È importante per l’organizzazione del pasto anche il momento della giornata in cui ci si allena.

Attivi appena svegli?
Il consiglio è suddividere la colazione in due momenti: prima di partire un caffè e 2-3 biscotti secchi se l’allenamento è impegnativo; al rientro una bevanda reidratante come il tè e yogurt con fiocchi d’avena; in alternativa una frittata di albumi con pane integrale, nero oppure con muesli d’avena. In sostituzione dell’uovo possono andare bene anche ricotta, prosciutto crudo magro o salmone affumicato.

La pausa pranzo è il momento migliore?
Colazione completa, spuntino/pranzo circa due ore prima dell’attività fisica con un panino con verdure grigliate e prosciutto crudo, bresaola o carne bianca ai ferri e dopo l’allenamento un frutto ricco di vitamina C (arance, pompelmo, mandarini, kiwi) e uno yogurt bianco, frutta secca o un cubetto di parmigiano. In alternativa, è possibile consumare il pranzo entro 30 minuti dalla fine del training per sfruttare al massimo la finestra anabolica.

L’allenamento è nelle ore serali?
Modificare la merenda con pane integrale e marmellata con aggiunta di ricotta o prosciutto e a cena proteine magre con carboidrati anche a veloce assorbimento e verdure.

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Dopo il periodo natalizio, in cui qualche eccesso in termini di alimentazione può capitare, alcuni consigli per… riprendere la retta via.

Il periodo Natalizio è sempre un momento impegnativo. Da una parte il piacere del riposo, dell’ozio spensierato, dall’altra pranzi, cene, cibo goloso, gratificante e qualche brindisi. Qualcuno non ha abbandonato l’attività fisica, qualcun altro invece ha attaccato le scarpette al chiodo attratto dal tepore della casa e dall’attraente pigrizia. Rientrati dalle vacanze l’obiettivo è quello di rimettersi in forma.

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Come costruire e mantenere dinamiche di gruppo efficaci per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati. Una tabella di auto-valutazione.

Gli studi compiuti da decenni sugli atleti d’élite ci hanno portato alla conclusione che quello che esiste in chi ottiene e mantiene il successo nello sport è una combinazione di attitudini tecniche, atletiche, tattiche e psicologiche (emotive, cognitive e sociali). Per quanto riguarda gli sport di squadra, e non solo, si tratta, oltre a questo, anche di saper mettere in gioco costruttivamente queste capacità all’interno di sistemi in cui è necessario cooperare con altri nel raggiungimento di risultati. L’opinione pubblica e anche i pareri degli allenatori più esperti si dividono tra chi attribuisce sempre e comunque una maggior importanza alle competenze individuali e tende ad allenare principalmente quelle e chi ritiene che siano utili alla causa soprattutto giocatrici e giocatori altruisti, votati ad aiutare i compagni e a giocare per la squadra.

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Come preparare delle proposte da campo che partendo dall’esecuzione di gesti tecnici senza avversari si trasformano in situazione.

Nel settore giovanile (ma non solo) le sedute dovrebbero essere studiate e organizzate con una didattica adeguata al gruppo squadra, attraverso proposte con obiettivi e contenuti che vanno a determinare la formazione tecnico-tattica e psico-fisica del calciatore. Per questo ogni allenatore deve porsi sempre una serie di quesiti per pianificare un allenamento, andando a costruire esercitazioni che si collegano tra loro e hanno come direzione la continua interpretazione del gioco. Negli anni passati, ricoprendo anche il ruolo di direzione tecnica di settori giovanili, mi è capitato di condividere e analizzare le sedute coi tecnici; spesso mi trovavo con loro per studiare le possibili soluzioni per ottenere una sessione dinamica e molto efficace. Uno degli obiettivi era quello di strutturare situazioni didattiche con esercizi che collegavano la tecnica alle situazioni.

