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Una lezione di tattica in aula che si è incentrata sui princìpi di gioco da attuare per costruire in modo fluido e imprevedibile partendo dal portiere.

Leonardo Semplici è allenatore della Spal dal dicembre 2014 quando gli estensi si trovavano in fondo alla classifica del loro girone di Serie C. Riescono a conquistare la salvezza, poi arrivano due promozioni di fila e due permanenze consecutive in Serie A.


Semplici è diventato l’allenatore più longevo nella storia della SPAL e ora con 6 anni di permanenza lo è anche della massima categoria attuale. È venuto al nostro Master di Coverciano per parlare dell’impostazione del gioco dal portiere, illustrando i vantaggi che ha trovato in questo tipo di gioco anche in A. Ha confessato immediatamente che, visto il suo passato da difensore, la sua idea originaria di calcio era molto legata alla fase di non possesso, con una squadra dalle linee strette e compatte. Parliamo di circa 15 anni fa, quando svestiti i panni da giocatore, ha incominciato ad allenare. «Poi, per forza di cose, devi aggiornarti, devi crescere, osservare i colleghi – e uno che ho studiato soprattutto per il pos- sesso è Silvio (Baldini, che ha parlato poco prima di lui, nda) – e migliorare.

Però, devi sentire tuo quello che proponi, solo così sei credibile e i giocatori lo percepiscono. Ora sono completamente cambiato, mi ha aiutato anche il passaggio al vivaio della Fiorentina (il mister ha guidato la Primavera, nda): se prima pensavo molto a difendere, ora l’85-90% del lavoro settimanale di tipo tecnico-tattico è sul possesso. E il confronto con lo staff è fondamentale: non voglio signorsì, ma persone che ti facciano pensare!»

Anche da questo punto di vista, il tecnico toscano ammette di aver modificato diversi aspetti. Prima di entrare nei dettagli dei cambiamenti, Semplici chiarisce cosa è successo con la promozione: «Arrivati a sorpresa in A, con la seconda difesa della Serie B l’annata precedente, pensavamo di mantenere la nostra identità e di fare una buona fase di non possesso, aggressiva, bassa, con grande intensità in zona palla... ma non funzionava! Certo, eravamo tutti esordienti, da me al mio staff, al direttore a diversi giocatori, partire con concetti differenti non era semplice.

Comunque abbiamo capito in fretta che dovevamo prenderci dei rischi nella fase offensiva, muovendo palla dietro grazie anche alla superiorità di partenza data dal 3-5-2 per provare a fare la partita. Con la Juve puoi riuscirci per 10’, con altri team per 20’... con le dirette concorrenti puoi giocartela. E noi dovevamo farci trovare pronti a sfruttare la manovra da “dietro” con efficacia per ottenere dei vantaggi “davanti”. In qualsiasi caso.»

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