LA FINESTRA SU SCIENZA&SPORT

[Pubblicato sul numero 41 di S&S, gennaio-marzo 2019, pagina 30]
La capacità di effettuare sprint ripetuti è una caratteristica di spiccata rilevanza nella performance del calciatore. Il test della Repeated Sprint Ability permette di quantificare questa capacità, fornendo valori che possono poi essere confrontati con diversi parametri. In questo elaborato i valori relativi alle espressioni della RSA sono stati paragonati con parametri antropometrici, di prestazione e pattern di movimento funzionale. Il confronto con quest’ultimo è l’aspetto innovativo dello studio: i pattern di movimento funzionale, misurati con un kit fms, consentono di condurre un’analisi del movimento individuando aspetti qualitativi e quantitativi inerenti a mobilità, stabilità e asimmetrie del soggetto. Un secondo punto è stato quello di confrontare le caratteristiche fisicomotorie in due sottogruppi (élite e sub-élite) all’interno del nostro campione.

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Come mescolare nella stessa esercitazione obiettivi fisici, tecnico-tattici e cognitivi. Le proposte pratiche.

La metodologia di lavoro integrata deriva dal basket e per definizione indica appunto l’integrazione (l’unione) tra l’allenamento tecnico-tattico e la preparazione fisica (compresi gli aspetti motori). Prevede la sinergia di tutte le componenti relative all’unità funzionale del calciatore, ovvero quella tecnica, tattica, fisica, cognitiva ed emozionale. Utilizzare esercitazioni integrate permette di agire contemporaneamente su più obiettivi. Questo modo di lavorare presenta pro e contro.

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L’allenamento di qualunque sport è veramente efficace se si avvicina a quelli che sono i parametri della realtà della gara per cui ci si allena. Ed essendo la partita il contenitore di tutti gli stimoli che il giocatore dovrebbe ricevere nel corso delle sedute di allenamento, ecco che la proposta che l’allenatore esegue in settimana deve necessariamente focalizzarsi su quelli che sono gli aspetti da migliorare e sviluppare maggiormente.

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Perché è importante la coesione in un gruppo per ottenere degli obiettivi. Cambia qualcosa se le finalità sono diverse da quelle della vittoria? È la coesione che porta alla vittoria oppure il contrario? In questo articolo proveremo a fare chiarezza sull’argomento.

Anni fa uscì un servizio su Repubblica… “della squadra che sognava un gol”. Questa squadra di bambini, infatti, perdeva tutte le domeniche con risultati roboanti: 11 a 0, 7 a 0, 18 a 0, 6 a 0. E mai con una rete realizzata. Dal video i bimbi raccontavano le loro partite, i genitori parlavano del campionato e di questa esperienza.

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Dall’uomo alla zona, dalla marcatura fissa al libero: come sfruttare ciò che avveniva anni fa per migliorare i giovani d’oggi. Una progressione didattica.

La difesa della zona è un mezzo e non un fine per migliorare la collaborazione in fase di non possesso. Su questo siamo tutti d’accordo, ma i nostri ragazzi conoscono quella che è stata l’evoluzione nella storia del calcio dell’organizzazione difensiva? Sicuramente no! Bisogna porre rimedio a ciò, perché credo che una delle funzioni del settore giovanile sia anche quella di fare cultura calcistica, intendendo con questa locuzione l’insegnamento della storia di questo sport. Nel calcio di parecchi anni fa, in difesa e a centrocampo si marcava a uomo, poi c’era il libero, in pratica l’unico giocatore che agiva “a zona”. Un ruolo, tra l’altro che ho ricoperto pure io da giovane, che entusiasmava e necessitava di capacità di lettura e comprensione del gioco particolari. Quindi, perché non pensare di proporre una sorta di “ritorno al passato”, stimolando la marcatura a uomo in allenamento e sfruttando in alcune situazioni il “vecchio” libero.

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Frequentemente si allenano i propri giocatori nella fase di possesso creando delle proposte in cui gli attaccanti sono in superiorità rispetto ai difensori. Purtroppo, questo in partita succede raramente. Ecco alcune esercitazioni per stimolare l’attacco in inferiorità. E non solo.

