Scegliere la metodologia globale o quella analitico-situazionale in base ai gesti da allenare. Una serie di esercitazioni utili allo scopo.

In un momento storico particolare per il nostro calcio (eliminazione dai Mondiali, partite della nostra Serie A in cui nei 22 in campo a volte non viene schierato nemmeno un italiano...) tra le critiche più frequenti vi è quella che nei settori giovanili non si insegna più la tecnica o che bisogna fare più tecnica.

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L’ultimo articolo della mini-serie di Andrea Biffi dedicata ai più piccoli: il focus è sul tiro in porta. Per i più piccoli, imparare a calciare deve avvenire attraverso il gioco e la scoperta, mentre nei Pulcini bisogna apprendere la tecnica del calciare mediante un percorso didattico più approfondito.

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Stefano Pasquinelli scandaglia le prime forme semplici di cooperazione nel contesto squadra, che vanno sperimentate sin dalle categorie più basse dell’attività di base. La massima espressione di questo sono il passaggio e il successivo controllo, che vanno allenati sin dai Piccoli Amici.

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L’utilizzo di questo strumento per il miglioramento delle capacità coordinative, in particolare dell’equilibrio, coi giovani giocatori.

Durante una partita, i giocatori sono spesso soggetti a ripetute perturbazioni posturali che si manifestano, nella maggior parte dei casi, durante duelli fisici e movimenti repentini (con e senza la palla), spesso accentuati dalle insidie del terreno di gioco.

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Il focus dello scritto mira sull’importanza del saper tenere in conto le diverse esigenze di ogni giocatore e, in questo modo, preparare allenamenti che prevedano delle esercitazioni mirate e diversificate che mirino a colmare le lacune dei propri calciatori. Per fare ciò, Lorenzo Simeoni sostiene come sia necessario dividere la squadra in gruppi che abbiano carenze simili.

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Giovanni Valenti analizza il terzo uomo, un concetto evoluto di collaborazione tra più giocatori. Questo è utile per proporre un calcio propositivo e associativo. Nel corso dell’articolo vengono espresse le diverse situazioni in cui si può sfruttare questa nozione e quali scenari si possono verificare.

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Uno strumento utile per l’avviamento alla periodizzazione tattica. Possono essere usati come riscaldamento o come parte centrale della seduta. Si possono perseguire differenti obiettivi, fisici o tecnico-tattici.

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Giovanni Valenti ha sottolineato l’utilizzo di questa gestualità per mettere in difficoltà gli avversari, conquistare campo e trovare il compagno libero. Nel corso dell’articolo, il nostro esperto ha evidenziato come applicare con efficacia questo principio e di quali competenze e abilità deve essere in possesso il giocatore.

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L’utilizzo di triangoli, quadrati, rombi e rettangoli per sviluppare alcune proposte pratiche a partire dall’attività di base per ricreare situazioni simili a ciò che succede in partita.

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Cosa considerare nello scouting di un giovane giocatore dei dilettanti. L’importanza delle qualità fisiche, calcistiche, cognitive-coordinative e comportamentali.

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Nel settore giovanile, i tecnici dovrebbero scegliere lo stile che ritengono più formativo, ossia che permette ai giovani calciatori di massimizzare i loro miglioramenti anche durante le partite. Il modello deciso diventa così un punto di partenza e anche uno di arrivo della metodologia dell’allenamento. In questa visione d’insieme, è fondamentale porre l’attenzione sula visione globale, una qualità fondamentale per il calciatore, che risulta un prerequisito per altre, come ad esempio l’orientamento del corpo.

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L’importanza di queste situazioni come preparazione a un’azione offensiva: un elevato numero di reti avviene infatti dopo una ripartenza veloce. Si tratta di lavorare in fase di non possesso per creare un’immediata pericolosità in attacco.

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Scouting
Le indicazioni principali per chi ricopre questo ruolo e lavora principalmente in club dilettantistici, in particolare coi giovani. Consigli generali e suggerimenti da campo per agire in modo sempre più professionale ed efficace. Non perdete la seconda parte in cui saranno indicate le caratteristiche tecnico-tattiche, fisiche e comportamentali da considerare nel calciatore.

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I cambiamenti in fase di marcatura sono stati notevoli con l’avvento di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, e il diffondersi della cosiddetta difesa a zona. Nel suo articolo, Enrico Battisti ha posto in risalto la differenza di priorità che questo comporta, in quanto ogni calciatore, oggi, si muove preoccupandosi nell’ordine della palla, della porta, del compagno e dell’avversario.

