L’intervento del mister delle giovanili del Milan (aula e campo) ha incentrato l’attenzione sulla categoria Allievi e su come e perché impostare un gioco manovrato.

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Yvonne Alessandro

Settore giovanile

Perché è conveniente nel settore giovanile impostare il gioco dal portiere. I vantaggi e le proposte per farlo indicati da Giovanni Valenti nel corso del suo intervento al nostro Master.

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Di cosa ha parlato l’allenatore inglese al nostro master. L’importanza di modulare gli spazi e il numero di giocatori.

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L’intervento di apertura al Master per i giovani di Matteo Cioffi: perché è conveniente allenare i giovani giocatori (e non solo) a far fatica e a “soffrire".

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Al nostro Master di Coverciano ha tenuto un’interessante lezione sul ruolo dell’attaccante Tommaso Rocchi, allenatore della Lazio under 14. Ecco alcune “regole” basilari e qualche indicazione sulla tattica individuale propria di questi calciatori da utilizzare nel settore giovanile.

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I consigli riguardanti i Pulcini sono esposti da due allenatori del Settore Giovanile della Lazio: Marco Frezza, che si occupa dell’under 10, e Andrea Proni, mister dell’under 9. Il consiglio principale è quello di creare empatia. Si tratta di un suggerimento valido per qualsiasi categoria ma, in particolar modo, è valido quando si ha a che fare con bambini di 8/10 anni.

Da questo scaturiscono poi altre indicazioni utili come il rituale dell’accoglienza che trasmette al bambino un senso di sicurezza, il coinvolgimento nelle dimostrazioni degli esercizi, chiamando anche quei giocatori che sono meno abili per farli sentire importanti, e la partecipazione attiva, stimolando loro il ragionamento e l’osservazione. Infine, è necessario, al fine di stimolare l’attenzione del bambino, proporre una seduta riducendo al minimo pause e attese, personalizzando la stessa anche in base al livello dei propri giocatori.

Filippo D’alesio, allenatore Uefa B e tecnico della squadra under 13 del Pescara, ha illustrato i suoi consigli per gli Esordienti. Il punto di partenza è l’osservazione e la flessibilità perché nessuna annata sarà uguale alla precedente o alla successiva e quindi è necessario che l’allenatore sappia adattare le proprie idee al livello dei ragazzi e non viceversa.

Si passa poi alla necessità di avere pazienza perché i giovani calciatori sono ancora in una fase evolutiva importante ed è fondamentale lasciare loro il tempo di apprendere, focalizzandoci su quelle che riteniamo essere le priorità. Per poter far sì che i bambini apprendano è necessaria la ripetizione dei gesti, ma senza che essi siano una mera reiterazione. Bisogna far sì che la seduta sia sempre stimolante e che i protagonisti siano sempre loro: i nostri giocatori. Infine, è di fondamentale importanza allenare i perché, per permettere ai ragazzi di non conoscere solamente come si esegue un dato passaggio ma anche la situazione in cui esso va adottato.

L’intervento in aula e in campo dell’allenatore dell’Empoli è stato incentrato sulla gestualità del passaggio. L’importanza del “gioco”, delle scelte e di ricercare la profondità.

In questo articolo, che ho accettato molto volentieri di scrivere direttamente, parlerò del mio intervento al Master de Il Nuovo Calcio. Innanzitutto, desidero ringraziare tutta l’organizzazione per aver vissuto un momento del genere. Al termine ci si sente arricchiti, si capisce di aver appreso qualcosa di nuovo, di... sapere di più. Questo grazie anche al confronto informale con tutti i mister presenti. Prima di entrare nei dettagli della relazione, vorrei incentrare il focus sulla locuzione “allenare il passaggio in situazione”: si intende quando il possessore deve scegliere in virtù dei posizionamenti di compagni e avversari; il lavoro in tale direzione è motivato da fondamenti di neuroscienze. Quindi, in questo scritto, dopo una prima parte più didattica, vedremo come stimolare la giocata in profondità e in che modo agire sul campo (l’articolo rappresenta un sunto della relazione di Alessandro, per chi volesse approfondire vi sono i video completi dell’evento, ndr).

Il passaggio
Possiamo definirlo come l’atto di trasmissione della palla a un compagno: siamo di fronte all’unione tra due elementi, rappresenta il collegamento tra un’azione individuale e una collettiva in fase di possesso. Possiamo classificarlo secondo la sua direzione o la sua funzione, riconoscendo di conseguenza tipologie direzionali e funzionali. Per la sua direzione, possiamo identificare il passaggio:

- in profondità (o verticalizzazione);
- indietro (in scarico);
- incrociato – si indica la trasmissione solitamente aerea, che va da una parte all’altra del campo, un cambio gioco insomma;
- trasversale, tipico del giro palla.

