Gli speciali de Il Nuovo Calcio - master Master settori giovanili

Quanto è importante il progetto societario, le linee guida dettate e la coerenza nel perseguirle. Una serie di riflessioni e di proposte pratiche indispensabili per l’allenatore di settore giovanile.

La domenica pomeriggio del Master 2018, dedicato al settore giovanile, è intervenuta la Juventus, rappresentata dal coordinatore tecnico dell’attività di base, Stefano Baldini, e dall’allenatore dell’U12 bianconero, Edoardo Sacchini. Il primo ha proposto in aula alcuni concetti imprescindibili per lavorare al meglio coi giovani, collaborando con il secondo nello svolgimento delle proposte sul campo.

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Master settori giovanili
L’intervento del coordinatore dell’attività di base della Lazio verte sui comportamenti da tenere nelle prime fasce del settore giovanile e incentra l’attenzione sulle situazioni di gioco.

Sabato pomeriggio inizia la lezione in aula il giovane coordinatore dell’attività di base della Lazio, Stefano Pasquinelli. Stefano parla di “unità minima fondamentale”, definendola come una situazione di gioco semplice che racchiude tutti gli elementi fondamentali di tipo tecnico e tattico individuali di base del calcio. Nella sua spiegazione parte dall’uno contro uno, nel quale si ritrovano dominio della palla, finte, conduzione, tiro in porta (in caso di finalizzazione a rete), dribbling, difesa della palla e presa di posizione. Quasi tutti gli obiettivi da perseguire nelle prime fasce d’età. Aggiungendo la trasmissione, la ricezione e lo smarcamento, altre finalità determinanti da ricercare, si può passare al due contro uno.

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L’articolo è un estratto dell’Indispensabile numero 16 curato da Enrico Battisti, dedicato a chi lavora con Giovanissimi e Allievi. Il focus dello scritto riguarda i princìpi offensivi legati agli aspetti collettivi del gioco, vale a dire quelle azioni coordinate tra due o più giocatori, tesa a ottenere uno scopo determinato in precedenza.

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La prima parte degli interventi dei relatori ai nostri Master, che si sono tenuti a Coverciano. In questo numero, per quanto riguarda il Settore Giovanile, le relazioni di Andrea Biffi, Stefano Bonaccorso, Stefano Pasquinelli, Stefano Baldini ed Edoardo Sacchini. Il primo ha parlato della sua metodologia coi bambini più piccoli, che prevede duelli, tricks e capacità di sperimentazione.

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Speciale Precampionato
Quali sono gli aspetti che occorre valutare e quali le modalità di intervento più opportune per impostare un lavoro ottimale dal punto di vista fisico, tecnico e tattico.

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Speciale precampionato. Giovani
Una serie di indicazioni pratiche tratte dal libro “Il precampionato dei giovani” (qui per info e acquisti) con i consigli di Matteo Cioffi, da 8 anni nel settore giovanile della Fiorentina e tecnico da 6 stagioni degli Allievi: un vero esperto della categoria.

Gli Allievi rappresentano l’apice della formazione del giovane calciatore nel vivaio. L’obiettivo di una società che lavora per costruire giocatori è quello di individuare i ragazzi che, al termine dell’esperienza in tale categoria, siano pronti per il salto in prima squadra. Ecco che allora il mister degli Allievi non può trascurare alcuni “temi” necessari, che negli anni precedenti non rappresentavano una priorità: l’organizzazione tattica collettiva, sia in fase di possesso sia in non possesso, le transizioni, ma anche e soprattutto la mentalità da calciatore. Con quest’ultima, si intende un’attitudine mentale rivolta al conseguimento del risultato, ma anche una ricerca del miglioramento personale e una cura dei dettagli che contribuiscono a questo: parliamo dell’interesse verso un’alimentazione equilibrata e consona agli impegni calcistici, la maturità nella prevenzione degli infortuni, la responsabilità nei propri comportamenti all’interno del centro sportivo.

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Ampiezza e frequenza degli appoggi, prima proposta.

Settore giovanile

Speciale precampionato Giovani

La crescita repentina dei ragazzi può portare a scompensi coordinativi, dovuti anche alla diversa velocità di sviluppo di arti superiori e inferiori. Nello scritto cinque proposte pratiche mirate al miglioramento della coordinazione nei giovani calciatori.