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Quante volte un nostro giocatore si è trovato di fronte all’estremo difensore e gli ha tirato addosso o fuori? Ecco una serie di considerazioni per spiegare e allenare al meglio questa situazione ricorrente in gara.

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Esperienze dall’estero
L’intervento dell’allenatore del Benfica Thiago Jorge Pina, che segue il gruppo under 12, all’incontro di aggiornamento organizzato da Sergio Soldano e Gabriele Gervasi. Il tecnico ha offerto una panoramica sulle modalità operative in Portogallo e lavorato sul campo proponendo una serie di esercitazioni con l’obiettivo di attirare l’avversario in una zona e metterlo in difficoltà in un’altra.

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Gli speciali de’ Il Nuovo Calcio - L’allenamento della forza
Perché è conveniente allenare anche nel settore giovanile gli aspetti collegati al miglioramento della forza. Le modalità ideali per farlo.

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Può capire a qualsiasi livello, anche nelle categorie agonistiche del settore giovanile, di trovarsi con pochi giocatori all’allenamento. Quali strategie adottare e come modificare la seduta.

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L’allenamento delle capacità tecniche attraverso sequenze di trasmissioni e ricezioni inseriti in un contesto simile a quello della partita.

Far vivere in allenamento ai nostri giocatori quante più situazioni ed esperienze possibili che possano ritrovare in partita permette loro di avere un bagaglio più ampio per risolvere le diverse problematiche che possono nascere durante una gara. Questo inciso sicuramente può ritenersi vero e in fondo è la base del gioco del calcio, ma è il tempo con cui un giocatore prende decisioni e agisce che stabilisce il suo livello di abilità / bravura. Inoltre, decidere e scegliere è solo uno step: il “come” e “con che qualità” gestire quanto accade in campo fa la differenza. È fondamentale, pertanto, fornire ai nostri giocatori tutte quelle competenze tecniche indispensabili per una corretta esecuzione dei gesti, sia con il piede dominante sia con quello debole. Infatti, è un errore condizionare una scelta di gioco a causa dell’incapacità di realizzarla tecnicamente.

ANALITICO O SITUAZIONALE?
Da sempre, ma in particolar modo negli ultimi anni, nel mondo del settore giovanile, vi è un’accesa diatriba tra i sostenitori delle esercitazioni situazionali e quelli che invece preferiscono l’analitico. Dove sta la verità? Chi ha ragione? Beh, forse entrambi. Infatti, il fatto che il calcio non sia una scienza esatta è uno di quegli aspetti che lo rende così speciale e che appassiona persone in tutto il mondo. E a proposito della domanda sopra indicata, dobbiamo considerare che nell’arco di 10-12 anni di settore giovanile è necessario formare i nostri ragazzi dalla A alla Z; è essenziale dare loro tutti quegli strumenti di carattere tecnico, tattico e motivazionale che li possono rendere il più completi possibile. Immaginate che ogni giocatore si presenti sui campi con uno zaino e l’allenatore, in ogni seduta, debba aiutarlo a riempirlo: ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno con una proposta diversa, più ricca, più complessa affinché il calciatore in partita possa estrarre dallo zaino stesso la scelta ideale al momento giusto per risolvere ciò che si trova ad affrontare. Tutto questo può succedere solo alternando e variando al massimo le proposte. Estremizzando, credo che lavorare unicamente sul situazionale consente di avere giocatori molto abili nel leggere le situazioni, ma avranno una tecnica sufficiente per gestire la palla individualmente e trovare le risposte a quella situazione che sono riusciti a “leggere” magari in anticipo? Al contrario, allenare solo con il metodo analitico ci permette di avere certamente una squadra con spiccate capacità ge- stionali dell’attrezzo, ma forse poco capace di comprendere velocemente la macro-situazione partita.

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Gli accorgimenti e le esercitazioni per stimolare il passaggio da una fase di gioco all’altra con i giocatori delle fasce agonistiche del vivaio.

Il calciatore, infatti, deve passare da una formazione tipica per ruoli a una certa polivalenza e soprattutto deve divenire un elemento capace di leggere e interpretare le varie situazioni applicando la tecnica di base ad alta velocità e sfruttando le proprie peculiarità fisiche. Non sono più sufficienti ottime abilità tecniche, ma sono indispensabili anche concetti come ritmo, aggressività e velocità che rappresentano ormai le caratteristiche imprescindibili per un calciatore.

Sono poi importanti:
• la velocità fisica – per uno spostamento rapido da una zona a un’altra;
• la velocità mentale – per scegliere in modo rapido, secondo le varie possibilità, la soluzione migliore;
• la velocità tecnica – per controllare o passare il pallone anche con un solo tocco, rendendo di conseguenza la giocata e la squadra rapide.