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Nel calcio giovanile l’estro creativo è tutto. Grazie alla tecnica il calcio diventa emozione: per questo un buon allenatore non deve limitare i bambini nella loro fantasia. Ecco il principio su cui si basa la filosofia di Andrea Biffi, nostro relatore a Coverciano.

Era il 19 aprile del 2000, il Real Madrid affrontava in trasferta il Manchester United campione d’Europa in un quarto di finale di Champions indimenticabile per la storia del calcio. Fernando Redondo regalò a Raul l’assist del facile 3-0, l’azione scaturì da una soluzione personale dell’asso argentino: el taconazo. Apparentemente semplice, ma bello da vedere, il guizzo del metronomo madrileno ha permesso a molti di capire che il nostro sport può essere istinto, ma anche estasi per gli occhi.

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L’intervento in aula e sul campo del “maestro della tecnica” romagnolo, che ha spiegato i presupposti della sua metodologia.

Ivan Zauli è un maestro di tecnica e fondatore del network “La strada dei Campioni”. Nel corso della sua carriera è stato anche consulente per diverse società professionistiche e al nostro Master di Settore Giovanile ha portato la sua esperienza trattando il tema a lui caro sia in aula sia in campo.

Da dove nasce l’idea?
Da quando giocava in Serie D, a Montebelluna: durante una trasferta – ha raccontato Ivan – il suo allenatore di allora gli fece visionare delle cassette di giovani giocatori olandesi che eseguivano “numeri” incredibili con la palla. Questi video suscitarono in lui curiosità e da allora è scaturito il desiderio di approfondire la tematica. Essendo uno dei pochi giocatori non locali, impiegò il tempo libero allenando i bambini del settore giovanile lavorando in questa direzione e spronandoli sempre a “osare” (termine che ripeterà molto spesso in campo coi piccoli giocatori), memore anche delle inibizioni ricevute durante la sua carriera da calciatore.

La mission
La sua idea è quella di formare calciatori che abbiano come caratteristiche principali la creatività e la fiducia in se stessi. Si tratta di aspetti che crescono e migliorano insieme alle abilità tecniche individuali. La tecnica deve essere però finalizzata, altrimenti rimarrebbe un’abilità da “circo”. Infatti, deve essere trasferibile al calcio: per questo il percorso deve partire proprio dalla tecnica di base per poi giungere ai giochi di applicazione. Questi ultimi sono assimilabili a quelli da “strada” che si praticavano 40 anni fa. La finalità è ricostruire quelle abilità che prima venivano apprese in maniera indipendente e che ora necessitano di un approfondimento durante le sedute grazie alla scomposizione delle varie gestualità proprie del nostro sport.

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Le attenzioni da avere nel periodo di inizio stagione dal punto di vista atletico con ragazzi che presentano una diversa situazione fisica tra loro. Le fasi dello sviluppo, l’allenamento metabolico, neuromuscolare e la coordinazione.

Ci si appresta a cominciare la stagione, ma quali sono gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione? Anzitutto è bene ricordare chi abbiamo di fronte: si tratta di ragazzi e, in quanto tali, non vanno allenati emulando gli adulti. Gli adolescenti sono in una fase della loro crescita che richiede moltissime attenzioni da parte degli allenatori e dei preparatori (per quelle società che li hanno). È bene perciò rammentare quanto siano fondamentali per ciò che concerne la metodologia dell’allenamento le fasi dello sviluppo. Nella tabella qui sotto, vengono indicate le capacità coordinative, condizionali e affettivo-cognitive con le relative età sensibili, ovvero quei periodi in cui si possono migliorare in maniera considerevole.

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Perché il gioco è fondamentale per stimolare l’apprendimento nei giovani calciatori. Le strutture da utilizzare e l’importanza delle emozioni.

I termini istruttore e formatore sono spesso usati come sinonimi, ma a mio parere sono esattamente l’uno il contrario dell’altro: l’istruttore è colui che istruisce, che dà istruzioni, che trasmette il suo “sommo” sapere, che dice “si fa così”; il formatore invece è colui che aiuta il “formando” ad acquisire una propria forma, una propria identità. A tal proposito è chiaro che i bambini non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere. Proprio da questo concetto sono voluto partire al Master de Il Nuovo Calcio, in merito al quale vi propongo un sunto del mio intervento in aula e sul campo.

