Le modalità ideali per stimolare la rapidità nel calciatore, sia durante la preparazione sia nella stagione agonistica. Proposte “a secco” oppure integrate.

Prima di addentrarci nelle proposte pratiche dell’allenamento della rapidità, è bene fare chiarezza su alcuni concetti secondo la letteratura scientifica. Nel 1980 Benedek & Palfai indicavano la rapidità nel calcio come la capacità di “Agire e reagire con prontezza, scattare e correre velocemente, di trattare la palla rapidamente, di intuire rapidamente e di sfruttare quindi la situazione esi- stente”. Risulta da subito chiaro come la rapidità sia caratterizzata da elementi che derivano dalle capacità organico-muscolari (capacità condizionali) e da altri quali la rapidità di percezione, di anticipazione, di presa di decisione, di reazione (capacità coordinative).

La rapidità di un atleta nei giochi sportivi rappresenta dunque una qualità complessa, composta da diverse qualità psico-fisiche quali:

- capacità di percepire nel più breve tempo possibile le situazioni di gioco e le loro variazioni = velocità percettiva;
- capacità di prevedere mentalmente nel più breve tempo possibile quale sarà lo sviluppo del gioco e soprattutto il comportamento dell’avversario diretto = rapidità di anticipazione;
- capacità di decidere in un tempo brevissimo la più opportuna tra le molte azioni possibili = rapidità nella presa di decisione;
- capacità di reagire rapidamente a sviluppi imprevisti della situazione = rapidità di reazione;
- capacità di riuscire ad agire più rapidamente ed efficacemente possibile durante la partita, integrando tra loro le qualità cognitive, tecnico-tattiche, organico-muscolari delle quali si è in possesso = rapidità generale di azione (Weineck, 2009)

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I calci da fermo possono trasformarsi in ottime occasioni durante una partita, a vantaggio o nostro sfavore, per questo vanno allenate adeguatamente durante gli allenamenti.

Il ritorno dalle vacanze e l’inizio della nuova stagione creano da sempre grande entusiasmo tra giocatori e staff. Entusiasmo che può essere sfruttato per proporre e costruire nuove soluzioni sulle palle inattive e costruire le giuste fondamenta da questo punto di vista. Benvenuta preparazione quindi! Preparazione che rappresenta, in linea generale, un momento fondamentale dell’annata. Insieme alla solita routine di lavori per l’incremento metabolico, a quelli della forza e dei primi dettami tattici, anche le situazioni di palla inattiva vogliono la loro parte. I risultati percentuali di realizzazione da calcio piazzato continuano a crescere, ma soprattutto risultano determinanti in un calcio sempre più equilibrato tatticamente parlando.

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Il passato può tornare a supportare il presente per organizzare la fase difensiva nel periodo preparatorio. Il cambio di regolamento sull’inizio azione.

Sono molti i fattori che determinano il successo del fenomeno calcio, ma è importante che le teorie e le tecniche che tendono a incanalarlo, vincolarlo a formule lungamente studiate, non riducano mai la sua imprevedibilità. I cambiamenti “tattici” avvenuti nel corso del tempo, in gran parte, sono dovuti a modifiche regolamentari, che possono variare in modo profondo il gioco per renderlo sempre più positivo, creativo e spettacolare. Una “rivoluzione”, chiamiamola così, è accaduta a cavallo degli anni settanta-ottanta con il pressing, vocabolo inglese che consiste nel “pressare”, “aggredire” l’avversario per togliergli la palla e passare immediatamente da un’azione difensiva a una offensiva (transizione positiva). Tale comportamento è utile anche per non far ragionare chi ha il pallone.

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Una progressione di lavoro per la fase offensiva sviluppata in contesto situazionale. L’importanza di tracciare una strada nel percorso formativo di un giovane calciatore che tenga conto di diversi fattori.

Per identificare uno stile di gioco verso il quale indirizzare la propria squadra non bisogna soltanto tener conto delle proprie idee ed esperienze, ma è necessario valutare tutto quello che può incidere o aver inciso in passato su abitudini, comportamenti, convinzioni e profilo dei giocatori e dello staff.

Un mondo “imperfetto”
Giocatori abili tecnicamente, sostenuti da capacità condizionali di buon livello, intelligenti, dotati di personalità e disponibili alla crescita e all’apprendimento, sono quelli che ogni allenatore vorrebbe, ma spesso non tutti sono così. Lo stesso vale per l’ambiente di lavoro: la perfetta sinergia tra le persone e le varie “aree” che si relazionano coi giocatori, il rapporto tra aspettative di breve e di lungo periodo, la cultura e le abitudini personali di ciascuno rendono il contesto di lavoro “imperfetto” e lontano da tutti i modelli che potremmo immaginare.

