Il nostro viaggio nei settori giovanili italiani, per questa stagione, si conclude a Milano. Proprio dove siamo partiti. Questa volta le protagoniste sono le ragazze dell’Inter. Il direttore Roberto Samaden e il responsabile dell’attività di base, Giuliano Rusca ci raccontano l’interesse della società nerazzurra per il calcio femminile. Stefano Torriani e Alessio Marelli ci portano direttamente in campo a vedere gli allenamenti.

All’Inter il calcio femminile è di casa. Infatti, c’è da diversi anni una sinergia con l’Inter femminile grazie al legame con Beppe Baresi, bandiera dell’Inter e secondo di Mourinho, e sua moglie Elena Tagliabue. Ci raccontano tutto del progetto attuale Roberto Samaden, il direttore del settore giovanile, Giuliano Rusca, il responsabile dell’attività di base che segue con attenzione le squadre femminili, Stefano Torriani, il responsabile tecnico per le giovani giocatrici e Alessio Marelli, mister della squadra Giovanissime 2003. Partiamo dall’esperienza del direttore Samaden.

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Il progetto strutturato dalla società del patron Squinzi per il calcio femminile. L’organizzazione, la filosofia, le prospettive.

Ci sono diverse strade che si possono percorrere per allestire un settore femminile. Si può partire creando un vivaio ex novo come abbiamo illustrato nei numeri scorsi (vedi il progetto del Milan, della Roma e del Genoa) o iniziare da una realtà già presente nel territorio. A raccontarci le scelte del Sassuolo, il direttore organizzativo del settore giovanile maschile, Alessandro Terzi e la responsabile della sezione femminile, Maria Grazia Azzolini. Quindi, andremo sul campo con l’allenatrice delle Giovanissime, Patrizia Idili.

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Una progressione didattica per allenare l’1>1 con una serie di esercitazioni di tecnica di base e tattica individuale. Le differenze tra uomo e donna.

Le differenze tra calciatori e calciatrici sono state analizzate e spiegate bene già in letteratura, sotto diversi punti di vista. Evidenti diversità si possono riscontrare a livello antropometrico e di struttura, sotto il profilo delle capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) e su aspetti specifici che possono influenzare la performance dell’atleta donna. Come già spiegato in alcuni articoli apparsi su Il Nuovo Calcio e come sviluppato approfonditamente nel testo in pubblicazione dopo la prima quindicina di questo mese intitolato “Allenare nel calcio femminile”, risulta fondamentale conoscere il modello prestativo, che, come in tutte le categorie, presenta delle naturali differenze per quanto concerne gli elementi essenziali che contribuiscono allo sviluppo della prestazione. Le intensità di gara, il tempo effettivo, le pause di gioco, le differenze per ruolo e le indicazioni che ci fornisce la bibliografia dal punto di vista della performance in campo, sono solo alcuni fra i punti che è necessario approfondire per cercare di costruire al meglio e calibrare anche sotto una prospettiva metabolica corretta, le sedute della nostra squadra.

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Come è nato e come si lavora nel vivaio della società rossoblu. Le indicazioni di Daniele Corazza, il responsabile dell’intera cantera del Bologna e di Daniela Tavalazzi, la responsabile tecnica dell’area femminile. Una seduta di allenamento.

Quando si parla di calcio femminile, si fa subito riferimento alla nuova riforma e alla possibilità offerta ai club di serie A di promuovere il “movimento in rosa”, costruendo un vero e proprio vivaio. C’è chi ha scelto di partire da zero e chi, come il Bologna, raccoglie i frutti di ciò che ha seminato negli anni passati. A raccontarci il tutto, Daniele Corazza e Daniela Tavalazzi, veri e propri protagonisti di questa “avventura”. Il progetto del Bologna può essere un esempio per altre realtà che lavorano nello stesso territorio a unire le proprie forze per la crescita del movimento. Partiamo da Daniele Corazza, responsabile di tutta la cantera rossoblu.

