L’importanza di comunicare nel modo migliore coi propri giocatori per adottare le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy. Di cosa si tratta e le esercitazioni da “modificare”.

Compito fondamentale dell’allenatore di settore giovanile è favorire l’apprendimento motorio del calciatore o, in altre parole, l’acquisizione delle abilità calcistiche. In pratica, deve agire su “…gesti complessi che vengono appresi e automatizzati attraverso l’esperienza” (Bortoli & Robazza, 2016). Ma in cosa consiste l’apprendimento motorio? Schmidt & Lee (2014) lo definiscono come l’insieme dei processi che, grazie alla pratica, determinano un cambiamento relativamente permanente della prestazione motoria.

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È possibile con i bambini più piccoli incominciare a insegnare gli aspetti “tattici” tramite il gioco. Cosa dicono le ultime ricerche e le esercitazioni per agire in tale direzione.

Nell’ambito dell’allenamento giovanile si sente spesso dire che conviene allenare prima la tecnica e poi, eventualmente, pensare alla tattica. Di frequente, infatti, gli allenatori per raggiungere questo obiettivo adottano una strategia per migliorare la tecnica che possiamo definire prescrittiva e reiterata. Prescrittiva perché sono gli istruttori che definiscono quale gesto utilizzare (ad esempio, il passaggio di interno piede) e come eseguirlo correttamente, in base a un ideale modello tecnico. Ad esempio, per il passaggio di interno piede: “…Il piede deve restare rigido e non si deve muovere quando entra in contatto con il pallone; bisogna puntare le dita del piede verso l'alto e bloccare la caviglia…”. Reiterata perché una volta spiegato all’allievo cosa e come effettuare un fondamentale tecnico, questo deve essere ripetuto più e più volte.

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In che modo è possibile inserire il giovane numero uno all’interno di esercitazioni situazionali per prepararlo anche da questo punto di vista. I consigli di istruttore e allenatore dei portieri ai ragazzi.

Il gol è più antico del calcio. Inizia così un “libretto” straordinario, oggi forse introvabile, in cui Vezio Melegari, l’autore, raccoglie decine e decine di disegni che raccontano azioni di gol leggendari, ormai lontani nel tempo, ma storia e cultura del nostro sport. Dal momento che il titolo è “Il manuale del gol”, è naturale che il primo capitolo sia dedicato a chi le reti le realizza, “l’eroe assoluto: il cannoniere”. E il secondo? Al portiere, naturalmente, “l’antieroe numero uno”. Ma eroe e antieroe fanno parte della stessa avventura, non esiste l’uno senza l’altro. Ed è proprio questo il tema di questo scritto, provare ad avvicinare, coi più piccini, l’allenamento di portieri e giocatori da campo.

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Perché è possibile utilizzare in modo efficace i principi della PT con alcune categorie dell’attività di base. L’importanza di un percorso condiviso e le esercitazioni. 

La corretta formazione del giovane calciatore è la base su cui tutti i vivai dovrebbero poggiarsi. Guidare la crescita di un giocatore che inizia ad approcciarsi a questo sport con l’intento di portarlo, alla fine del processo, ad avere quella sicurezza determinante in un contesto di squadra, è un’ambizione che tutti si pongono, ma che non può essere raggiunta completamente se non si hanno bene chiari il percorso da seguire e gli obiettivi da raggiungere progressivamente durante l’evoluzione del calciatore. Obiettivi che ci permettono di accrescere e completare il bagaglio tecnico-tattico del singolo elemento. Formare il calciatore in funzione di un modello di allenamento specifico, come può essere quello proposto nel settore giovanile agonistico della società di appartenenza, è un processo a lungo termine e richiede un’elevata attenzione durante ogni step, attenzione abbinata a una minuziosa cura per il dettaglio. 

Le recenti affermazioni di squadre di alto livello, che hanno fatto dell’organizzazione di gioco e dei calciatori “costruiti” nella propria cantera un valore aggiunto, hanno spostato l’attenzione del movimento calcistico in modo importante su ciò che viene svolto anche nelle annate più giovani.

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Come utilizzare le palline da tennis per migliorare le capacità motorie dei bambini più piccoli. 