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LA FINESTRA SU SCIENZA&SPORT

[Pubblicato sul numero 41 di S&S, gennaio-marzo 2019, pagina 30]
La capacità di effettuare sprint ripetuti è una caratteristica di spiccata rilevanza nella performance del calciatore. Il test della Repeated Sprint Ability permette di quantificare questa capacità, fornendo valori che possono poi essere confrontati con diversi parametri. In questo elaborato i valori relativi alle espressioni della RSA sono stati paragonati con parametri antropometrici, di prestazione e pattern di movimento funzionale. Il confronto con quest’ultimo è l’aspetto innovativo dello studio: i pattern di movimento funzionale, misurati con un kit fms, consentono di condurre un’analisi del movimento individuando aspetti qualitativi e quantitativi inerenti a mobilità, stabilità e asimmetrie del soggetto. Un secondo punto è stato quello di confrontare le caratteristiche fisicomotorie in due sottogruppi (élite e sub-élite) all’interno del nostro campione.

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Come mescolare nella stessa esercitazione obiettivi fisici, tecnico-tattici e cognitivi. Le proposte pratiche.

La metodologia di lavoro integrata deriva dal basket e per definizione indica appunto l’integrazione (l’unione) tra l’allenamento tecnico-tattico e la preparazione fisica (compresi gli aspetti motori). Prevede la sinergia di tutte le componenti relative all’unità funzionale del calciatore, ovvero quella tecnica, tattica, fisica, cognitiva ed emozionale. Utilizzare esercitazioni integrate permette di agire contemporaneamente su più obiettivi. Questo modo di lavorare presenta pro e contro.

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Un giovanissimo calciatore deve anzitutto provare e sperimentare il maggior numero di attività possibili per poter arricchire il proprio bagaglio motorio. Da questa considerazione si sviluppa l’idea di proporre l’insegnamento della difesa della palla, attraverso varie forme di apprendimento, con il fine di educare i bambini alla gestione e al controllo del proprio corpo. Il tutto seguendo una progressione didattica che parte dal semplice fino ad arrivare al difficile, aumentando via via la complessità del compito richiesto. Le proposte pratiche si avvalgono inoltre di elementi ludici che consentono ai bambini di raggiungere l’obiettivo divertendosi, instaurando in questo tipo di allenamento un clima positivo (aspetto non trascurabile dato il contatto fisico con i compagni), in un ambiente di totale sicurezza.

Un estratto del nuovo libro di Andrea Biffi, disponibile da metà mese, dedicato a tutti coloro che lavorano nell’attività di base. In questo scritto si parla della sessione di allenamento, della sua organizzazione e si propone una delle tante tricks illustrate nel volume.

Il 30 novembre del 1979 uscì l’album The Wall del gruppo musicale britannico Pink Floyd, appena l’anno seguente avrebbe riscosso un enorme successo risultando il disco ad aver venduto il maggior numero di copie negli Stati Uniti.

È un concept album: racconta la vita di un antieroe di nome Pink, che è martellato e maltrattato dalla società fin dai primissimi giorni della sua vita e poi bla bla, bla bla e bla bla... fino ad arrivare alla traccia numero cinque del disco uno, Another Brick in the Wall. Ci limiteremo ad accennare il riferimento che il gruppo fa al sistema scolastico dei collegi britannici dell’epoca. Nel testo c’è proprio una relazione esplicita sulla scuola: un coro di bambini e ragazzi canta per affermare la propria indipendenza rispetto agli insegnanti, alle regole e ai codici di comportamento troppo opprimenti. Stiamo parlando di realtà che, generalmente, non appartengono ai nostri tempi né alla nostra scuola: professori che mancano gravemente di rispetto agli alunni, urlando loro contro e costringendoli a fare qualcosa contro il loro volere.

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Perché conviene coinvolgere giocatori e anche genitori in merito al “cambio” di ruoli. Alcune proposte pratiche sull’argomento, valide anche per obiettivi differenti.

Nel percorso di crescita individuale dei ragazzi nell’ambito di una sapiente formazione calcistica, è fondamentale far emergere una figura che spesso viene sottovalutata: lo psicologo dello sport. Una figura che può rientrare nella gestione dell’attività di comunicazione con gli istruttori e soprattutto con i ragazzi. Perché tale sottolineatura? Perché, nell’ottica di variare spesso, nell’attività di base, i ruoli dei ragazzi possono nascere alcune complicazioni.

Infatti, nel delicato periodo di formazione, i giovani calciatori possono sentirsi inadatti a ricoprire determinati ruoli, possono non essere a proprio agio in campo o presentare difficoltà di gestione dell’emotività. Sono questi i casi in cui un maggiore e sapiente sostegno si rende necessario. E lo psicologo dello sport può aiutare in tale direzione.

