripetizione continua dei gesti;
    • ritmo e tempo di esecuzione.

  • L’importanza di abituare i giocatori fin da piccoli, parliamo di Piccoli Amici e Primi Calci, a scegliere e decidere i comportamenti da attuare uscendo dagli schemi imposti.

  • Quali strategie e quali accorgimenti utilizzare per perseguire al meglio questo obiettivo fondamentale già nella categorie Esordienti.

    L’ampiezza è uno dei cinque principi di tattica collettiva in fase di possesso, insieme a scaglionamento, profondità, mobilità e imprevedibilità. Non è altro che l’utilizzo di tutto il fronte d’attacco per indurre gli avversari ad allargarsi o addirittura lasciare completamente libera la zona cieca. In sostanza, l’obiettivo è “ampliare” i collegamenti difensivi avversari per portare più giocatori negli spazi creati. Giocare in ampiezza non significa, però, solo allargare il gioco lateralmente, ma spostare la palla da un lato all’altro del terreno di gioco. I settori così creati nei corridoi possono essere “riempiti” dagli attaccanti esterni o dai terzini; in tal modo, si otterranno due effetti: se gli avversari tendono a restare stretti, si può sfruttare la superiorità numerica laterale; se, al contrario, si “aprono” per provare l’anticipo o l’intercetto, si può azzardare la giocata interna nelle zone liberate grazie all’utilizzo di questo principio.

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  • Andrea Biffi evidenzia l’importanza di spiegare ai nostri bambini perché sia importante comandare il gioco, cosa significa e dove bisogna iniziare a farlo. Per fare ciò, il mister deve trasmettere la volontà di perseguire questa linea guida e incitare i propri allievi nel percorrerla, sfruttando anche l’utilizzo di un modello di riferimento: il fuoriclasse.

  • L’insegnamento di questo fondamentale calcistico importantissimo coi più piccoli tenendo presente il ruolo della capacità di differenziazione. La parte analitica, i giochi e le situazioni.

    La potenza è nulla senza il controllo. Recitava così, negli anni ’90, lo slogan pubblicitario di una famosa marca di pneumatici che utilizzò come testimonial atleti del calibro di Carl Lewis e Ronaldo Luìs Nazàrio de Lima. E questa frase può fare al caso nostro per introdurre l’argomento dell’articolo, ovvero la conduzione di palla. Partiamo però dal fatto che noi istruttori, o meglio formatori, citando Horst Wein, abbiamo il dovere di guidare i nostri bambini alla scoperta di se stessi e del gioco in tutte le sue tappe. In natura ogni cosa ha il suo periodo di gestazione, tutto è programmato con un ordine e senza fretta. La natura infatti non compie salti. Lo sviluppo in ambito calcistico del bambino non si sottrae a questa legge e questo è il motivo per cui le programmazioni devono essere impostate secondo un criterio progressivo, lento e senza soluzione di continuità.

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  • Le caratteristiche dei Pulcini, le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro e quale comunicazione è più efficace.

    Prima di addentrarci nel mondo dei Pulcini, è importante ricordare che l’organismo umano, se soggetto a determinate sollecitazioni fisiche prodotte dall’esterno, tende a interiorizzare lo stimolo, creando specifici presupposti di adattabilità.
    Questo indica come il processo di apprendimento psicomotorio, pur basandosi sulle potenzialità biologiche individuali ad acquisire competenze, dipenda dalla sua disponibilità, dalla qualità dell’intervento educativo e dal sostegno dell’ambiente sociale di provenienza. Il bambino, fin dai primi mesi di vita, possiede un proprio itinerario biologico, contraddistinto sostanzialmente sia da fattori relegati alla specie umana sia dai caratteri ereditari trasmessi dai genitori. Il supporto e la guida dell’ambiente sociale consente al bambino di confrontarsi con la realtà e di ottenere una sempre maggior autonomia psicologica e motoria. Pertanto, maggiore in quest’ultimo ambito sarà la varietà di esperienze motorie che verranno proposte, maggiore sarà la risposta adattativa con conseguente crescita della motricità.

  • Un articolo per sottolineare l’importanza di lavorare coi bambini sulle prime forme di collaborazione semplice, partendo da situazione di 1>1. Per stimolare la fantasia e l’apprendimento dei più piccoli possono essere utilizzate anche piccoli video, che fungano da esempi positivi e stimolo di miglioramento. Sul campo, poi, bisogna fornire al giocatore altre soluzioni per risolvere le situazioni che vengono loro presentate.

  • Quanto conta coi bambini più piccoli lavorare, partendo dall’1>1, sulle prime forme di collaborazione semplice. Le situazioni di gioco e come stimolare istinto, fantasia e libertà.

  • L’ultimo articolo di questa mini-serie curata dall’autore dedicata ai più piccoli tocca l’argomento del tiro in porta. Alcune progressioni di lavoro e l’importanza di incentivare e “premiare” sempre questa gestualità.

    “Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo... e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. Chi ha detto questa frase? Michael Jordan, probabilmente il miglior cestista al mondo, non ce ne voglia Lebron James.

  • Come organizzare questo momento prima di un incontro per avere tutti i benefici del caso coi ragazzi di 11-12 anni.

  • Come utilizzare queste esercitazioni con i ragazzi di 10-11 anni per stimolare le risoluzioni dei problemi che la gara propone.

  • L’organizzazione e la convenienza di iniziare a insegnare le finte coi bambini dell’attività di base.

    Nel mondo del calcio è consuetudine “etichettare” ogni singolo gesto tecnico con il nome del suo “creatore”: il tiro alla Del Piero, il cucchiaio alla Totti, la punizione alla Pirlo, la finta alla Cristiano Ronaldo. Se queste etichette diventano esempi formativi di fantasia, estro e creatività, allora possiamo utilizzarle come strumento allenante per i bambini. In ogni oratorio e a ogni Open Day calcistico al quale ho partecipato, ho sempre visto i bambini indossare le magliette dei loro idoli e questo mi fa capire come le “gesta” dei calciatori famosi siano ormai alla portata di tutti, anche dei più piccoli, che iniziano così a manifestare il loro interesse per il calcio. Ogni bambino tenta di emulare il proprio idolo, non c’è dubbio; gioca e si diverte immedesimandosi in un campione famoso; cerca di “copiare” le movenze del calciatore visto in televisione. Alzi la mano chi non ha mai fatto la telecronaca di una propria azione, mentre giocava a calcio da solo o con gli amici. Io mi ricordo questa: “La palla viene passata a Van Basten... finta, controfinta, tiro e gol!” Perdonatemi, ma l’attaccante olandese era il mio idolo di gioventù.

    CHE STORIE DI CALCIO!
    Uno dei gesti che più caratterizzano un calciatore (e caratterizzavano anche le mie telecronache) è proprio la finta: la ruleta alla Zidane, il doppio passo alla Ronaldo, la “bicicletta” alla Robinho, la “Cuauhte- minha” del messicano Blanco, l’elastico alla Rivelino (poi ripreso da Ronaldinho), la giravolta di Crujiff e molte altre ancora. Il catalogo è ampio e fantasioso ed esprime tutta la creatività del calcio. Durante le telecronache (quelle dei giornalisti, non le mie...) sentiamo spesso il termine “veronica” per mettere in risalto le movenze che un calciatore utilizza per spiazzare o sbilanciare il suo diretto avversario, allo scopo di superarlo. L’espressione “fare la veronica” deriva dalle corride spagnole e indica la tradizionale mossa alla quale ricorrono i toreri al fine di ingannare i tori e matarli.

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