Da queste considerazioni, si può capire che la fase di transizione deve essere una delle protagoniste di tutti gli allenamenti, dal settore giovanile alle prime squadre.

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Come utilizzare queste esercitazioni coi giocatori delle categorie agonistiche del vivaio. Pro e contro e alcune proposte pratiche.

La traduzione letterale di Small-Sided Games (SSG) è giochi in spazi ridotti. Derivano dalle “partitelle” che tutti i bambini hanno giocato almeno una volta per strada o in cortile con i propri amici, le quali, pur non avendo regole ben definite né tantomeno arbitri e allenatori, venivano disputate su un campo più ristretto rispetto a quello regolamentare e/o con un numero minore di partecipanti. Quindi, alla domanda se gli SSG possono essere sfruttati con successo nel settore giovanile, la risposta pare ovvia. Anzi, è proprio in tale contesto che dovrebbero essere maggiormente adottati, sebbene siano importanti anche negli adulti. Gli aspetti positivi e pratici sono diversi: infatti, i calciatori, presi dalla voglia di prevalere sui propri compagni di squadra, si allenano senza risparmiarsi, migliorando sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico, senza rendersene conto.

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L’importanza delle transizione nel calcio moderno e come stimolare la reazioni rapida alle varie situazioni dei giovani giocatori.

Consultando il dizionario “Treccani”, per transizióne (dal latino transitio -onis, derivato di transire, “passare”), si intende… “Il passaggio da un modo di essere o di vita a un altro, da una condizione o situazione a una nuova e diversa. Più genericamente, in un processo qualsiasi, si considera e denomina fase di transizione una fase intermedia del processo, nella quale si altera la condizione, per lo più di approssimativo equilibrio, che si aveva nella fase iniziale, e che dà luogo poi a una nuova condizione di equilibrio” (dal sito www.treccani.it/vocabolario). Nel calcio, l’utilizzo abituale di questo termine è relativamente recente. Si intende il momento in cui una squadra passa da una situazione di possesso palla a una di non possesso o viceversa. L’aumento dell’intensità di gioco e lo sviluppo del “calcio totale” hanno evidenziato l’esigenza di organizzare e interpretare questi due momenti allo scopo di limitare l’avversario o di sorprenderlo quando meno se lo aspetta. Quando si perde palla, passando da una fase di possesso a una di non possesso, si parla di transizione negativa. Se invece si riconquista il pallone, passando da una fase di non possesso a una di possesso, la transizione è denominata positiva.

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Gli Speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile

Il “doppio” intervento sia al Master di Settore Giovanile sia a quello per le Prime Squadre di Cristiano Masitto, che ha spiegato quale lavoro specifico si può proporre con gli attaccanti.

Un successo! La relazione di Cristiano Masitto al Master dedicato ai settori giovanili è stato davvero molto positivo. Dopo la sua parte sul campo, è stato “attorniato” da quasi tutti i presenti che desideravano avere ulteriori delucidazioni su quanto illustrato e dimostrato. E, visto il riscontro avuto, Cristiano è stato invitato anche all’appuntamento per le prime squadre, proponendo questa volta solo in aula un interessantissimo intervento.

l tema trattato, chiarito alcuni numeri fa (precisamente nelle uscite de Il Nuovo Calcio di aprile e maggio 2017) e che sarà approfondito nuovamente con contenuti differenti nei prossimi mesi (per questo abbiamo pensato di sintetizzare molto la sua relazione) era relativo all’allenamento specialistico, tenuto da un allenatore esperto nel campo, per gli attaccanti. Come i portieri che si pre- parano con un mister specifico, perché non ipotizzare un intervento a tutto tondo, sia nelle prime squadre sia nel settore giovanile, che miri a elevare le potenzialità di chi gioca in tale ruolo e a colmare le sue lacune? Infatti, spesso il training con la squadra – anche per ragioni di tempo – non entra nei dettagli dei comportamenti individuali e si riduce a una serie di combinazioni con conclusioni finali (cross dal fondo, giocate uno-due, veli, esche e via dicendo). In realtà, la punta ha bisogno di altro: ha la necessità soprattutto di trovare la rete con costanza. Anche durante la settimana. Perché segnare aiuta a segnare.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile

Di cosa si tratta e perché è fondamentale per il giovane giocatore. Come lavorare in questa direzione per formare giocatori veloci con la “testa”. L’intervento di Maurizio Giordani al nostro incontro di Coverciano ha analizzato l’importanza per il giovane calciatori di verificare quanto succede durante una gara per trovare rapidamente le soluzioni migliori.

