Lo scanning, la capacità di controllare l’intorno, va allenato nel calciatore sin da piccoli, già nell’attività di base. Quali sono i presupposti e la pratica da campo.
Partiamo da un presupposto fondamentale: essere allenatori di settore giovanile, a maggior ragione in attività di base, sottintende la capacità di trarre soddisfazione dalla crescita e dall’evoluzione dei nostri ragazzi. Vedere formarsi un atleta che progressivamente conosce sempre di più lo sport che sta praticando, accompagnandolo in questo percorso e cercando di fornirgli gli strumenti necessari per arricchire il suo “bagaglio” personale, è sicuramente uno degli obiettivi (anzi, l’Obiettivo con la “O” maiuscola) che ci spinge a fare questo lavoro.
Uno dei “passaggi” che porta all’evoluzione dei nostri atleti è certamente rappresentato dalla capacità di scelta. In uno sport di situazione, che prevede situazioni open skill e quindi un rapporto continuo con un elevato numero di variabili e stimoli, la capacità di decidere è la più complessa da sviluppare ma allo stesso tempo quella che permette di risolvere il maggior numero di “problemi” che l’ambiente presenta in rapida successione.
Proprio per la variabilità e l’imprevedibilità del contesto di gioco, l’abilità di fare “la cosa giusta al momento giusto” e nel minor tempo possibile è influenzata ampiamente dallo scanning. Scansionare, prendere informazioni, osservare, controllare, sono tutti sinonimi di una necessità imprescindibile: conoscere. Conoscere l’ambiente nelle sue caratteristiche spazio-temporali, conoscere il posizionamento degli altri atleti in campo (siano essi compagni di squadra o avversari), conoscere la distanza che ci separa dagli obiettivi materiali da raggiungere (pallone, porta da attaccare, porta da difendere…) sono, appunto, azioni necessarie al singolo giocatore per agire in maniera efficace in un contesto non ripetitivo rappresentato dal susseguirsi di momenti differenti (a volte “simili”, ma mai identici).
In cosa consiste lo scanning?
Lo scanning, nella pratica, è rappresentato da quei movimenti della testa che permettono al giocatore di rivolgere lo sguardo in direzioni differenti da quella in cui si trova il pallone. Questi movimenti, temporanei e ripetuti, portano alla raccolta di informazioni sull’ambiente circostante e sulle variabili che possono ostacolare o agevolare il rapporto con il pallone nel coinvolgimento che avverrà a breve.
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