allenamento

  • Semplici proposte mutuate da altre discipline che possono essere proposte sul campo da calcio per stimolare coordinazione, tecnica e scelte di gioco.

    Estate. La scuola è finita e la stagione calcistica è volta al termine. I nostri bambini hanno bisogno di rifiatare! Ma guai a tenerli a casa sul divano, faremmo il loro male. Ecco che, fortunatamente, in ogni periodo estivo si presentano numerose opportunità e proposte di camp calcistici o multisportivi: c’è l’imbarazzo della scelta. Spesso capita, infatti, che tanti bambini che giocano a calcio per tutta la stagione, preferiscano partecipare ad attività differenti per “staccare la spina” dopo un’annata lunga e ricca di partite e tornei.

    Solitamente, nelle settimane così definite multisport, a seconda del numero di iscritti e quindi di istruttori (si ricorda che è sempre bene mantenere un rapporto di massimo 1:12-15), si tende a organizzare le proposte “ruotando” gli sport ogni ora (quindi, ogni giorno i bambini praticano tutte le discipline). Di conseguenza, un programma così va- riegato e al tempo stesso intenso, permette di toccare numerosi aspetti e di stimolare adeguatamente le varie capacità coordinative. E un’idea del genere può essere assolutamente portata, con i logici adattamenti, soprattutto temporali se pensiamo a una seduta, anche nel calcio. Infatti, è sicuramente possibile lavorare su alcuni elementi calcistici, estrapolando regole o caratteristiche da altre discipline sportive.

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  • I “vecchi” giochi che si facevano più di vent’anni fa possono nascondere importanti apprendimenti per i giovani giocatori dell’attività di base, ma anche delle fasce agonistiche del vivaio.

    Il calcio è un gioco popolare e nasce dalla strada: così recita il Comunicato Ufficiale numero 1 del Settore Giovanile e Scolastico. Allora perché non pensare di riprodurre veramente durante gli allenamenti dei più piccoli, pensiamo a Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti alcune delle attività che la facevano da padrone quando ci si ritrovava al campo sotto casa, all’oratorio o su una strada sterrata? Da qui nasce l’idea di quest’articolo, che ha l’obiettivo di riportare in luce il divertimento e l’autonomia che erano vissute da tutti i nati prima del 2000 quotidianamente.

    DIVERTIMENTO E AUTONOMIA
    Ecco due termini che allora erano estremamente di moda e devono tornare ad esserlo anche adesso: il primo è la base per tutti coloro che si presentano al campo e deve essere uno dei “veicoli” che porta all’apprendimento. Il secondo è per forza di cosa uno degli obiettivi che qualsiasi istruttore deve perseguire: infatti... “Un buon insegnante è uno che si rende progressivamente superfluo” (Thomas Carruthers).

    Questo perché è riuscito a stimolare i propri giocatori, in questo caso all’indipendenza e all’auto-organizzazione. Insomma, non era quello che accadeva nel calcio di strada? Si formavano le squadre – e la maggior parte delle volte erano equilibrate – si trovavano (a volte in- ventavano) gli spazi di gioco anche se c’erano ostacoli e si stabilivano le regole, accettate da tutti. I tempi di gioco? Spesso infiniti oppure decisi dal “buio” o dalla chiamata della mamma.

    Detto questo, consapevoli che non è semplice tornare a quei momenti, ricreandoli in modo perfettamente identico, anche se la soluzione di organizzare spazi di gioco libero in orari e giornate lontano dagli allenamenti codificati è un’ottima scelta, vi proponiamo otto giochi “cult” che si possono utilizzare nelle varie fasi della seduta. Possono essere usati all’inizio come pre-riscaldamento oppure nel periodo centrale per migliorare la parte tecnica o quella situazionale oppure ancora in quello finale come partita.

