L’intervista di Cesare Barbieri al Campione del Mondo del 2006, che parte proprio dal racconto della vittoria mondiale. Poi un rewind fino agli inizi al Brescia e il passaggio all’Inter. In seguito il Milan, con cui vince tutto, due volte, in un controcampo pieno di talento, e il clamoroso passaggio alla Juventus, con cui continua a vincere; senza dimenticare l’azzurro, quello dell’Under prima e della Nazionale maggiore poi.

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In tempo di Mondiali, ecco la doppia intervista di Cesare Barbieri a due Campioni del Mondo con la maglia azzurra nel 2006: Luca Toni e Mauro German Camoranesi. Il primo, appesi gli scarpini al chiodo, ha conseguito l’abilitazione sia per fare il direttore sportivo sia per allenare, indicando però come la sua preferenza ricada sul lavoro dirigenziale, incarico già svolto all’Hellas Verona. Inoltre, l’ex bomber azzurro ha parlato di attaccanti e delle sue esperienze da giocatore, culminate con la canzone dedicatagli ai tempi del Bayern Monaco.

Il secondo, lasciato il calcio giocato, si è dedicato alla carriera da mister, cominciata in sudamerica. Camoranesi ha evidenziato le differenze che vi sono tra l’essere giocatore e il mestiere dell’allenatore, terminando l’intervista con il racconto della finale di Berlino.

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Luca Bignami ha intervistato il tecnico del Milan, che ha espresso il suo pensiero e la sua filosofia di lavoro e su come trasmetterla ai proprio calciatori. Calciatori che oggi sono più partecipi e vogliono capire il perché dei lavori proposti; di conseguenza l’allenatore deve avere ottime conoscenze. Inoltre, è importante entrare in sintonia coi calciatori, entrando nella testa di tutti in modo diverso. Il tecnico ha proposto diverse esercitazioni di tipo tecnico-tattico ma con finalità fisiche: passing drills, possessi e giochi di posizione. Gattuso ha poi affrontato anche il discorso relativo alla match analysis e ha indicato l’organizzazione di una settimana tipo, priva di Coppe, e una con l’Europa League al giovedì. Per finire, un discorso legato ai giovani e al poco tempo che i bambini trascorrono giocando all’aperto.

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Ferretto Ferretti, Francesco Perondi e Andrea Bernasconi.

Interviste

Il quindicesimo libro della collana Gli Indispensabili è dedicato a tutti coloro che lavorano proprio in questo ambito. Abbiamo incontrato gli autori, tre firme d’eccezione, per saperne di più.

Questo mese presentiamo il libro numero 15 della nostra collana Gli Indispensabili. Il volume, dal titolo L’allenamento fisico nei dilettanti, porta due firme d’autore: il direttore della rivista Ferretto Ferretti e Francesco Perondi, attuale componente dello staff di Pioli. Ad affiancarli una terza figura, giovane ma con esperienze sia in Serie C e D come preparatore, Andrea Bernasconi.

Scopriamo con loro i contenuti, partendo dall’ideatore di tutta la collana, il direttore de Il Nuovo Calcio Ferretto Ferretti.

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L’intervista di Luca Bignami al tecnico toscano, che ha alle spalle diverse esperienze nei professionisti, culminata con la splendida avventura a Benevento, culminata con la storica conquista della Serie A. Baroni ha espresso la sua filosofia di lavoro, a partire da un aspetto che sottende a tutto: la sensibilità, una caratteristica fondamentale per ogni tecnico.

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Il CT della Nazionale femminile ci ha aperto le porte di Coverciano, ripercorrendo con noi i suoi trascorsi da calciatrice e il suo cammino che l’ha portata fino alla panchina azzurra. Nel corso dell’intervista, Milena Bertolini ha indicato le differenze riscontrate nell’allenare una nazionale rispetto a una squadra di club e ha espresso la sua filosofia di gioco e gli obiettivi prefissati. Inoltre, il tecnico ha sottolineato quali differenze vi siano rispetto alle altre compagini e su quali aspetti lavorare per limare un gap che è sempre più sottile.

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Continuano le nostre interviste ai maestri di calcio. Questo mese abbiamo incontrato Massimo De Paoli, che da trent’anni lavora nel settore giovanile e ha delineato i cambiamenti avvenuti e spiegato le sue modalità operative.

