Quali sono i particolari e le tecniche che un allenatore dei portieri deve aver presente nell’insegnamento di questo fondamentale.

Nel calcio moderno uno degli aspetti che caratterizzano il portiere di alto livello è la capacità di intervenire sulle palle alte. L’estremo difensore che, attraverso l’uscita su palla alta, riesce a risolvere una situazione pericolosa costituisce un valore aggiunto per l’intera squadra poiché infonde sicurezza e incrementa la consapevolezza dell’undici stesso di saper difendere con efficacia la propria porta.

L’uscita alta richiede:
- una gestualità motoria complessa;
- un’ottima lettura delle traiettorie;
- una dose di coraggio intrinseca nella personalità del portiere.

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Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I portieri
Dopo aver analizzato i “nuovi comportamenti” del portiere, in questo articolo una serie di esercitazioni che hanno come obiettivi la tecnica podalica, la presa, la lettura delle situazioni per trovare la giusta “postura” e l’uscita alta.

Del portiere si dice spesso che debba essere un soggetto polivalente, capace di adattarsi immediatamente alle molteplici situazioni e alle svariate difficoltà che una gara gli propone. Per farlo al meglio le tecniche proprie del ruolo e la “tattica”, intesa anche come abilità nel leggere le situazioni e soprattutto prevederle, sono aspetti determinanti.

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Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I portieri

Disponibilità, tempo ed età sono le tre componenti fondamentali da tenere in considerazione quando si lavora con i portieri. A queste, ad alto livello, va aggiunta la provenienza geografica dell’estremo difensore, che ne determina la tecnica. Come agire, invece, nel settore giovanile, tenendo ben presenti le tre fasi dell’apprendimento.

Analizzando le rose della nostra Serie A si evince che il numero di portieri stranieri si attesta all’incirca al 40%, mentre se si considera la “titolarità” nel ruolo la percentuale sale di poco sopra il 50%. Di questo 50% solo due portieri hanno avuto esperienze nei nostri settori giovanili (Radu all’Inter, oggi in prestito al Genoa, e Strakosha nella Lazio), il resto proviene da tutta Europa, ad eccezione fatta di Musso dell’Udinese, che è argentino. Solo Sassuolo e Frosinone non hanno portieri stranieri: in tutti gli altri club c’è almeno un numero uno che proviene da un percorso tecnico diverso da quello italiano.

Nelle altre categorie, dalla Serie B ai dilettanti, il numero, in percentuale, risulta inferiore, ma la possibilità di lavorare con portieri stranieri abituati a tecniche diverse è più che probabile…

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Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I portieri
…oggi gioca e qualche volta para. Questo è quello che è emerso da una ricerca sulla prestazione dei numeri uno agli ultimi Mondiali di Russia 2018. E dai dati possono nascere diverse considerazioni sull’evoluzione del ruolo e soprattutto dell’allenamento.

È noto ormai a tutti che il primo luglio 1992 è e rimarrà una data epocale, una data che ha segnato un radicale cambiamento da parte del portiere nell’interpretare le sue performance. In seguito ci hanno pensato gli allenatori “di squadra” a proseguire su questa linea, coinvolgendo sempre di più il numero uno nella fase di possesso, in particolare nella costruzione del gioco, strutturando grazie a lui una superiorità numerica. In sintesi, il portiere, che un tempo aveva il solo compito di difendere la porta e, una volta in possesso della palla, lanciarla il più lontano possibile, oggi è stato sostituito da un estremo difensore che, pur conservando gli obblighi difensivi (a difesa di porta e spazio), ha aumentato quelli offensivi. Questo è ciò che è emerso da un nostro studio svolto sui recenti Mondiali disputati in Russia nel 2018 (Petrelli & Petrelli, 2018).