Dopo aver sperimentato con i bambini l’utilizzo dei palloncini su un campo da calcio (articolo apparso sul numero di luglio 2016 de Il Nuovo Calcio, pagina 86) e aver proposto loro delle esercitazioni estive con i palloni da spiaggia (agosto 2016, pagina 90), con questo scritto si conclude una sorta di trilogia che ha visto e vede l’uso di attrezzi non convenzionali per il calcio. Infatti, ora sperimenteremo l’allenamento con le palline da tennis. Nella nostra disciplina, la pallina da tennis non è poi così sconosciuta: molti tecnici dei portieri la sfruttano per migliorare la sensibilità tattile dei numeri uno e per stimolare la loro reattività; diversi fisioterapisti la utilizzano per facilitare il recupero di un calciatore in seguito a un infortunio, facendo eseguire training propriocettivi.

Nel nostro caso, andremo invece a esplorare cosa ci può offrire una semplice pallina gialla nell’allenamento dei bambini. Teniamo presente che, rispetto a palloncini e palloni da spiaggia, ha dimensioni ridotte, un peso maggiore e un rimbalzo più imprevedibile. Quindi, l’insieme di queste caratteristiche richiede ai piccoli giocatori una maggiore attenzione e una superiore abilità.

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Le attenzioni da avere in questa categoria. Le esercitazioni di tecnica combinata che consentono di abbinare le diverse gestualità. 

Uno snodo cruciale per la formazione del giovane calciatore è rappresentato proprio dalla categoria Esordienti. In “entrata” (dai Pulcini) si passa appunto dal calcio a 7 giocatori a quello prima a 9 e poi a 11, con una superficie di gioco superiore. In “uscita” (quando si arriva ai Giovanissimi) si raggiunge il calcio “agonistico”, con tutte le sue complicazioni. Prima, però, di addentrarci in questo universo variegato, ponendo in particolar modo l’attenzione sulle esercitazioni di tecnica combinata, è doverosa una premessa riguardo la programmazione. Capita spesso nei dilettanti di “copiare” quanto svolgono i professionisti in queste annate: è un errore abbastanza grossolano perché le differenze che si trovano tra un contesto selezionato e un altro nel quale, invece, a tutti deve essere consentito confrontarsi e giocare, sono davvero molte. Ecco che è indispensabile che l’allenatore si adatti alla “preparazione” e alle qualità dei propri ragazzi, cercando di perseguire gli obiettivi prefissati.

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Come agire dopo aver superato la prima linea di pressione avversaria. L’importanza della mobilità. 

Dopo aver costruito la nostra azione dal basso (superando la prima linea di pressione) è fondamentale gestire la palla in totale serenità nello spazio successivo, facendo muovere gli avversari e aspettando il momento giusto per sviluppare l’azione offensiva. Per rendere il tutto efficace, il concetto chiave è la mobilità dei giocatori. Reputiamo fondamentale, di conseguenza, organizzare e creare esercitazioni in cui i calciatori riconoscano una situazione e imparino attraverso questa a interpretare ciò che vivono in partita nel migliore dei modi.

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Le azioni che l’istruttore può intraprendere nel caso in cui qualche giocatore non tiene un comportamento corretto durante l’allenamento, ad esempio disturbando i compagni.

Non aspettatevi di trovare esercitazioni o segreti sui calci di punizione, da destra, sinistra, a giro, diretti o indiretti, su come calciarli o individuare chi, in quella determinata zona, è l’elemento più adatto. Affronteremo un tema differente, quello delle “punizioni” come strumenti di valorizzazione delle regole all’interno di un sistema come quello di una squadra di calcio.

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Come agire dopo aver superato la prima linea di pressione avversaria. L’importanza della mobilità.

Dopo aver costruito la nostra azione dal basso (superando la prima linea di pressione) è fondamentale gestire la palla in totale serenità nello spazio successivo, facendo muovere gli avversari e aspettando il momento giusto per sviluppare l’azione offensiva. Per rendere il tutto efficace, il concetto chiave è la mobilità dei giocatori. Reputiamo fondamentale, di conseguenza, organizzare e creare esercitazioni in cui i calciatori riconoscano una situazione e imparino attraverso questa a interpretare ciò che vivono in partita nel migliore dei modi.