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Stefano Bonaccorso

Interviste

Dopo Andrea Biffi e Giuliano Rusca, il maestro di calcio con cui ci siamo confrontati in questo mese è l’attuale coordinatore dell’attività di base dell’Atalanta, che ci ha presentato il suo modus operandi e ha analizzato il sistema calcistico giovanile italiano.

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L’intervista a Diego Zuccher, che ha espresso le ambizioni di una neopromossa, che con lavoro e impegno cerca di affermarsi nella massima serie femminile italiana. Il mister ci ha indicato una settimana tipo, le caratteristiche della sua squadra e l’importanza di avere un leader all’interno dello spogliatoio.

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Moreno Longo

Interviste

L’allenatore del Frosinone, Moreno Longo, insieme al suo staff, ci ha fatto entrare nella sua “casa”, il nuovissimo Benito Stirpe. Ci ha indicato le differenze che vi sono nel passaggio dal settore giovanile (nel quale allenava fino a due stagioni fa) a una prima squadra, analizzando poi le sue modalità di lavoro. Si è soffermato, poi, sul modulo maggiormente utilizzato quest’anno, il 3-4-2-1, evidenziando le caratteristiche sia in fase di possesso che in quella di non possesso.

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Eusebio Di Francesco

Interviste

L’allenatore della Roma, Eusebio Di Francesco, ci ha aperto le porte di Trigoria, trasmettendoci la sua idea di calcio e i princìpi su cui si fonda. Ha espresso la sua preferenza per il 4-3-3, che dona alle sue squadre tanta qualità in fase offensiva, coi movimenti codificati dei suoi esterni, Perotti e El Shaarawy su tutti.

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L’intervista a Elio Garavaglia, da due anni alla guida dell’Atalanta Mozzanica, serie A femminile. La squadra, dopo un inizio difficile, sta risalendo a china, alla ricerca del “bel gioco”. È questo l’obbiettivo del mister, che pone il pallone al centro di ogni esercitazione che propone.

Garavaglia, che ha avuto diverse esperienze nel calcio maschile, tra cui quella al Milan, ha fatto un analisi sul movimento calcistico femminile in Italia, che deve porsi come obiettivo quello di allargare la base da cui “pescare” le giocatrici. Nuove leve che il mister tiene sempre sott’occhio, tanto da aver fatto portato in ritiro con la squadra tre calciatrici giovanissime: una classe 1999, una 2000 e una 2001.

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L’intervista a Gianpietro Piovani, allenatore del Brescia femminile. Le aspirazioni di una squadra che questa stagione è impegnata su più fronti, Champions compresa. Le parole di Cristiana Girelli, centrocampista biancoblu e della nazionale.

Caldo, sole e musica caraibica ci accolgono al campo di allenamento del Brescia Femminile. Ci stupiamo di trovare un ambiente così sereno e spensierato al nostro arrivo, ma mister Gianpietro Piovani ci assicura che questa è l’aria che si respira sempre durante tutti gli allenamenti. «Certo, ora è tutto facile perché vi sono risultati positivi, ma sono sicuro che arriveranno momenti difficili e saremo pronti anche per quelli». La società quest’anno ha deciso di affidare la squadra a Piovani, un tecnico dalle idee chiare e con un disegno ben preciso per questo gruppo, nonostante sia alla sua prima esperienza con una squadra femminile. Il suo nome però è ben noto nel mondo maschile, sia come calciatore, con un trascorso anche in Serie A, sia come allenatore nel settore giovanile della Feralpisalò.

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Roberto D’Aversa

Interviste

L’avventura nella società emiliana di mister D’Aversa e il suo staff: le metodologie operative, le proposte pratiche e la gestione di quelle situazioni che nel corso dell’anno possono fare la differenza.

L’arrivo in corsa nella stagione passata in LegaPro, la conquista dei play-off, il successo in finale contro l’Alessandria e ora la Serie B, per provare a essere protagonisti. In queste poche parole si possono riassumere gli ultimi dodici mesi di Roberto D’Aversa, l’allenatore del Parma. Parma, sì… una piazza importante, abituata ad altri palcoscenici, che sta cercando di risollevarsi dopo il fallimento e tornare dove le spetta. Ma chi conosce il calcio sa bene che niente si ottiene per diritto acquisito: bisogna lottare sul campo, trovare gli “espedienti” tattici che possono esaltare gli uomini a disposizione e mettere in difficoltà gli avversari. Bisogna lavorare “duro” in settimana per farsi trovare pronti in un campionato in cui… «Tutti possono vincere contro tutti – dice il mister.