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Ad aprire l’approfondimento dedicato ai numeri uno è Gaetano Petrelli, che ha analizzato le prestazioni degli estremi difensori durante il Mondiale di Russia 2018: dai dati emersi sono nate considerazioni interessanti sull’evoluzione del ruolo e sull’allenamento. L’elemento più particolare ci dice che se il portiere tocca in media 44 volte la sfera in gara, 38 di queste lo fa con i piedi. Nonostante questo, va da sé che una parata decisiva non vale 10 esecuzioni coi piedi: quindi non bisogna perdere l’allenamento tecnico specifico del ruolo.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio  - Settore giovanile

Quanto è importante nel settore agonistico e nell’attività di base insegnare i fondamentali tecnici ai giovani portieri per fornire loro uno strumento indispensabile per risolvere al meglio le varie situazioni.

In Italia, a differenza di altre nazioni, la prestazione dei numeri uno viene valutata da giornalisti e addetti ai lavori più per gli errori commessi che per le azioni positive effettuate. Avere una buona tecnica riduce i possibili errori e permette a tutti i portieri, di qualsiasi livello, di trovare le soluzioni migliori per risolvere le problematiche del gioco, facendo diminuire il margine di rischio. In linea generale, ma a maggior ragione quando si ha a che fare coi giovani, riteniamo importante tornare a innamorarsi della tecnica, dei suoi dettagli, delle piccole sfumature che diventano didattica, fornendo al giovane atleta un “corredo genetico indelebile” per tutta la sua carriera.

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Michele Tossani ha dedicato il suo scritto ai numeri uno, partendo da un assunto: gli aspetti tattici del gioco del calcio cambiano continuamente e questo influisce anche sui portieri. Infatti, i tecnici cercano soluzioni sempre diverse e innovative per mettere in difficoltà l’avversario, ultimamente incentrando l’attenzione sulla fase di possesso.

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Una serie di esercitazioni concatenate, valide per i giovani portieri e non solo, per lavorare sulla tecnica offensiva dei numeri uno.

Il calcio moderno ha senza dubbio influito in maniera netta sul ruolo del portiere che, al giorno d’oggi, non deve più limitarsi a parare, ma deve avere la padronanza assoluta dello spazio e soprattutto una certa abilità nel gioco con i piedi.

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Una serie di esercitazioni concatenate, valide per i giovani portieri e non solo, per lavorare sulla tecnica offensiva dei numeri uno.

Il calcio moderno ha senza dubbio influito in maniera netta sul ruolo del portiere che, al giorno d’oggi, non deve più limitarsi a parare, ma deve avere la padronanza assoluta dello spazio e soprattutto una certa abilità nel gioco con i piedi. Proprio su quest’ultimo punto si sono affermate due opposte correnti di pensiero: quelli che pretendono un portiere che sappia impostare come un regista e quelli che ne “sottovalutano” le abilità podaliche, sostenendo che il compito del portiere sia solamente quello di non far prendere gol alla squadra. L’obiettivo degli allenatori dei portieri e di tutti gli addetti ai lavori, comunque, non è capire chi abbia ragione, ma prendere consapevolezza di questa continua evoluzione del ruolo e offrire ai numeri uno più strumenti possibili per risolvere qualsiasi tipo di situazione di tecnica offensiva con i piedi.

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Come e cosa osservare in un giovane portiere e valutarne le capacità.

In questo articolo, rivolto principalmente ai dilettanti, cercheremo di offrire consigli e spunti di riflessione per la valutazione/osservazione del giovane portiere, con alcune semplici indicazioni anche per quello adulto e/o formato. L’idea è quella di dare una linea guida tecnico-pratica, schematizzando i vari argomenti per creare un ordine mentale, una conoscenza che, sommata all’istinto, può rivelarsi efficace.

Partiamo dal talento: ha talento colui che, rispetto ai coetanei, esegue, soprattutto in gara, tutto con semplicità, naturalezza, senza fatica apparente, ma che dispone anche di capacità di apprendimento importante e la conserva nel tempo. Quest’ultima permette di migliorare un calciatore. Il talento in sé non necessita dell’esperienza, pertanto la capacità di esprimere abilità in un determinato sport, ruolo in questo caso, esiste a prescindere. L’osservatore quindi, in particolare con i giovani, deve “semplicemente” cogliere il potenziale globale e, possibilmente, i relativi margini di crescita.

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Come organizzare le sedute dei portieri al netto dei possibili impegni infrasettimanali. L’importanza del confronto da parte dell’allenatore con tutti i componenti dello staff e di stilare macrocicli e microcicli per il raggiungimento dei determinati obiettivi.

