I comportamenti dei numeri uno per affrontare al meglio una giocata dall’esterno con l’attaccante che anticipa il difensore.

Nel gioco moderno, grazie alla match analysis, è possibile notare che diverse reti vengono segnate dopo un cross indirizzato in area con l’attaccante che riesce ad anticipare il diretto marcatore e calciare di prima intenzione oppure trovando l’impatto con il pallone di testa. Inoltre, capita spesso di osservare che, su queste giocate dall’esterno, vi sono dei pericolosi inserimenti in zona gol da parte dei centrocampisti. In tali situazioni il portiere è costretto a intervenire in diverse modalità:
• con una parata in tuffo dopo contromovimento;
• con un intervento in tuffo sulla corsa;
• con uno spostamento e un arresto.

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Foto: La Presse

Portieri

Quanto è determinante lavorare con il portiere sulla lettura di tempi e spazi in un contesto che si avvicina il più possibile alla partita. Come utilizzare lo scudo per rendere più “reali” le esercitazioni.

Il vecchio detto che i portieri siano tutti un po’ “matti” è stato ormai sfatato da diverso tempo. La parola d’ordine è infatti diventata… equilibrio. Niente “colpi di testa” quindi. O meglio, in questo articolo ci occuperemo sì dei colpi di testa, ma di un altro genere. Analizzeremo infatti tutto ciò che riguarda il gioco aereo per l’estremo difensore e le possibili strutturazioni/applicazioni delle esercitazioni nell’allenamento.

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Una situazione sempre più frequente nel calcio attuale grazie anche all’intenzione di numerose squadre di giocare palla da dietro e di proporre un calcio offensivo. Tutto quello che c’è da sapere per agire al meglio.

Nel calcio moderno l’1>1 (attaccante contro portiere, nel nostro caso) è una situazione di gioco sempre più frequente quanto decisiva. La volontà di comandare la partita attraverso il possesso palla e, una volta perso il pallone, quella di recuperarlo il prima possibile grazie a una pressione “in avanti”, portano spesso le squadre a trovarsi con numerosi giocatori coinvolti nel settore avanzato del campo. Tale atteggiamento, talvolta, espone gli undici a rapidi ribaltamenti di fronte e/o contropiedi, che spesso si concludono con l’attaccante “liberato” davanti al portiere.

Anche la fase di costruzione del gioco dal basso (sempre più diffusa) ha contribuito all’incremento del numero di 1>1 che il portiere è chiamato a gestire. La perdita della palla nella propria metà campo da parte di chi costruisce il gioco, può infatti permettere agli avversari di attaccare ampi spazi liberi, arrivando verticalmente e ra- pidamente in area/porta. Il calcio, infatti, è cambiato profondamente a tutte le latitudini con più squadre, senza alcuna distinzione tra “grandi” e “piccole”, che agiscono in tal modo. Di conseguenza, gli estremi difensori sono più spesso sollecitati nella difesa dello spazio, oltre che nel duello individuale con l’avversario.

IL DUELLO
Nello specifico, l’1>1 rappresenta una situazione complessa per le numerose informazioni che il numero uno deve elaborare per rispondere efficacemente e in tempi brevi al duello. Sono parecchi, infatti, i quesiti cui l’estremo difensore deve trovare risposta per agire al meglio...

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Allenamento. Portieri
L’attacco alla palla, la croce iberica, l’uscita brasiliana e la spaccata: quattro tipologie di intervento differenti utili in una situazione di 1>1. L’analisi dei vari comportamenti.

Nella formazione del giovane portiere vi sono, tra i centri tecnici delle varie federazioni europee e mondiali, dissimili impostazioni didattiche sui protocolli di lavoro. La diversità più nota, che contraddistingue le differenti scuole d’insegnamento, è nell’atteggiamento che il portiere deve adottare nella situazione di “1>1”. In questo scritto, proveremo ad approfondire le possibili interpretazioni.

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Una macchina utile all’allenatore dei numeri uno per lavorare in modo ottimale coi portieri sulle conclusioni dalla lunga distanza e non solo.

L’allenatore dei portieri, fino a qualche anno fa, aveva bisogno solo di palloni, di una porta o eventualmente di alcuni paletti. Ora il calcio si è voluto e per questo motivo anche l'allenamento ha dovuto modificarsi per rispondere alle nuove richieste del gioco. Tra gli elementi che sicuramente contraddistinguono il calcio attuale troviamo la straordinaria abilità dei giocatori di effettuare tiri da lontano (25-30 metri), imprimendo al pallone traiettorie e velocità poco prevedibili per esecuzione ed effetti. In passato queste tipologie di tiri non erano consuete nel nostro campionato e nelle competizioni continentali e internazionali, oggi, invece, con l'evoluzione dei materiali e anche delle metodiche di training, vengono ripetute più volte con frequenza ed efficacia in partita.
Le abilità dei giocatori di far compiere al pallone traiettorie così straordinarie, non riguardano solo i tiri in porta, ma anche i cross che si riscontrano nelle gare di massimo livello; sembrano delle vere e proprie conclusioni in porta, con velocità che alle volte possono aggirarsi intorno ai 100 km orari.