Tornando al discorso precedente, spetta a noi la scelta da compiere: dobbiamo capire cosa vogliamo essere per i nostri ragazzi: vogliamo “riempirli” di nozioni oppure considerarci una scintilla per provare a innescare quel fuoco che ogni singolo ragazzo alimenterà nel tempo in base alle sue potenzialità. Spesso pensiamo che il bravo “allenatore” sia quello che spiega tanto, che corregge, che dà consigli durante una seduta, una partita, che guida la squadra, ma siamo sicuri che così facendo aiutiamo un giocatore a esprimersi al meglio e soprattutto ad acquisire competenze di gioco durature? Secondo il pedagogista americano Edgar Dale, mediamente una persona dopo due settimane tende a ricordare il venti per cento di ciò che ascolta e il novanta per cento di ciò che fa. Nel primo caso si parla di un apprendimento di tipo passivo, utile nello sviluppo di memoria a breve termine, mentre nel secondo di apprendimento attivo, in cui viene sollecitata la memoria a lungo termine, elemento prezioso poiché, se ben stimolato, permette al giocatore di interiorizzare determinate competenze che lo renderanno, nel tempo, indipendente dall’aiuto dell’allenatore che lo ha sempre guidato in ogni situazione.

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Come pianificare la fase difensiva nel periodo di inizio stagione. Quanto conta valutare le conoscenze e le qualità dei propri ragazzi per agire al meglio.

Il precampionato è un periodo molto utile per l’allenatore del settore giovanile per poter introdurre le proprie idee e le proprie preferenze nell’applicazione dei princìpi calcistici. La scelta però deve essere finalizzata a perseguire degli obiettivi consoni alle caratteristiche dei giocatori di cui si dispone. Enrico Battisti, allenatore Uefa A e mister dell’Under 17 del Pescara, spiega la sua idea, che parte da un’osservazione attenta dei propri elementi, utile ad identificare la tipologia di calciatore che si ha a disposizione, attraverso una serie di esercitazioni. La “verifica” riguarda l’essere in grado di togliere tempo e spazio all’avversario che sta ricevendo la palla, il posizionamento a protezione della porta o con una ricerca dell’anticipo, la gestione della palla sul corto e in profondità e il comportamento in campo aperto. A correlazione degli aspetti da valutare, un’esercitazione finalizzata.

I presupposti per allenare il possesso in precampionato e non solo: princìpi di tattica individuale e collettiva, utilizzo di partite, ovvero il mezzo più reale che esiste, semplicità.

L’inizio della stagione concede ad ogni allenatore del settore giovanile la possibilità di stimolare i propri giocatori e sfruttarne il talento al fine di esprimere la propria idea di calcio, quella che più si addice al materiale umano a disposizione. Davide Brunello, allenatore Uefa A e tecnico del settore giovanile del Bari, nel suo articolo illustra i presupposti per allenare la fase di possesso, con indicazioni utili per il precampionato, ma non solo. Si comincia dai princìpi di tattica individuale e collettiva, passando per quello che deve accadere prima e dopo aver ricevuto la palla, per concludere con le partite, il mezzo più reale che esiste, che devono possedere caratteristiche ben precise: attenzione, collaborazione, opposizione, transizione e direzione di gioco.

Una progressione di lavoro per la fase offensiva sviluppata in contesto situazionale. L’importanza di tracciare una strada nel percorso formativo di un giovane calciatore che tenga conto di diversi fattori.

Per identificare uno stile di gioco verso il quale indirizzare la propria squadra non bisogna soltanto tener conto delle proprie idee ed esperienze, ma è necessario valutare tutto quello che può incidere o aver inciso in passato su abitudini, comportamenti, convinzioni e profilo dei giocatori e dello staff.

Un mondo “imperfetto”
Giocatori abili tecnicamente, sostenuti da capacità condizionali di buon livello, intelligenti, dotati di personalità e disponibili alla crescita e all’apprendimento, sono quelli che ogni allenatore vorrebbe, ma spesso non tutti sono così. Lo stesso vale per l’ambiente di lavoro: la perfetta sinergia tra le persone e le varie “aree” che si relazionano coi giocatori, il rapporto tra aspettative di breve e di lungo periodo, la cultura e le abitudini personali di ciascuno rendono il contesto di lavoro “imperfetto” e lontano da tutti i modelli che potremmo immaginare.