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L’importanza di sollecitare i bambini più piccoli a reagire velocemente a diverse richieste e a trovare le corrette soluzioni ai problemi che l’allenatore può presentare.

Uno dei prerequisiti determinanti per lavorare in una scuola calcio, parliamo in questo caso di bambini dai 6 agli 8 anni, è senz’altro la pazienza. Questo vale ancor di più se pensiamo al fatto che i piccoli giocatori sono agli inizi e hanno sperimentato il calcio solo coi genitori o coi nonni. Tuttavia, spesso, vengono definiti delle “spugne” perché assimilano molto in fretta e sono in grado di riprodurre gesti e movimenti con notevole semplicità. Un’arma importante per l’istruttore, che può diventare a “doppio taglio”. Infatti, se da una parte questa flessibilità e questo desiderio di apprendere sono vantaggiosi per la crescita del piccolo atleta, dall'altra parte ogni allenatore deve essere consapevole del proprio operato, evitando errori che possano originare difetti difficili da correggere in seguito.

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Iniziare l’azione dal portiere richiede tempo, qualità tecniche e soprattutto coraggio. È facile dire al numero uno “non rinviare, gioca vicino”, ma è necessario trasmettere alla squadra i concetti di dove, come, quando e perché agire con questa modalità.

Per dare un’identità e dei concetti di gioco chiari alla propria squadra è essenziale stabilire in primis gli obiettivi da raggiungere, sia a livello tecnico, sia tattico, sia motivazionale. Una tra le prima domande che deve porsi un allenatore quando incomincia il suo percorso con un gruppo è: “Come vogliamo giocare?”.

Avendo come focus il settore giovanile, comunque, le finalità da perseguire sono legate assolutamente al miglioramento di tutti i giocatori, sia nelle loro abilità individuali sia nelle loro capacità di giocare in collaborazione con i compagni.

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Una soluzione alternativa ai “percorsi motori” che permette di stimolare la fantasia e le gestualità motorie grazie a numero importanti di esecuzioni.

È opinione diffusa che il livello qualitativo del calcio giovanile si stia, negli anni, progressivamente abbassando. Le cause sono sicuramente molteplici ed è evidente che una delle principali sia da individuare nelle minori capacità prestative degli interpreti del gioco, i giovani calciatori.

Un’involuzione dell’efficacia prestativa in ambito giovanile è stata confermata anche dalla letteratura internazionale, che da alcuni decenni ha cominciato a studiare in modo longitudinale i trend evolutivi delle capacità coordinative e condizionali dei giovani in fase di sviluppo (Bernadette et al., 2007). La maggior parte degli studi su questo fenomeno sono stati svolti in ambito scolastico con lo scopo di monitorare il livello di salute e benessere dei ragazzi e capire le conseguenze a lungo termine di determinati modelli di educazione motoria.

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I comportamenti e cosa deve osservare l’allenatore durante la gara della sua squadra.

Sullo scorso numero abbiamo analizzato tutto ciò che ruota attorno alla gara di Pulcini ed Esordienti (situazione nello spogliatoio, riscaldamento, intervalli…). Ora è venuto il momento di spostarsi direttamente sul terreno di gioco e comprendere come conviene agire. Infatti, siamo a pochi istanti al fischio d’inizio e abbiamo già preparato la gara al meglio. Squadre schierate, quindi, si parte. Di norma, sappiamo ben poco degli avversari, quindi saremo alla ricerca di informazioni su di loro. “Chi sa vince. Chi non sa, perde”, è un’antica “perla” di saggezza nipponica.

Ma cosa guardare inizialmente, senza essere distratti dall’emotività del match? Ecco un piano di osservazione che può essere di grande aiuto.

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Come gestire e quali comportamenti avere in questo momento di confronto coi bambini dell’attività di base.

Se ne parla poco. Spesso ci concentriamo sull’attività della settimana. Ma il giorno della partita è fondamentale. Ed è ricco di contenuti didattici, sportivi ed educativi, che vanno curati sin dai più piccoli. Sono molte le domande che un istruttore si pone: “Come preparo la mia squadra?”; “In che modo devo effettuare il riscaldamento?”; “Come faccio a intervenire durante il gioco e a gestire in maniera efficace le sostituzioni?”. In questo e nei prossimi numeri ci occuperemo di dare una risposta a tali domande. In particolare, in questo primo articolo ci concentreremo sull’organizzazione del pre- e del post-gara (Pulcini ed Esordienti), con una parentesi sugli intervalli. In seguito, affronteremo il tema della gestione tecnica, in senso stretto, dell’incontro.