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La finestra su Scienza&Sport: struttura della prestazione d'élite nel calcio giovanile

Affinché si manifestino prestazioni di alto livello, l’identificazione e la selezione del talento deve essere abbinata a un percorso formativo che favorisca lo sviluppo delle abilità tecniche, percettive e cognitive necessarie a eccellere. Dopo una revisione critica dei modelli di sviluppo del talento sportivo, l’articolo si propone di sfatare alcuni luoghi comuni riguardo l’allenamento giovanile e, soprattutto, di fornire una serie di indicazioni basate sull’evidenza per la creazione di un contesto allenante favorevole all’emergere di calciatori di vertice.

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Scegliere la metodologia globale o quella analitico-situazionale in base ai gesti da allenare. Una serie di esercitazioni utili allo scopo.

In un momento storico particolare per il nostro calcio (eliminazione dai Mondiali, partite della nostra Serie A in cui nei 22 in campo a volte non viene schierato nemmeno un italiano...) tra le critiche più frequenti vi è quella che nei settori giovanili non si insegna più la tecnica o che bisogna fare più tecnica.

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L’ultimo articolo della mini-serie di Andrea Biffi dedicata ai più piccoli: il focus è sul tiro in porta. Per i più piccoli, imparare a calciare deve avvenire attraverso il gioco e la scoperta, mentre nei Pulcini bisogna apprendere la tecnica del calciare mediante un percorso didattico più approfondito.

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Stefano Pasquinelli scandaglia le prime forme semplici di cooperazione nel contesto squadra, che vanno sperimentate sin dalle categorie più basse dell’attività di base. La massima espressione di questo sono il passaggio e il successivo controllo, che vanno allenati sin dai Piccoli Amici.

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L’utilizzo di questo strumento per il miglioramento delle capacità coordinative, in particolare dell’equilibrio, coi giovani giocatori.

Durante una partita, i giocatori sono spesso soggetti a ripetute perturbazioni posturali che si manifestano, nella maggior parte dei casi, durante duelli fisici e movimenti repentini (con e senza la palla), spesso accentuati dalle insidie del terreno di gioco.

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Il focus dello scritto mira sull’importanza del saper tenere in conto le diverse esigenze di ogni giocatore e, in questo modo, preparare allenamenti che prevedano delle esercitazioni mirate e diversificate che mirino a colmare le lacune dei propri calciatori. Per fare ciò, Lorenzo Simeoni sostiene come sia necessario dividere la squadra in gruppi che abbiano carenze simili.

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Giovanni Valenti analizza il terzo uomo, un concetto evoluto di collaborazione tra più giocatori. Questo è utile per proporre un calcio propositivo e associativo. Nel corso dell’articolo vengono espresse le diverse situazioni in cui si può sfruttare questa nozione e quali scenari si possono verificare.

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Uno strumento utile per l’avviamento alla periodizzazione tattica. Possono essere usati come riscaldamento o come parte centrale della seduta. Si possono perseguire differenti obiettivi, fisici o tecnico-tattici.

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Giovanni Valenti ha sottolineato l’utilizzo di questa gestualità per mettere in difficoltà gli avversari, conquistare campo e trovare il compagno libero. Nel corso dell’articolo, il nostro esperto ha evidenziato come applicare con efficacia questo principio e di quali competenze e abilità deve essere in possesso il giocatore.

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L’utilizzo di triangoli, quadrati, rombi e rettangoli per sviluppare alcune proposte pratiche a partire dall’attività di base per ricreare situazioni simili a ciò che succede in partita.

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Cosa considerare nello scouting di un giovane giocatore dei dilettanti. L’importanza delle qualità fisiche, calcistiche, cognitive-coordinative e comportamentali.

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Nel settore giovanile, i tecnici dovrebbero scegliere lo stile che ritengono più formativo, ossia che permette ai giovani calciatori di massimizzare i loro miglioramenti anche durante le partite. Il modello deciso diventa così un punto di partenza e anche uno di arrivo della metodologia dell’allenamento. In questa visione d’insieme, è fondamentale porre l’attenzione sula visione globale, una qualità fondamentale per il calciatore, che risulta un prerequisito per altre, come ad esempio l’orientamento del corpo.