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Speciale precampionato
Quali comportamenti adottare coi giovani portieri, ma anche con gli adulti per arricchire il loro bagaglio motorio e soprattutto tecnico. L’importanza delle percezione nell’allenamento situazione per i più grandi. Cosa fare (“Sì, sempre”) e quali errori non commettere (“Attenti a…”)

Il precampionato è un momento importante per lavorare coi numeri uno visto anche il maggior tempo a disposizione per allenarsi. Con quelli idealmente dagli Esordienti e dei Giovanissimi la tecnica è fondamentale, poi contano le situazioni e le percezioni dei portieri.

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La modalità migliore per effettuare un training efficace con i portieri nelle categorie Pulcini ed Esordienti. La necessità di modulare le proposte in base al numero di giocatori presente.

L’allenamento del portiere assume un ruolo centrale e sempre più rilevante nel contesto di squadra e deve essere sviluppato in modo da far emergere quelle qualità che risaltano il giovane numero uno.

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Quali esercitazioni analitiche e globali proporre e come integrarle con la squadra nel settore attività di base per i numeri uno.

Negli ultimi anni il ruolo dell’estremo difensore è sicuramente cambiato e la metodologia di allenamento specifica del numero uno si è modificata prevendendo una parte “importante” del training con il portiere inserito nel contesto squadra. Pertanto, è diventato fondamentale agire sia in forma “analitica” sia globale.

“Analitico”
La proposta analitica si pone lo scopo di automatizzare quelle gestualità che il portiere svilupperà nel tempo grazie alle continue ripetizioni delle sequenze motorie, che abitual- mente vengono insegnate nei primi anni di avvicinamento al ruolo. Parliamo sia degli aspetti tecnici e sia della loro appli- cazione in un contesto ridotto di gioco (situazione). Dal punto di vista tecnico, infatti, è necessario proporre esercitazioni con contenuti che possano migliorare le abilità già acquisite e che rappresentano le basi fondamentali di ogni giovane portiere.

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Alcune importanti considerazioni per allenare al meglio i numeri uno del vivaio. I prerequisiti, la valutazione, i metodi e le proposte pratiche.

Per affrontare l’argomento dell’allenamento del giovane portiere bisogna chiarire immediatamente che è completamente differente da quello un adulto. Infatti, fisico, esperienze, capacità non consentiranno mai al piccolo portiere o al giovane numero uno di svolgere esercizi da adulto anche se “tagliati” o “riveduti”. Tutto ciò è dovuto anche all’attenzione che gioca un ruolo fondamentale poiché soprattutto i più piccoli hanno difficoltà nel mantenerla costante: si acquisisce col tempo.

Il giovane numero uno ha necessità totalmente diverse: deve svolgere esercizi propedeutici, coordinativi, tecnici e tattici, che, secondo la sua crescita, si completeranno in seguito quando raggiungerà livelli di forza più importanti grazie alla maturazione fisica. Questa breve introduzione si completa di una riflessione che reputo di importanza assoluta: colui che allena il giovane portiere deve avere una profonda competenza del ruolo. Infatti, è l’allenatore che offrirà al giovane tutto quel bagaglio di conoscenze che faranno la differenza quando arriverà in prima squadra. È la formazione degli anni giovanili che genera il valore successivo.

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Un’interessante proposta pratica che permette di sintetizzare attività coordinativa, allenamento tecnico e situazionale in contesti in cui si deve lavorare con diversi portieri dell’attività di base.

Un solo allenatore, molti portieri e… poco spazio: è una situazione in cui possono incorrere molti allenatore dei numeri uno, in special modo del settore giovanile. Affinché una proposta d’allenamento risulti adeguata ed efficace, non bastano le buone idee. Bisogna organizzare e personalizzare le varie esercitazioni in base al numero, all’età e alle capacità degli allievi. Questo per stimolare le loro abilità e nello stesso momento puntare a correggere i gesti motori e tecnici. Purtroppo, però, vedere molti portieri in fila in attesa del proprio turno per una presa, un tuffo, un’uscita alta, con l’allenatore in affanno a calciare un pallone dopo l’altro, è frequente. E non è la strada migliore. Ecco perché, in tali situazioni, occorre pensare a qualcosa di diverso. Ricordiamolo sempre: il nostro fine deve essere quello di far diventare i ragazzi “protagonisti” della sessione di training attraverso lavori analitici o globali, in cui viene permesso loro di acquisire maggiore confidenza con l’attrezzo palla e con le situazioni di gioco.

