El segna semper lu ha cambiato la sua posizione sul terreno di gioco, passando dall’area di rigore avversaria, all’interno della quale ha segnato più di 200 gol tra i professionisti, a quella tecnica nelle vesti di allenatore.

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Il calcio femminile sta guadagnando sempre più visibilità, anche grazie alle prestazioni della nazionale, permettendo un aumento numerico e qualitativo delle giovani calciatrici.

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Con il campionato femminile che si avvicina al suo inizio, Cesare Barbieri ci porta alla scoperta dei temi della nuova stagione. Si parte, dunque, dall’onda lunga di emozioni e interesse che ha portato il mondiale di calcio disputato in Francia dalla nostra nazionale.

Ma per non disperdere questo patrimonio è necessario che abbia un seguito nel prossimo campionato che vedrà al via quattro protagoniste su tutte: la Juventus di Rita Guarino, che ha vinto le ultime due edizioni e che parteciperà alla Champions League, la Fiorentina di Antonio Cincotta, anch’essa partecipante alla massima competizione europea per club e ultima squadra in grado di vincere lo scudetto prima del double bianconero, il Milan, con il suo nuovo tecnico Maurizio Ganz, che avrà il compito di migliorare il terzo posto dello scorso anno, e la neopromossa Inter, che ha puntato su Attilio Sorbi, nostro storico collaboratore e vice di Milena Bertolini fino al termine della rassegna iridata, come guida tecnica.

L’allenamento di resistenza e forza nel calcio femminile. La giusta progressione dei carichi per non incorrere negli infortuni più frequenti per le giocatrici in questo periodo dell’anno.

Il pre-season è sicuramente un momento delicato della stagione agonistica per chi si occupa di calcio. Infatti, la preparazione rappresenta un periodo particolare in cui perseguire obiettivi diversi, di tipo tecnico-tattico e fisico. Da quest’ultimo punto di vista, costruire una fitness di base per la calciatrice, non creare i presupposti per incorrere in infortuni a causa dei sovraccarichi dovuti ai numerosi allenamenti spesso svolti in questa fase dell’anno, migliorare gli aspetti fisici individuali legati alla capacità di movimento attraverso sedute didattiche specifiche, rappresentano alcune finalità che un preparatore deve perseguire. La preparazione di una squadra di calcio femminile non si discosta, comunque, come metodi e mezzi, da quella di un gruppo di calciatori uomini. Tuttavia, è necessario valutare alcune differenze che possono portare a una leggera diversità nella pianificazione.

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In questo articolo viene affrontato il tema della crescita e dello sviluppo della capacità condizionale di forza all’interno del panorama calcistico italiano al femminile. Partendo dalle differenze fisiologiche tra uomo e donna e passando attraverso le problematiche legate al ciclo mestruale delle atlete, andremo a vedere come all’interno di una società di Serie A viene gestito e sviluppato durante la stagione il programma di allenamento specifico per la forza, quali sono i risultati ottenuti nel corso dell’annata e soprattutto quanto è cresciuto negli ultimi anni il livello medio di forza in un club di Serie A.

Gli ultimi anni sono stati segnati da una profonda innovazione e un grande sviluppo del calcio femminile italiano. Questa crescita ha riguardato non solo l’aspetto organizzativo e numerico, ma anche quello qualitativo riguardo il lavoro tecnico-tattico e soprattutto atletico. Uno degli aspetti sui quali si è incrementato il livello di attenzione riguarda la preparazione fisica delle giocatrici. La grande necessità di competere anche in campo internazionale a livello di club o di nazionale ha difatti focalizzato l’attenzione sul miglioramento delle capacità condizionali di tutte le giocatrici italiane.

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Cosa è accaduto in questa stagione, al di là dei risultati del campo, nel calcio femminile. Katia Serra ci offre uno spaccato della situazione.