Negli oltre trent’anni trascorsi ad allenare, ho vissuto i vari cambiamenti che si sono verificati nel calcio. Si è passati da un gioco molto individuale, caratterizzato da ampi spazi e bassa intensità, a uno sempre più veloce e “cognitivo”, in cui viene richiesto al calciatore di risolvere efficacemente situazioni di gioco sempre più complesse. Il tutto nel minor tempo possibile.

Compito dell’allenatore di settore giovanile (insieme a tutte le diverse componenti, ovvero collaboratori, società, preparatori) è perciò quello di formare calciatori completi dal punto di vista fisico-atletico, tecnico-coordinativo, tattico-strategico e psicologico. Calciatori che devono essere dei profondi conoscitori del gioco in ogni suo dettaglio, intelligenti nello scegliere la migliore esecuzione e saperla mettere in atto con grande velocità e precisione; inoltre, devono essere “forti” e resistenti mentalmente, capaci di rimanere attenti e concentrati in ogni momento dell’incontro.

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Gli Speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile
La relazione in aula e la dimostrazione pratica sul campo AIAC di Coverciano di Davide Brunello.

L’intervento di Davide Brunello, tecnico del vivaio del Genoa, ha trattato temi di assoluto interesse e attualità, quali appunto il funzionamento dei neuroni specchio e la loro importanza nella lettura delle situazioni di gioco. Ha spiegato i presupposti scientifici, semplificato e chiarito le modalità operative e suggerito diverse esercitazioni sul campo. Con un obiettivo: quello di confrontarsi coi presenti per cercare tutti di migliorare anche solo di poche “percentuali” le proprie conoscenze. Il tutto in funzione dei ragazzi che si allenamento.

La lettura delle neuroscienze da parte del mister: questo l’argomento principale evidenziato al Master de Il Nuovo Calcio. Sono state prese in esame appunto la lettura delle situazioni di gioco e le nuove teorie sui neuroni specchio, ovvero quanto di più attuale e affascinante c’è al momento per l’allenamento calcistico. E non solo! Prima di entrare nel dettaglio di questi temi, è doveroso fare un rimando alla relazione che ha preceduto la mia, quella di Giovanni Messina, il quale ha illustrato con grande competenza le dinamiche che coinvolgono “il giocatore che apprende”, toccando inevitabilmente le funzioni attentive. Quest’ultime sono fondamentali per qualsiasi tipo di apprendimento. Senza attenzione è difficile ottenere miglioramenti, perché è il motore e il collante dell’apprendimento stesso. Viene considerata come un’attività che regola i processi mentali, filtra e organizza le informazioni provenienti dall’ambiente, al fine di ottenere una risposta adeguata.

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In che modo può comportarsi l’allenatore per insegnare a “leggere” correttamente tutte le situazioni che si presentano durante un incontro ai propri calciatori? Questo il punto di partenza della relazione di Enrico Battisti al nostro Master.

Essere capaci di riconoscere una situazione durante una partita, adeguare il proprio atteggiamento “tattico” in base a questa e agire opportunamente per ottenere un vantaggio e risolvere il problema a proprio favore, è una capacità assai complessa, che rarissime volte si riscontra in match che vedono impegnati giovani calciatori. Questo aspetto è fondamentale per giocare a calcio in modo efficace. I ragazzi, invece, troppo spesso si dimostrano impreparati per affrontare i problemi “cognitivi” che emergono durante un incontro. Il loro atteggiamento di fronte alle situazioni che si vengono a creare è di frequente scontato e prevedibile, tendente solo a riprodurre le indicazioni ricevute in allenamento, quindi deficitario. Cosa può fare il mister per insegnare a “leggere” correttamente tutte le situazioni che si presentano durante un incontro? Quanto tempo è necessario per raggiungere un buon livello? Quali aspetti dovrebbero essere stimolati più frequentemente per migliorare “l’agire” adeguato dei giovani calciatori?

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio
L’ex giocatore bianconero Alessandro Birindelli, allenatore nella passata stagione della squadra Allievi dell’Empoli, interviene al nostro Master, prima in aula e poi, insieme al suo collaboratore Massimo Saccà, sul campo. Sottolinea, come premessa, quanto siano state importanti le esperienze vissute prima da calciatore e poi da tecnico perché gli hanno permesso di venire a contatto con diverse metodologie d’allenamento. Analizzando con attenzione i metodi provati, sono emerse idee, considerazioni, valutazioni che lo hanno portato a pensare all’allenamento per princìpi, e non a quello per schemi, come quello ideale per i giovani giocatori.