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Quali sono le finalità principali della categorie e come sfruttare un intervento a gruppi che ruotano sul terreno di gioco.

I Pulcini, bambini di 8-10 anni, si presentano al campo motivati a imparare, con l’obiettivo di divertirsi. I tecnici hanno come finalità da perseguire, soprattutto se alla spalle c’è già stato un percorso nei Piccoli Amici e nei Primi Calci, quelle di perfezionare la tecnica, insistere sulla coordinazione e procedere sull’applicazione dei gesti in presenza di un avversario. Per ottenere questi scopi, sfruttando il loro entusiasmo, possono essere proposte differenti esercizi/esercitazioni. Alcune di facile comprensione ed esecuzione, altre in cui le richieste sono più complesse. Seguendo sempre un percorso dal facile al difficile. E soprattutto cercando – a livello metodologico – di mantenere basso il numero delle pause tra un’esecuzione e l’altra. Lavorare poi sulla collaborazione tra di loro è importante e l’istruttore deve operare in questa direzione, cercando di stimolare la cooperazione e il senso di appartenenza a un gruppo.

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Come utilizzare le “regole” di un gioco elettronico famoso negli anni ‘80, il Simon, per migliorare le capacità motorie e tecniche dei giovani giocatori. A tutto divertimento.

Un bambino attento impara meglio e più velocemente”. La letteratura è ricca di studi e ricerche che dimostrano come il livello di apprendimento sia proporzionale al grado di coinvolgimento nell’attività svolta. Eppure sia gli insegnanti sia molti genitori continuano a lamentare difficoltà di concentrazione e di esecuzione dei compiti assegnati. Il calcio non è certo immune a questi problemi: gli educatori (genitori, “maestri” e allenatori) devono quindi trovare le leve giuste per incidere sulla crescita dei bambini e dei ragazzi, dando loro la possibilità di accrescere il bagaglio di esperienze, cono- scenze e competenze. Purtroppo il tempo a disposizione, soprattutto per gli tecnici, è davvero poco e quel poco va sfruttato al meglio: non possiamo sprecarlo urlando e supplicando l’attenzione degli allievi oppure proponendo richieste “noiose” e ripetitive.

Il superamento della metodologia di allenamento tradizionale e il propagarsi nei settori giovanili di quella integrata, che abbraccia tutte le aree “formative” per un giovane calciatore (tecnica, motoria, tattica e cognitiva), hanno permesso lo sviluppo di esercitazioni sempre più funzionali al calcio. L’attenzione rivolta all’anticipazione motoria, l’avvento delle neuroscienze e delle loro teorie relazionate al nostro sport deve spingerci a proporre ai ragazzi un adeguato carico cognitivo in tutte le esercitazioni della seduta. 

Quanto è utile utilizzare il “gioco” per insegnare ai giovani calciatori gli aspetti tecnici. Proposte pratiche per correggere quattro errori frequenti nell’attività di base.

In diversi articoli, anche su questa rivista, è stato ribadito che il gioco rappresenta lo strumento, e il giocare la modalità, attraverso il quale il bambino apprende. Questa nozione è stata supportata anche dalla letteratura internazionale relativa, ad esempio, allo sviluppo del talento nello sport: tra i più attuali, il modello DMSP (Developmental Model of Sport Partecipation di Jean Cotè) e il modello LTDM (Long Term Developmental Model di Baly).

Oltre che dal punto di vista strettamente motorio, il gioco nel bambino possiede anche una forte valenza pedagogica tanto da acquisire lo status “…di esercizio di abilità e competenze necessarie all’incontro con la realtà” e “…diventa piuttosto lo specchio della società in cui nasce, un processo di produzione e riproduzione culturale” (Casolo, 2014).
Prendendo sempre spunto dai lavori di Francesco Casolo, docente presso l’Università di Milano, possiamo definire le funzioni che il gioco riveste in età evolutiva, andando ad agire nelle cosiddette aree della persona (area cognitiva, sociale, morale, emotiva-affettiva, motoria).