La stagione 2018-2019, per il calcio femminile, è sicuramente stato un momento di svolta, sia per il passaggio dalla LND alla FIGC, sia per il seguito che ha avuto tutto il movimento. Abbiamo voluto quindi fare il punto della si- tuazione con Katia Serra, ex calciatrice della massima serie, docente ai corsi allenatori UEFA B e C, com- mentatrice tecnica di Sky e responsabile dell’AIC per il femminile.

Cosa è cambiato, per le calciatrici, passando dalla LND alla FIGC?
«Dal punto di vista dello status non è successo niente di speciale. Le calciatrici non erano professioniste prima e non lo sono tutt’ora. Le tutele che hanno oggi sono in vigore dal primo luglio 2016, niente di più. Fortunatamente, dal punto di vista della visibilità è tutto diverso: il fatto che SKY trasmetta le partite rende tutto il movimento più ap- petibile anche per gli sponsor e si innesca un mecca- nismo che fa crescere l’intero sistema.»

Il professionismo resta quindi lontano per le donne...
«Il professionismo lo disciplina la legge 91 emanata nel 1981 e non è previsto per nessuno sport femminile. Il problema principale è la sostenibilità economica, ma anche dove vi fosse, non viene introdotto per scelta, vedi la pallavolo. Inoltre, le federazioni hanno autonomia, pertanto, se vi fosse una volontà politica, la FIGC potrebbe inserirlo.»

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Allenamento fisico. Femminile
Tutto quello che c’è da sapere per organizzare una meticolosa pianificazione delle attività “fisiche” nel calcio femminile. Forza, resistenza, aspetti preventivi e coordinazione.

Il calcio femminile in Italia è in continua crescita. Al 30 giugno 2017 erano 23.665 le calciatrici tesserate per la Federcalcio (12.747 under 18) e 677 le società registrate, delle quali 12 per il campionato nazionale di Serie A e 57 per quello di Serie B (stagione sportiva 2017-18); quest’anno è cambiata la formula, con Serie A e B a 12 squadre e 4 gironi di “C”. Anche a livello tecnico, gli allenatori e i preparatori atletici, che si sono specializzati nell’allenamento delle calciatrici, sono aumentati. Il calcio femminile presenta alcune differenze rispetto al maschile. Sono dettate principalmente dalla diversità nella capacità di esprimere performance da parte delle atlete. Infatti, le giocatrici presentano minori livelli di forza e resistenza specifica. Questo ha un notevole impatto sulla prestazione, sia dal punto di vista fisico sia tecnico. Lo staff di una squadra femminile dovrebbe tenere conto di queste differenze, lavorando in maniera specifica e migliorando le qualità tecniche delle giocatrici e le determinanti fisiche della prestazione.

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Lorenzo Francini ha dedicato il suo scritto al mondo del calcio femminile. In particolare, si è espresso circa gli aspetti da tenere in considerazione per organizzare una meticolosa pianificazione delle attività “fisiche” con le ragazze. L’autore ha quindi indicato come sollecitare al meglio la resistenza, la forza, la coordinazione e la prevenzione, tenendo conto delle diverse caratteristiche le donne hanno rispetto agli uomini. Francini, inoltre, ha fornito un esempio di proposta per sollecitare la resistenza, uno per l’allenamento di forza in circuito e uno per i cambi di direzione. Infine, un circuito di prevenzione, che può essere svolto prima della seduta o durante l’attivazione.

Gli inizi da calciatore in Argentina, da cui è emigrato in Italia per la difficile situazione politica, e la voglia di sfondare anche da noi come giocatore. Poi gli inizi in panchina nelle leghe dilettanti, fino alla chiamata dell’Inter femminile, prima come collaboratore tecnico e da quest’anno come primo allenatore. Questa, brevemente, la storia che Sebastian De La Fuente ha raccontato a Teresa Paolopoli.

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L’allenatrice della Roma, società appena entrata nel calcio femminile e alla sua prima esperienza in massima serie, ha risposto alle domande di Teresa Palopoli, a partire dalla chiamata inattesa di quest’estate. L’allenatrice ha esposto i suoi princìpi di gioco, il punto di forza della propria rosa e la strutturazione della settimana tipo di allenamento.