Per migliorare i nostri numeri uno, per allenarli adeguatamente a quanto richiesto dalla partita, ecco che ci viene in aiuto uno strumento costruito ad hoc: la macchina lanciapalloni.

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Speciale precampionato Portieri
Gli obiettivi e le indicazioni per gli allenatori dei portieri che devono pianificare il periodo iniziale della stagione. L’approfondimento: una progressione tecnica per l’uscita alta.

Nello sport, la preparazione atletica è definibile come il condizionamento fisico, muscolare e cardiorespiratorio, che induce l’atleta al raggiungimento di una condizione fisica tale da affrontare un’attività sportiva. Ne deriva che ogni disciplina necessità di una preparazione specifica. Gli aspetti da considerare sono molteplici per quanto riguarda il portiere e gli obiettivi durante il precampionato, l’argomento di questo articolo, abbracciano le componenti:
• tecniche e tattiche;
• condizionali e coordinative;
• psicologiche.

In questo scritto sui portieri, giovani e adulti, non saranno forniti dati e numeri, tabelle o grafici, che possono apparentemente colpire e trovare le attenzioni del lettore, ma saranno trattate le tematiche essenziali, fornendo delle linee guida prioritarie per costruire le corrette progressioni di lavoro. Per facilitare la comprensione, il testo è diviso in due parti: nella prima vi sono le indicazioni per gli adulti “dilettanti”, nella seconda per i giovani portieri.

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La Presse

Portieri

La didattica di questa tipologia di interventi, l’importanza dello spostamento e le esercitazioni per migliorare.

In questo ultimo articolo di questa serie riferita alla tecnica del portiere, analizzeremo la parata in tuffo, indipendentemente dal fatto che possa essere eseguita in presa o in deviazione. L’attenzione sarà, infatti, posta sulle modalità di spostamento da eseguire per effettuare l'intervento. Nel 2006 è stato pubblicato il libro-DVD “L'attacco alla palla” (Filippi, 2006), un ausilio didattico che condizionò il pensiero di molti allenatori di portieri. Parecchi, infatti, considerarono come unica strategia di intervento l'attacco della palla. In realtà, l’idea originaria non era certo quella di far nascere una “moda”, ma di studiare una tra le soluzioni “tecniche e tattiche” che il numero uno deve conoscere e utilizzare in partita. L'attacco della palla è sicuramente uno degli aspetti che ha caratterizzato le nuove generazioni di numeri uno, ma l’estremo difensore di oggi, come quello di ieri, deve essere capace di effettuare anche parate in distensione, con la corretta tipologia di spostamento per rendere la propria azione efficace e meno dispendiosa. Possiamo, quindi, sostenere che il portiere deve sì saper attaccare la palla, ma anche svolgere degli interventi “non in avanti”, diciamo “laterali”, quando questo è l'unico modo per intercettare il pallone ed evitare una segnatura.

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Il ruolo dell’estremo difensore è profondamente modificato nel corso dell’ultimo periodo. L’importanza nell’attività di base di proporre esercizi che integrano il lavoro coi piedi a quello specifico coi numeri uno.

Nell’arco degli ultimi vent’anni cambiamenti di varia natura sono avvenuti nella gestione delle squadre, sia a livello d’individualità – i giocatori “moderni” devono essere sempre più polivalenti e sapere affrontare un elevato numero d’incontri in una stagione – sia a livello collettivo. Sotto quest’ultimo aspetto, è rilevante far notare che tutti i club, pur mantenendo un’identità di gioco che varia in base all’allenatore, al campionato e al livello della rosa, hanno fatto loro il concetto di globalità di squadra. In particolare, sia gli undici che possono schierare talenti individuali importanti, sia quelli che si esprimono principalmente tramite un gioco d’insieme, hanno ben compreso che tutti i giocatori devono partecipare alle due fasi di gioco. Dunque, la celebre frase “Si attacca in dieci e si difende in dieci” viene ultimamente messa in discussione. Questo perché non si può dimenticare il compito del portiere, che dalla tradizione considerato un ruolo “individuale” al servizio della squadra (numerose volte lo vediamo esultare, disperarsi e arrabbiarsi da solo per quello che accade circa cento metri più avanti di lui), ora è profondamente modificato.

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Si tratta di un fondamentale della tecnica del portiere che consente di districarsi da situazioni spinose cercando di indirizzare il pallone in zone poco pericolose. L’esecuzione, gli errori più comuni e le proposte pratiche.

