Lorenzo Simeoni ci porta nel mondo di questa categoria, che può essere definita come quella del “cambiamento”. Lo scritto parte da alcune considerazioni su quanto esprime il regolamento, per soffermarsi poi sulla differenza fra età cronologica ed età biologica tipica dei ragazzi e che deve portare a monitorare costantemente le principali caratteristiche antropometriche dei piccoli calciatori.

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Le caratteristiche dei Piccoli Amici e le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro.

Nel considerare il contesto socio-culturale attuale è fondamentale partire dal tempo/spazio vissuti dal bambino nel momento libero della sua giornata (che spesso manca). I pochi stimoli al gioco di movimento, dovuti alla sedentarietà del bambino di oggi, portano a una sorta di analfabetismo degli schemi motori di base, oltre che relazionale e sociale. Pertanto è di fondamentale importanza considerare le differenze individuali sia in termini di diversità biologica, che quasi mai coincide con quella anagrafica, sia i differenti stimoli (in frequenza e intensità) socio educativi-motori vissuti. Premesso questo, è importante che l’educatore/allenatore possieda delle conoscenze teoriche di riferimento sui cambiamenti psicologici e fisici delle diverse fasi evolutive dei Piccoli Amici (bimbi di 5-6 anni).

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I concetti di resilienza, di attenzione e di autocontrollo sono un po’ trascurati dalle generazioni attuali. La loro genesi e perché sono importanti.

La fatica potrebbe essere definita come “Una riduzione acuta di performance che comprende sia un aumento percettivo dello sforzo nel produrre una determinata forza sia eventualmente un’incapacità di produrre questa stessa forza”. La fatica è un dato scientifico, ma la soglia di sopportazione della fatica è puramente soggettiva. Occupandomi da più di 10 anni di giovani penso che questo aspetto debba essere introdotto fin da adolescenti, se non da bambini, ovviamente in quest’ultimo caso in forma ludica.

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Una serie di approfondimenti legati alle varie categorie del settore giovanile curati dai nostri esperti. Il primo è quello di Stefano Pasquinelli dedicato alla categoria Esordienti, nello specifico i bambini nell’ultimo anno dell’attività di base. Quale attività proporre, la condizione “fisica” dei giocatori, il modello prestativo, il microciclo e gli obiettivi.

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Continuano gli approfondimenti dedicati alle categorie del settore giovanile. Questo mese ci siamo concentrati sui Piccoli Amici. I nostri esperti hanno approfondito ogni aspetto relativo a queste fasce d’età.

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Gli approfondimenti de’ Il Nuovo Calcio
È opportuno dare delle “regole” o “obiettivi” ai giovani giocatori: ricerca del filtrante tra i due giocatori, copertura dei centrali...

I rondos sono un mezzo di allenamento che ormai ritroviamo spesso anche sui nostri campi. Venuti alla ribalta grazie alla dif
fusione della periodizzazione tattica di stampo spagnolo, per certi versi assomigliano ai “torelli nostrani”, diversificandosi per le finalità che perseguono e per una disposizione prestabilita da parte dei giocatori, utile ad avvicinarsi a ciò che potrebbe avvenire in gara.

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Il primo di una serie di approfondimenti dedicati alle varie categorie del settore giovanile. In questo numero, Stefano Pasquinelli si concentra sulla categoria degli Esordienti e in particolar modo sull’ultimo anno dell’attività di base. Nello scritto viene analizzata l’età dei giocatori, a cavallo tra la seconda fanciullezza e la pubertà, che richiederebbe un lavoro personalizzato, date le grandi differenze che si possono riscontrare tra i vari bambini. Inoltre, viene affrontato il tema dell’organizzazione, per la quale si consiglia di dividere la stagione in macro, meso e microcicli.

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Speciale Master 2018 - Settore giovanile

L’intervento di Simeoni, in aula e in campo, che ha espresso i concetti chiave per sviluppare la fase d’attacco. La ricerca della parità numerica e l’importanza di lasciare liberi i giocatori di scegliere. Alcune proposte pratiche.

A concludere i due giorni dedicati all’approfondimento sul settore giovanile è Lorenzo Simeoni, lo scorso anno tecnico dei Giovanissimi sperimentali del Padova, quest’anno al Vicenza, dove coordina gli allenatori del vivaio e allena la squadra under 17. Abbonato alla nostra rivista dal 1992 – ci ha confessato – ne ha conservato tutti i numeri. Poi ha iniziato collaborare con Il Nuovo Calcio scrivendo diversi articoli e ora è relatore al nostro Master. Un allenatore a 360°, arricchito dalle esperienze come responsabile di Scuola Calcio e Settore Giovanile, in possesso del patentino Uefa A e anche preparatore atletico professionista.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio Master - settori giovanili
La lezione in aula e sul campo dei due tecnici inglesi, che ci hanno offerto uno spaccato dell’organizzazione d’Oltremanica e una modalità di allenamento che presenta aspetti interessanti.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Master settori giovanili

La relazione dell’allenatore della Primavera del Milan, che ha indicato le modalità operative adottate nel club di appartenenza. L’importanza di avere un’idea comune e del lavoro situazionale. Alcune proposte pratiche nelle quali è centrale il contributo fornito dall’estremo difensore.