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El Cuchu ormai pensa alla carriera di allenatore: ci spiega come le esperienze da calciatore possono tornare utili per la sua nuova avventura.

Ci sono dei giocatori che quando li osservi sul terreno di gioco intuisci che hanno qualcosa di “speciale”. Che mostrano un’intelligenza tattica particolare. Che sanno guidare i compagni. Che sono dei leader, a volte l’emanazione di ciò che desidera il loro mister. In due parole, che sono allenatori in campo! Non c’è dubbio, Esteban Cambiasso, “el cuchu”, era così. E abbiamo volutamente usato una forma verbale al passato. Anche con un pizzico di tristezza. Infatti, lo scorso settembre, ha annunciato il suo addio al calcio giocato. Ha frequentato positivamente il corso Uefa A a Coverciano, in attesa di… decidere il suo futuro.

Il palmares da calciatore è di quelli importanti: insieme al triplete con l’Inter, i trofei conquistati sono ben 24. Una carriera iniziata nel vivaio dell’Argentinos Junior, quindi il passaggio al Real Madrid e il ritorno in patria all’Independiente e poi al River Plate (dove conquista un torneo di Clausura). Quindi, ancora Madrid, Milano e infine Inghilterra (Leicester) e Grecia all’Olympiakos le sue destinazioni. «Ho sempre pensato con la testa da allenatore anche quando giocavo. È stato così! E ora credo che il passaggio alla panchina sia per me una cosa naturale. Guarda, da giovane, quando avevo vent’anni ed ero in Argentina, ho provato anche ad allenare insieme ad un amico una squadra di calcio a cinque.»

Il neo-tecnico del Sion racconta le esperienze che lo hanno portato a diventare allenatore. Spiega i concetti tattici in cui crede e propone interessanti soluzioni per la fase di possesso. Le interviste a Mirko Conte e Alessandro Recenti che lo hanno seguito dal Lugano al Sion.

Trovarsi e parlare di calcio a 360° con Paolo Tramezzani per chi vi scrive è sempre stato un piacere, fin da quando ricopriva il ruolo di responsabile tecnico di una società dilettantistica del milanese, e ci si confrontava su metodologie di allenamento e organizzazione societaria. Una persona, Paolo, poliedrica, che ha continuamente “esplorato” mondi diversi, comunque collegati al calcio. Sempre con competenza e signorilità. E, dopo aver scritto articoli insieme, averlo ascoltato in televisione come voce tecnica della Rai, e averlo visto spiccare il volo, prima collaboratore tecnico, poi secondo della Nazionale albanese, ritrovarlo come allenatore dall’altra parte del tavolo per un’intervista tecnica è senz’altro qualcosa di particolare. Sorridiamo entrambi, consapevoli che sarà una piacevole chiacchierata in cui il neo-tecnico del Sion racconterà quei particolari della sua storia che possono aiutare tutti i lettori a capire come si è evoluto il mestiere di allenatore e come tutte le esperienze possano essere formative.

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La salvezza del Crotone è stata una sorpresa pazzesca per la maggior parte degli addetti ai lavori. Cosa c’è dietro un risultato tanto sorprendente lo racconta il mister, Davide Nicola, che spiega i suoi princìpi di gioco, la sua filosofia e il suo modo di essere allenatore.

È stata un’impresa! Sportiva, sia chiaro! Questa probabilmente è la parola giusta per descrivere quanto ha fatto il Crotone in questa stagione. Un’escalation di risultati e di un calcio che ha fatto ricredere tutti coloro che lo davano già in Serie B prima dell’inizio stagione. Certo, a metà campionato i punti ottenuti dalla squadra calabrese, erano solo 9. Alzi la mano, quindi, chi credeva ancora nella salvezza! Loro però ci credevano: loro, gli “uomini” di Davide Nicola! Sì, uomini… perché per rimanere in fondo alla classifica, distanti dalla salvezza, in pratica retrocessi fino all’ultima gara, bisogna avere dei valori importanti. Bisogna essere convinti di farcela. Servono motivazioni forti. Serve un allenatore che sia una guida e non si faccia abbattere dalle difficoltà. E una società non “ballerina”, ma ferma nelle sue convinzioni. E l’impresa si può realizzare. Mister Nicola ci racconta, a meno di un mese dalla fantastica salvezza, il suo punto di vista su quanto realizzato.