L'evoluzione del gioco, l'instabilità e l'imprevedibilità dei palloni, che possono cambiare traiettoria improvvisamente a seconda di come calciati, e le caratteristiche dei giocatori, sempre più prestanti fisicamente, hanno portato molti numeri uno (e i loro mister) a privilegiare le respinte rispetto alle prese. Questo può anche essere corretto, ma è anche vero che una tra le più importanti discriminanti tra un buon portiere e uno di livello assoluto è proprio l'abilità nel bloccare la palla, con i vantaggi che ne conseguono. Ecco perché riteniamo sì importante tornare a incentivare la presa in allenamento, senza però dimenticare che le respinte sono un gesto tecnico da addestrare, allenare e consolidare poiché richieste durante il gioco e spesso sono l’unico modo per risolvere situazioni pericolose. Sarà compito degli allenatori, comunque, incoraggiare i portieri a eseguire uscite in presa anche in momenti difficili di una partita, sempre se realmente possibili: questo li renderà sicuramente più forti psicologicamente aumentandone l'autoefficacia e determinando un loro quadro psicologico differente.

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Il training fisico del numero uno è chiaramente differente da quello degli altri giocatori in virtù del suo modello prestativo. Come organizzare le proposte per lo sviluppo della forza.

Il portiere riveste, nel gioco del calcio, un ruolo molto speciale. Infatti, le capacità di questo giocatore non sono legate solo all’intercetto del pallone con le mani; oltre a concentrazione e coraggio, il numero uno deve possedere rapidità di reazione, agilità in tutte le diverse direzioni e da ogni diversa posizione di partenza assunta; inoltre, deve essere in grado di rialzarsi celermente da terra e rituffarsi in un’altra direzione. Infine, deve essere in possesso di buone doti di esplosività per saltare e/o scattare. È da sottolineare che nei portieri di alto livello sono state trovate delle correlazioni positive tra la velocità di tuffo e quella di salto con contromovimento (Kraemer & Hakkinen, 2002).

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La Presse

Portieri

Come strutturare una progressione didattica per apprendere al meglio queste due gestualità tipiche del numero uno. I consigli e le esercitazioni.

Nel numero precedente abbiamo incentrato l’attenzione sulle uscite basse, descrivendone la didattica di quelle in presa. Sono state classificate infatti come uscite:
• in presa;
• a contrasto;
• a muro.

In questo articolo analizziamo le ultime due tipologie (a contrasto e a muro), che per didattica e atteggiamento, sono molto simili, anche se in realtà, nella pratica da campo, è opportuno agire principalmente sulle prime (a contrasto) rispetto alle seconde. Ma vedremo dopo il perché!

(Fotoservizio: La Presse)

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Un fondamentale tecnico utile all’estremo difensore per contrastare gli attaccanti lanciati verso la porta. Una progressione di lavoro e la didattica del gesto.

È luogo comune, tra giornalisti, addetti ai lavori o anche gruppi di amici che si ritrovano dopo le partite, attribuire al ruolo del portiere una certa dose di “follia”. Molti, infatti, intravedono nelle gestualità dell’estremo difensore una certa spregiudicatezza e incuranza del rischio. Tra i gesti tecnici che hanno contribuito alla nascita di tale luogo comune, troviamo sicuramente le uscite basse, indipendentemente dal fatto che siano a contrasto (quando il piede dell'attaccante e le mani del portiere arrivano contemporaneamente sul pallone), in anticipo o a muro (quando l'attaccante anticipa il portiere in uscita, ma il numero uno riesce comunque a opporre le proprie mani sul tiro “murandolo”).

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La Presse

Portieri

Tecnica e particolari di questo complesso gesto, fondamentale per i portieri moderni. Le foto esemplificative e gli esercizi.

Negli ultimi anni l'evoluzione del calcio ha determinato una variazione della prestazione del portiere, richiedendogli nuovi compiti tecnico-tattici durante la gara. Uno dei più evidenti è la necessità di dominare uno spazio di campo che è divenuto più ampio all'interno dell’area di rigore, attraverso uscite in avanti, basse, alte e respinte di pugno/i (due esempi nelle foto A e B), in cui si può notare come il portiere cerca l’anticipo sull’avversario.

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L’evoluzione del ruolo di portiere, tra cambi di regolamento e nuove richieste tattiche. Una digressione storica e tecnica per capire come agire in futuro.

Il modo migliore per rendere visivamente la trasformazione del ruolo del portiere è mettere a confronto due foto: quella in bianco e nero di James Spensley, il portiere-medico inglese che nel 1898 vinse da capitano del Genoa Cricket and Football Club il primo campionato italiano della storia, e quella a colori di Gigi Buffon, che da capitano della Juventus nello scorso maggio ha festeggiato lo scudetto nella decisiva partita con la Sampdoria. Il barbuto pioniere Spensley, camicia bianca a maniche lunghe arrotolate sul braccio, pantaloni alla zuava, calzettoni e scarponi pesanti, osserva attento le mosse dei compagni stando in piedi sulla linea ipotetica di una porta senza reti, coi pali quadrati, sul campo genovese di Ponte Carrega. L’atleta Buffon, il volto tiratissimo, la divisa ipertech, le scarpette fosforescenti sponsorizzate, scrutato in ogni gesto da una telecamera aerea, gioca il pallone coi piedi al limite dell’area del campo genovese di Marassi. La città di Genova è evidentemente l’unico aspetto che unisce le due istantanee, scattate a 117 anni di distanza: per il resto sembra appunto passato più di un secolo.