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L’importanza di queste situazioni come preparazione a un’azione offensiva: un elevato numero di reti avviene infatti dopo una ripartenza veloce. Si tratta di lavorare in fase di non possesso per creare un’immediata pericolosità in attacco.

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Scouting
Le indicazioni principali per chi ricopre questo ruolo e lavora principalmente in club dilettantistici, in particolare coi giovani. Consigli generali e suggerimenti da campo per agire in modo sempre più professionale ed efficace. Non perdete la seconda parte in cui saranno indicate le caratteristiche tecnico-tattiche, fisiche e comportamentali da considerare nel calciatore.

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I cambiamenti in fase di marcatura sono stati notevoli con l’avvento di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, e il diffondersi della cosiddetta difesa a zona. Nel suo articolo, Enrico Battisti ha posto in risalto la differenza di priorità che questo comporta, in quanto ogni calciatore, oggi, si muove preoccupandosi nell’ordine della palla, della porta, del compagno e dell’avversario.

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Quante volte un nostro giocatore si è trovato di fronte all’estremo difensore e gli ha tirato addosso o fuori? Ecco una serie di considerazioni per spiegare e allenare al meglio questa situazione ricorrente in gara.

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Esperienze dall’estero
L’intervento dell’allenatore del Benfica Thiago Jorge Pina, che segue il gruppo under 12, all’incontro di aggiornamento organizzato da Sergio Soldano e Gabriele Gervasi. Il tecnico ha offerto una panoramica sulle modalità operative in Portogallo e lavorato sul campo proponendo una serie di esercitazioni con l’obiettivo di attirare l’avversario in una zona e metterlo in difficoltà in un’altra.

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Gli speciali de’ Il Nuovo Calcio - L’allenamento della forza
Perché è conveniente allenare anche nel settore giovanile gli aspetti collegati al miglioramento della forza. Le modalità ideali per farlo.

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Può capire a qualsiasi livello, anche nelle categorie agonistiche del settore giovanile, di trovarsi con pochi giocatori all’allenamento. Quali strategie adottare e come modificare la seduta.

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L’allenamento delle capacità tecniche attraverso sequenze di trasmissioni e ricezioni inseriti in un contesto simile a quello della partita.

Far vivere in allenamento ai nostri giocatori quante più situazioni ed esperienze possibili che possano ritrovare in partita permette loro di avere un bagaglio più ampio per risolvere le diverse problematiche che possono nascere durante una gara. Questo inciso sicuramente può ritenersi vero e in fondo è la base del gioco del calcio, ma è il tempo con cui un giocatore prende decisioni e agisce che stabilisce il suo livello di abilità / bravura. Inoltre, decidere e scegliere è solo uno step: il “come” e “con che qualità” gestire quanto accade in campo fa la differenza. È fondamentale, pertanto, fornire ai nostri giocatori tutte quelle competenze tecniche indispensabili per una corretta esecuzione dei gesti, sia con il piede dominante sia con quello debole. Infatti, è un errore condizionare una scelta di gioco a causa dell’incapacità di realizzarla tecnicamente.

ANALITICO O SITUAZIONALE?
Da sempre, ma in particolar modo negli ultimi anni, nel mondo del settore giovanile, vi è un’accesa diatriba tra i sostenitori delle esercitazioni situazionali e quelli che invece preferiscono l’analitico. Dove sta la verità? Chi ha ragione? Beh, forse entrambi. Infatti, il fatto che il calcio non sia una scienza esatta è uno di quegli aspetti che lo rende così speciale e che appassiona persone in tutto il mondo. E a proposito della domanda sopra indicata, dobbiamo considerare che nell’arco di 10-12 anni di settore giovanile è necessario formare i nostri ragazzi dalla A alla Z; è essenziale dare loro tutti quegli strumenti di carattere tecnico, tattico e motivazionale che li possono rendere il più completi possibile. Immaginate che ogni giocatore si presenti sui campi con uno zaino e l’allenatore, in ogni seduta, debba aiutarlo a riempirlo: ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno con una proposta diversa, più ricca, più complessa affinché il calciatore in partita possa estrarre dallo zaino stesso la scelta ideale al momento giusto per risolvere ciò che si trova ad affrontare. Tutto questo può succedere solo alternando e variando al massimo le proposte. Estremizzando, credo che lavorare unicamente sul situazionale consente di avere giocatori molto abili nel leggere le situazioni, ma avranno una tecnica sufficiente per gestire la palla individualmente e trovare le risposte a quella situazione che sono riusciti a “leggere” magari in anticipo? Al contrario, allenare solo con il metodo analitico ci permette di avere certamente una squadra con spiccate capacità ge- stionali dell’attrezzo, ma forse poco capace di comprendere velocemente la macro-situazione partita.