La maggioranza degli allenatori, inclusi quelli che operano ai massimi livelli, lavorano solitamente con la superiorità numerica in fase di possesso. Ma questo è ciò che avviene in partita? In realtà no! Ecco perché è necessario rivedere alcune delle esercitazioni che utilizziamo. Dobbiamo capire la realtà del gioco: di frequente in fase di possesso si è in inferiorità numerica, ma questa tipologia di situazione non viene stimolata in maniera costante.

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La riflessione

Come si sviluppa un talento e come può l’ambiente che circonda un atleta di prospettiva aiutarlo e indirizzarlo verso la miglior performance possibile? In che modo si possono trovare aspetti “futuribili” in qualcosa/qualcuno che sembra “ordinario” al momento? E quali possono essere le strategie per scoprire un talento che ancora non lo è? Queste sono le domande che hanno dato il là a tale scritto. Per analizzare la situazione, partiamo da qualche “ricerca” come quella di Rasmus Ankersen, autore del libro “The gold mine effect” e presidente della squadra di calcio danese FC Midtjylland.

Ankersen ha girato il mondo per sei mesi con l’obiettivo di provare a rispondere a diverse domande che aveva in testa in riferimento a questo tema: ad esempio, come mai 137 delle migliori 500 golfiste donne sono coreane? Perché i più forti maratoneti al mondo vivevano quasi tutti in villaggi in Kenya e in Etiopia? E quali sono i segreti dietro la nascita continua di giocatori di calcio in Brasile? L’autore danese, pertanto, ha visitato questi posti, si è allenato in loco e soprattutto ha trascorso le giornate con questi atleti, cercando l’esistenza di un codice comune che consentiva a un talento di trasformarsi in un atleta di classe mondiale. I posti dove ciò accadeva con una frequenza ricorrente li ha definiti The gold mine effect, cioè effetto miniera d’oro.

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A volte è più conveniente gestire la palla nell’attesa di trovare i varchi giusti tra le maglie della difesa avversaria piuttosto che cercare subito la verticalità. Alcune proposte pratiche per allenare questo aspetto, fondamentale coi più giovani che passano da un calcio immediato e frenetico (quello a numero ridotto) a uno in cui bisogna anche saper… aspettare. 

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L’articolo di Andrea Biffi si concentra sul dominio della palla, focalizzandosi su quali aspetti sollecitare per migliorare questo aspetto e sull’importanza di saper utilizzare entrambi i piedi, poiché solo così alcune combinazioni tecniche diventano efficaci. In seguito, mister Biffi ha indicato come organizzare le proposte per lavorare sulla ball mastery e come passare dalla forma statica a quella dinamica.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
Una capacità, talvolta trascurata nel settore giovanile, che va assolutamente allenata. Le proposte pratiche, il duello e il marcamento di un calciatore senza palla.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile

Perché è importante andare oltre al “giocatore pensante”. La percezione delle informazioni, la lettura corretta di queste e l’attuazione di comportamenti efficaci e funzionali al contesto di gioco.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile


Come far passare nel modo migliore i propri messaggi con giovani e bambini. L’importanza degli aspetti verbali e non verbali, della capacità di ascolto e del contesto didattico che si deve creare.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
Complex e compound training: di cosa si tratta e i pregi/difetti di entrambi gli approcci per il miglioramento delle componenti collegate alla forza nel giovane.

Il calcio di oggi impone ai giocatori di affrontare situazioni di gioco sempre più intense, le cui richieste muscolari aumentano progressivamente durante la partita. Le numerose accelerazioni/decelerazioni, i salti, i duelli e i cambi di direzione, per esempio, fanno parte di quelle azioni che caratterizzano le occasioni più importanti e “pericolose” del gioco e che dipendono strettamente dal livello di forza e potenza muscolare del singolo calciatore.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Settore giovanile
La capacità del tecnico di guidare i calciatori nella loro crescita, fornendo loro tutte le competenze di cui hanno bisogno, passo dopo passo. La passione e la sensibilità che deve avere, oltre a un metodo in cui crede. Le domande che deve porsi.

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I comportamenti consigliati all’allenatore, le modalità operative da adottare e l’utilizzo di varianti all’interno delle varie proposte.