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L’impostazione del periodo iniziale con i numeri uno. Gli obiettivi da perseguire, le proposte da utilizzare un circuito di forza da utilizzare tre giorni a settimana proposto da Ruben Scotti.

Era il giugno del 2001, lo ricordo ancora, e l’amico Ferretto (organizzatore degli stage di aggiornamento sui portieri a Tabiano Terme) mi invitò per una lezione. Preparai un lavoro sulle uscite basse e alla fine della giornata ero molto stanco. Ma non vedevo l'ora di approfittare della presenza degli altri relatori e condividere un momento di crescita professionale attraverso il confronto. Anche perché, a luglio, avrei iniziato una nuova stagione e il tormentone della preparazione estiva mi toglieva… il sonno. Ero agli inizi della mia carriera da allenatore, è normale che avessi dubbi; allora, chiamai il mio amico di sempre, Claudio Filippi (anche lui relatore quel giorno), cercando di avere più informazioni possibili. Volevo sapere, ma non volevo dimostrare di non sapere....

Perché questa digressione personale? Perché oggi tanti amici-colleghi alle prime armi vivono il mio stesso “incubo” di allora. Cosa consiglio? Che il pre-campionato, nonostante sia uno dei periodi più particolari dell'intera stagione, deve essere vissuto da noi allenatori dei portieri in modo molto sereno in quanto abbiamo un compito abbastanza semplice rispetto al tecnico della squadra: migliorare le capacità tecniche, tattiche, fisiche e psicologiche dei nostri numeri uno per consentire loro di acquisire uno stato di forma eccellente, sin dall'inizio dell'attività agonistica.

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La Presse

Portieri

Un fondamentale tecnico determinante per l’estremo difensore, che gli permette di farsi trovare pronto su una doppia conclusione. La didattica.

Come è ormai ben noto la prestazione del portiere è caratterizzata da interventi intensi di breve durata, intervallati da recuperi ampi con rari momenti di recupero incompleto. Le azioni di gioco del numero uno, infatti, durano al massimo tre secondi e le “azioni” in successione possono essere due e in rari casi tre. Capita, infatti, di osservare portieri che dopo un primo intervento in deviazione si rialzano rapidamente compiendo grandi parate sul tiro successivo.

Nella maggior parte dei casi, il “secondo” è determinato dalla velocità e dalla corretta esecuzione della “rialzata” che, per dinamica e tempi, consente al portiere di:
• trovarsi in appoggio e in equilibrio per il tiro successivo;
• opporsi a una conclusione già indirizzata verso la porta (parata in recupero);
• recuperare con un’uscita bassa o a contrasto un pallone che rimane in una zona potenzialmente pericolosa.

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Un gesto tecnico assolutamente da insegnare al giovane portiere. Quanto conta l’esecuzione corretta e la lettura tattica.

Nel primo articolo dedicato alla tecnica del portiere vi abbiamo parlato della presa nelle sue diverse forme. Si trattava, appunto, di un’azione difensiva. Come è noto, però, i numeri uno hanno anche l’obiettivo di dare il via al gioco grazie ad azioni offensive. Queste ultime possono essere eseguite sia con l'utilizzo dei piedi sia delle mani. In questo scritto l’attenzione è incentrata sulla tecnica del rilancio con le mani, una giocata d’attacco estremamente importante e non da trascurare.

Nonostante più del 43% delle azioni offensive del numero uno avvengano con i piedi e solamente il 15,3% con le mani (Arcelli & Borri, 2009), riteniamo essenziale studiare attentamente la particolarità di questo “fondamentale” in quanto, nel calcio moderno, la necessità di trovare sbocchi alla manovra offensiva ha portato a ricercare maggiormente l’ampiezza (Filippi, 2006). Pertanto, un corretto rilancio di mano può essere sicuramente più efficace, preciso e veloce rispetto a uno di piede.

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Una nuova serie di articoli sui gesti tipici dei numeri uno. Sarà analizzata nei dettagli la tecnica esecutiva con fotografie ad hoc e verranno proposte alcune esercitazioni per migliorare.