IL GIOCO DELL’O.C.A

Lo avete presente? Si tratta di un percorso con una serie di compiti e azioni da svolgere con l’obiettivo di avanzare per la vittoria finale. L’acronimo O.C.A cade a proposito, perché possiamo riferirlo alle parole “Obiettivi, Compiti e Azioni”; quindi, può sintetizzare concet- tualmente ogni proposta d’allenamento. E può funzionare perfettamente per una proposta che utilizzeremo per porre rimedio al fatto di allenare tanti bambini in poco spazio. Infatti, è fondamentale per un allenatore in tale contesto operativo stabilire degli obiettivi da perseguire, affidare i compiti ai propri giocatori e chiedere loro le esecuzioni. Osservando il tutto e correggendo.

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I comportamenti dei numeri uno per affrontare al meglio una giocata dall’esterno con l’attaccante che anticipa il difensore.

Nel gioco moderno, grazie alla match analysis, è possibile notare che diverse reti vengono segnate dopo un cross indirizzato in area con l’attaccante che riesce ad anticipare il diretto marcatore e calciare di prima intenzione oppure trovando l’impatto con il pallone di testa. Inoltre, capita spesso di osservare che, su queste giocate dall’esterno, vi sono dei pericolosi inserimenti in zona gol da parte dei centrocampisti. In tali situazioni il portiere è costretto a intervenire in diverse modalità:
• con una parata in tuffo dopo contromovimento;
• con un intervento in tuffo sulla corsa;
• con uno spostamento e un arresto.

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Foto: La Presse

Portieri

Quanto è determinante lavorare con il portiere sulla lettura di tempi e spazi in un contesto che si avvicina il più possibile alla partita. Come utilizzare lo scudo per rendere più “reali” le esercitazioni.

Il vecchio detto che i portieri siano tutti un po’ “matti” è stato ormai sfatato da diverso tempo. La parola d’ordine è infatti diventata… equilibrio. Niente “colpi di testa” quindi. O meglio, in questo articolo ci occuperemo sì dei colpi di testa, ma di un altro genere. Analizzeremo infatti tutto ciò che riguarda il gioco aereo per l’estremo difensore e le possibili strutturazioni/applicazioni delle esercitazioni nell’allenamento.

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Una situazione sempre più frequente nel calcio attuale grazie anche all’intenzione di numerose squadre di giocare palla da dietro e di proporre un calcio offensivo. Tutto quello che c’è da sapere per agire al meglio.

Nel calcio moderno l’1>1 (attaccante contro portiere, nel nostro caso) è una situazione di gioco sempre più frequente quanto decisiva. La volontà di comandare la partita attraverso il possesso palla e, una volta perso il pallone, quella di recuperarlo il prima possibile grazie a una pressione “in avanti”, portano spesso le squadre a trovarsi con numerosi giocatori coinvolti nel settore avanzato del campo. Tale atteggiamento, talvolta, espone gli undici a rapidi ribaltamenti di fronte e/o contropiedi, che spesso si concludono con l’attaccante “liberato” davanti al portiere.

Anche la fase di costruzione del gioco dal basso (sempre più diffusa) ha contribuito all’incremento del numero di 1>1 che il portiere è chiamato a gestire. La perdita della palla nella propria metà campo da parte di chi costruisce il gioco, può infatti permettere agli avversari di attaccare ampi spazi liberi, arrivando verticalmente e ra- pidamente in area/porta. Il calcio, infatti, è cambiato profondamente a tutte le latitudini con più squadre, senza alcuna distinzione tra “grandi” e “piccole”, che agiscono in tal modo. Di conseguenza, gli estremi difensori sono più spesso sollecitati nella difesa dello spazio, oltre che nel duello individuale con l’avversario.