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Siamo partiti da Milano e abbiamo visto le ragazze del Milan allenarsi. Ci siamo spostati a Genova, dove il calcio è nato per la seconda volta con la sua squadra femminile. E ora siamo andati a vedere come si è diffuso nella capitale, sponda giallorossa.

Il coordinatore della Scuola Calcio Femminile della Roma, e già tecnico della Nazionale Femminile Under 19 nel 2008, con la quale ha vinto il campionato Europeo in Francia, è Corrado Corradini e ci racconta il progetto legato al vivaio femminile. Poi la parola passa a Gianmarco Migliorati, il responsabile della formazione.

Si parte dagli stessi presupposti...
«Esatto. Avere un’impronta professionistica è possibile solo se si inizia dalle stesse condizioni. Dare la possibilità a queste bambine, come per i colleghi maschi, di allenarsi con le proprie coetanee fin dalla primissima età è determinante. Solo partendo “dal basso” in termini di mentalità si può crescere. Il 70% delle nostre ragazze giocava già in squadre maschili o di calcio a 5. La società ha desiderato incominciare da zero, formando così le giocatrici.»

Dove si allenano?
«Abbiamo iniziato l’attività al centro “Giulio Onesti” dell’Acquacetosa, dove si allenano i ragazzi dell’Academy. In un anno siamo passati da 1 a 5 squadre, da 25 a 96 tesserate. Quindi, abbiamo scelto di dedicare il centro sportivo Pio XI, zona San Pietro, a utilizzo quasi esclusivo del femminile. Visti i numeri volevamo garantire 3 sedute settimanali al fine di mantenere l’impronta professionistica!»

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Anche il club più antico d’Italia, il Genoa, ha il suo settore giovanile femminile. Dall’anno scorso, con le prime ventiquattro giocatrici under 14, è nato il progetto del Grifone. Che ora si sta sviluppando e mira ad aumentare numeri e qualità. L’intervista al delegato per il settore femminile, al tecnico dell’Under 14 e al preparatore.

Quando si pensa a Genova viene in mente anche il luogo dove è nato il calcio in Italia. È il 1893 e in quell’anno viene appunto fondato il Genoa Cricket Football Club, la squadra più antica d’Italia! La croce di San Giorgio, simbolo della città, ricorda la paternità del calcio con le sue origini inglesi. Genoa, traduzione inglese del capoluogo ligure, rievoca l’incontro tra due culture che condividono la passione per il football. E a difendere i colori del Grifone da questa stagione ci sono anche tre squadre di calcio femminile: under 10, 12 e 14. Abbiamo, quindi, ascoltato il delegato per il settore femminile, Santo Brignone, che ricopre anche il ruolo di segretario del settore giovanile, e l’allenatore della squadra under 14, Luca De Guglielmi.

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Capire se ci sono differenze e quali tra allenare bambini e bambine è un passo importante per qualsiasi allenatore. Per questo abbiamo pensato a una serie di articoli per analizzare filosofie, metodi ed esercitazioni dei diversi club professionistici in versione femminile. Realizzeremo alcune interviste ad allenatori, preparatori, responsabili per scoprire l’intero movimento. Abbiamo iniziato dal Milan e Roberta Antignozzi col suo staff.

Da più di un anno i vivai femminili iniziano a diffondersi, c’è chi si accontenta di avere le tesserate e chi no! Come il Milan. Per essere in regola, infatti, ad oggi, bisogna avere 40 bambine tesserate, i rossoneri ne hanno 60! Infatti, il vivaio milanese, che da tempo lavora con metodo, ha sfornato elementi del calibro di Donnarumma, Locatelli, Petagna tra gli ultimi, e ancora prima Baresi, Maldini, Albertini, Costacurta…, mette a disposizione la sua esperienza anche per il calcio in rosa. Abbiamo, quindi, ascoltato Roberta Antignozzi, responsabile della Milan Academy e il suo staff .

