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Tutto quello che c’è da sapere sulla sosta di fine dicembre-primi di gennaio. Cosa accade in Italia e i presupposti fisici per trovare il corretto equilibrio tra riposo e allenamento.

Manca davvero poco alla fine del girone di andata per la maggior parte delle squadre, ancora qualche partita e per tutti, calciatori e mister, arriveranno le festività natalizie. Certo, tirare il fiato e staccare la spina, soprattutto mentalmente, è utile per qualsiasi atleta, a prescindere dalla categoria. Ma attenti a non esagerare. Perché? Cosa potrebbe causare un eccessivo riposo? Se da un lato questo è indicato dal punto di vista “mentale”, da quello fisico la prolungata non continuità di allenamento farà sicuramente diminuire la condizione fisica dei giocatori.

Vi faccio un esempio: proviamo a paragonare lo stato di forma di un calciatore a una “base di ghiaccio”. Se non viene continuamente raffreddata, lentamente si assottiglia. È un processo che avviene piano, in modo poco visibile, ma che può causare un “danno” importante nel lungo periodo. Danno che, nel migliore dei casi, si chiama decadimento della performance. Attenzione tuttavia: quando il ghiaccio diventa sottile, occorre del tempo per ritornare alla situazione precedente. Cosa voglio dire con questa metafora? Che le qualità fisiche, tecniche e tattiche dei calciatori devono essere costantemente stimolate: per questo motivo, i lunghi periodi di stop possono diventare pericolosi per la prestazione calcistica. Quindi, durante le vacanze di Natale non conviene dare troppi giorni continuativi di riposo.

Il rovescio della medaglia
Anche il contrario però può essere negativo: l’aumento del carico abituale di lavoro richiede inevitabilmente un periodo di adattamento e di recupero, cosa che non è possibile so- prattutto se i giorni senza gare ufficiali sono ridotti. Negli anni addietro, infatti, la sosta invernale era vista come una “seconda preparazione”: non si teneva conto che, terminato il periodo di carico, la prima partita di campionato era troppo ravvicinata. Si rischiava, pertanto, di avere i giocatori “imballati” dall’eccessivo allenamento.

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