    LE ATTIVITÀ PRATICHE
    Ma quali erano i giochi che ricordiamo con più piacere e quali le regole principali? Eccoli:
    1>1 a tutto campo con gol in area;
    2>2 con un solo portiere (che può evolvere anche in 3>3, 4>4, 5>5 e via dicendo sempre con un solo portiere);
    la tedesca, detta anche “undici” o “al volo” o ancora “mischietta” a seconda delle regioni in cui si giocava;
    il muretto;
    la classica partita senza casacche in numeri variabili (anche in su- periorità o inferiorità numerica);
    tiro e paro (le porte);
    dall’1>1 al 6>6 (o anche in disparità numerica) con ostacoli; prendi (o ruba) il cono – o anche “castellone”, era un gioco molto usato all’oratorio estivo dagli animatori.

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  • L’utilizzo di questo strumento per il miglioramento delle capacità coordinative, in particolare dell’equilibrio, coi giovani giocatori.

    Durante una partita, i giocatori sono spesso soggetti a ripetute perturbazioni posturali che si manifestano, nella maggior parte dei casi, durante duelli fisici e movimenti repentini (con e senza la palla), spesso accentuati dalle insidie del terreno di gioco.


  • Il CT della Nazionale femminile ci ha aperto le porte di Coverciano, ripercorrendo con noi i suoi trascorsi da calciatrice e il suo cammino che l’ha portata fino alla panchina azzurra. Nel corso dell’intervista, Milena Bertolini ha indicato le differenze riscontrate nell’allenare una nazionale rispetto a una squadra di club e ha espresso la sua filosofia di gioco e gli obiettivi prefissati. Inoltre, il tecnico ha sottolineato quali differenze vi siano rispetto alle altre compagini e su quali aspetti lavorare per limare un gap che è sempre più sottile.

  • Simone Lorieri, preparatore atletico professionista, ci spiega come potenziare i muscoli degli arti inferiori, della parte centrale e degli arti superiori del nostro corpo. Una routine attraverso l'utilizzo del TRX.

  • Una serie di proposte, scandite in base ai giorni della settimana, utili a sviluppare un adeguato riscaldamento.

    L’ attivazione è una parte molto importante sia della seduta sia del momento che precede una partita e, di conseguenza, non è affatto da sottovalutare, anche se spesso accade. Soprattutto prima della sessione di training è importante che a questa sia dedicato del tempo sufficiente per preparare il nostro atleta a effettuare e sostenere l’impegno sportivo richiesto. A tal proposito, è bene sottolineare come riservare dei minuti a esercitazioni con questo scopo non rappresenti assolutamente una perdita di tempo, bensì un momento determinante, cui prestare la massima cura e attenzione.

  • Esperienze dall’estero

    Le strategie operative d’oltremanica per la fascia d’età dagli 8 agli 11 anni. Le 4 aree della prestazione che sottendono tutto il lavoro e la metodologia.

    “Muoversi, con competenza tecnico-tattica, divertendosi insieme ad altri coetanei, per raggiungere obiettivi comuni”. Estratta dalla guida tecnica della FIGC, questa frase racchiude in sé tutte le considerazioni e le caratteristiche delle categorie oggetto dell’analisi che segue, cioè Primi Calci e Pulcini. E devono evidentemente aver avuto la stessa idea i responsabili della Football Association, “maniaci” di mappe e modelli concettuali quando hanno deciso di proporre il cosiddetto Four Corners Model. Questo strumento, matrice del coaching d’oltremanica, è la base per la realizzazione di qualsiasi esercitazione e sessione d’allenamento. Queste sono viste come esperienze sportive complete, integrate, coinvolgendo inevitabilmente qualità individuali che si relazionano e interagiscono tra loro. Ponendo il giocatore al centro della matrice, questa si compone di quattro aree (corners), distinte ma interattive:
    • tecnical/tactical;
    • physical;
    • psychological;
    • social.