CALCISTICAMENTE PARLANDO
Dal punto di vista dell’allenatore, tuttavia, è evidente come l’inte- resse maggiore (ma guai se fosse esclusivo!) sia orientato alla relazione tra il gioco e il miglio- ramento dell’area motoria. In questa ottica, appare altrettanto evidente come il gioco, se ben utilizzato, possa contribuire a promuovere la ricerca di soluzioni pertinenti da parte del giovane, andando a stimolare abilità motorie adattabili (le cosiddette open skills, che sono le abilità tipiche del calcio) e percettivo- cognitive, come l’anticipazione e la capacità di prendere decisioni (anticipation e decision making, nella letteratura anglosassone), “qualità” che spesso definiscono quella che viene chiamata intelligenza di gioco (game intelligence).

IL GIOCO COME MAESTRO
Partendo da questi presupposti, capiamo come il concetto di “gioco come maestro”, espresso, tra gli altri, da Horst Wein (1992) e riportato anche dalla Guida Tecnica per le Scuole di Calcio (a cura del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC), assuma un valore fondamentale nella metodologia dell’allenamento giovanile. Modificando le regole, adattando le variabili e individuando una corretta complessità (adatta all’età/livello dei bambini), sarà possibile trasmettere le competenze necessarie per essere il più possibile elementi autonomi ed efficaci. Un’esperienza diretta, frutto anche di uno stile d’insegnamento non direttivo, “...permette un coinvolgimento cognitivo ed emotivo più elevato” (Bortoli, 2004). Vivere in prima persona le esperienze e individuare autonomamente le soluzioni ai problemi posti attraverso il gioco favoriscono un apprendimento più stabile e duraturo nel tempo. In questo tipo di approccio didattico, l’allenatore/formatore ha un ruolo fondamentale: sarà sua competenza riuscire a individuare la proposta più corretta e le varianti adatte a migliorare i comportamenti dei propri giocatori in funzione delle necessità individuate nell’osservazione delle varie situazioni.

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L’idea sperimentata dalla Filottranese, scuola calcio d’élite di Ancona, che mira a mettere al centro di tutto i progetto calcio il bambino, responsabilizzandolo e rendendolo protagonista della partita.

Nella scorsa stagione sportiva nella categoria Pulcini della nostra società avevamo in organico 22 giocatori nati nel 2005 (oltre ai 2006). Abbiamo proposto con loro due giorni di allenamento in circuito con tre mister in cui i bambini ruotavano in varie posizioni per sviluppare i diversi obiettivi tecnici-tattici. Il giovedì – giorno della terza seduta – invece, veniva utilizzato per effettuare tornei con squadre composte da 5-6 giocatori. Gli allenatori sceglievamo i capitani che avrebbero deciso quali giocatori avere in organico e impostato la squadra a proprio piacimento. Addirittura nella seconda fase di stagione a volte erano i giocatori stessi a preparare i campi per i tornei. A quel punto il passaggio a “Faccio io la formazione” è stato breve. Infatti, abbiamo provato questo esperimento anche in “campionato”: un capitano, deciso a turno dai mister, organizzava il riscaldamento e le formazioni dei tre tempi di gara.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA PARTITA
Arrivati al campo, gli istruttori comunicavamo agli 11-12 giocatori convocati il nominativo del bambino che, per quella par- tita, avrebbe fatto il capitano. Quest’ultimo doveva preoccuparsi del riscaldamento pre-gara, della formazione del primo, del secondo e del terzo tempo, il tutto nel rispetto del regolamento. della categoria Pulcini, facendo giocare tutti nelle prime due frazioni e garantendo la partecipazione di ogni elemento alla terza.

LA PARTITA
Noi allenatori non abbiamo mai interferito nelle scelte del capitano sulla squadra da far scendere in campo; inoltre, avevamo deciso di non fare interventi durante la partita, ma di correggere eventuali errori riscontrati solo al termine dei tempi di gara e successivamente in settimana. Non abbiamo mai fatto un accenno alla formazione, ai ruoli che il capitano aveva deciso, per non intralciare la crescita del bambino e far naufragare il progetto.