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Alcune idee per stimolare questa qualità che spesso viene trascurata sia calcisticamente sia nella vita di tutti i gioco. Gli esempi dei “grandi dello sport”, la teoria delle 10.000 ore e il talento.

I modelli dominanti che ci propongono/impongono le televisioni e la nostra società non si basano sull’impegno o sulle competenze, bensì sul possesso di qualità estemporanee: ad esempio essere belli, avere giuste frequentazioni o conoscenze (è seguito da quel procuratore… per riferirci ai giovani che giocano in società professionistiche e non solo).

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Il terzo approfondimento sulle varie categorie/annate del settore giovanile ci porta questo mese ai Giovanissimi. La differenza fra età biologica e cronologica, gli aspetti più importanti sui quali insistere, gli obiettivi da perseguire e una proposta di microciclo.

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Come rendere “analitica” un’esercitazione situazionale? Proposte pratiche per insegnare il gesto tecnico attraverso il gioco, manipolando le regole e stimolando i ragazzi a un apprendimento mediato dalle richieste spazio-temporali e cognitive dettate dal contesto.

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Quali finalità perseguire e come farlo coi bambini di 8-11 anni. L’importanza del gioco, dei contesti situazionali e della coordinazione, con l’apprendimento tecnico che deve essere perfezionato e consolidato.

La categoria maggiormente rappresentata in termini di soggetti praticanti, nel modo del calcio, è quasi sicuramente quella dei Pulcini e di conseguenza è proprio quella in cui troviamo il più alto numero di addetti ai lavori.

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Riparte il progetto ideato da Giovanni Giorgetti, che porterà nelle scuole italiane degli incontri che mirano alla sensibilizzazione contro le dipendenze e l’abuso di fumo e alcol. L’importanza dell’attività fisica.

Il progetto Next Generation, ideato e portato avanti da Giovanni Giorgetti ripartirà il 18 gennaio 2019 dall’Istituto “Besta-Gloriosi” di Battipaglia (Sa), diretto dalla dirigente scolastica e professoressa Silvana D’Aiutolo. L’evento, incentrato su “I fattori di rischio dei tumori, le dipendenze e l’importanza dello sport”, si rivolge agli studenti del terzo, quarto e quinto anno.

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Una serie di esercitazioni concatenate, valide per i giovani portieri e non solo, per lavorare sulla tecnica offensiva dei numeri uno.

Il calcio moderno ha senza dubbio influito in maniera netta sul ruolo del portiere che, al giorno d’oggi, non deve più limitarsi a parare, ma deve avere la padronanza assoluta dello spazio e soprattutto una certa abilità nel gioco con i piedi. Proprio su quest’ultimo punto si sono affermate due opposte correnti di pensiero: quelli che pretendono un portiere che sappia impostare come un regista e quelli che ne “sottovalutano” le abilità podaliche, sostenendo che il compito del portiere sia solamente quello di non far prendere gol alla squadra. L’obiettivo degli allenatori dei portieri e di tutti gli addetti ai lavori, comunque, non è capire chi abbia ragione, ma prendere consapevolezza di questa continua evoluzione del ruolo e offrire ai numeri uno più strumenti possibili per risolvere qualsiasi tipo di situazione di tecnica offensiva con i piedi.

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Come e cosa osservare in un giovane portiere e valutarne le capacità.

In questo articolo, rivolto principalmente ai dilettanti, cercheremo di offrire consigli e spunti di riflessione per la valutazione/osservazione del giovane portiere, con alcune semplici indicazioni anche per quello adulto e/o formato. L’idea è quella di dare una linea guida tecnico-pratica, schematizzando i vari argomenti per creare un ordine mentale, una conoscenza che, sommata all’istinto, può rivelarsi efficace.