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Gli accorgimenti e le esercitazioni per stimolare il passaggio da una fase di gioco all’altra con i giocatori delle fasce agonistiche del vivaio.

Il calciatore, infatti, deve passare da una formazione tipica per ruoli a una certa polivalenza e soprattutto deve divenire un elemento capace di leggere e interpretare le varie situazioni applicando la tecnica di base ad alta velocità e sfruttando le proprie peculiarità fisiche. Non sono più sufficienti ottime abilità tecniche, ma sono indispensabili anche concetti come ritmo, aggressività e velocità che rappresentano ormai le caratteristiche imprescindibili per un calciatore.

Sono poi importanti:
• la velocità fisica – per uno spostamento rapido da una zona a un’altra;
• la velocità mentale – per scegliere in modo rapido, secondo le varie possibilità, la soluzione migliore;
• la velocità tecnica – per controllare o passare il pallone anche con un solo tocco, rendendo di conseguenza la giocata e la squadra rapide.

Da queste considerazioni, si può capire che la fase di transizione deve essere una delle protagoniste di tutti gli allenamenti, dal settore giovanile alle prime squadre.

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Come utilizzare queste esercitazioni coi giocatori delle categorie agonistiche del vivaio. Pro e contro e alcune proposte pratiche.

La traduzione letterale di Small-Sided Games (SSG) è giochi in spazi ridotti. Derivano dalle “partitelle” che tutti i bambini hanno giocato almeno una volta per strada o in cortile con i propri amici, le quali, pur non avendo regole ben definite né tantomeno arbitri e allenatori, venivano disputate su un campo più ristretto rispetto a quello regolamentare e/o con un numero minore di partecipanti. Quindi, alla domanda se gli SSG possono essere sfruttati con successo nel settore giovanile, la risposta pare ovvia. Anzi, è proprio in tale contesto che dovrebbero essere maggiormente adottati, sebbene siano importanti anche negli adulti. Gli aspetti positivi e pratici sono diversi: infatti, i calciatori, presi dalla voglia di prevalere sui propri compagni di squadra, si allenano senza risparmiarsi, migliorando sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico, senza rendersene conto.

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L’importanza delle transizione nel calcio moderno e come stimolare la reazioni rapida alle varie situazioni dei giovani giocatori.

Consultando il dizionario “Treccani”, per transizióne (dal latino transitio -onis, derivato di transire, “passare”), si intende… “Il passaggio da un modo di essere o di vita a un altro, da una condizione o situazione a una nuova e diversa. Più genericamente, in un processo qualsiasi, si considera e denomina fase di transizione una fase intermedia del processo, nella quale si altera la condizione, per lo più di approssimativo equilibrio, che si aveva nella fase iniziale, e che dà luogo poi a una nuova condizione di equilibrio” (dal sito www.treccani.it/vocabolario). Nel calcio, l’utilizzo abituale di questo termine è relativamente recente. Si intende il momento in cui una squadra passa da una situazione di possesso palla a una di non possesso o viceversa. L’aumento dell’intensità di gioco e lo sviluppo del “calcio totale” hanno evidenziato l’esigenza di organizzare e interpretare questi due momenti allo scopo di limitare l’avversario o di sorprenderlo quando meno se lo aspetta. Quando si perde palla, passando da una fase di possesso a una di non possesso, si parla di transizione negativa. Se invece si riconquista il pallone, passando da una fase di non possesso a una di possesso, la transizione è denominata positiva.

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