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LA FINESTRA SU SCIENZA&SPORT

[Pubblicato sul numero 41 di S&S, gennaio-marzo 2019, pagina 30]
La capacità di effettuare sprint ripetuti è una caratteristica di spiccata rilevanza nella performance del calciatore. Il test della Repeated Sprint Ability permette di quantificare questa capacità, fornendo valori che possono poi essere confrontati con diversi parametri. In questo elaborato i valori relativi alle espressioni della RSA sono stati paragonati con parametri antropometrici, di prestazione e pattern di movimento funzionale. Il confronto con quest’ultimo è l’aspetto innovativo dello studio: i pattern di movimento funzionale, misurati con un kit fms, consentono di condurre un’analisi del movimento individuando aspetti qualitativi e quantitativi inerenti a mobilità, stabilità e asimmetrie del soggetto. Un secondo punto è stato quello di confrontare le caratteristiche fisicomotorie in due sottogruppi (élite e sub-élite) all’interno del nostro campione.

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Come mescolare nella stessa esercitazione obiettivi fisici, tecnico-tattici e cognitivi. Le proposte pratiche.

La metodologia di lavoro integrata deriva dal basket e per definizione indica appunto l’integrazione (l’unione) tra l’allenamento tecnico-tattico e la preparazione fisica (compresi gli aspetti motori). Prevede la sinergia di tutte le componenti relative all’unità funzionale del calciatore, ovvero quella tecnica, tattica, fisica, cognitiva ed emozionale. Utilizzare esercitazioni integrate permette di agire contemporaneamente su più obiettivi. Questo modo di lavorare presenta pro e contro.

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L’allenamento di qualunque sport è veramente efficace se si avvicina a quelli che sono i parametri della realtà della gara per cui ci si allena. Ed essendo la partita il contenitore di tutti gli stimoli che il giocatore dovrebbe ricevere nel corso delle sedute di allenamento, ecco che la proposta che l’allenatore esegue in settimana deve necessariamente focalizzarsi su quelli che sono gli aspetti da migliorare e sviluppare maggiormente.

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Perché è importante la coesione in un gruppo per ottenere degli obiettivi. Cambia qualcosa se le finalità sono diverse da quelle della vittoria? È la coesione che porta alla vittoria oppure il contrario? In questo articolo proveremo a fare chiarezza sull’argomento.

Anni fa uscì un servizio su Repubblica… “della squadra che sognava un gol”. Questa squadra di bambini, infatti, perdeva tutte le domeniche con risultati roboanti: 11 a 0, 7 a 0, 18 a 0, 6 a 0. E mai con una rete realizzata. Dal video i bimbi raccontavano le loro partite, i genitori parlavano del campionato e di questa esperienza.

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Dall’uomo alla zona, dalla marcatura fissa al libero: come sfruttare ciò che avveniva anni fa per migliorare i giovani d’oggi. Una progressione didattica.

La difesa della zona è un mezzo e non un fine per migliorare la collaborazione in fase di non possesso. Su questo siamo tutti d’accordo, ma i nostri ragazzi conoscono quella che è stata l’evoluzione nella storia del calcio dell’organizzazione difensiva? Sicuramente no! Bisogna porre rimedio a ciò, perché credo che una delle funzioni del settore giovanile sia anche quella di fare cultura calcistica, intendendo con questa locuzione l’insegnamento della storia di questo sport. Nel calcio di parecchi anni fa, in difesa e a centrocampo si marcava a uomo, poi c’era il libero, in pratica l’unico giocatore che agiva “a zona”. Un ruolo, tra l’altro che ho ricoperto pure io da giovane, che entusiasmava e necessitava di capacità di lettura e comprensione del gioco particolari. Quindi, perché non pensare di proporre una sorta di “ritorno al passato”, stimolando la marcatura a uomo in allenamento e sfruttando in alcune situazioni il “vecchio” libero.

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Frequentemente si allenano i propri giocatori nella fase di possesso creando delle proposte in cui gli attaccanti sono in superiorità rispetto ai difensori. Purtroppo, questo in partita succede raramente. Ecco alcune esercitazioni per stimolare l’attacco in inferiorità. E non solo.

La maggioranza degli allenatori, inclusi quelli che operano ai massimi livelli, lavorano solitamente con la superiorità numerica in fase di possesso. Ma questo è ciò che avviene in partita? In realtà no! Ecco perché è necessario rivedere alcune delle esercitazioni che utilizziamo. Dobbiamo capire la realtà del gioco: di frequente in fase di possesso si è in inferiorità numerica, ma questa tipologia di situazione non viene stimolata in maniera costante.