IL DUELLO
Nello specifico, l’1>1 rappresenta una situazione complessa per le numerose informazioni che il numero uno deve elaborare per rispondere efficacemente e in tempi brevi al duello. Sono parecchi, infatti, i quesiti cui l’estremo difensore deve trovare risposta per agire al meglio...

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Allenamento. Portieri
L’attacco alla palla, la croce iberica, l’uscita brasiliana e la spaccata: quattro tipologie di intervento differenti utili in una situazione di 1>1. L’analisi dei vari comportamenti.

Nella formazione del giovane portiere vi sono, tra i centri tecnici delle varie federazioni europee e mondiali, dissimili impostazioni didattiche sui protocolli di lavoro. La diversità più nota, che contraddistingue le differenti scuole d’insegnamento, è nell’atteggiamento che il portiere deve adottare nella situazione di “1>1”. In questo scritto, proveremo ad approfondire le possibili interpretazioni.

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Una macchina utile all’allenatore dei numeri uno per lavorare in modo ottimale coi portieri sulle conclusioni dalla lunga distanza e non solo.

L’allenatore dei portieri, fino a qualche anno fa, aveva bisogno solo di palloni, di una porta o eventualmente di alcuni paletti. Ora il calcio si è voluto e per questo motivo anche l'allenamento ha dovuto modificarsi per rispondere alle nuove richieste del gioco. Tra gli elementi che sicuramente contraddistinguono il calcio attuale troviamo la straordinaria abilità dei giocatori di effettuare tiri da lontano (25-30 metri), imprimendo al pallone traiettorie e velocità poco prevedibili per esecuzione ed effetti. In passato queste tipologie di tiri non erano consuete nel nostro campionato e nelle competizioni continentali e internazionali, oggi, invece, con l'evoluzione dei materiali e anche delle metodiche di training, vengono ripetute più volte con frequenza ed efficacia in partita.
Le abilità dei giocatori di far compiere al pallone traiettorie così straordinarie, non riguardano solo i tiri in porta, ma anche i cross che si riscontrano nelle gare di massimo livello; sembrano delle vere e proprie conclusioni in porta, con velocità che alle volte possono aggirarsi intorno ai 100 km orari.

Per migliorare i nostri numeri uno, per allenarli adeguatamente a quanto richiesto dalla partita, ecco che ci viene in aiuto uno strumento costruito ad hoc: la macchina lanciapalloni.

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Speciale precampionato Portieri
Gli obiettivi e le indicazioni per gli allenatori dei portieri che devono pianificare il periodo iniziale della stagione. L’approfondimento: una progressione tecnica per l’uscita alta.

Nello sport, la preparazione atletica è definibile come il condizionamento fisico, muscolare e cardiorespiratorio, che induce l’atleta al raggiungimento di una condizione fisica tale da affrontare un’attività sportiva. Ne deriva che ogni disciplina necessità di una preparazione specifica. Gli aspetti da considerare sono molteplici per quanto riguarda il portiere e gli obiettivi durante il precampionato, l’argomento di questo articolo, abbracciano le componenti:
• tecniche e tattiche;
• condizionali e coordinative;
• psicologiche.

In questo scritto sui portieri, giovani e adulti, non saranno forniti dati e numeri, tabelle o grafici, che possono apparentemente colpire e trovare le attenzioni del lettore, ma saranno trattate le tematiche essenziali, fornendo delle linee guida prioritarie per costruire le corrette progressioni di lavoro. Per facilitare la comprensione, il testo è diviso in due parti: nella prima vi sono le indicazioni per gli adulti “dilettanti”, nella seconda per i giovani portieri.

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La Presse

Portieri

La didattica di questa tipologia di interventi, l’importanza dello spostamento e le esercitazioni per migliorare.