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Nel 2015 nasce la CF Florentia, che milita la sua prima stagione nella Serie D femminile. E al termine della terza annata calcistica la ritroviamo in Serie A. Questo è frutto di tre promozioni consecutive, tre voli pindarici che l’hanno vista trionfare al primo anno in ogni categoria disputata. Per questa prima stagione nella massima serie femminile, la guida tecnica è stata affidata a Stefano Carobbi.

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Le parole del tecnico della Fiorentina Women’s, incalzato dalle domande di Teresa Palopoli. I modelli di riferimento e il passato da calciatore non professionista, l’avventura da tecnico nel mondo maschile, fino all’approdo a quello femminile. Il mister, poi, ha delineato come viene strutturata una settimana tipo e come, invece, quella intervallata dagli impegni di Champions.

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Il neonato Milan femminile ci ha aperto le porte del Vismara per osservare da vicino i metodi di allenamento di Carolina Morace e del suo staff. A fine seduta, Teresa Palopoli e Andrea Gerardi hanno intervistato coach e collaboratori alla scoperta di questa nuova realtà, che punta sin da subito ai vertici della classifica.

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L’articolo di Enrico Mordillo si apre con le differenze da tener conto in fase di programmazione fra donne e uomini, o meglio calciatori e calciatrici. Successivamente viene indicato quando andare a sollecitare l’aspetto aerobico, generalmente all’inizio del microciclo settimanale.

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Lo scritto di Katia Serra è incentrato sulle novità e i cambiamenti che vedranno coinvolto il mondo del calcio femminile. Infatti, entreranno in vigore nuove norme, che andranno a toccare gli orari delle gare, i criteri di retrocessione e promozione e l’accesso alla Women’s Champions League per quanto riguarda la Serie A.

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Quanto conta a inizio anno osservare le atlete per stilare un piano di lavoro funzionale alle loro esigenze e al modello di gioco che si intende proporre. Lo sviluppo delle componenti fisiche e l’importanza della comunicazione.

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Teresa Palopoli, come di consueto, ci porta nel mondo del calcio femminile, approfondendo questo mese la Serie B. Difatti l’annata regolare volge al termine, ma ad attenderci c’è un post-season davvero interessante. Infatti, le vincitrice dei 4 gironi dovranno affrontarsi in due match determinati da sorteggio in campo neutro e le due vincitrice approderanno in Serie A.

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Il mister più longevo della Serie A femminile, Fabio Melillo, ci ha parlato della sua squadra, che lotta con club più grandi, dopo essere partiti insieme dalla Serie C. Il tecnico, che segue anche la Primavera, con la quale ha raggiunto traguardi importanti, ha delineato una settimana tipo, evidenziando anche il modo col quale si relaziona con le sue ragazze.

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Gli speciali de’ Il Nuovo Calcio - L’allenamento della forza
Alcune valutazioni in merito al training di forza per le giocatrici e diverse proposte da campo sui cambi di direzione, correlate anche ai ruoli.

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L’allenatore della Fiorentina Women’s racconta la stagione conclusa con lo scudetto e la Coppa Italia e offre uno spaccato sul calcio femminile italiano.

Fiorentino di nascita, ha giocato nella Fiorentina con la quale in gioventù ha pure vinto un “Torneo di Viareggio” ed ora è allenatore della Fiorentina Women’s, la squadra che ha dominato la scorsa stagione. Sauro Fattori, 56 anni, ha la parlata toscana e la gioia nel cuore per un’annata nella quale ha fatto double, scudetto e Coppa Italia, regalando alla famiglia Della Valle, un trofeo (anzi due), che la sezione maschile non ha mai vinto.

