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  • L’analisi tecnico-tattica della Juventus a cura di Giovanni Galli. Il primo giudizio va sulla società, che sta compiendo un lavoro impeccabile frutto di una pianificazione studiata nei minimi dettagli. E poi i volti nuovi, Cancelo e Cristiano Ronaldo su tutti. Quest’ultimo, dopo un periodo di adattamento (la Serie A è molto diversa dalla Liga) è entrato appieno nei meccanismi offensivi della Vecchia Signora e i suoi compagni di reparto ne stanno beneficiando.

  • Juventus promossa, ma solo per 10’. Poi si visto solo, o quasi, il Tottenham. L’ottima partenza della squadra di Allegri è stata agevolata da una serie di errori della difesa inglese, che dapprima ha lasciato libero Higuain su punizione di Pjanic e poi ha steso Bernardeschi in area con un fallo che ormai non si vede più neppure sui campi di provincia.

    Sul 2-0 al 9’ la Juventus ha concesso campo al Tottenham, che non ci ha messo molto a schiacciare i due centrocampisti bianconeri, mentre per Mandzukic, Douglas Costa e Bernardeschi ripartire si è fatto sempre più facile. La prova negativa di Alex Sandro ha privato la Juve di una freccia importantissima, perché il brasiliano, quando è in giornata, è un continuo campanello d’allarme per la difesa. Ottima, invece, rigore sbagliato a parte, la partita di Higuain che ha segnato, fatto salire la squadra, battagliato con gli avversari e servito assist.

    Il 4-2-3-1 di Allegri all’inizio ha pagato, ma appena il Tottenham ha accelerato, il centrocampo bianconero è sparito, si è trasformato in un reparto anonimo, incapace di interdire. Figuriamoci di ripartite. La rete del 2-1 è una logica conseguenza di quanto visto in campo. Ovvio che se Higuain avesse segnato il rigore al 46’ del primo tempo le cose sarebbero andate diversamente, ma l’argentino non è l’uomo al quale affidare una conclusione dagli undici metri. In Argentina e a Napoli ne sono convinti.

    Nella ripresa, Allegri ha abbozzato una sorta di difesa a tre (con De Sciglio accanto a Chiellini e Benatia), ma un erroraccio di Buffon ha regalato il 2-2.

    Analizzando la gara il risultato è giusto. Come è giusto il piccolo vantaggio che gli inglesi hanno in vista del match di ritorno. Più di Dybala, alla Juventus è mancato Matuidi, che avrebbe dato solidità al centrocampo. A Londra, però, servirà giocare a un ritmo più alto. Così non si passa.

    La Champions non è il campionato. Il Napoli lo ha scoperto a dicembre. La Juventus potrebbe scoprirlo a marzo.

  • Spalle al muro, la Juventus si ritrova ancora una volta nel momento di massima difficoltà. Se la vittoria per 2-0 è utile alla classifica del gironcino, il come sia giunta ci fa comprendere che prima di emettere sentenze ci sia da fare i conti con l'ambiente intero. Allegri sceglie ancora una volta il 3-5-2, Evra dopo aver scosso i compagni fa intendere il motivo per il quale non sia facile spingerlo in panchina. Il gol di Morata timbra il primo tempo, le prestazioni di Hernanes e Cuadrado convincono che si sia imboccata la strada giusta. Zaza regala la tranquillità a fil di sirena.
    Morata segna ancora, cinque gol in cinque partite: a nessuno era mai riuscita una striscia simile.
    È un mercoledì da campioni, perché vincono anche United, City, Real e Psg.
    La Roma regala un tempo e il Bate regala tre gol e spettacolo. Incredibile come la squadra di Garcia si sia consegnata agli avversari, subendo due gol evitabili e regalando la fascia destra. Dopo il secondo tempo, non è piaciuto il terzo, quello degli spogliatoi: il calumet della pace normalmente servito ai giornalisti ha preso fuoco: l'allenatore ha attaccato la squadra e Florenzi ha semplicemente detto "Abbiamo preparato male la partita". Ma chi la prepara la partita?
    Continua la crisi del Chelsea, dopo il 2-2 con il Newcastle, penultimo in Premier, ha perso a Oporto. Normalmente, Arsen Wenger si sarebbe fatto una grassa risata, che questa volta non è partita: l'Olimpiakos ne ha segnati tre all'Emirates e l'Arsenal è quarto nel suo girone. Mal comune, ma è meglio non sentire l'audi.

  • Il tempo delle dichiarazioni sta per lasciare spazio alla partita. Ci hanno provato da una parte e dall’altra a incensare e spaventare l’avversario, ma ora non si può più. C’è da pensare alla partita, a Juventus-Real Madrid, alla finale di Champions, che poi è sempre un appuntamento con la storia.