In questo ultimo articolo di questa serie riferita alla tecnica del portiere, analizzeremo la parata in tuffo, indipendentemente dal fatto che possa essere eseguita in presa o in deviazione. L’attenzione sarà, infatti, posta sulle modalità di spostamento da eseguire per effettuare l'intervento. Nel 2006 è stato pubblicato il libro-DVD “L'attacco alla palla” (Filippi, 2006), un ausilio didattico che condizionò il pensiero di molti allenatori di portieri. Parecchi, infatti, considerarono come unica strategia di intervento l'attacco della palla. In realtà, l’idea originaria non era certo quella di far nascere una “moda”, ma di studiare una tra le soluzioni “tecniche e tattiche” che il numero uno deve conoscere e utilizzare in partita. L'attacco della palla è sicuramente uno degli aspetti che ha caratterizzato le nuove generazioni di numeri uno, ma l’estremo difensore di oggi, come quello di ieri, deve essere capace di effettuare anche parate in distensione, con la corretta tipologia di spostamento per rendere la propria azione efficace e meno dispendiosa. Possiamo, quindi, sostenere che il portiere deve sì saper attaccare la palla, ma anche svolgere degli interventi “non in avanti”, diciamo “laterali”, quando questo è l'unico modo per intercettare il pallone ed evitare una segnatura.

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Il ruolo dell’estremo difensore è profondamente modificato nel corso dell’ultimo periodo. L’importanza nell’attività di base di proporre esercizi che integrano il lavoro coi piedi a quello specifico coi numeri uno.

Nell’arco degli ultimi vent’anni cambiamenti di varia natura sono avvenuti nella gestione delle squadre, sia a livello d’individualità – i giocatori “moderni” devono essere sempre più polivalenti e sapere affrontare un elevato numero d’incontri in una stagione – sia a livello collettivo. Sotto quest’ultimo aspetto, è rilevante far notare che tutti i club, pur mantenendo un’identità di gioco che varia in base all’allenatore, al campionato e al livello della rosa, hanno fatto loro il concetto di globalità di squadra. In particolare, sia gli undici che possono schierare talenti individuali importanti, sia quelli che si esprimono principalmente tramite un gioco d’insieme, hanno ben compreso che tutti i giocatori devono partecipare alle due fasi di gioco. Dunque, la celebre frase “Si attacca in dieci e si difende in dieci” viene ultimamente messa in discussione. Questo perché non si può dimenticare il compito del portiere, che dalla tradizione considerato un ruolo “individuale” al servizio della squadra (numerose volte lo vediamo esultare, disperarsi e arrabbiarsi da solo per quello che accade circa cento metri più avanti di lui), ora è profondamente modificato.

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Si tratta di un fondamentale della tecnica del portiere che consente di districarsi da situazioni spinose cercando di indirizzare il pallone in zone poco pericolose. L’esecuzione, gli errori più comuni e le proposte pratiche.

L'evoluzione del gioco, l'instabilità e l'imprevedibilità dei palloni, che possono cambiare traiettoria improvvisamente a seconda di come calciati, e le caratteristiche dei giocatori, sempre più prestanti fisicamente, hanno portato molti numeri uno (e i loro mister) a privilegiare le respinte rispetto alle prese. Questo può anche essere corretto, ma è anche vero che una tra le più importanti discriminanti tra un buon portiere e uno di livello assoluto è proprio l'abilità nel bloccare la palla, con i vantaggi che ne conseguono. Ecco perché riteniamo sì importante tornare a incentivare la presa in allenamento, senza però dimenticare che le respinte sono un gesto tecnico da addestrare, allenare e consolidare poiché richieste durante il gioco e spesso sono l’unico modo per risolvere situazioni pericolose. Sarà compito degli allenatori, comunque, incoraggiare i portieri a eseguire uscite in presa anche in momenti difficili di una partita, sempre se realmente possibili: questo li renderà sicuramente più forti psicologicamente aumentandone l'autoefficacia e determinando un loro quadro psicologico differente.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di marzo in edicola o in abbonamento http://www.storesportivi.it/articoli/37/il_nuovo_calcio.html

Il training fisico del numero uno è chiaramente differente da quello degli altri giocatori in virtù del suo modello prestativo. Come organizzare le proposte per lo sviluppo della forza.