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Capire se ci sono differenze e quali tra allenare bambini e bambine è un passo importante per qualsiasi allenatore. Per questo abbiamo pensato a una serie di articoli per analizzare filosofie, metodi ed esercitazioni dei diversi club professionistici in versione femminile. Realizzeremo alcune interviste ad allenatori, preparatori, responsabili per scoprire l’intero movimento. Abbiamo iniziato dal Milan e Roberta Antignozzi col suo staff.

Da più di un anno i vivai femminili iniziano a diffondersi, c’è chi si accontenta di avere le tesserate e chi no! Come il Milan. Per essere in regola, infatti, ad oggi, bisogna avere 40 bambine tesserate, i rossoneri ne hanno 60! Infatti, il vivaio milanese, che da tempo lavora con metodo, ha sfornato elementi del calibro di Donnarumma, Locatelli, Petagna tra gli ultimi, e ancora prima Baresi, Maldini, Albertini, Costacurta…, mette a disposizione la sua esperienza anche per il calcio in rosa. Abbiamo, quindi, ascoltato Roberta Antignozzi, responsabile della Milan Academy e il suo staff .

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Allenamento. Calcio femminile
Alcune proposte per chi ha poco tempo a disposizione durante la settimana e idee per allenare chi non gioca.

Con l’inizio della nuova stagione agonistica, cosa proporre, che mezzi utilizzare e quali obiettivi perseguire durante gli allenamenti tornano a essere argomenti estremamente dibattuti un po’ in tutte le categorie. Nel calcio femminile, a differenza di quello maschile, come già ampiamente scritto in altri articoli, sicuramente, oltre alla visibilità mediatica, la possibilità di lavorare in strutture attrezzate e a orari consoni, rimane un limite importante. In questo articolo, quindi, analizzeremo alcune proposte pensate per le squadre che si preparano in condizioni “complicate”, cioè con due sedute a settimana, unite ad alcune idee su come allenare chi non gioca (integrando alcune esercitazioni durante il primo allenamento).

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Il progetto federale dedicato al movimento femminile: diffusione, incremento delle squadre e apertura alle società professionistiche maschili.
Qual è secondo voi lo sport femminile più praticato al mondo? Il calcio è molto amato dalle donne. Il 40% dell’universo femminile gioca a pallone. In Italia, però, i numeri sono ancora molto inferiori rispetto a quelli delle principali realtà europee e mondiali: sono 20.563 le calciatrici tesserate per la Federcalcio (10.758 le Under 18) e 390 le società affiliate alla FIGC, delle quali 60 partecipanti ai campionati nazionali (Serie A e B) e 330 a quelli regionali. Secondo le statistiche UEFA siamo al quindicesimo posto per numero di atlete tesserate, dietro a realtà importanti come la Germania (258.380 tesserate) e la Svezia (167.949), ma anche a Svizzera e Ungheria (più di 21.000 per entrambe).

Nel Bel Paese, purtroppo, il calcio femminile non ha la stessa rilevanza di quello maschile, ma le cose sembrano stiano lentamente cambiando, anche se la strada è ancora lunga. Ci sono infatti progetti seri e interessanti che la Federazione sta cercando di mettere in piedi. Vediamo, quindi, nelle prossime righe cosa c’è in cantiere.

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Prosegue la nostra serie di interviste alle protagoniste del calcio femminile. Dopo Carolina Morace, che ci ha raccontato i limiti e le prospettive del movimento, in questo numero parla Elisabetta Bavagnoli, ex giocatrice e ora docente ai corsi Uefa B e C. Racconta delle conquiste, dei piccoli passi in avanti che ogni giorno vengono compiuti e dei traguardi possibili.

