attacco

  • Le modalità e l’intensità dell’attacco di una squadra non dipendono dal sistema di gioco bensì dallo stile didattico scelto dall’allenatore e dal lavoro che viene svolto sull’intelligenza tattica dei singoli giocatori che diventano squadra. Le azioni offensive di una compagine sono, quindi, frutto delle attitudini dei calciatori e delle scelte di apprendimento del mister e non la mera conseguenza del numero di effettivi, con doti offensive, schierati. Vengono quindi affrontati, con proposte pratiche, i movimenti e le giocate del reparto di attacco nella fase di sviluppo del gioco, l’attacco alla linea difensiva avversaria con la conseguente finalizzazione e le situazioni con attacco da zona laterale.

  • Una situazione che si può presentare frequentemente a qualsiasi livello: come gestirle e in che modo allenarle. L’allenatore di oggi deve per forza di cose porre sempre più attenzione ai dettagli e lo studio continuo del nostro sport ha portato a un arricchimento del vocabolario calcistico e a un’analisi di tutte le diverse situazioni che possono accadere in partita.

  • Le tre possibili soluzioni per organizzare la fase offensiva secondo prìncipi e concetti chiari a tutti i calciatori. Le tre linee guide individuate sono: expansive, stretching e overloading.

    La prima, utilizzata dal Manchester City di Guardiola, si basa su un concetto molto semplice: posizionare giocatori larghissimi sul terreno di gioco per contrapporsi alla compattezza difensiva he tende a “restringere” il campo. È importante avere esterni con considerevoli peculiarità tecniche e grandi doti nell’1>1.

    L’attacco stretching, invece, adottato dal Chelsea di Antonio Conte, utilizza un maggiore scaglionamento verticale della squadre in possesso. La squadra londinese, schierata con un 3-4-3 di partenza, porta gli esterni in linea coi tre attaccanti, formando così un fronte offensivo di cinque uomini.

    L’ultima linea guida, quella overloading, ha come concetto principale quello di occupare alcuni settori con il maggiore numero di giocatori possibili, ricercando la superiorità in zona palla, per “imbucare” poi la squadra avversaria sul lato debole. Ne sono esempio i movimenti di Insigne e Callejon, in un Napoli che fa di questa strategia il suo credo.

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