Inoltre, può interagire proficuamente anche con i genitori, i quali, vedendo il proprio figlio giocare senza un “ruolo fisso”, potrebbero pensare ad approssimazione e improvvisazione da parte dei tecnici e della società. È opportuno, infatti, far comprendere agli adulti il duplice scopo pedagogico e calcistico della “non scelta” specifica del ruolo e trasmettere l’importanza del mettersi in discussione e di provare esperienze nuove in zone differenti del terreno di gioco. Purtroppo ci sarà sempre chi penserà che il suo “piccolo campione”, un goleador da “10 reti a partita”, sia sacrificato a stare in difesa, senza immaginare che sarà il tempo a conferire il merito alle sapienti e non affrettate scelte del tecnico. Quanti genitori poi vorrebbero un figlio centravanti, un ruolo di “prestigio”, quello dei giocatori che segnano a raffica, con il nome sempre scritto a caratteri cubitali sui titoli dei giornali... locali. Pertanto, insegnare ai genitori a fidarsi della professionalità degli addetti ai lavori resta un passo fondamentale per far in modo che possano evidenziarsi capacità di adattamento del- l’intera squadra a diverse situazioni, con continui miglioramenti dei ragazzi.

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Il preparatore dei portieri che nella stagione appena trascorsa ha lavorato al Palermo, affronta in modo particolare gli aspetti caratteristici del mondo dei portieri. La preparazione propone alcune differenze e attenzioni rispetto a quella dei giocatori di movimento. L’analisi del modello prestativo è fondamentale per comprendere quali sono le necessità e le caratteristiche da sviluppare e quali, invece, richiedono una minor necessità di intervento. Tra le prime troviamo certamente rapidità e intensità elevata, mentre tra le altre capacità e potenza aerobica (che comunque non vanno trascurate in quanto consentono di mantenere un buono stato di forma). Immaginando di avere a disposizione tre settimane, ma la proposta è modulabile in base alle disponibilità di ciascuna squadra, vengono illustrate le proposte di lavoro, ponendo l’accento sugli obiettivi che è necessario perseguire.

Quali sono i particolari e le tecniche che un allenatore dei portieri deve aver presente nell’insegnamento di questo fondamentale.

Nel calcio moderno uno degli aspetti che caratterizzano il portiere di alto livello è la capacità di intervenire sulle palle alte. L’estremo difensore che, attraverso l’uscita su palla alta, riesce a risolvere una situazione pericolosa costituisce un valore aggiunto per l’intera squadra poiché infonde sicurezza e incrementa la consapevolezza dell’undici stesso di saper difendere con efficacia la propria porta.

L’uscita alta richiede:
- una gestualità motoria complessa;
- un’ottima lettura delle traiettorie;
- una dose di coraggio intrinseca nella personalità del portiere.

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Gli approfondimenti de Il Nuovo Calcio - I portieri
Dopo aver analizzato i “nuovi comportamenti” del portiere, in questo articolo una serie di esercitazioni che hanno come obiettivi la tecnica podalica, la presa, la lettura delle situazioni per trovare la giusta “postura” e l’uscita alta.

Del portiere si dice spesso che debba essere un soggetto polivalente, capace di adattarsi immediatamente alle molteplici situazioni e alle svariate difficoltà che una gara gli propone. Per farlo al meglio le tecniche proprie del ruolo e la “tattica”, intesa anche come abilità nel leggere le situazioni e soprattutto prevederle, sono aspetti determinanti.

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In questo articolo viene affrontato il tema della crescita e dello sviluppo della capacità condizionale di forza all’interno del panorama calcistico italiano al femminile. Partendo dalle differenze fisiologiche tra uomo e donna e passando attraverso le problematiche legate al ciclo mestruale delle atlete, andremo a vedere come all’interno di una società di Serie A viene gestito e sviluppato durante la stagione il programma di allenamento specifico per la forza, quali sono i risultati ottenuti nel corso dell’annata e soprattutto quanto è cresciuto negli ultimi anni il livello medio di forza in un club di Serie A.

Gli ultimi anni sono stati segnati da una profonda innovazione e un grande sviluppo del calcio femminile italiano. Questa crescita ha riguardato non solo l’aspetto organizzativo e numerico, ma anche quello qualitativo riguardo il lavoro tecnico-tattico e soprattutto atletico. Uno degli aspetti sui quali si è incrementato il livello di attenzione riguarda la preparazione fisica delle giocatrici. La grande necessità di competere anche in campo internazionale a livello di club o di nazionale ha difatti focalizzato l’attenzione sul miglioramento delle capacità condizionali di tutte le giocatrici italiane.