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Il presidente federale risponde a una serie di domande sui nuovi progetti della FIGC e fa il punto della situazione sull’interno movimento calcistico italiano.

Il neo-eletto presidente federale, Carlo Tavecchio illustra le iniziative intraprese dal suo arrivo in FIGC a questa parte e di quelle ai nastri di partenza. Parla della Nazionale maggiore e dell’importante vetrina che ci offriranno gli Europei Under 21. Calcio femminile, giovanile coi Centri Federali Territoriali, Var e dilettanti gli altri argomenti toccati dal numero uno della FIGC.

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L’allenatore della Juventus si racconta, spiega l’importanza di migliorare – anche ad altissimo livello – tecnica e tattica individuale e propone una serie di esercitazioni per questo obiettivo. Parla di giovani, di princìpi, di sistemi di gioco, di gestione del possesso e di qualità nell’uno contro uno.

Dettagli, precisione, miglioramento. Sono parole che ricorrono spesso nei discorsi di Massimiliano Allegri, l’allenatore della Juventus, che abbiamo intervistato a Vinovo, al centro tecnico bianconero. E sono termini importanti che si percepiscono già mettendo piede a casa Juve, dove nulla è lasciato al caso, ogni particolare organizzativo, e non solo, è curato attentamente. Perché le vittorie si costruiscono dalla base, dalla società e dalle scelte degli uomini che devono dare il meglio di loro stessi. A qualsiasi livello. Come ci dice Allegri proprio al termine della lunga “chiacchierata”: «Il bravo allenatore come il bravo manager d’azienda o di società sportiva deve trovare dei collaboratori ancora più bravi di lui. Deve lasciarli esprimere, non avere mai paura del confronto e poi prendere le decisioni. Perché queste spettano a lui.

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L’allenatore e il suo staff
L’avventura di Simone Inzaghi ai biancazzurri, l’organizzazione dello staff di lavoro, alcune proposte pratiche e una serie di consigli per i giovani. La settimana tipo e gli aspetti fisici.

Due mesi fa siamo stati ospiti del Venezia di Filippo Inzaghi, ora tocca al fratello Simone, mister della Lazio. Un inizio stagione coi fiocchi quello della società di Lotito con Simone Inzaghi preso, un po’ a sorpresa, dopo il caso Bielsa. L’ambiente era teso, i malumori all’ordine del giorno, ma Simone – con tanta pazienza, lavoro e parecchio carisma – è riuscito a riportare l’entusiasmo nella capitale, sponda biancoazzurra. Conosce ogni angolo di Formello, tanto da dire durante l’intervista… «Questa è casa mia, è da 17 anni che sono alla Lazio» e ciò è stato un indubbio vantaggio. Con qualcuno dei suoi ragazzi ci ha giocato, con molti altri era a stretto contatto quando allenava la Primavera. Dietro i risultati positivi c’è passione, determinazione e uno staff molto unito, formato da persone con provenienze ed esperienze differenti, che portano un’importante ricchezza di idee. E poi, lo si percepisce, stanno bene insieme, come ci hanno confermato in sedi diverse tutti i collaboratori di Simone.

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L’allenatore e il suo staff
Una società ambiziosa, con un potenziale unico, che mira, senza nascondersi, a salire di categorie. Un allenatore giovane, dalle idee chiare e dal grande entusiasmo. Un mix che vuole dimostrarsi vincente nella lunga stagione del girone B della LegaPro.

“La volontà va oltre il talento”: c’è scritto questo in un “cartello” attaccato alla porta dello spogliatoio del Venezia. La frase è di Muhammad Ali. E da qui iniziamo a raccontarvi l’avventura di Filippo Inzaghi nella società lagunare. Il mister ci spiega subito che… non è l’unico foglio appiccicato ai muri, che – per lui e il direttore Giorgio Perinetti – sono uno stimolo utile ai giocatori. Insiste poi dicendo che per raggiungere i traguardi più importanti, un calciatore deve essere un professionista esemplare, deve curare il proprio corpo, dare il massimo in allenamento, dimostrare dedizione, determinazione, impegno nella prevenzione… questa è l’unica strada. È un’entusiasta “Pippo” Inzaghi, lo si percepisce da come parla. Ce l’hanno detto tutte le persone che abbiamo incontrato al centro sportivo Taliercio di Venezia. Un fiume in piena che ha sposato il progetto del presidente Joe Tacopina e si sta dimostrando un valore aggiunto.