    Massimiliano Allegri ha deciso di giocare a carte scoperte. La formazione praticamente l’ha comunicata: 4-2-3-1, con Barzagli esterno basso e Dani Alves con Dybala e Mandzukic alle spalle di Higuain. Raramente si è visto un allenatore comunicare la formazione di una finale con così largo anticipo, ma questo è sinonimo della tranquillità che c’è in casa Juve.

    Il Real si sente favorito, ma anche la Juventus sa che ha tutto per portarsi a casa la “Coppa dalle grandi orecchie”. Difesa impenetrabile da una parte, attacco stellare dall’altra; ma è chiaro che la Juve abbia qualcosa in più: la capacità di far giocare male gli avversari. E non solo: la Juventus, dalla retroguardia impenetrabile, quando ha palla ha qualità: Dybala inventa gol splendidi, Higuain è capace di tutto, Pjanic non conviene lasciarlo solo, ma anche Khedira non può essere dimenticato dalle difese. E che dire di “Marione” Mandzukic, attaccante-terzino o di Dani Alves?

    Cristiano Ronaldo sfodera sorrisi, Sergio Ramos chiama a raccolta la squadra; Zidane vorrebbe far giocare Isco, senza rinunciare a Gareth Bale.

    Tutti vorrebbero la Coppa, ma la alzerà uno solo. Chi?

  • Quando al 44’ del primo tempo Mario Mandžukić ha segnato il gol del vantaggio della Juventus sull’Empoli, non avrebbe mai immaginato che quella rete avrebbe praticamente ricucito lo scudetto sulla maglia bianconera. Perché è proprio così: la vittoria della Juve e la contemporanea sconfitta del Napoli a Udine, che ora è a meno 6 a 7 giornate dalla fine del campionato, ha di fatto chiuso il campionato.

    La rimonta della squadra di Allegri non solo è riuscita, ma sta assumendo il contorno di qualcosa in più di una marcia trionfale: 61 punti su 63 a disposizione nelle ultime 21 partite.

    A Napoli, con una pesante squalifica che incombe su Higuain (lo stop potrebbe essere di 3 giornate), si farebbe meglio a pensare a giocare più che a protestare preventivamente: scendere in campo alle 12.30 non è simpatico, questo è chiaro a tutti, però lo stesso disagio lo provano anche gli avversari, non solo gli undici ragazzi di Sarri. E ora, c’è a rischio pure il secondo posto, perché la Roma è la squadra che sta meglio di tutti (Juventus compresa…).

    La vittoria nel derby, è stata nettissima, ma ugualmente non mancheranno le polemiche: Spalletti ha lasciato Totti in panchina per tutti i 90’, una scelta lecita, che è parsa una prova di forza dell’allenatore e della società, intenzionata a far chiudere la carriera al giocatore che più di ogni altro ha fatto la storia del club. Detto del cambio di panchina in casa Lazio (buon lavoro a Simone Inzaghi), ha dell’incredibile il suicidio collettivo di Fiorentina (pari con la Samp), Inter e Milan (sconfitte da Torino e Atalanta).

    L’avevamo scritto qualche settimana fa: scudetto alla Juve, il Napoli avrebbe dovuto fare attenzione alla Roma; Fiorentina quarta, Inter quinta e Milan di rincorsa. Ora aggiungiamo: attenzione al Sassuolo.

  • Massimiliano Allegri non é più l’allenatore della Juventus. Fin qui la notizia, nuda e cruda.

    E adesso proveremo a rispondere alla domanda che si fanno tutti: perché?

    Alla luce della notizia ufficializzata oggi, c’è la sensazione di aver assistito a un teatrino durato più di mese, cioè da quando l’Ajax ha certificato il bilancio negativo della annata bianconera. Malgrado l’arrivo di CR7 (e non solo) infatti, si é vinto lo scudetto, non si é vinta la Champions e si é lasciata per strada la Coppa Italia.

    Se realmente la dirigenza era intenzionata a riconfermare l’allenatore é trasecolata davanti alle richieste: via Dybala, Cancelo, Pjanic, Alex Sandro e Mandzukic... richiesto Tony Kroos, quindi un centrale difensivo perché Chiellini non offre garanzie di continuità di gioco. E non solo...

    Un errore imperdonabile quello di Max, che ha preteso di porsi davanti alla Società. Una società granitica, nella quale chi è seduto alla scrivania conta molto più di chi gioca.

    Un ultima considerazione: l’arrivo di Cristiano Ronaldo ha impigrito l’allenatore. Allegri é sempre stato bravo a inventarsi qualcosa, ma quest’anno non si è visto nulla, una noia mortale in campo e nessuna soluzione frutto di una folgorazione.

    Ora la Juve ha pochi giorni per presentare il nuovo mister e dimostrare che é lei a non voler più Allegri.

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