Fattori, lei ha iniziato ad allenare le ragazze nel 2012...
«Sì, il presidente dell’ACF Firenze, Andrea Guagni, mi chiese di avvicinarmi al mondo del femminile, gli dissi di sì. Abbiamo vissuto due buone stagioni nelle quali abbiamo conquistato l’ottavo posto; nella terza ci siamo classificati quarti. Poi...»

Poi?
«Poi è arrivata la Fiorentina, l’amore di una vita sportiva. La Federcalcio, per le società di A, ha inserito l’obbligo di avere almeno una squadra giovanile femminile, un’idea geniale per cercare di allargare la base. Noi abbiamo 10.000 tesserate, i Paesi del Nord e la Germania ne hanno due milioni, lei capisce che quando si fa selezione per la Nazionale non c’è proporzione. Il nome dei club di Serie A è attrattivo, aiuta a catalizzare interesse.»

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Il nostro viaggio nei settori giovanili italiani, per questa stagione, si conclude a Milano. Proprio dove siamo partiti. Questa volta le protagoniste sono le ragazze dell’Inter. Il direttore Roberto Samaden e il responsabile dell’attività di base, Giuliano Rusca ci raccontano l’interesse della società nerazzurra per il calcio femminile. Stefano Torriani e Alessio Marelli ci portano direttamente in campo a vedere gli allenamenti.

All’Inter il calcio femminile è di casa. Infatti, c’è da diversi anni una sinergia con l’Inter femminile grazie al legame con Beppe Baresi, bandiera dell’Inter e secondo di Mourinho, e sua moglie Elena Tagliabue. Ci raccontano tutto del progetto attuale Roberto Samaden, il direttore del settore giovanile, Giuliano Rusca, il responsabile dell’attività di base che segue con attenzione le squadre femminili, Stefano Torriani, il responsabile tecnico per le giovani giocatrici e Alessio Marelli, mister della squadra Giovanissime 2003. Partiamo dall’esperienza del direttore Samaden.

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Il progetto strutturato dalla società del patron Squinzi per il calcio femminile. L’organizzazione, la filosofia, le prospettive.

Ci sono diverse strade che si possono percorrere per allestire un settore femminile. Si può partire creando un vivaio ex novo come abbiamo illustrato nei numeri scorsi (vedi il progetto del Milan, della Roma e del Genoa) o iniziare da una realtà già presente nel territorio. A raccontarci le scelte del Sassuolo, il direttore organizzativo del settore giovanile maschile, Alessandro Terzi e la responsabile della sezione femminile, Maria Grazia Azzolini. Quindi, andremo sul campo con l’allenatrice delle Giovanissime, Patrizia Idili.

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Una progressione didattica per allenare l’1>1 con una serie di esercitazioni di tecnica di base e tattica individuale. Le differenze tra uomo e donna.

Le differenze tra calciatori e calciatrici sono state analizzate e spiegate bene già in letteratura, sotto diversi punti di vista. Evidenti diversità si possono riscontrare a livello antropometrico e di struttura, sotto il profilo delle capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) e su aspetti specifici che possono influenzare la performance dell’atleta donna. Come già spiegato in alcuni articoli apparsi su Il Nuovo Calcio e come sviluppato approfonditamente nel testo in pubblicazione dopo la prima quindicina di questo mese intitolato “Allenare nel calcio femminile”, risulta fondamentale conoscere il modello prestativo, che, come in tutte le categorie, presenta delle naturali differenze per quanto concerne gli elementi essenziali che contribuiscono allo sviluppo della prestazione. Le intensità di gara, il tempo effettivo, le pause di gioco, le differenze per ruolo e le indicazioni che ci fornisce la bibliografia dal punto di vista della performance in campo, sono solo alcuni fra i punti che è necessario approfondire per cercare di costruire al meglio e calibrare anche sotto una prospettiva metabolica corretta, le sedute della nostra squadra.

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Come è nato e come si lavora nel vivaio della società rossoblu. Le indicazioni di Daniele Corazza, il responsabile dell’intera cantera del Bologna e di Daniela Tavalazzi, la responsabile tecnica dell’area femminile. Una seduta di allenamento.

