allenamento

  • Il tema legato al training di forza del calcio è sicuramente molto ampio e di estrema attualità. Iniziamo quindi a comprendere quali sono i metodi che si sono utilizzati nel tempo e i più attuali, partendo dal modello teorico.

    Le richieste in termini di attività fisica della partita sono notevolmente aumentate e, di conseguenza, sono maggiori gli sforzi da parte dei tecnici per trovare mezzi di allenamento ausiliari, che consentano di migliorare il livello della performance. Quando la preparazione fisica è diventata una componente importante dell’allenamento del calciatore moderno, inizialmente l’attenzione è stata rivolta principalmente agli aspetti aerobici. In seguito è stato applicato un approccio multidimensionale, nel quale le componenti di forza e successivamente quelle di agility hanno via via acquisito un peso sempre più rilevante. Lo studio dei fattori determinanti per l’espressione di queste qualità motorie e il loro impatto sulle prestazioni in partita è stato approfondito in modo particolare negli ultimi anni.

    Non sono stati però ancora del tutto chiariti alcuni elementi fondamentali, quelli che dovrebbero consentire la creazione dei programmi più efficaci. Per questo motivo, ad oggi, le scuole di pensiero e le filosofie riguardo l’allenamento della forza sono diverse. Ognuna di queste è fondata su alcune evidenze scientifiche; tuttavia, la visione d’insieme è ancora incompleta e non esiste un consenso accettato da coloro che si occupano di metodologia.

    IL MODELLO TEORICO DELLA FORZA
    Lo sviluppo di un modello teorico è il punto di partenza per validare un metodo di allenamento. In pratica, nel nostro caso, si tratta di mettere in relazione le qualità di forza (e il loro incremento nelle varie sessioni) con alcuni fattori rilevanti della prestazione. In ogni caso, non è semplice identificare questi ultimi con esattezza.

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  • In che modo e perché può essere utile trarre spunti e “movimenti” da questa disciplina in funzione del calcio.

    Per il miglioramento della capacità di forza, la pesistica olimpica rappresenta senza dubbio una disciplina che, nonostante abbia un proprio modello tecnico con altissime componenti coordinative, può risultare un importante mezzo allenante per la pratica di altri sport.

  • La seconda parte dello speciale sul training della forza, che vuole essere un focus su questa capacità dal punto di vista prestativo e preventivo. Francesco Perondi ha esposto alcune considerazioni sulle nuove possibilità e modalità di allenamento, mentre Mattia Toffolutti ha indicato come e perché utilizzare gli ostacoli.

  • High Intensity Training prevede l’esecuzione di corse veloci organizzate in base a diverse variabili che modificano gli obiettivi. Pasquale D’Antonio ci porta alla scoperta di questa metodologia d’allenamento, indicando quali siano i parametri da tenere presenti durante le sedute nelle quali si svolge un training ad alta intensità. Nell’articolo sono presenti le diverse possibilità di utilizzo e le proposte pratiche per la corsa su intervalli lunghi, quella su intervalli brevi, lo sprint interval training e il repeated sprint training.

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  • L’analisi di Attilio Sorbi circa le considerazioni che deve fare un tecnico per impostare il lavoro più proficuo coi propri giocatori. L’importanza di far sì che il giocatore abbia la possibilità di partecipare come individuo attivo all’allenamento, in grado di comprendere ciò che sta facendo.

  • Ogni organizzazione collettiva si basa sulle azioni del singolo giocatore che deve conoscere le varie opzioni di comportamento. Una sintesi di quelle più comuni in fase di non possesso.

  • Speciale palle inattive
    Alcune soluzioni per sfruttare al meglio queste situazioni su palla ferma. L’importanza di studiare l’avversario e le opzioni contro chi attua una difesa a zona o una mista.

    La buona riuscita di un calcio d’angolo a favore dipende da una serie di aspetti che vanno al di là della sola componente tecnico-tattica. Diviene infatti imprescindibile l’importanza dell’interazione che si deve creare tra chi calcia e chi deve concludere. Sono essenzialmente tre gli elementi determinanti:
    • la qualità tecnica di chi tira il corner;
    • la lettura della situazione da parte di chi conclude;
    • la capacità da parte dell’allenatore e del suo staff nel proporre alla squadra movimenti validi che possano creare delle difficoltà all’avversario a seconda di come difende.

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  • Lo scritto di Michele Tossani, dedicato a chi lavora nel calcio “dei grandi”, analizza una delle novità tattiche più interessanti sviluppate dal gioco di posizione e in particolar modo da Guardiola: i falsi terzini. Che siano o meno schierati a piede invertito, ciò che cambia rispetto ai terzini “tradizionali” è il loro apporto e il loro posizionamento in fase di gestione della sfera.

  • Prendere informazioni su quanto accade in campo è fondamentale a qualsiasi livello e bisogna iniziare fin da piccoli. Alcune proposte pratiche a tale scopo.