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La seconda parte degli interventi dei relatori al nostro Master tenutosi a Coverciano. Per quanto concerne il Settore Giovanile, le relazioni di Alessandro Lupi, Gianluca Falsini, Lorenzo Simeoni, Joe Sargison e Andy Sharp. Il primo ha parlato dell’impostazione dell’azione dal portiere, mentre il secondo ha affrontato il tema dell’1>1 negli Allievi, focalizzandosi su marcatura e atteggiamento difensivo.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - master Master settori giovanili

Quanto è importante il progetto societario, le linee guida dettate e la coerenza nel perseguirle. Una serie di riflessioni e di proposte pratiche indispensabili per l’allenatore di settore giovanile.

La domenica pomeriggio del Master 2018, dedicato al settore giovanile, è intervenuta la Juventus, rappresentata dal coordinatore tecnico dell’attività di base, Stefano Baldini, e dall’allenatore dell’U12 bianconero, Edoardo Sacchini. Il primo ha proposto in aula alcuni concetti imprescindibili per lavorare al meglio coi giovani, collaborando con il secondo nello svolgimento delle proposte sul campo.

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Master settori giovanili
L’intervento del coordinatore dell’attività di base della Lazio verte sui comportamenti da tenere nelle prime fasce del settore giovanile e incentra l’attenzione sulle situazioni di gioco.

Sabato pomeriggio inizia la lezione in aula il giovane coordinatore dell’attività di base della Lazio, Stefano Pasquinelli. Stefano parla di “unità minima fondamentale”, definendola come una situazione di gioco semplice che racchiude tutti gli elementi fondamentali di tipo tecnico e tattico individuali di base del calcio. Nella sua spiegazione parte dall’uno contro uno, nel quale si ritrovano dominio della palla, finte, conduzione, tiro in porta (in caso di finalizzazione a rete), dribbling, difesa della palla e presa di posizione. Quasi tutti gli obiettivi da perseguire nelle prime fasce d’età. Aggiungendo la trasmissione, la ricezione e lo smarcamento, altre finalità determinanti da ricercare, si può passare al due contro uno.

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L’articolo è un estratto dell’Indispensabile numero 16 curato da Enrico Battisti, dedicato a chi lavora con Giovanissimi e Allievi. Il focus dello scritto riguarda i princìpi offensivi legati agli aspetti collettivi del gioco, vale a dire quelle azioni coordinate tra due o più giocatori, tesa a ottenere uno scopo determinato in precedenza.

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La prima parte degli interventi dei relatori ai nostri Master, che si sono tenuti a Coverciano. In questo numero, per quanto riguarda il Settore Giovanile, le relazioni di Andrea Biffi, Stefano Bonaccorso, Stefano Pasquinelli, Stefano Baldini ed Edoardo Sacchini. Il primo ha parlato della sua metodologia coi bambini più piccoli, che prevede duelli, tricks e capacità di sperimentazione.

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Speciale Precampionato
Quali sono gli aspetti che occorre valutare e quali le modalità di intervento più opportune per impostare un lavoro ottimale dal punto di vista fisico, tecnico e tattico.

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Speciale precampionato. Giovani
Una serie di indicazioni pratiche tratte dal libro “Il precampionato dei giovani” (qui per info e acquisti) con i consigli di Matteo Cioffi, da 8 anni nel settore giovanile della Fiorentina e tecnico da 6 stagioni degli Allievi: un vero esperto della categoria.

Gli Allievi rappresentano l’apice della formazione del giovane calciatore nel vivaio. L’obiettivo di una società che lavora per costruire giocatori è quello di individuare i ragazzi che, al termine dell’esperienza in tale categoria, siano pronti per il salto in prima squadra. Ecco che allora il mister degli Allievi non può trascurare alcuni “temi” necessari, che negli anni precedenti non rappresentavano una priorità: l’organizzazione tattica collettiva, sia in fase di possesso sia in non possesso, le transizioni, ma anche e soprattutto la mentalità da calciatore. Con quest’ultima, si intende un’attitudine mentale rivolta al conseguimento del risultato, ma anche una ricerca del miglioramento personale e una cura dei dettagli che contribuiscono a questo: parliamo dell’interesse verso un’alimentazione equilibrata e consona agli impegni calcistici, la maturità nella prevenzione degli infortuni, la responsabilità nei propri comportamenti all’interno del centro sportivo.