Secondo il vocabolario della lingua italiana (Treccani, 1987) la “didattica” è la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento. In forma più specialistica, “didattica” è una parola che rimanda alla descrizione o alla prescrizione di modalità e condizioni dell’azione di insegnamento-apprendimento, nonché a progettazione, attuazione professionale, riflessione e valutazione delle stesse nella pluralità e diversità dei tempi, luoghi e relazioni in cui si svolge tale azione (Calidoni, 2003). Senza avventurarci nella pur interessante descrizione delle diverse teorie della didattica o nei più recenti orientamenti, ci preme considerarla più pragmaticamente come l’azione dell’insegnamento, intesa sia come scienza sia come arte.

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Quello che deve sapere un allenatore prima di andare sul campo. È determinante rendere protagonisti i giocatori, “tirare fuori” (e-ducere) da loro le potenzialità e insistere sulle competenze.

Il calcio, fra tutti gli sport di squadra, è senza dubbio quello che presenta una più forte incisività formativa, educativa e socializzante, se introdotto nell’ambito giovanile con i giusti criteri psicopedagogici. Necessita di semplicità, di naturalezza, di movimento, di entusiasmo e di gioia nella partecipazione, oltre che di un approccio quanto mai libero.

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Un approfondimento di 50 pagine dedicato a chi allena nel vivaio, curato da tutti i nostri esperti che hanno pubblicato un libro della collana Gli Indispensabili inerente a una delle categorie del settore giovanile. A questi si aggiunge Andrea Biffi, che sta preparando il 18esimo Indispensabile che sarà dedicato a chi opera coi più piccoli. Gli argomenti trattati dai nostri esperti sono fra i più disparati: sulle competenze dell’allenatore si è soffermato Attilio Sorbi, mentre ai neuroni specchio si è dedicato Gabriele Boccolini.

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Come preparare delle proposte da campo che partendo dall’esecuzione di gesti tecnici senza avversari si trasformano in situazione.

Nel settore giovanile (ma non solo) le sedute dovrebbero essere studiate e organizzate con una didattica adeguata al gruppo squadra, attraverso proposte con obiettivi e contenuti che vanno a determinare la formazione tecnico-tattica e psico-fisica del calciatore. Per questo ogni allenatore deve porsi sempre una serie di quesiti per pianificare un allenamento, andando a costruire esercitazioni che si collegano tra loro e hanno come direzione la continua interpretazione del gioco. Negli anni passati, ricoprendo anche il ruolo di direzione tecnica di settori giovanili, mi è capitato di condividere e analizzare le sedute coi tecnici; spesso mi trovavo con loro per studiare le possibili soluzioni per ottenere una sessione dinamica e molto efficace. Uno degli obiettivi era quello di strutturare situazioni didattiche con esercizi che collegavano la tecnica alle situazioni.

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Alcune idee per stimolare questa qualità che spesso viene trascurata sia calcisticamente sia nella vita di tutti i gioco. Gli esempi dei “grandi dello sport”, la teoria delle 10.000 ore e il talento.

I modelli dominanti che ci propongono/impongono le televisioni e la nostra società non si basano sull’impegno o sulle competenze, bensì sul possesso di qualità estemporanee: ad esempio essere belli, avere giuste frequentazioni o conoscenze (è seguito da quel procuratore… per riferirci ai giovani che giocano in società professionistiche e non solo).

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Il terzo approfondimento sulle varie categorie/annate del settore giovanile ci porta questo mese ai Giovanissimi. La differenza fra età biologica e cronologica, gli aspetti più importanti sui quali insistere, gli obiettivi da perseguire e una proposta di microciclo.

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Lorenzo Simeoni ci porta nel mondo di questa categoria, che può essere definita come quella del “cambiamento”. Lo scritto parte da alcune considerazioni su quanto esprime il regolamento, per soffermarsi poi sulla differenza fra età cronologica ed età biologica tipica dei ragazzi e che deve portare a monitorare costantemente le principali caratteristiche antropometriche dei piccoli calciatori.

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Le caratteristiche dei Piccoli Amici e le attenzioni che deve avere l’istruttore nel rapporto con loro.

Nel considerare il contesto socio-culturale attuale è fondamentale partire dal tempo/spazio vissuti dal bambino nel momento libero della sua giornata (che spesso manca). I pochi stimoli al gioco di movimento, dovuti alla sedentarietà del bambino di oggi, portano a una sorta di analfabetismo degli schemi motori di base, oltre che relazionale e sociale. Pertanto è di fondamentale importanza considerare le differenze individuali sia in termini di diversità biologica, che quasi mai coincide con quella anagrafica, sia i differenti stimoli (in frequenza e intensità) socio educativi-motori vissuti. Premesso questo, è importante che l’educatore/allenatore possieda delle conoscenze teoriche di riferimento sui cambiamenti psicologici e fisici delle diverse fasi evolutive dei Piccoli Amici (bimbi di 5-6 anni).