La presa sin dagli anni ‘60 era considerata uno degli aspetti tecnici utilizzati per definire la bontà o meno di un portiere. In quel periodo storico, in cui la maggior parte degli italiani economicamente era in difficoltà, il guanto da portiere veniva visto come un lusso che pochi potevano permettersi. E, se la domenica il numero uno entrava in campo senza, nessuno lo accusava di certo. Pertanto, molti portieri continuarono a giocare senza guanti, anche quando questo indumento incominciava a diffondersi. Il guanto infatti, in quel periodo, non era niente più che un oggetto rudimentale coi portieri che si affannavano per individuare il materiale più adatto per migliorare, anche solo di poco, la presa. Sotto il profilo strettamente calcistico, un momento determinante per la storia di questo “mezzo” e quindi “della presa per il portiere”, è stato il passaggio dal pallone in cuoio a quello in materiale plastico agli inizi degli anni ‘70.

Il nuovo materiale utilizzato per i palloni ha reso sicuramente più veloce il gioco e spettacolare la varietà delle soluzioni balistiche degli specialisti del calcio da fermo, ma ha aumentato le difficoltà di presa da parte dell’estremo difensore, sia per la potenza e l’effetto della conclusione sia per la lettura delle traiettorie. I portieri, che hanno giocato a cavallo delle ere del pallone in cuoio e di quello plastificato, hanno confermato che i primi avevano cuciture così spesse, che fornivano veri e propri appigli per la presa. Inoltre, queste cuciture, con la pioggia, tendevano a ispessirsi, favorendo ulteriormente l'aggancio; questo rappresenta uno dei motivi per cui si riusciva a giocare anche a mani nude o con guanti di pelle leggera. I palloni plastificati, al contrario, hanno portato i numeri uno a non poter fare a meno dei guanti, sia per la velocità raggiunta dalla palla, sia per il sistema di gioco moderno, e a consolidare, quindi, altri fondamentali, come la respinta e la deviazione (Ferrari & Ferron, 2010).

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Come è cambiato e sta cambiando il ruolo del portiere, chiamato sempre più a giocare coi piedi e in particolar modo a impostare l’azione dal basso.

Nel calcio globalizzato i mutamenti tattici e tecnici sono rapidissimi. Quando il calcio era più “bloccato”, le grandi intuizioni (il “libero” degli anni sessanta, il calcio totale dell’Ajax, il pressing del Milan, il più recente tiki-taka del Barcellona) hanno assunto il valore di autentiche rivoluzioni. Tuttavia, malgrado l’innalzamento del livello medio di preparazione, non è semplice trovare un cambiamento significativo in questo periodo; l’unico di una certa importanza è legato al ruolo del portiere, che sta subendo un mutamento radicale e richiede un allenamento specifico sempre più intenso e coordinato con quello dei compagni. Da tempo, non si tratta più di un giocatore avulso dal contesto dei calciatori di movimento; difficilmente parliamo di una sorta di acrobata capace di rimediare agli errori altrui con “parate miracolose”, pensate alle mitiche figure di Zamora, Jašin o lo stesso Zoff.

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Il giovane numero uno deve imparare sin da piccolo a orientarsi in funzione di diversi riferimenti e a “leggere” la traiettoria della palla. Le esercitazioni per migliorare.

Lo spazio è lo scenario nel quale si sviluppano gli eventi della vita quotidiana e, per quel che riguarda gli allenatori, è il luogo in cui si svolgono le dinamiche calcistiche. Durante la pratica sportiva lo spazio di gioco è un’entità “dinamica” che muta costantemente, inviando all’apparato sensoriale degli atleti un’innumerevole quantità di stimoli che, elaborati dal cervello, condizionano le valutazioni e le decisioni dei giocatori. Il mondo esterno, e in particolare la percezione delle situazioni di gioco, per questo motivo dipende profondamente dagli organi di senso e dalla loro efficienza. In età evolutiva deve essere posta l’attenzione sulla maturazione fisiologica di tali apparati e sul loro sviluppo, in particolare sull’ampliamento del bagaglio di esperienza dell’osservatore stesso.

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L’importanza di allenare i numeri uno del vivaio mediante mezzi che consentano un’interazione tra capacità fisiche, abilità tecnico-tattiche e aspetti cognitivi.

Il processo di trasformazione che ha investito il mondo del calcio e il ruolo del portiere negli ultimi anni, dovuto a cambiamenti regolamentari e alle evoluzioni delle diverse interpretazioni tattiche, ha portato a una notevole riduzione degli spazi e dei tempi di gioco, producendo un vertiginoso innalzamento della velocità delle azioni. Per questo motivo, sono mutate notevolmente anche le caratteristiche dell’estremo difensore. Il calcio è uno sport di situazione open skill, ad abilità aperte, con una moltitudine di variabili. Un numero uno efficace deve essere “mentalmente” dotato e avere notevoli capacità cognitive per essere in grado di affrontare i continui cambiamenti dell'ambiente esterno, oltre ad avere una buona lettura del continuo flusso dei più svariati stimoli che riceve. L’allenatore dei portieri che lavora in ambito giovanile non può, pertanto, esimersi dal considerare quanto indicato; l'obiettivo di chi opera con i giovani portieri non deve essere limitato al solo sviluppo della tecnica di base, ma deve mirare alla formazione di un estremo difensore “pensante”, in grado di leggere le situazioni di gioco ed elaborare velocemente risposte motorie appropriate. Durante la gara, infatti, il numero uno è sollecitato in maniera rilevante nell’interpretazione delle situazioni, in funzione dello spazio e del tempo, in particolar modo per quel che riguarda velocità, posizione e traiettorie della palla, del posizionamento rispetto alla sfera stessa e degli avversari. Senza dimenticare la relazione con lo spazio in cui deve intervenire (ad esempio, in un uscita dentro o fuori area di rigore).