Il portiere riveste, nel gioco del calcio, un ruolo molto speciale. Infatti, le capacità di questo giocatore non sono legate solo all’intercetto del pallone con le mani; oltre a concentrazione e coraggio, il numero uno deve possedere rapidità di reazione, agilità in tutte le diverse direzioni e da ogni diversa posizione di partenza assunta; inoltre, deve essere in grado di rialzarsi celermente da terra e rituffarsi in un’altra direzione. Infine, deve essere in possesso di buone doti di esplosività per saltare e/o scattare. È da sottolineare che nei portieri di alto livello sono state trovate delle correlazioni positive tra la velocità di tuffo e quella di salto con contromovimento (Kraemer & Hakkinen, 2002).

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La Presse

Portieri

Come strutturare una progressione didattica per apprendere al meglio queste due gestualità tipiche del numero uno. I consigli e le esercitazioni.

Nel numero precedente abbiamo incentrato l’attenzione sulle uscite basse, descrivendone la didattica di quelle in presa. Sono state classificate infatti come uscite:
• in presa;
• a contrasto;
• a muro.

In questo articolo analizziamo le ultime due tipologie (a contrasto e a muro), che per didattica e atteggiamento, sono molto simili, anche se in realtà, nella pratica da campo, è opportuno agire principalmente sulle prime (a contrasto) rispetto alle seconde. Ma vedremo dopo il perché!

(Fotoservizio: La Presse)

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Un fondamentale tecnico utile all’estremo difensore per contrastare gli attaccanti lanciati verso la porta. Una progressione di lavoro e la didattica del gesto.

È luogo comune, tra giornalisti, addetti ai lavori o anche gruppi di amici che si ritrovano dopo le partite, attribuire al ruolo del portiere una certa dose di “follia”. Molti, infatti, intravedono nelle gestualità dell’estremo difensore una certa spregiudicatezza e incuranza del rischio. Tra i gesti tecnici che hanno contribuito alla nascita di tale luogo comune, troviamo sicuramente le uscite basse, indipendentemente dal fatto che siano a contrasto (quando il piede dell'attaccante e le mani del portiere arrivano contemporaneamente sul pallone), in anticipo o a muro (quando l'attaccante anticipa il portiere in uscita, ma il numero uno riesce comunque a opporre le proprie mani sul tiro “murandolo”).

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La Presse

Portieri

Tecnica e particolari di questo complesso gesto, fondamentale per i portieri moderni. Le foto esemplificative e gli esercizi.

Negli ultimi anni l'evoluzione del calcio ha determinato una variazione della prestazione del portiere, richiedendogli nuovi compiti tecnico-tattici durante la gara. Uno dei più evidenti è la necessità di dominare uno spazio di campo che è divenuto più ampio all'interno dell’area di rigore, attraverso uscite in avanti, basse, alte e respinte di pugno/i (due esempi nelle foto A e B), in cui si può notare come il portiere cerca l’anticipo sull’avversario.

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L’evoluzione del ruolo di portiere, tra cambi di regolamento e nuove richieste tattiche. Una digressione storica e tecnica per capire come agire in futuro.

Il modo migliore per rendere visivamente la trasformazione del ruolo del portiere è mettere a confronto due foto: quella in bianco e nero di James Spensley, il portiere-medico inglese che nel 1898 vinse da capitano del Genoa Cricket and Football Club il primo campionato italiano della storia, e quella a colori di Gigi Buffon, che da capitano della Juventus nello scorso maggio ha festeggiato lo scudetto nella decisiva partita con la Sampdoria. Il barbuto pioniere Spensley, camicia bianca a maniche lunghe arrotolate sul braccio, pantaloni alla zuava, calzettoni e scarponi pesanti, osserva attento le mosse dei compagni stando in piedi sulla linea ipotetica di una porta senza reti, coi pali quadrati, sul campo genovese di Ponte Carrega. L’atleta Buffon, il volto tiratissimo, la divisa ipertech, le scarpette fosforescenti sponsorizzate, scrutato in ogni gesto da una telecamera aerea, gioca il pallone coi piedi al limite dell’area del campo genovese di Marassi. La città di Genova è evidentemente l’unico aspetto che unisce le due istantanee, scattate a 117 anni di distanza: per il resto sembra appunto passato più di un secolo.

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