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La riflessione

Come si sviluppa un talento e come può l’ambiente che circonda un atleta di prospettiva aiutarlo e indirizzarlo verso la miglior performance possibile? In che modo si possono trovare aspetti “futuribili” in qualcosa/qualcuno che sembra “ordinario” al momento? E quali possono essere le strategie per scoprire un talento che ancora non lo è? Queste sono le domande che hanno dato il là a tale scritto. Per analizzare la situazione, partiamo da qualche “ricerca” come quella di Rasmus Ankersen, autore del libro “The gold mine effect” e presidente della squadra di calcio danese FC Midtjylland.

Ankersen ha girato il mondo per sei mesi con l’obiettivo di provare a rispondere a diverse domande che aveva in testa in riferimento a questo tema: ad esempio, come mai 137 delle migliori 500 golfiste donne sono coreane? Perché i più forti maratoneti al mondo vivevano quasi tutti in villaggi in Kenya e in Etiopia? E quali sono i segreti dietro la nascita continua di giocatori di calcio in Brasile? L’autore danese, pertanto, ha visitato questi posti, si è allenato in loco e soprattutto ha trascorso le giornate con questi atleti, cercando l’esistenza di un codice comune che consentiva a un talento di trasformarsi in un atleta di classe mondiale. I posti dove ciò accadeva con una frequenza ricorrente li ha definiti The gold mine effect, cioè effetto miniera d’oro.

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A volte è più conveniente gestire la palla nell’attesa di trovare i varchi giusti tra le maglie della difesa avversaria piuttosto che cercare subito la verticalità. Alcune proposte pratiche per allenare questo aspetto, fondamentale coi più giovani che passano da un calcio immediato e frenetico (quello a numero ridotto) a uno in cui bisogna anche saper… aspettare. 

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L’articolo di Andrea Biffi si concentra sul dominio della palla, focalizzandosi su quali aspetti sollecitare per migliorare questo aspetto e sull’importanza di saper utilizzare entrambi i piedi, poiché solo così alcune combinazioni tecniche diventano efficaci. In seguito, mister Biffi ha indicato come organizzare le proposte per lavorare sulla ball mastery e come passare dalla forma statica a quella dinamica.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
Una capacità, talvolta trascurata nel settore giovanile, che va assolutamente allenata. Le proposte pratiche, il duello e il marcamento di un calciatore senza palla.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile

Perché è importante andare oltre al “giocatore pensante”. La percezione delle informazioni, la lettura corretta di queste e l’attuazione di comportamenti efficaci e funzionali al contesto di gioco.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile


Come far passare nel modo migliore i propri messaggi con giovani e bambini. L’importanza degli aspetti verbali e non verbali, della capacità di ascolto e del contesto didattico che si deve creare.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
Complex e compound training: di cosa si tratta e i pregi/difetti di entrambi gli approcci per il miglioramento delle componenti collegate alla forza nel giovane.

Il calcio di oggi impone ai giocatori di affrontare situazioni di gioco sempre più intense, le cui richieste muscolari aumentano progressivamente durante la partita. Le numerose accelerazioni/decelerazioni, i salti, i duelli e i cambi di direzione, per esempio, fanno parte di quelle azioni che caratterizzano le occasioni più importanti e “pericolose” del gioco e che dipendono strettamente dal livello di forza e potenza muscolare del singolo calciatore.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
La capacità del tecnico di guidare i calciatori nella loro crescita, fornendo loro tutte le competenze di cui hanno bisogno, passo dopo passo. La passione e la sensibilità che deve avere, oltre a un metodo in cui crede. Le domande che deve porsi.

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I comportamenti consigliati all’allenatore, le modalità operative da adottare e l’utilizzo di varianti all’interno delle varie proposte.

Secondo il vocabolario della lingua italiana (Treccani, 1987) la “didattica” è la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento. In forma più specialistica, “didattica” è una parola che rimanda alla descrizione o alla prescrizione di modalità e condizioni dell’azione di insegnamento-apprendimento, nonché a progettazione, attuazione professionale, riflessione e valutazione delle stesse nella pluralità e diversità dei tempi, luoghi e relazioni in cui si svolge tale azione (Calidoni, 2003). Senza avventurarci nella pur interessante descrizione delle diverse teorie della didattica o nei più recenti orientamenti, ci preme considerarla più pragmaticamente come l’azione dell’insegnamento, intesa sia come scienza sia come arte.

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