    Entriamo ora più dettagliatamente nei risvolti di queste importanti categorie. Dopo un’iniziale sguardo d’insieme, seguiranno informazioni più specifiche riferite al Modello Four Corners appena indicato, così come ulteriori aspetti caratteristici dell’attività, pilastri del grassroots football.

    LEARNING TO TRAIN STAGE
    Questa fase del percorso di sviluppo, relativa alla fascia d’età 8-11 anni, basa i propri interventi operativi su un principio fondamentale, ovvero quello che identifica questo periodo evolutivo come il migliore per l’apprendimento dei gesti tecnici e coordinativi. Il diktat è quindi FUNdamental sports skills including football skills, suggerendo una filosofia fondata sempre sul divertimento e sulla libertà di movimento per il consolidamento motorio e coordinativo, con una tendenza maggiore allo sviluppo di skills più sport- specifiche.

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  • Stefano Baroncini, allenatore dei portieri del settore giovanile della Juventus, ha voluto approfondire il concetto relativo alla capacità dell’estremo difensore di interpretare in maniera corretta il gioco, anche attraverso lo sviluppo di capacità cognitive.

  • Scouting
    Le indicazioni principali per chi ricopre questo ruolo e lavora principalmente in club dilettantistici, in particolare coi giovani. Consigli generali e suggerimenti da campo per agire in modo sempre più professionale ed efficace. Non perdete la seconda parte in cui saranno indicate le caratteristiche tecnico-tattiche, fisiche e comportamentali da considerare nel calciatore.

  • Una situazione sempre più frequente nel calcio attuale grazie anche all’intenzione di numerose squadre di giocare palla da dietro e di proporre un calcio offensivo. Tutto quello che c’è da sapere per agire al meglio.

    Nel calcio moderno l’1>1 (attaccante contro portiere, nel nostro caso) è una situazione di gioco sempre più frequente quanto decisiva. La volontà di comandare la partita attraverso il possesso palla e, una volta perso il pallone, quella di recuperarlo il prima possibile grazie a una pressione “in avanti”, portano spesso le squadre a trovarsi con numerosi giocatori coinvolti nel settore avanzato del campo. Tale atteggiamento, talvolta, espone gli undici a rapidi ribaltamenti di fronte e/o contropiedi, che spesso si concludono con l’attaccante “liberato” davanti al portiere.

    Anche la fase di costruzione del gioco dal basso (sempre più diffusa) ha contribuito all’incremento del numero di 1>1 che il portiere è chiamato a gestire. La perdita della palla nella propria metà campo da parte di chi costruisce il gioco, può infatti permettere agli avversari di attaccare ampi spazi liberi, arrivando verticalmente e ra- pidamente in area/porta. Il calcio, infatti, è cambiato profondamente a tutte le latitudini con più squadre, senza alcuna distinzione tra “grandi” e “piccole”, che agiscono in tal modo. Di conseguenza, gli estremi difensori sono più spesso sollecitati nella difesa dello spazio, oltre che nel duello individuale con l’avversario.

    IL DUELLO
    Nello specifico, l’1>1 rappresenta una situazione complessa per le numerose informazioni che il numero uno deve elaborare per rispondere efficacemente e in tempi brevi al duello. Sono parecchi, infatti, i quesiti cui l’estremo difensore deve trovare risposta per agire al meglio...

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  • Per chi vuole approfondire. L’angolo di Scienza&Sport

    L’articolo è tratto dal numero 35 di S&S, trimestre luglio-settembre 2017, pagina 40.