Quando si parla di calcio femminile, si fa subito riferimento alla nuova riforma e alla possibilità offerta ai club di serie A di promuovere il “movimento in rosa”, costruendo un vero e proprio vivaio. C’è chi ha scelto di partire da zero e chi, come il Bologna, raccoglie i frutti di ciò che ha seminato negli anni passati. A raccontarci il tutto, Daniele Corazza e Daniela Tavalazzi, veri e propri protagonisti di questa “avventura”. Il progetto del Bologna può essere un esempio per altre realtà che lavorano nello stesso territorio a unire le proprie forze per la crescita del movimento. Partiamo da Daniele Corazza, responsabile di tutta la cantera rossoblu.

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Siamo partiti da Milano e abbiamo visto le ragazze del Milan allenarsi. Ci siamo spostati a Genova, dove il calcio è nato per la seconda volta con la sua squadra femminile. E ora siamo andati a vedere come si è diffuso nella capitale, sponda giallorossa.

Il coordinatore della Scuola Calcio Femminile della Roma, e già tecnico della Nazionale Femminile Under 19 nel 2008, con la quale ha vinto il campionato Europeo in Francia, è Corrado Corradini e ci racconta il progetto legato al vivaio femminile. Poi la parola passa a Gianmarco Migliorati, il responsabile della formazione.

Si parte dagli stessi presupposti...
«Esatto. Avere un’impronta professionistica è possibile solo se si inizia dalle stesse condizioni. Dare la possibilità a queste bambine, come per i colleghi maschi, di allenarsi con le proprie coetanee fin dalla primissima età è determinante. Solo partendo “dal basso” in termini di mentalità si può crescere. Il 70% delle nostre ragazze giocava già in squadre maschili o di calcio a 5. La società ha desiderato incominciare da zero, formando così le giocatrici.»

Dove si allenano?
«Abbiamo iniziato l’attività al centro “Giulio Onesti” dell’Acquacetosa, dove si allenano i ragazzi dell’Academy. In un anno siamo passati da 1 a 5 squadre, da 25 a 96 tesserate. Quindi, abbiamo scelto di dedicare il centro sportivo Pio XI, zona San Pietro, a utilizzo quasi esclusivo del femminile. Visti i numeri volevamo garantire 3 sedute settimanali al fine di mantenere l’impronta professionistica!»

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Anche il club più antico d’Italia, il Genoa, ha il suo settore giovanile femminile. Dall’anno scorso, con le prime ventiquattro giocatrici under 14, è nato il progetto del Grifone. Che ora si sta sviluppando e mira ad aumentare numeri e qualità. L’intervista al delegato per il settore femminile, al tecnico dell’Under 14 e al preparatore.

Quando si pensa a Genova viene in mente anche il luogo dove è nato il calcio in Italia. È il 1893 e in quell’anno viene appunto fondato il Genoa Cricket Football Club, la squadra più antica d’Italia! La croce di San Giorgio, simbolo della città, ricorda la paternità del calcio con le sue origini inglesi. Genoa, traduzione inglese del capoluogo ligure, rievoca l’incontro tra due culture che condividono la passione per il football. E a difendere i colori del Grifone da questa stagione ci sono anche tre squadre di calcio femminile: under 10, 12 e 14. Abbiamo, quindi, ascoltato il delegato per il settore femminile, Santo Brignone, che ricopre anche il ruolo di segretario del settore giovanile, e l’allenatore della squadra under 14, Luca De Guglielmi.

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Capire se ci sono differenze e quali tra allenare bambini e bambine è un passo importante per qualsiasi allenatore. Per questo abbiamo pensato a una serie di articoli per analizzare filosofie, metodi ed esercitazioni dei diversi club professionistici in versione femminile. Realizzeremo alcune interviste ad allenatori, preparatori, responsabili per scoprire l’intero movimento. Abbiamo iniziato dal Milan e Roberta Antignozzi col suo staff.