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I numeri uno, fin dal settore giovanile, devono essere abituati a comunicare nel modo corretto coi compagni di squadra per aiutarli in diverse situazioni di gioco.

Tra le numerose caratteristiche che contraddistinguono il ruolo del portiere assume una posizione di assoluto rilievo la capacità di comunicare efficacemente con i compagni. Sicuramente la quasi totalità dei tecnici, con i quali ogni allenatore di numeri uno ha collaborato, più e più volte ha posto in evidenza la necessità di avere nel proprio gruppo degli estremi difensori capaci di impartire “ordini”, di aiutare e collaborare con la squadra. I dettami indicati dal numero uno sono di particolare utilità a tutto il resto dell’undici, in quanto è l’elemento che, vista la propria posizione, ha una visuale globale del posizionamento dei propri compagni, degli avversari e degli avvenimenti della gara.

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Iniziare la stagione con i giovani portieri: le attenzioni da avere per programmare, l’importanza di conoscere le loro caratteristiche e i presupposti operativi per migliorare tecnica, forza e componenti aerobiche.

Come per gli adulti, anche in ambito giovanile, la fine del campionato e dei tornei è un momento particolare della stagione. L’allenatore dei numeri uno deve interrogarsi sul suo operato, pensare ai miglioramenti ottenuti e agli aspetti su cui incidere maggiormente per aiutare la crescita dei suoi ragazzi. Più che considerare i “titoli” conquistati, questo periodo è determinante per riflettere. “Come posso migliorare la presa o l’uscita bassa?” “In che modo posso trasmettere con efficacia la mia filosofia operativa?” Questi sono solo alcuni tra i diversi quesiti che deve porsi un mister. Il tutto in vista, appunto, di un nuovo precampionato. Allenare il settore giovanile è, infatti, un lavoro da maestri. Di maestri che si preoccupano di “curare”, come i vetrai di Murano, tutti i particolari. In giovane età, infatti, alla stregua del vetro appena uscito dal forno, il giocatore è malleabile, plasmabile ed è proprio in tale fase che si può intervenire in modo costante e continuativo. Occorre una grande attenzione perché un’azione inadeguata potrebbe esaltare i difetti del ragazzo o addirittura nascondere o inibire le sue qualità. Provocando un danno che rimarrà per tutta la sua carriera. Ecco che sono indispensabili competenze, passione e conoscenze.

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Conoscenza dei propri estremi difensori e pianificazione degli aspetti fisici e tecnico-tattici: questi i due obiettivi principali del precampionato. Un precampionato che deve essere organizzato secondo la metodologia pensata per tutta la stagione.

Il campionato è finito, i risultati sono sotto gli occhi di tutti e ci si interroga sull’andamento della stagione appena trascorsa (Filippi, 2009). È un momento particolare, si pensa a ciò che di buono è stato fatto e cosa bisogna migliorare; in pratica, ci si proietta sul futuro e con un pizzico di adrenalina si prepara la nuova avventura. Una nuova sfida è alle porte, un nuovo ritiro pre-campionato darà l’imprinting all'intera stagione. Da anni, durante i corsi di aggiornamento, incontro allenatori di portieri che mi chiedono: «Parliamo della preparazione pre-campionato? Come possiamo comportarci?». Le domande sono ricorrenti, pertanto sicuramente l’argomento è di comune interesse. Infatti, in particolar modo durante l’estate, anche gli allenatori dei portieri delle squadre dilettantistiche, diventano un po’ “professionisti”, cioè hanno a disposizione parecchie sedute ravvicinate; talvolta c’è spazio sia per l’allenamento mattutino sia per quello pomeridiano. Quindi il quesito è: l’allenamento è solo un contenitore in cui inserire delle esercitazioni oppure è un periodo nel quale utilizzare proposte progressive per conoscenza e difficoltà, utili a raggiungere obiettivi fisici, tecnici e tattici? Proviamo a rispondere nelle prossime righe a questa e altre domande che vengono di conseguenza.

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L’utilizzo delle sagome è un valido supporto per l’allenamento dei portieri per riprodurre in modo più veritiero quanto può accadere in gara. Le esercitazioni per le diverse situazioni di gioco.