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I concetti di resilienza, di attenzione e di autocontrollo sono un po’ trascurati dalle generazioni attuali. La loro genesi e perché sono importanti.

La fatica potrebbe essere definita come “Una riduzione acuta di performance che comprende sia un aumento percettivo dello sforzo nel produrre una determinata forza sia eventualmente un’incapacità di produrre questa stessa forza”. La fatica è un dato scientifico, ma la soglia di sopportazione della fatica è puramente soggettiva. Occupandomi da più di 10 anni di giovani penso che questo aspetto debba essere introdotto fin da adolescenti, se non da bambini, ovviamente in quest’ultimo caso in forma ludica.

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Una serie di approfondimenti legati alle varie categorie del settore giovanile curati dai nostri esperti. Il primo è quello di Stefano Pasquinelli dedicato alla categoria Esordienti, nello specifico i bambini nell’ultimo anno dell’attività di base. Quale attività proporre, la condizione “fisica” dei giocatori, il modello prestativo, il microciclo e gli obiettivi.

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Continuano gli approfondimenti dedicati alle categorie del settore giovanile. Questo mese ci siamo concentrati sui Piccoli Amici. I nostri esperti hanno approfondito ogni aspetto relativo a queste fasce d’età.

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Gli approfondimenti de’ Il Nuovo Calcio
È opportuno dare delle “regole” o “obiettivi” ai giovani giocatori: ricerca del filtrante tra i due giocatori, copertura dei centrali...

I rondos sono un mezzo di allenamento che ormai ritroviamo spesso anche sui nostri campi. Venuti alla ribalta grazie alla dif
fusione della periodizzazione tattica di stampo spagnolo, per certi versi assomigliano ai “torelli nostrani”, diversificandosi per le finalità che perseguono e per una disposizione prestabilita da parte dei giocatori, utile ad avvicinarsi a ciò che potrebbe avvenire in gara.

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Il primo di una serie di approfondimenti dedicati alle varie categorie del settore giovanile. In questo numero, Stefano Pasquinelli si concentra sulla categoria degli Esordienti e in particolar modo sull’ultimo anno dell’attività di base. Nello scritto viene analizzata l’età dei giocatori, a cavallo tra la seconda fanciullezza e la pubertà, che richiederebbe un lavoro personalizzato, date le grandi differenze che si possono riscontrare tra i vari bambini. Inoltre, viene affrontato il tema dell’organizzazione, per la quale si consiglia di dividere la stagione in macro, meso e microcicli.

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Speciale Master 2018 - Settore giovanile

L’intervento di Simeoni, in aula e in campo, che ha espresso i concetti chiave per sviluppare la fase d’attacco. La ricerca della parità numerica e l’importanza di lasciare liberi i giocatori di scegliere. Alcune proposte pratiche.

A concludere i due giorni dedicati all’approfondimento sul settore giovanile è Lorenzo Simeoni, lo scorso anno tecnico dei Giovanissimi sperimentali del Padova, quest’anno al Vicenza, dove coordina gli allenatori del vivaio e allena la squadra under 17. Abbonato alla nostra rivista dal 1992 – ci ha confessato – ne ha conservato tutti i numeri. Poi ha iniziato collaborare con Il Nuovo Calcio scrivendo diversi articoli e ora è relatore al nostro Master. Un allenatore a 360°, arricchito dalle esperienze come responsabile di Scuola Calcio e Settore Giovanile, in possesso del patentino Uefa A e anche preparatore atletico professionista.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio Master - settori giovanili
La lezione in aula e sul campo dei due tecnici inglesi, che ci hanno offerto uno spaccato dell’organizzazione d’Oltremanica e una modalità di allenamento che presenta aspetti interessanti.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Master settori giovanili

La relazione dell’allenatore della Primavera del Milan, che ha indicato le modalità operative adottate nel club di appartenenza. L’importanza di avere un’idea comune e del lavoro situazionale. Alcune proposte pratiche nelle quali è centrale il contributo fornito dall’estremo difensore.

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