Da più di un anno i vivai femminili iniziano a diffondersi, c’è chi si accontenta di avere le tesserate e chi no! Come il Milan. Per essere in regola, infatti, ad oggi, bisogna avere 40 bambine tesserate, i rossoneri ne hanno 60! Infatti, il vivaio milanese, che da tempo lavora con metodo, ha sfornato elementi del calibro di Donnarumma, Locatelli, Petagna tra gli ultimi, e ancora prima Baresi, Maldini, Albertini, Costacurta…, mette a disposizione la sua esperienza anche per il calcio in rosa. Abbiamo, quindi, ascoltato Roberta Antignozzi, responsabile della Milan Academy e il suo staff .

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Capire se ci sono differenze e quali tra allenare bambini e bambine è un passo importante per qualsiasi allenatore. Per questo abbiamo pensato a una serie di articoli per analizzare filosofie, metodi ed esercitazioni dei diversi club professionistici in versione femminile. Realizzeremo alcune interviste ad allenatori, preparatori, responsabili per scoprire l’intero movimento. Abbiamo iniziato dal Milan e Roberta Antignozzi col suo staff.

Da più di un anno i vivai femminili iniziano a diffondersi, c’è chi si accontenta di avere le tesserate e chi no! Come il Milan. Per essere in regola, infatti, ad oggi, bisogna avere 40 bambine tesserate, i rossoneri ne hanno 60! Infatti, il vivaio milanese, che da tempo lavora con metodo, ha sfornato elementi del calibro di Donnarumma, Locatelli, Petagna tra gli ultimi, e ancora prima Baresi, Maldini, Albertini, Costacurta…, mette a disposizione la sua esperienza anche per il calcio in rosa. Abbiamo, quindi, ascoltato Roberta Antignozzi, responsabile della Milan Academy e il suo staff .

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Allenamento. Calcio femminile
Alcune proposte per chi ha poco tempo a disposizione durante la settimana e idee per allenare chi non gioca.

Con l’inizio della nuova stagione agonistica, cosa proporre, che mezzi utilizzare e quali obiettivi perseguire durante gli allenamenti tornano a essere argomenti estremamente dibattuti un po’ in tutte le categorie. Nel calcio femminile, a differenza di quello maschile, come già ampiamente scritto in altri articoli, sicuramente, oltre alla visibilità mediatica, la possibilità di lavorare in strutture attrezzate e a orari consoni, rimane un limite importante. In questo articolo, quindi, analizzeremo alcune proposte pensate per le squadre che si preparano in condizioni “complicate”, cioè con due sedute a settimana, unite ad alcune idee su come allenare chi non gioca (integrando alcune esercitazioni durante il primo allenamento).

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Il progetto federale dedicato al movimento femminile: diffusione, incremento delle squadre e apertura alle società professionistiche maschili.
Qual è secondo voi lo sport femminile più praticato al mondo? Il calcio è molto amato dalle donne. Il 40% dell’universo femminile gioca a pallone. In Italia, però, i numeri sono ancora molto inferiori rispetto a quelli delle principali realtà europee e mondiali: sono 20.563 le calciatrici tesserate per la Federcalcio (10.758 le Under 18) e 390 le società affiliate alla FIGC, delle quali 60 partecipanti ai campionati nazionali (Serie A e B) e 330 a quelli regionali. Secondo le statistiche UEFA siamo al quindicesimo posto per numero di atlete tesserate, dietro a realtà importanti come la Germania (258.380 tesserate) e la Svezia (167.949), ma anche a Svizzera e Ungheria (più di 21.000 per entrambe).

Nel Bel Paese, purtroppo, il calcio femminile non ha la stessa rilevanza di quello maschile, ma le cose sembrano stiano lentamente cambiando, anche se la strada è ancora lunga. Ci sono infatti progetti seri e interessanti che la Federazione sta cercando di mettere in piedi. Vediamo, quindi, nelle prossime righe cosa c’è in cantiere.

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