    Generalmente si tende a descrivere la prestazione calcistica come il risultato di tre aree diverse – tecnica, tattica e fisica – che insieme contribuiscono a formare le capacità specifiche del calciatore. Questo è attualmente il modello universalmente accettato, per cui l’allenamento prevede interventi per il miglioramento delle capacità in ciascuna di queste aree. Spesso, quindi, in una seduta si osserva un momento dedicato al lavoro sulla tecnica, uno in cui ci si concentra sui princìpi tattici, di reparto e di squadra, e una parte in cui è previsto l’interessamento delle componenti atletiche. Sono già state fatte diverse proposte per integrare in una sola esercitazione più elementi del modello, per esempio con lo sviluppo degli small-sided games. In questo articolo sono evidenziati alcuni mezzi che consentono di lavorare su più compiti contemporaneamente, in modo maggiormente specifico rispetto alle partite su spazi ridotti, insieme ai concetti teorici su cui sono incentrati.

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  • Gli esercizi isometrici rappresentano una tipologia di training presente nella cultura fisica fin dai tempi più remoti. Ultimamente grandi programmi e filosofie relative alle prestazioni atletiche, in particolare, quelle che ruotano attorno ai concetti di adattamento neurologico, hanno suggerito l’utilizzo di varie forme di isometria.

  • Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
    Complex e compound training: di cosa si tratta e i pregi/difetti di entrambi gli approcci per il miglioramento delle componenti collegate alla forza nel giovane.

    Il calcio di oggi impone ai giocatori di affrontare situazioni di gioco sempre più intense, le cui richieste muscolari aumentano progressivamente durante la partita. Le numerose accelerazioni/decelerazioni, i salti, i duelli e i cambi di direzione, per esempio, fanno parte di quelle azioni che caratterizzano le occasioni più importanti e “pericolose” del gioco e che dipendono strettamente dal livello di forza e potenza muscolare del singolo calciatore.

  • Una stagione splendida quella dei nerazzurri di Gian Piero Gasperini. Piena zona Europa League, giovani di bellissime prospettive che giocano in pianta stabile e un calcio sicuramente di livello. Scopriamo con il mister e il suo staff come si lavora all’Atalanta Bergamasca.

    Partiamo facendo un salto indietro nel tempo di 14 anni: siamo nel 2003, Gian Piero Gasperini era un giovane allenatore della Juventus e guidava la squadra Primavera. Allora avevamo intervistato il mister piemontese per capire la difficoltà del passaggio dei giovani nel calcio dei grandi e per comprendere la sua metodologia operativa. Ricominciamo da lì, proprio da quelle righe per vedere i cambiamenti che vi sono stati in questo periodo in termini di metodiche di allenamento, di princìpi di lavoro, di gioco, di tattica e tecnologia. Perché oggi Gasperini è uno degli allenatori italiani più apprezzati, ha alle spalle numerose stagioni di Serie A.

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  • Perché può risultare fondamentale proporre agli attaccanti lavori specifici per il ruolo. L’importanza dei comportamenti tipici della punta e l’idea di un mister specialista per questi elementi.

    Il mio passato calcistico da punta e il successivo passaggio al ruolo di allenatore mi hanno fatto riflettere in modo particolare sulle qualità e sui comportamenti tipici dei giocatori schierati appunto come attaccanti. Ho cercato di studiare le varie situazioni e cercare di comprendere i movimenti e le azioni di questi elementi e soprattutto l’atto conclusivo, la finalizzazione vera e propria. Anche perché negli ultimi anni il calcio ha subìto notevoli trasformazioni per quanto riguarda l’interpretazione della fase offensiva e l’evoluzione del ruolo, per certi versi, è stata “negativa”. Infatti, i giocatori che agiscono in tale posizione (che sia centrale o esterna) non sempre sono valorizzati e sostenuti da tecniche di allenamento adeguate alle caratteristiche specifiche. Non dimentichiamo infatti che “fare gol” è l’azione più complessa di tutto il calcio e non si può sperare di trovare sempre il calciatore dalle doti innate da questo punto di vista, il “bomber” dal “fiuto del gol” naturale. Ce ne sono pochi, sono ricercatissimi in qualsiasi categoria. E pure costosi per le società. Ecco che ci deve venire in aiuto l’allenamento.

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