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Claudio Filippi, allenatore dei portieri della Juventus fa il punto della situazione sull’allenamento specifico del ruolo e offre importanti indicazioni a chi opera nei dilettanti e lavora coi giovani.

Sette anni di Juventus, arrivato con Gigi Delneri, rimasto nell’era Conte e ora con Massimiliano Allegri: parliamo di Claudio Filippi, responsabile dell’area portieri della società bianconera e allenatore dei numeri uno della prima squadra, Gianluigi Buffon, Neto e Emil Audero. Storico collaboratore de Il Nuovo Calcio, l’abbiamo ascoltato per fare un po’ il punto della situazione sull’universo portieri, sugli aspetti metodologici, sull’evoluzione del ruolo e per avere qualche anticipazione sul suo ultimo lavoro editoriale, curato insieme a Daniele Borri, in uscita proprio a ottobre, intitolato “La tecnica del portiere”.

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La situazione del mondo dei dilettanti illustrata dal suo presidente.

Una vita per lo sport, non solo per il calcio. Antonio Cosentino, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, calabrese di Catanzaro, ha compiuto 77 anni a fine giugno e ricorda con piacere quando da ragazzo faceva atletica ed è stato campione regionale dei 100 e 200 metri. Ma non solo: Cosentino è stato arbitro di pallacanestro fino al 1972, quindi ha insegnato all’Isef di Bologna e Catanzaro per 23 anni. A livello dirigenziale, invece, è stato presidente provinciale e regionale della Lega Nazionale Dilettanti, poi il balzo ai vertici di un movimento sterminato, che va dalla Serie D alla Terza Categoria, ai campionati giovanili, senza dimenticare il femminile e il Calcio a 5 che, essendo una divisione, ha un proprio numero uno.

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L’intervista
L’allenatore della squadra scaligera e il suo preparatore ci spiegano la filosofia e le modalità operative durante la settimana. Le esperienze europee del mister e il suo credo.

L’obiettivo per questa stagione del Verona è fin troppo chiaro. È sulla bocca di tutti. Lo sanno anche i protagonisti. Ma il campionato di B non è mai facile, è una lunghissima gara a tappe, 42! Nella quale… «Bisogna pensare solo alla partita che si deve giocare e a fare tre punti – ci dice Fabio Pecchia»… perché alla fine «Si sommano – aggiunge il direttore sportivo, Filippo Fusco, presente durante l’allenamento e l’intervista.» Le idee sono chiare al pari dei principi di gioco e della metodologia che il tecnico vuole portare avanti. Ce li ha illustrati insieme al preparatore atletico, Marco Ferrone.

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L’intervista

Abbiamo ascoltato Federico Ferri, vicedirettore di SkySport, che ci racconta della nuova stagione. 2.300 partite, 4.000 ore di calcio e… il “Super HD”.

Prima inviato, poi caporedattore, ora vicedirettore; Federico Ferri presenta la nuova stagione di SkySport. Abbiamo già visto i primi gol di Serie A e B, della Premier e pure quelli di Liga, Bundesliga e Eredivisie (su Fox), ma l’abbonato è ancora curioso, vuole sapere come sarà l’anno che verrà.

Ancora una volta l’offerta di SkySport è fantastica…
«Vorrei partire dai numeri: trasmetteremo 2.300 partite, che in tutto fanno 4.000 ore di calcio in diretta. Abbiamo tutti i 380 match della Serie A, di cui 132 in esclusiva, tutta la Serie B con 472 partite, compresi play-off e play-out… Di A e B, quando ci sono più partite in contemporanea, proponiamo anche “Diretta Gol”.»

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Il presidente della LegaPro spiega i piani per il futuro, le iniziative intraprese e la situazione del terzo campionato professionistico italiano.