In questo scritto parliamo di calcio italiano al femminile, di tesserate, di obiettivi e di un progetto Made in Italy. La Federazione ha definito le linee operative e ora sta seguendo il suo sviluppo. Abbiamo, quindi, ascoltato Elisabetta Betty Bavagnoli, ex giocatrice della massima serie e responsabile tecnico della scuola calcio Talent Academy, che si occupa principalmente di attività di base. Dall’agosto del 2015 collabora anche con il club Nuova Monterosi. Ha giocato con Carolina Morace ed è stato il suo braccio destro in diverse occasioni: dall’esperienza con la Viterbese nell’allora C1 alla guida delle nazionale italiana e canadese. Ora, oltre al ruolo di tecnico, si occupa di formazione: è infatti docente ai corsi Uefa B e C per quanto riguarda la promozione e la diffusione del calcio in rosa.

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L’intervista a una delle icone del movimento femminile, che ha allenato sia la Nazionale italiana sia quella canadese. Ora gira il mondo per la Fifa a insegnare in vari paesi metodologia e allenamento. Il parere di Mario Familari, suo preparatore nel continente americano.

Sullo scorso numero abbiamo visto come in Europa, la Francia e la Germania siano due importanti modelli di riferimento per il calcio femminile. Abbiamo anche parlato, in questa serie dedicata alle donne, di come si “sopravvive”, sì purtroppo è il termine esatto, nelle diverse realtà italiane; abbiamo “esultato” per i successi, intervistato allenatori, calciatrici e presidenti. Ci siamo fermati ad analizzare il ruolo della donna, le sue aspettative e le motivazioni. Oggi come in passato il calcio femminile fa parte della cultura sportiva italiana ed è indispensabile ripartire dalla nostra tradizione e dalle sue migliori interpreti. Per continuare questo percorso di “studio”, ci siamo rivolte a Carolina Morace, vera icona del calcio femminile, che si è raccontata e ci ha parlato delle sue esperienze in Italia e nel mondo. Insieme a lei, è intervenuto anche Mario Familari, suo preparatore atletico nell’avventura con la Nazionale canadese, ora alla Primavera dell’Inter. E vi anticipiamo subito che tra 30 giorni, troverete l’intervista a Betty Bavagnoli, altra importante rappresentante del nostro movimento.

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La finale di Champions si terrà in Italia, a Reggio Emilia, il 26 maggio: le due semifinali hanno visto un doppio derby Germania – Francia. Per questo motivo, abbiamo cercato di capire la situazione del movimento in rosa in queste due nazioni. Manuela Tesse, Rita Guarino e Milena Bertolini ci hanno aiutato in questa analisi.

Il nostro percorso all’interno del mondo calcistico femminile è iniziato studiando le principali realtà della nostra Serie A. In precedenza, inoltre, avevamo sentito il commissario tecnico Antonio Cabrini, che ci aveva parlato della Nazionale. Ora, grazie al contributo di tre esperte d’altissimo livello, Manuela Tesse, Rita Guarino e Milena Bertolini, abbiamo provato a comprendere cosa succede in Germania e Francia, nazioni che rappresentano due importanti modelli di riferimento a livello professionistico. Due modelli di primordine, che hanno portato due squadre ciascuna alle semifinali di Champions.

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È il messaggio lanciato dalle giocatrici del San Zaccaria Ravenna, una società da pochi anni in “A” che lavora con passione e determinazione. L’intervista al presidente Rinaldo Macori, al mister Marinella Piolanti e al laterale difensivo della squadra emiliana, Linda Tucceri Cimini.

Per anni il calcio femminile è stato circondato da pessimismo e scetticismo. Per la prima volta in Italia si assiste a un cambiamento caratterizzato da un’importante apertura culturale. Ci sono idee, proposte e anche critiche, che stimolano l’intero movimento. Una partita di calcio inizia e finisce in un gioco di incontro e scontro. Chi vince? Chi si mette in gioco! E questo è quello che sta succedendo al calcio delle donne ed è accaduto al San Zaccaria Ravenna, società di una frazione di Ravenna, che da due stagioni milita nella massima serie italiana. Abbiamo ascoltato, quindi, il presidente, Rinaldo Macori, il mister Marinella Piolanti e una giocatrice, Linda Tucceri Cimini.

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