Uno dei capisaldi dell’allenamento moderno è la ricerca di mezzi che seguano il “principio della realisticità”, ossia che permettano di costruire esercitazioni che simulino per posizioni, tempi e spazi le situazioni di gioco più frequenti che accadono in partita. Queste possono consentire al portiere, durante la settimana, di rivivere delle “scene di gioco” con la possibilità di sbagliare o di risolverle attraverso strade corrette o meno “ortodosse”, che implicano comunque un confronto costruttivo con il tecnico. Spesso per realizzare situazioni verosimili, si ricorre all’utilizzo di attrezzi di supporto: reti elastiche, scudo, deviatori anche dalle forme “bizzarre” o altro ancora. Ma l’attrezzo più diffuso sui campi è probabilmente la sagoma gonfiabile. E a tale argomento dedicheremo questo scritto.

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La macchina lanciapalloni è uno strumento utile per allenare i portieri a opporsi alle conclusioni da fuori area. Conclusioni che possono essere codificate secondo i parametri di velocità e traiettoria.

“In un torneo di calcio interplanetario giocato sulla luna, un giocatore che tira una punizione non riuscirebbe mai ad aggirare la barriera. Certo, potrebbe calciare la palla in modo da farla ruotare su se stessa, ma questo non basterebbe per produrre una traiettoria ad effetto. Sulla luna manca, infatti, un ingrediente fondamentale per le conclusioni ‘a giro’: l’aria” (Ludwing & Guerriero, 2011). Detto questo, potremmo ipotizzare che per un portiere giocare sulla luna sarebbe molto più semplice, le traiettorie sarebbero più comprensibili e si ridurrebbe parecchio il fattore imprevedibilità legato appunto alle traiettorie. Sul pianeta terra, invece, tutto è molto più complesso a causa dell'effetto Magnus (vedi box a lato). Ludwing & Guerriero affermano, infatti, che è l’effetto Magnus che dà la possibilità ai più grandi campioni di inventare conclusioni o giocate del tutto sorprendenti, che rendono più spettacolare il calcio. Non a caso i telecronisti utilizzano aggettivi superlativi per descrivere i tiri dei “maestri dalle traiettorie impossibili”, dalle “tre dita” di Roberto Carlos alla “maledetta” di Andrea Pirlo. Nel calcio, tra i fattori che possono portare a gol sensazionali, sono proprio le capacità di questi elementi in grado di realizzare traiettorie di difficile intuizione e comprensione da parte degli estremi difensori. Un aspetto che ha aiutato non poco i grandi tiratori sono le evoluzioni dei materiali tecnici, si pensi a come erano le scarpe da gioco fino a qualche anno fa e come sono ora. Un cambio radicale, però, è avvenuto nei palloni, che, con la loro alta deformabilità e nuova condotta aerodinamica, hanno complicato non poco la vita ai numeri uno.

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La prima parte dell’intervista all’allenatore del Verona Ermes Morini l’abbiamo pubblicata sul numero di febbraio. In questo scritto, vi proponiamo ulteriori risposte del mister dei numeri uno emerse nell’intervista con Claudio Rapacioli.

Lavori più sulla tecnica o sulle situazioni?
«Sono fondamentali entrambi. Mandorlini nell’arco della settimana opera molto con la squadra schierata e propone situazioni che coinvolgono anche il numero uno, in particolare nelle partitelle a tema. E quindi la componente situazione si sviluppa bene anche in tale contesto. La tecnica è di mia pertinenza, ma cerco spesso di utilizzare esercitazioni che combinino le due componenti».

Come prepari la partita della domenica coi portieri?
«Abbiamo una serie di filmati degli avversari, con le loro caratteristiche, le situazioni ricorrenti, le conclusioni, movimenti e le palle inattive. Li mostro ai ragazzi e ne discutiamo insieme. L’importante poi è che il portiere quando va in campo sia preparato mentalmente alle situazioni che può incontrare».

In che modo analizzi la gara precedente con il portiere?
«Non sono un allenatore che sta troppo addosso ai suoi atleti. Non vi è un’analisi costante dopo ogni gara, la facciamo solo quando serve. Se ho dei dubbi, guardo e riguardo il video, poi ne parliamo e vediamo insieme cosa è accaduto, in modo da ragionare sui particolari. Se occorre, ci comportiamo allo stesso modo sul campo».

Quanto è importante la componente psicologica per il portiere e quanto può influire il preparatore dei portieri in questo ambito?
«Non penso sia necessario fare sedute di terapia a livello psicologico – scherza Ermes. È determinante l’atteggiamento durante la settimana, sempre positivo e sempre improntato a trasmettere fiducia e coraggio. Questo è il modo per avere un portiere forte di “testa”! Puoi essere bravo tecnicamente, tatticamente, ma se al primo errore ti “butti giù”, non puoi essere competitivo».