Imprenditore con la passione per lo sport, il calcio in particolare. Gabriele Gravina, 63 anni, a cavallo tra gli Anni Ottanta e Novanta, è stato presidente del Castel Di Sangro, club di un centro di 5.000 abitanti, che ha disputato due campionati di B (all’esordio vinse 2-1 contro il Padova che in porta aveva Walter Zenga e in Coppa Italia pareggiò in casa 1-1) e oggi è presidente della LegaPro. L’assemblea delle società lo ha eletto il 22 dicembre dell’anno scorso e pochi mesi sono bastati per dare la propria impronta.

«Le società sono sovrane e le decisioni vanno prese in assemblea, non può fare tutto il presidente senza aver relazionato i club. Ovviamente, si avanzano delle proposte e, come vuole la democrazia, si vota e chi ha la maggioranza vince.»

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L’intervista
L’allenatore della Roma ci spiega il suo modo di intendere il calcio, le evoluzioni che vi sono state durante i suoi più di vent’anni di carriera e ci offre alcuni interessanti spunti tattici.

Il primo incontro con Luciano Spalletti è avvenuto ormai più di 15 anni fa. Erano i tempi di Udine, di Pizzarro, Di Natale, Iaquinta, di una qualificazione alla Champions, dopo l’esperienza nell’allora Coppa Uefa. Seguono per il mister di Certaldo le avventure alla Roma, allo Zenit e il ritorno, a stagione in corso, nella capitale. Con la conquista del pass per il preliminare di Champions. Lo ritroviamo al ristorante di cui è co-proprietario, tra l’altro, insieme a Gilardino e Dainelli, in centro a Firenze, un locale a esclusivo tema calcistico, il Fashion FoodBaller. Cammini sull’erba sintetica, in mezzo a coppe, magliette e cimeli con questo mondo. Quale posto migliore per chiacchierare di calcio, gustare i tipici piatti fiorentini accompagnati da un buon vino toscano, in compagnia del tecnico della Roma. Si parte quindi dal “passato” per arrivare ai giorni nostri per comprendere le varie evoluzioni che sono avvenute.

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L’intervista

Roberto Nusca ci illustra le più recenti tecnologie legate ai campi in erba artificiale e naturale rinforzata.

Se il manto erboso dello stadio “Luigi Ferraris” è diventato il vanto di Genoa e Sampdoria, il merito è di Sofisport, azienda fondata nel 2004, della quale Roberto Nusca è presidente del consiglio di amministrazione. La società che ha all’attivo anni di sperimentazione e ricerca, di progettazione e di programmazione, da qualche tempo ha deciso di ampliare il proprio campo d’azione estendendolo alla realizzazione, installazione e manutenzione di campi in erba artificiale ed erba naturale rinforzata.

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L’amministratore delegato e direttore generale del Sassuolo ha illustrato il suo ruolo in seno al club di Giorgio Squinzi, l’importanza di gestire una società sportiva come un’azienda e l’efficacia di puntare su giovani italiani o cresciuti in Italia.

Quale deve essere il modello di una società di calcio? «Quello di una normale azienda», la risposta è di Giovanni Carnevali, amministratore delegato e direttore generale del Sassuolo, oltre che amministratore unico di Master Group Sport, società fondata vent’anni fa. Carnevali è chiarissimo, benché vi siano proprietà in grado di ripianare squilibri finanziari, una società sportiva deve camminare con le proprie gambe e non può solo produrre debiti. La chiacchierata è partita proprio da qui (non dal sesto posto del campionato scorso…), perché il calcio italiano, a parte rarissimi casi, è un’idrovora di soldi a tutti i livelli e l’assunto di Carnevali non fa una piega: «Non è possibile che siano in rosso i top club, quelli di medio livello e pure chi lotta per evitare la retrocessione. È evidente che ci sia qualcosa che non va…»

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Road to France 2016
L’intervista al telecronista dell’Italia per SkySport ai prossimi Europei di Francia. Il pensiero e le esperienze di chi ha seguito gli Azzurri nelle manifestazioni internazionali.

Fabio Caressa, telecronista e conduttore di SkySport, voce dell’Italia ai prossimi Europei. E con lui che giochiamo l’Europeo con un po’ anticipo, senza dimenticare che per gli abbonati della pay tv di Rupert Murdoch, questa sarà un’estate indimenticabile, condita pure dalla Copa America del Centenario, come tradizione dal torneo di Wimbledon, in attesa di sorprese che sono sempre dietro l’angolo.

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