    La palla va fuori. Si riparte con la rimessa dal fondo. Il portiere si appoggia al proprio difensore, questo la gioca con il centrocampista che è venuto a farsi dare la palla e con una bellissima soluzione di prima intenzione serve sui piedi l’esterno. Uno contro uno con il diretto avversario, superamento con un magnifico dribbling, giocata in mezzo per l’attaccante che va al tiro e... basta così per ora. Ognuno si immagini il finale che ritiene più opportuno. Non è certo questo che ci deve influenzare sul resto dell’azione. Il punto è: sono stati bravi i bambini a interpretare il gioco o hanno ascoltato ed eseguito alla lettera le richieste dell’allenatore?

    Per quanto mi riguarda credo che il gioco è dei giocatori, che all’allenatore spetta il compito di strutturare le sedute, ma saanno poi i calciatori in campo a organizzarsi a seconda delle variabili date dagli avversari.
    I bambini sono dotati di un loro cervello, il quale – se stimolato adeguatamente – potrà dare risposte probabilmente molto più fantasiose delle nostre, ma soprattutto non meritano di essere trattati come dei soldatini, cioè essere costretti a rispettare degli ordini. Hanno il diritto di esprimersi liberamente e di essere i veri protagonisti del gioco, del loro gioco.
    Noi allenatori possiamo considerarci dei facilitatori dell’apprendimento. Una volta che poi i giovani giocatori sono in campo, tutto deve dipendere da loro, da ciò che vedono, da ciò che pensano e anche da ciò che provano a livello emotivo.

  • Dopo aver indicato sullo scorso numero come organizzare i giochi di posizione, vediamo come allenare diversi princìpi di gioco in questo tipo di proposte. Le varianti in base all’atteggiamento avversario e alle zone in cui si desidera creare superiorità.

  • L’utilità di adattare la propria organizzazione difensiva in base all’avversario che si deve affrontare. Le considerazioni da parte dell’allenatore in base anche alle peculiarità dei propri uomini.

    Arrivano le gare ufficiali, la preparazione è ormai terminata e dopo aver lavorato sui concetti generali in cui ogni allenatore crede e che vuole trasmettere al proprio gruppo, si comincia ad agire sui particolari, ponendo attenzione sia alle caratteristiche dell'avversario sia a quelle dei propri elementi. Questi devono sapere “cosa fare” individualmente e collettivamente nelle diverse situazioni di gara.

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  • Quali sono le basi per organizzare la fase di possesso palla. I concetti di ampiezza, gioco tra le linee, profondità e superiorità numerica.

    Per quanto concerne la fase offensiva esistono dei princìpi che regolano i comportamenti dei giocatori e dell’intera squadra. Dipendono da diversi fattori, dal calcio che desidera applicare l’allenatore, dalle caratteristiche dei giocatori, dell’avversario... In questo scritto, tratto dal nostro libro in uscita a luglio sul 4-4-2, proveremo ad analizzarne alcuni.

    AMPIEZZA, PROFONDITÀ E “TRA LE LINEE”
    Il primo concetto che un tecnico deve considerare è la ricerca del- l’ampiezza e della profondità: si ottiene posizionando calciatori molto larghi per sfruttare al massimo le dimensioni del campo e altri che garantiscano l’attacco in verticale (appunto della profondità). Detto ciò, è determinante – come secondo principio – saper alternare il gioco fra le linee, l’attacco della profondità e la ricerca dell’ampiezza: significa che il proprio undici deve saper cambiare strategia durante la gara, sfruttando movimenti dentro il campo e tra i reparti avversari. Tale azione può essere, ad esempio, compiuta dai centrocampisti esterni che si accentrano e permettono agli esterni bassi di sfruttare l’ampiezza. Oppure grazie ai continui smarcamenti fra linee difensiva e di centrocampo da parte di uno dei 2 attaccanti, insieme all’attacco della verticale dei centrocampisti laterali o del compagno di reparto.

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  • Spesso ci si imbatte in allenatori che scompongono a dismisura il gioco in tutti gli aspetti che lo compongono ed è così anche per quanto concerne la fase offensiva. Giuseppe Agostini ci propone invece un approccio differente: un percorso che parte dal concetto di smarcamento e dal suo sviluppo, per giungere poi ai princìpi individuali, che però necessitano di una interpretazione personale del giocatore che può avvenire solo grazie alle esperienze vissute dal calciatore, in contesti organizzati pensati appositamente dall’allenatore.

    Le capacità e le competenze vanno addestrate sia nel gioco che con il gioco, perché solo attraverso la sua complessità il giocatore evoluto può e deve crescere e sviluppare le competenze atte alla scoperta delle soluzioni ai problemi che gli si pongono dinanzi. Tutti questi aspetti vengono poi inseriti e sviluppati attraverso idee pratiche, ognuna delle quali si propone un obiettivo preciso da raggiungere.

  • Il ruolo del centrocampista è di fondamentale importanza nel calcio di oggi e direi anche affascinante per tutta una serie di atteggiamenti che consentono di dare equilibrio alla squadra e diventare un attaccante aggiunto. A seconda del modulo scelto dall’allenatore, vi sono diverse maniere di interpretarlo e sfumature differenti. Lo spazio a centrocampo, dove spesso si decidono le sorti di una partita, può diventare “immenso” da gestire oppure troppo ridotto in base alla dislocazione dei calciatori, ai movimenti che vi avvengono e alla tipologia di gioco che i team vogliono attuare.

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