Partiamo dal talento: ha talento colui che, rispetto ai coetanei, esegue, soprattutto in gara, tutto con semplicità, naturalezza, senza fatica apparente, ma che dispone anche di capacità di apprendimento importante e la conserva nel tempo. Quest’ultima permette di migliorare un calciatore. Il talento in sé non necessita dell’esperienza, pertanto la capacità di esprimere abilità in un determinato sport, ruolo in questo caso, esiste a prescindere. L’osservatore quindi, in particolare con i giovani, deve “semplicemente” cogliere il potenziale globale e, possibilmente, i relativi margini di crescita.

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Come organizzare le sedute dei portieri al netto dei possibili impegni infrasettimanali. L’importanza del confronto da parte dell’allenatore con tutti i componenti dello staff e di stilare macrocicli e microcicli per il raggiungimento dei determinati obiettivi.

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Nel 2015 nasce la CF Florentia, che milita la sua prima stagione nella Serie D femminile. E al termine della terza annata calcistica la ritroviamo in Serie A. Questo è frutto di tre promozioni consecutive, tre voli pindarici che l’hanno vista trionfare al primo anno in ogni categoria disputata. Per questa prima stagione nella massima serie femminile, la guida tecnica è stata affidata a Stefano Carobbi.

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Le parole del tecnico della Fiorentina Women’s, incalzato dalle domande di Teresa Palopoli. I modelli di riferimento e il passato da calciatore non professionista, l’avventura da tecnico nel mondo maschile, fino all’approdo a quello femminile. Il mister, poi, ha delineato come viene strutturata una settimana tipo e come, invece, quella intervallata dagli impegni di Champions.

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Il neonato Milan femminile ci ha aperto le porte del Vismara per osservare da vicino i metodi di allenamento di Carolina Morace e del suo staff. A fine seduta, Teresa Palopoli e Andrea Gerardi hanno intervistato coach e collaboratori alla scoperta di questa nuova realtà, che punta sin da subito ai vertici della classifica.

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Quanto sono importanti queste esercitazioni per allenare i glutei, migliorare di conseguenza la performance e prevenire gli infortuni.

Lo studio del modello prestativo ha consentito di aumentare i livelli di specificità del training: infatti, l’adattamento utile al miglioramento della prestazione che si vuole raggiungere in allenamento deve rispondere alle richieste della disciplina che si pratica. La maggior parte delle azioni che svolge il calciatore durante una gara, se riflettiamo, è in modalità monopodalica.

Pensiamo ai salti per un colpo di testa o a un controllo aereo della palla. Anche lo studio biomeccanico dei gesti tecnici, ad esempio controllo e difesa della palla, tiro in porta, contrasto, evidenzia che la maggior parte di questi viene effettuata su un arto. Non dimentichiamo poi le accelerazioni, le decelerazioni e i cambi di direzione in cui l’enfasi maggiore si riscontra su un solo arto. Nell’ambito dell’allenamento di forza per il calciatore, risulta evidente che, oltre al controllo motorio, gli schemi motori di base e la qualità del movimento, è necessario adattare il sistema alle sollecitazioni intense e specifiche cui sarà sottoposto durante un incontro.

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Alcune proposte di riscaldamento adatte a ogni seduta e scandite secondo le varie finalità che si intendono perseguire.

Messa in moto, messa in azione, riscaldamento, warm-up, attivazione. In qualsiasi modo decidiamo di chiamarla la parte iniziale della seduta rappresenta un momento cardine dell’allenamento. Se dividiamo la sessione nelle classiche tre fasi (iniziale, centrale e finale), anche a livello d’impatto, capiamo che la prima rappresenta il momento di “presa di contatto” coi giocatori, il modo in cui si apre l’allenamento.

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Nicolò Cardani si dedica alla parte fisica e nel suo scritto esamina come utilizzare i movimenti di rotazione con una palla zavorrata per stimolare al meglio il core. Innanzitutto va considerato come tramite il core training, il controllo e l’utilizzo del corpo siano più efficaci. Per questo, dedicare parte dell’allenamento a questo aspetto non è una perdita di tempo.

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