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Ampiezza e frequenza degli appoggi, prima proposta.

Settore giovanile

Speciale precampionato Giovani

La crescita repentina dei ragazzi può portare a scompensi coordinativi, dovuti anche alla diversa velocità di sviluppo di arti superiori e inferiori. Nello scritto cinque proposte pratiche mirate al miglioramento della coordinazione nei giovani calciatori.

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La finestra su Scienza&Sport: struttura della prestazione d'élite nel calcio giovanile

Affinché si manifestino prestazioni di alto livello, l’identificazione e la selezione del talento deve essere abbinata a un percorso formativo che favorisca lo sviluppo delle abilità tecniche, percettive e cognitive necessarie a eccellere. Dopo una revisione critica dei modelli di sviluppo del talento sportivo, l’articolo si propone di sfatare alcuni luoghi comuni riguardo l’allenamento giovanile e, soprattutto, di fornire una serie di indicazioni basate sull’evidenza per la creazione di un contesto allenante favorevole all’emergere di calciatori di vertice.

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Scegliere la metodologia globale o quella analitico-situazionale in base ai gesti da allenare. Una serie di esercitazioni utili allo scopo.

In un momento storico particolare per il nostro calcio (eliminazione dai Mondiali, partite della nostra Serie A in cui nei 22 in campo a volte non viene schierato nemmeno un italiano...) tra le critiche più frequenti vi è quella che nei settori giovanili non si insegna più la tecnica o che bisogna fare più tecnica.

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L’ultimo articolo della mini-serie di Andrea Biffi dedicata ai più piccoli: il focus è sul tiro in porta. Per i più piccoli, imparare a calciare deve avvenire attraverso il gioco e la scoperta, mentre nei Pulcini bisogna apprendere la tecnica del calciare mediante un percorso didattico più approfondito.

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Stefano Pasquinelli scandaglia le prime forme semplici di cooperazione nel contesto squadra, che vanno sperimentate sin dalle categorie più basse dell’attività di base. La massima espressione di questo sono il passaggio e il successivo controllo, che vanno allenati sin dai Piccoli Amici.

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L’utilizzo di questo strumento per il miglioramento delle capacità coordinative, in particolare dell’equilibrio, coi giovani giocatori.

Durante una partita, i giocatori sono spesso soggetti a ripetute perturbazioni posturali che si manifestano, nella maggior parte dei casi, durante duelli fisici e movimenti repentini (con e senza la palla), spesso accentuati dalle insidie del terreno di gioco.

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Il focus dello scritto mira sull’importanza del saper tenere in conto le diverse esigenze di ogni giocatore e, in questo modo, preparare allenamenti che prevedano delle esercitazioni mirate e diversificate che mirino a colmare le lacune dei propri calciatori. Per fare ciò, Lorenzo Simeoni sostiene come sia necessario dividere la squadra in gruppi che abbiano carenze simili.

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Giovanni Valenti analizza il terzo uomo, un concetto evoluto di collaborazione tra più giocatori. Questo è utile per proporre un calcio propositivo e associativo. Nel corso dell’articolo vengono espresse le diverse situazioni in cui si può sfruttare questa nozione e quali scenari si possono verificare.

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Uno strumento utile per l’avviamento alla periodizzazione tattica. Possono essere usati come riscaldamento o come parte centrale della seduta. Si possono perseguire differenti obiettivi, fisici o tecnico-tattici.

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Giovanni Valenti ha sottolineato l’utilizzo di questa gestualità per mettere in difficoltà gli avversari, conquistare campo e trovare il compagno libero. Nel corso dell’articolo, il nostro esperto ha evidenziato come applicare con efficacia questo principio e di quali competenze e abilità deve essere in possesso il giocatore.

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L’utilizzo di triangoli, quadrati, rombi e rettangoli per sviluppare alcune proposte pratiche a partire dall’attività di base per ricreare situazioni simili a ciò che succede in partita.

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Cosa considerare nello scouting di un giovane giocatore dei dilettanti. L’importanza delle qualità fisiche, calcistiche, cognitive-coordinative e comportamentali.

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Nel settore giovanile, i tecnici dovrebbero scegliere lo stile che ritengono più formativo, ossia che permette ai giovani calciatori di massimizzare i loro miglioramenti anche durante le partite. Il modello deciso diventa così un punto di partenza e anche uno di arrivo della metodologia dell’allenamento. In questa visione d’insieme, è fondamentale porre l’attenzione sula visione globale, una qualità fondamentale per il calciatore, che risulta un prerequisito per altre, come ad esempio l’orientamento del corpo.

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