Che differenza c’è tra allenare i portieri delle prime squadre e quelli del settore giovanile?
«In prima squadra devi essere al servizio dei ragazzi, assecondare le loro caratteristiche e cercare di esaltarne la qualità, senza snaturarli, e di migliorare quelli che possono essere i loro difetti. Devono mantenere un livello di rendimento elevato il più a lungo possibile durante la stagione. Nel settore giovanile si hanno molte più responsabilità a livello di esempio, di formazione e di insegnamento. Poi, c’è tutto un bagaglio tecnico che devi sapere trasmettere ai ragazzi, grazie a una programmazione che li porti alla fine del “percorso” ad avere delle basi tecniche indispensabili per proseguire la propria carriera. In prima squadra, l’obiettivo di lavoro è immediato, nei giovani è più a lungo termine».

Cosa consigli a chi vuole intraprendere la carriera di preparatore dei portieri?
«L’umiltà prima di tutto. Non devi mai pensare di possedere il “verbo”, ma metterti sempre in discussione. Poi, si deve sempre essere a disposizione dei propri atleti cercando di trasmettere loro il più possibile».

Le caratteristiche del riscaldamento dei numeri uno della massima serie sono state analizzate nel corso di un’intera stagione. Diventano il punto di partenza per impostare la messa in azione con estremi difensori di qualsiasi categoria e livello.

Negli ultimi anni la ricerca in ambito calcistico ha analizzato con maggiore attenzione il ruolo del portiere, studiandolo in situazione di partita e allenamento…, ma poco si è detto della fase che precede la gara, quello che comunemente viene definita “riscaldamento pre-partita”. Che, a nostro parere, sarebbe più opportuno chiamare “attivazione pre-gara”. Per entrare nei dettagli di questo momento così importante per il numero uno, abbiamo deciso di analizzare 18 riscaldamenti di portieri di serie A della stagione 2011-12, distinguendo, attraverso un’analisi accurata di immagini televisive appositamente predisposte, tutte le attività svolte dagli estremi difensori durante l’attivazione pre-partita e osservando “attimo per attimo” i tempi e i contenuti. La ricerca che abbiamo realizzato vuole essere uno studio qualitativo su basi quantitative, che consenta delle considerazioni valide a tutti gli allenatori dei portieri nelle diverse categorie.

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L’importanza dell’avviamento al ruolo di portiere nelle prime categorie dell’attività di base. Le attenzioni da avere coi più piccoli e come mescolare aspetti ludici, motori e tecnici.

L’avviamento al ruolo del portiere avviene principalmente nelle fasce d’età dell’attività di base, ovvero coi bambini dai 6 ai 12 anni, Piccoli Amici (6/8 anni), Pulcini (8/10 anni) ed Esordienti (10/12 anni). Le società, solitamente, incaricano un istruttore di impartire correttamente le prime nozioni legate al ruolo; è chiaro che il tecnico deve avere competenze specifiche per preparare un portiere, ma deve anche conoscere le meccaniche comportamentali tipiche dell’età. Il preparatore dei portieri della “scuola calcio”, infatti, deve organizzare uno o più gruppi omogenei, pianificare il proprio intervento e impostare il lavoro da campo. L’intervento specifico, però, nell’attività di base è rivolto principalmente ai Pulcini e agli Esordienti, mentre per i Piccoli Amici (anche qualora un allievo manifestasse particolare interesse e propensione per difendere la porta) conviene che tutti vivano in forma ludica esperienze multi-sportive, utili a costruire un bagaglio motorio e coordinativo il più variegato possibile. Infatti, la specializzazione precoce è sconsigliata per qualsiasi ruolo.

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Dopo l’intervento il numero deve comprendere se far ripartire l’azione immediatamente oppure se temporeggiare. Inoltre, l’estremo difensore deve scegliere tra l’appoggio e il rilancio. Una serie di esercitazioni da proporre in allenamento.

Quando un portiere effettua un intervento e riesce a bloccare la palla, in una frazione di secondo magicamente si trasforma da ultimo baluardo difensivo a primo attaccante e questa inversione di ruoli, se ben sfruttata, può diventare una soluzione tattica importante per dare avvio a una manovra offensiva. Ovviamente, la scelta dei tempi e la lettura della gara diventa importante in questa situazione, perciò il numero uno deve leggere il momento e di conseguenza accelerare o perdere qualche attimo prezioso, utile a far rifiatare i compagni. Questa considerazione può sembrare banale e scontata, ma basta osservare una partita con occhio attento per vedere che alcuni portieri, dopo aver effettuato un intervento, non riescono a vedere la possibilità di giocata e rimangono a terra 3-4 secondi perdendo attimi preziosi per dare inizio alla manovra. E questo non piace agli allenatori, poiché sono sempre più quelli che propongono un calcio che mira a costruire partendo dal basso, evitando di utilizzare, se non sono più che costretti, delle situazioni con palla lunga.

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