I princìpi di gioco possono essere definiti come le idee e i progetti ai quali i giocatori possono affidarsi per risolvere determinate situazioni nel contesto di gara. Sono, in sintesi, le “categorie” entro le quali si suddivide l’intero avvenimento calcistico. Servono a contenere azioni e comportamenti che si verificano in campo e rappresentarli, esprimendo il “perché” accadono e non il “come” avvengono. Ogni giocatore è quindi responsabile di ciò che esegue, in pratica ha un certa libertà decisionale in fatto di modi, tempi, spazi, scelta d’esecuzione, tenendo sempre conto dei movimenti dei compagni e degli avversari. Il modello prestativo del giocatore “ideale” infatti prevede:
• una tecnica precisa e rapida;
• un’importante velocità di spostamento;
• una capacità di decisione tattica ben allenata e reattiva.

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Come insegnare i comportamenti ideali a un difensore che deve affrontare in duello un attaccante fino ad arrivare ai movimenti della linea difensiva.

Dagli anni ‘90 ad oggi il ruolo del difensore si è evoluto, come del resto il modo d’interpretare la fase di non possesso da parte della linea difensiva. Il moderno difendente si è dovuto adattare alle maggiori richieste fisiche e tecnico-tattiche del gioco, cambiando alcuni aspetti dei suoi atteggiamenti.

Ad esempio:
-l’appoggio dei piedi;
-la tecnica di corsa;
-la posizione fondamentale; le posture;
-i princípi tattici individuali.

Anche dal punto di vista tecnico, il difensore si è dovuto adeguare alle nuove strategie: infatti, diversi allenatori (e speriamo sempre di più), soprattutto nei settori giovanili, prediligono la costruzione dell’azione dal basso, quindi il difensore deve essere in grado anche di gestire il possesso. In questo articolo cercheremo, con l’ausilio di esercitazioni tecnico-tattiche, fisiche e integrate di far muovere al meglio la nostra linea difensiva, partendo comunque dal miglioramento del singolo, vero obiettivo di ogni vivaio.

APPOGGI E POSIZIONE FONDAMENTALE
Per agire al meglio e in modo efficace quando si è senza palla, è doveroso insegnare quanto prima la posizione fondamentale. Il difensore deve, in linea di massima, avere:
-lo sguardo “avanti” per controllare la situazione;
-il tronco flesso anteriormente, con il corpo che si frappone fra palla e porta;
-le ginocchia semi-flesse;
-gli arti inferiori divaricati in direzione antero-posteriore;
-il “carico” sugli avampiedi.

 

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Quanto vale l’azione didattica di un allenatore che organizza percorsi formativi per i propri ragazzi in modo tale da stimolarli a risolvere situazioni o problemi. Alcune proposte pratiche.

Come si può insegnare a un bambino ad attraversare la strada? E a giocare a calcio? Ogni volta che ci si pone delle domande simili, ci si trova di fronte a un problema di didattica e di metodologia. Non esiste una sola risposta a questi quesiti: differenti interventi possono portare allo stesso obiettivo.

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Filosofia, metodologia, emozioni, apprendimento e relazioni: tutto quello che deve sapere ed essere l’allenatore.

Cosa si può scrivere oggi calcisticamente parlando che non sia già stato detto nelle diverse parti del mondo, in particolar modo in Italia o su questa stessa rivista, che personalmente leggo dal primo numero? Questa è stata la domanda che mi sono posto prima di preparare l’articolo.

Siamo una “culla” di amanti competenti, che storicamente ha analizzato le differenti aree che distinguono questo gioco straordinario che è il calcio. Che si è addentrata in mille particolari. Però, possiamo provare a orientarci verso una visione, per certi versi “metafisica”.

Come spiega un grande maestro, filologo e filosofo, Igor Sibaldi, questa parola dall’origine greca, è composta da “meta” che significa “più in là”, “andare oltre”, “vedere al di là”, e “fisica”, cioè le “cose che si trovano in natura”. Ecco che possiamo pure noi tecnici cercare di “guardare più avanti”, pensando di non avere sempre “ragione” in ogni situazione. Bisogna mettersi in gioco. E così si può migliorare il proprio sapere, in primis di se stessi. Che è un punto di partenza fondamentale. Sibaldi stesso, poi, definisce la filosofia propria o altrui come una via con cui si cerca di aver ragione, spesso precludendosi altri punti di vista.

Per questo motivo, il primo pensiero che ho avuto è stato quello di condividere le esperienze fatte, sperando che possano magari diventare uno stimolo per tentare sempre qualcosa di “nuovo”, per “costruire” le proprie conoscenze e il proprio sapere. Consapevoli che a volte bisogna superare il famoso “Ho sempre fatto così” per crescere davvero.

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