Dopo aver indicato sullo scorso numero come organizzare i giochi di posizione, vediamo come allenare diversi princìpi di gioco in questo tipo di proposte. Le varianti in base all’atteggiamento avversario e alle zone in cui si desidera creare superiorità.

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Speciale palle inattive
Come sfruttare al meglio queste situazioni costruendo giocate schema per liberare alcuni giocatori in area di rigore. L’utilizzo dei blocchi.
Il calcio è, per sua natura, in continua evoluzione: cambiano ininterrottamente le sue metodologie di lavoro, gli strumenti per allenare, le tecnologie per analizzare le partite e adesso, con l’introduzione del VAR, anche le procedure per far rispettare le sue regole.

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Speciale palle inattive
Cosa dicono i “numeri” di questa stagione e della scorsa in merito alle situazioni su palla ferma. Le situazioni di gioco che si creano in seguito alla concessione di un corner, di una rimessa laterale, di una punizione o di un calcio di rigore sono sempre più curate dagli allenatori, in quanto il calcio di oggi si gioca sempre di più su questi dettagli, che fanno spesso la differenza.

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Giovanni Valenti ha sottolineato l’utilizzo di questa gestualità per mettere in difficoltà gli avversari, conquistare campo e trovare il compagno libero. Nel corso dell’articolo, il nostro esperto ha evidenziato come applicare con efficacia questo principio e di quali competenze e abilità deve essere in possesso il giocatore.

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L’utilizzo di triangoli, quadrati, rombi e rettangoli per sviluppare alcune proposte pratiche a partire dall’attività di base per ricreare situazioni simili a ciò che succede in partita.

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Cosa considerare nello scouting di un giovane giocatore dei dilettanti. L’importanza delle qualità fisiche, calcistiche, cognitive-coordinative e comportamentali.

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L’importanza nelle categorie dell’attività di base utilizzare proposte che hanno riferimento al contesto di gara sotto forma di gioco. Giovanni Messina e Stefano Florit sottolineano come lavorare in questa direzione, partendo dal fatto che il calcio è caratterizzato da abilità aperte (open skills) e quindi diventa evidente che allenare le abilità calcistiche vuol dire allenare la presa di decisione (decision making) e la risoluzione di problemi motori (problem solving).

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Come utilizzare queste esercitazioni con i ragazzi di 10-11 anni per stimolare le risoluzioni dei problemi che la gara propone.

Il calcio attuale richiede giocatori “intelligenti”, che sappiano risolvere i numerosi “problemi” che si incontrano costantemente nel gioco. Il tutto il più velocemente possibile.

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Quanto conta coi bambini più piccoli lavorare, partendo dall’1>1, sulle prime forme di collaborazione semplice. Le situazioni di gioco e come stimolare istinto, fantasia e libertà.

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Quali esercitazioni analitiche e globali proporre e come integrarle con la squadra nel settore attività di base per i numeri uno.

Negli ultimi anni il ruolo dell’estremo difensore è sicuramente cambiato e la metodologia di allenamento specifica del numero uno si è modificata prevendendo una parte “importante” del training con il portiere inserito nel contesto squadra. Pertanto, è diventato fondamentale agire sia in forma “analitica” sia globale.

“Analitico”
La proposta analitica si pone lo scopo di automatizzare quelle gestualità che il portiere svilupperà nel tempo grazie alle continue ripetizioni delle sequenze motorie, che abitual- mente vengono insegnate nei primi anni di avvicinamento al ruolo. Parliamo sia degli aspetti tecnici e sia della loro appli- cazione in un contesto ridotto di gioco (situazione). Dal punto di vista tecnico, infatti, è necessario proporre esercitazioni con contenuti che possano migliorare le abilità già acquisite e che rappresentano le basi fondamentali di ogni giovane portiere.

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Alcune importanti considerazioni per allenare al meglio i numeri uno del vivaio. I prerequisiti, la valutazione, i metodi e le proposte pratiche.

Per affrontare l’argomento dell’allenamento del giovane portiere bisogna chiarire immediatamente che è completamente differente da quello un adulto. Infatti, fisico, esperienze, capacità non consentiranno mai al piccolo portiere o al giovane numero uno di svolgere esercizi da adulto anche se “tagliati” o “riveduti”. Tutto ciò è dovuto anche all’attenzione che gioca un ruolo fondamentale poiché soprattutto i più piccoli hanno difficoltà nel mantenerla costante: si acquisisce col tempo.

Il giovane numero uno ha necessità totalmente diverse: deve svolgere esercizi propedeutici, coordinativi, tecnici e tattici, che, secondo la sua crescita, si completeranno in seguito quando raggiungerà livelli di forza più importanti grazie alla maturazione fisica. Questa breve introduzione si completa di una riflessione che reputo di importanza assoluta: colui che allena il giovane portiere deve avere una profonda competenza del ruolo. Infatti, è l’allenatore che offrirà al giovane tutto quel bagaglio di conoscenze che faranno la differenza quando arriverà in prima squadra. È la formazione degli anni giovanili che genera il valore successivo.