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Allenamento. Attività di base
Lo sviluppo delle qualità fisiche, tecniche e tattiche per la categoria Esordienti. L’insegnamento dei fondamentali tattici e l’incremento delle qualità aerobiche, neuromuscolari, tecniche e coordinative.

Nell'organigramma della struttura giovanile federale, gli Esordienti rappresentano l'apice di una piramide immaginaria, definita attività di base, che comprende anche i Pulcini e i Piccoli Amici.

Il gruppo Esordienti, oltre a essere il culmine di questa ipotetica piramide, è al contempo un insieme di bambini che attraversano la fase pre-puberale (dai 10 ai 13 anni), spinti da una serie di elementi motivazionali.

Programmare significa fissare e scandire nel tempo degli obiettivi tecnico-coordinativi, tattico-cognitivi e fisico-motori con lo scopo di raggiungerli con i mezzi e le metodologie più appropriate.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio
Attività di base. L’inizio stagione


Cosa sono le capacità coordinative, come allenarle e migliorarle nell’attività di base e alcune proposte pratiche.

Ciascun individuo possiede un determinato patrimonio di capacità motorie, cioè un complesso di prerequisiti che gli permettono di esprimere azioni motorie efficaci e consapevoli, tanto più complicate quanto più evoluto è il grado di sviluppo e di prestazione raggiunto. Secondo la tradizionale classificazione di Gundlach (1968), queste si distinguono in due sottoinsiemi: le capacità condizionali e quelle coordinative. Le prime dipendono dai processi di produzione di energia. Sono forza, resistenza, velocità e mobilità articolare. Le seconde, invece, oggetto del nostro articolo, dai processi di regolazione e controllo del movimento.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio  - Attività di base. L’inizio stagione

Perché “giocare” consente ai bambini di crescere in modo armonico e sviluppando al meglio le proprie capacità motorie, cognitive e relative alla personalità. Cosa sono polivalenza e multilateralità.

Quando lavoriamo in una scuola calcio la prima cosa utile da considerare è quella di rispettare il momento evolutivo che stanno vivendo i nostri piccoli atleti. Non è opportuno chiedere loro azioni che non possono mettere in atto perché non hanno ancora la giusta maturità psicologica per comprendere e per apprendere al meglio. In parole semplici non trattiamoli come se fossero già grandi.

Per meglio rispettare le esigenze dei bambini, nei corsi per diventare allenatori UEFA B e C, viene spesso proposto il seguente suggerimento:
1. prima si impara a giocare;
2. poi a fare sport;
3. quindi, a gareggiare.
Docente di psicologia per la FIGC ai corsi base per allenatori e al corso per preparatori atletici.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio Attività di base. L’inizio stagione

Perché “giocare” consente ai bambini di crescere in modo armonico e sviluppando al meglio le proprie capacità motorie, cognitive e relative alla personalità. Cosa sono polivalenza e multilateralità.

Quando lavoriamo in una scuola calcio la prima cosa utile da considerare è quella di rispettare il momento evolutivo che stanno vivendo i nostri piccoli atleti. Non è opportuno chiedere loro azioni che non possono mettere in atto perché non hanno ancora la giusta maturità psicologica per comprendere e per apprendere al meglio. In parole semplici non trattiamoli come se fossero già grandi. Per meglio rispettare le esigenze dei bambini, nei corsi per diventare allenatori UEFA B e C, viene spesso proposto il seguente suggerimento:
1. prima si impara a giocare;
2. poi a fare sport;
3. quindi, a gareggiare.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio Attività di base. L’inizio stagione

Indicazioni per responsabili, dirigenti e allenatori per cominciare la stagione con le prime categorie del settore giovanile.
Quando ho pensato a come impostare questo articolo sull’inizio della stagione per l’attività di base, il primo pensiero è caduto subito sugli aspetti tecnici e tattici da stimolare e allenare. Certo, il miglioramento dei “fondamentali” in tutte le loro forme, analitica e applicata, ad esempio, è per me una passione personale, ci credo davvero molto. Tuttavia, riflettendo a fondo, ho ritenuto importante toccare anche altri punti, determinanti per una società che desidera impostare con gli allenatori e tutte le altre figure che sono coinvolte in un vivaio, un anno di attività veramente proficua e piacevole. E bisogna partire dalle persone e dal luogo in cui si lavora.