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Cosa è accaduto in questa stagione, al di là dei risultati del campo, nel calcio femminile. Katia Serra ci offre uno spaccato della situazione.

La stagione 2018-2019, per il calcio femminile, è sicuramente stato un momento di svolta, sia per il passaggio dalla LND alla FIGC, sia per il seguito che ha avuto tutto il movimento. Abbiamo voluto quindi fare il punto della si- tuazione con Katia Serra, ex calciatrice della massima serie, docente ai corsi allenatori UEFA B e C, com- mentatrice tecnica di Sky e responsabile dell’AIC per il femminile.

Cosa è cambiato, per le calciatrici, passando dalla LND alla FIGC?
«Dal punto di vista dello status non è successo niente di speciale. Le calciatrici non erano professioniste prima e non lo sono tutt’ora. Le tutele che hanno oggi sono in vigore dal primo luglio 2016, niente di più. Fortunatamente, dal punto di vista della visibilità è tutto diverso: il fatto che SKY trasmetta le partite rende tutto il movimento più ap- petibile anche per gli sponsor e si innesca un mecca- nismo che fa crescere l’intero sistema.»

Il professionismo resta quindi lontano per le donne...
«Il professionismo lo disciplina la legge 91 emanata nel 1981 e non è previsto per nessuno sport femminile. Il problema principale è la sostenibilità economica, ma anche dove vi fosse, non viene introdotto per scelta, vedi la pallavolo. Inoltre, le federazioni hanno autonomia, pertanto, se vi fosse una volontà politica, la FIGC potrebbe inserirlo.»

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Allenamento fisico. Femminile
Tutto quello che c’è da sapere per organizzare una meticolosa pianificazione delle attività “fisiche” nel calcio femminile. Forza, resistenza, aspetti preventivi e coordinazione.

Il calcio femminile in Italia è in continua crescita. Al 30 giugno 2017 erano 23.665 le calciatrici tesserate per la Federcalcio (12.747 under 18) e 677 le società registrate, delle quali 12 per il campionato nazionale di Serie A e 57 per quello di Serie B (stagione sportiva 2017-18); quest’anno è cambiata la formula, con Serie A e B a 12 squadre e 4 gironi di “C”. Anche a livello tecnico, gli allenatori e i preparatori atletici, che si sono specializzati nell’allenamento delle calciatrici, sono aumentati. Il calcio femminile presenta alcune differenze rispetto al maschile. Sono dettate principalmente dalla diversità nella capacità di esprimere performance da parte delle atlete. Infatti, le giocatrici presentano minori livelli di forza e resistenza specifica. Questo ha un notevole impatto sulla prestazione, sia dal punto di vista fisico sia tecnico. Lo staff di una squadra femminile dovrebbe tenere conto di queste differenze, lavorando in maniera specifica e migliorando le qualità tecniche delle giocatrici e le determinanti fisiche della prestazione.

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Partire dagli aspetti aerobici nel periodo preparatorio è importante per costruire quella base utile alle proposte successive. I lavori “a secco”, quelli con palla e l’intervento lattacido.

Anche quest’anno siamo giunti al termine della stagione calcistica, ma c’è già la necessità di proiettarsi sulla programmazione di un nuovo inizio, un punto zero che comincia sempre dal primo allenamento della stagione successiva. A luglio, infatti, si iniziano a porre le basi per il cosiddetto pre-season.

La priorità di uno staff è quella di sfruttare in modo ottimale le settimane a disposizione che precedono l’avvio del campionato, in modo tale da far raggiungere ai propri atleti uno stato di forma ideale per affrontare il periodo competitivo. Dal punto di vista degli obiettivi fisici, credo sia importante integrarli con quelli che propone il mister (tecnico-tattici), tenendo presente che le esercitazioni a connotazione atletica possono essere svolte con o senza palla.

La figura del preparatore atletico negli ultimi anni si è molto evoluta e oggi, grazie a strumenti come GPS e match analysis, può proporre allenamenti molto più mirati e creare con efficacia adattamenti rivolti direttamente al modello di prestazione. Riguardo questo ultimo aspetto, chi può sfruttare una propria raccolta dati durante le competizioni degli ultimi anni, può avere un “modello” che regolarmente deve essere aggiornato.

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Simone Lorieri ha concentrato il suo scritto su questo distretto muscolare molto importante, che viene sollecitato dai calciatori per via dei frequenti cambi di direzione, di senso, accelerazioni e decelerazioni.

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L’articolo di Simone Lorieri si concentra su un’esercitazione utile a stimolare la forza e la stabilità: lo split squat. Se pensiamo alla maggior parte degli sforzi ai quali i giocatori sono sottoposti durante una partita, comprenderemo immediatamente come il calciatore non sia quasi mai in appoggio su entrambi gli arti contemporaneamente.

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