Simone Perrotta: «Attività di base: il calcio che vorrei»

Simone Perrotta: «Attività di base: il calcio che vorrei»

L’intervista a Simone Perrotta, responsabile del progetto Junior di AIC, Campione del Mondo del 2006. La dedizione al gioco dei bambini, il ruolo dell’allenatore e perché il perfezionamento tecnico può aiutare. Sempre!

È uno dei Campioni del 2006, sempre titolare nell’Italia di Marcello Lippi. Centrocampista versatile, polivalente, inventato trequartista dall’inserimento facile da Luciano Spalletti: Simone Perrotta ha avuto una carriera importante. Smessi gli scarpini, si è dedicato ai più piccoli. «Parliamo di attività di base – ha evidenziato alla richiesta di intervista», questo il suo mondo, da responsabile del progetto Junior di AIC. E ne abbiamo veramente parlato in modo appassionato e competente.

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Perché hai scelto di occuparti di attività di base?
«A fine carriera inizi a pensare al futuro e in panchina non mi vedevo. Forse, perché in quel periodo avevo i figli piccoli sono stato incuriosito da questo mondo, vedevo tante situazioni e provavo a capire cosa migliorare. Volevo trovare la metodologia giusta aiutato da quanto avevo vissuto sulla mia pelle, mi sono appassionato e via. Certo, avevo avuto anche il pensiero di provare a occuparmi dei ragazzi più grandi, di quelli che devono fare il salto dalla Primavera alla prima squadra, che è complicatissimo, poi Damiano (Tommasi, nda) mi ha coinvolto in questo progetto del dipartimento Junior di AIC e ho cominciato a studiare questo mondo. Un mondo, perdonami la precisazione, che non deve essere quello di allenatori che scimmiottano Guardiola, Mancini, Ranieri, Spalletti con i bambini. Diciamolo chiaro!»

L’intervista completa la trovi solo su Il Nuovo Calcio di settembre (401). Corri in edicola oppure abbonati alla rivista.