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Un’interessante proposta pratica che permette di sintetizzare attività coordinativa, allenamento tecnico e situazionale in contesti in cui si deve lavorare con diversi portieri dell’attività di base.

Un solo allenatore, molti portieri e… poco spazio: è una situazione in cui possono incorrere molti allenatore dei numeri uno, in special modo del settore giovanile. Affinché una proposta d’allenamento risulti adeguata ed efficace, non bastano le buone idee. Bisogna organizzare e personalizzare le varie esercitazioni in base al numero, all’età e alle capacità degli allievi. Questo per stimolare le loro abilità e nello stesso momento puntare a correggere i gesti motori e tecnici. Purtroppo, però, vedere molti portieri in fila in attesa del proprio turno per una presa, un tuffo, un’uscita alta, con l’allenatore in affanno a calciare un pallone dopo l’altro, è frequente. E non è la strada migliore. Ecco perché, in tali situazioni, occorre pensare a qualcosa di diverso. Ricordiamolo sempre: il nostro fine deve essere quello di far diventare i ragazzi “protagonisti” della sessione di training attraverso lavori analitici o globali, in cui viene permesso loro di acquisire maggiore confidenza con l’attrezzo palla e con le situazioni di gioco.

IL GIOCO DELL’O.C.A

Lo avete presente? Si tratta di un percorso con una serie di compiti e azioni da svolgere con l’obiettivo di avanzare per la vittoria finale. L’acronimo O.C.A cade a proposito, perché possiamo riferirlo alle parole “Obiettivi, Compiti e Azioni”; quindi, può sintetizzare concet- tualmente ogni proposta d’allenamento. E può funzionare perfettamente per una proposta che utilizzeremo per porre rimedio al fatto di allenare tanti bambini in poco spazio. Infatti, è fondamentale per un allenatore in tale contesto operativo stabilire degli obiettivi da perseguire, affidare i compiti ai propri giocatori e chiedere loro le esecuzioni. Osservando il tutto e correggendo.

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Il mister più longevo della Serie A femminile, Fabio Melillo, ci ha parlato della sua squadra, che lotta con club più grandi, dopo essere partiti insieme dalla Serie C. Il tecnico, che segue anche la Primavera, con la quale ha raggiunto traguardi importanti, ha delineato una settimana tipo, evidenziando anche il modo col quale si relaziona con le sue ragazze.

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Gli speciali de’ Il Nuovo Calcio - L’allenamento della forza
Alcune valutazioni in merito al training di forza per le giocatrici e diverse proposte da campo sui cambi di direzione, correlate anche ai ruoli.

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L’allenatore della Fiorentina Women’s racconta la stagione conclusa con lo scudetto e la Coppa Italia e offre uno spaccato sul calcio femminile italiano.

Fiorentino di nascita, ha giocato nella Fiorentina con la quale in gioventù ha pure vinto un “Torneo di Viareggio” ed ora è allenatore della Fiorentina Women’s, la squadra che ha dominato la scorsa stagione. Sauro Fattori, 56 anni, ha la parlata toscana e la gioia nel cuore per un’annata nella quale ha fatto double, scudetto e Coppa Italia, regalando alla famiglia Della Valle, un trofeo (anzi due), che la sezione maschile non ha mai vinto.

Fattori, lei ha iniziato ad allenare le ragazze nel 2012...
«Sì, il presidente dell’ACF Firenze, Andrea Guagni, mi chiese di avvicinarmi al mondo del femminile, gli dissi di sì. Abbiamo vissuto due buone stagioni nelle quali abbiamo conquistato l’ottavo posto; nella terza ci siamo classificati quarti. Poi...»

Poi?
«Poi è arrivata la Fiorentina, l’amore di una vita sportiva. La Federcalcio, per le società di A, ha inserito l’obbligo di avere almeno una squadra giovanile femminile, un’idea geniale per cercare di allargare la base. Noi abbiamo 10.000 tesserate, i Paesi del Nord e la Germania ne hanno due milioni, lei capisce che quando si fa selezione per la Nazionale non c’è proporzione. Il nome dei club di Serie A è attrattivo, aiuta a catalizzare interesse.»

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Il miglioramento, sul campo e in palestra, della forza esplosiva. Come intervenire a corpo libero e coi piccoli attrezzi. E non perdete il video sul nostro sito (online qui).

La continua ricerca della maggior quantità di forza da esprimere nel minor tempo possibile è sicuramente un tema “caldo” per quanto riguarda l’allenamento fisico nel calcio.

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Un articolo che pone l’attenzione su un aspetto poco trattato: il training del core effettuato in movimento, in sintonia con la respirazione. Giulia Simonetti ha evidenziato come allenare in modo funzionale per il calciatore questa abilità, esplicando il metodo da lei sviluppato, il BodyFit®. Questo metodo prevede di allenare il calciatore a corpo libero tramite esercizi funzionali al gesto specifico, in situazioni il più vicine possibile alla realtà di gioco.

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L’utilizzo della pliometria per allenare al meglio la forza esplosivo-elastica. Questo è il focus dello scritto di Simone Lorieri, che spiega in modo dettagliato di cosa si tratta e quali precauzioni utilizzare per evitare infortuni dovuti alla poca conoscenza della materia.

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