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Dopo aver parlato di come usare i palloncini per migliorare coordinazione e “tecnica” coi più piccini, in questo articolo consigliamo tre strumenti divertenti che possono avere un utilizzo simile: vortex, frisbee e pallone da spiaggia.

Durante la stagione conclusa a giugno, ho sperimentato sul campo con i bambini dei Piccoli Amici due attrezzi che hanno riscontrato molto successo: il frisbee e il vortex, due giochi estivi che possono essere usati anche liberamente in questa stagione. Il frisbee, ben noto a tutti, è quel disco volante di plastica che si lancia con le mani ed è protagonista di molte attività ludiche sul bagnasciuga o nei prati di montagna; il vortex, invece, è un vero attrezzo sportivo, fatto di materiale sintetico, con una testa ovoidale e una coda aerodinamica. Viene usato come propedeutico al lancio del giavellotto. Suscitando la curiosità dei bambini (e dei loro genitori a bordo campo), mi sono presentato agli allenamenti con questi due strumenti e ho proposto ai Piccoli Amici delle semplicissime gare di lancio. Gare che poi loro stessi potranno riproporre in spiaggia o al parchetto, con i loro amici o con i genitori.

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Perché sfruttare proposte ludiche di vario genere per migliorare anche gli aspetti tattico-strategici coi bambini più piccoli del settore giovanile.

L’UEFA, in riferimento ai “piccoli” calciatori, ha stabilito che ogni bambino ha il diritto di divertirsi e giocare, di essere circondato da allenatori e persone competenti e di seguire allenamenti adeguati ai suoi ritmi. Non sempre, purtroppo, questi punti vengono rispettati. Infatti, penso sia capitato a molti, quando ci si ferma anche casualmente presso un centro sportivo, di assistere ad allenamenti, soprattutto quelli riguardanti l'attività di base (il periodo più importante per la formazione del futuro calciatore) coi bambini che passano gran parte della seduta ad ascoltare lunghissime spiegazioni dell'allenatore oppure in fila ad attendere il proprio turno per eseguire ogni volta un esercizio di pochi secondi. Mi è successo anche di notare, in altre realtà, un largo uso di circuiti tecnico-coordinativi, che non hanno i tempi morti delle file, che sono utili per migliorare tecnica e coordinazione, ma – se ripetuti con troppa frequenza – diventano poco stimolanti per lo sviluppo sensoriale e dell'intelligenza di gioco nel bambino, oltre a essere privi di quello spirito ludico, che crea entusiasmo, interesse e partecipazione.

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Perché e in che modo può essere divertente e funzionale all’apprendimento l’utilizzo di un palloncino con i bimbi più piccoli. Le proposte pratiche e un allenamento dimostrativo.

Quali esercizi devo proporre ai bambini durante la seduta? Credo che ogni allenatore si ponga quotidianamente questa semplice, ma importantissima domanda. C’è chi ama programmare in anticipo e chi, invece, preferisce decidere all’ultimo momento per calibrare la “sessione” sulle reali e contingenti esigenze dei bambini. Alcuni mister, dopo anni di esperienza, hanno accumulato un repertorio tale di sedute da poter scegliere tra una vasta gamma di proposte pratiche che vengono usate indipendentemente dal gruppo di bambini che seguono. Altri prediligono spezzare la monotonia ricercando varianti o progressioni nuove più adatte al contesto in cui operano. Al giorno d’oggi, inoltre, gli istruttori hanno anche un grosso alleato da consultare per gli esercizi: il WEB. Trovare una proposta e copiarla è semplice, poco impegnativo e alla portata di tutti. Capirla, metabolizzarla e modellarla sulle esigenze del gruppo è tutt’altra storia, impegnativa, ma che lascia trasparire l’amore e la passione di un tecnico per quello che sta facendo. E soprattutto efficace. Ne consegue che prima di pensare agli esercizi si deve osservare e analizzare chi deve eseguirli: i bambini.

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L’utilità di creare all’interno di un 10>10 dei settori particolari in cui nascono situazioni di gioco ridotte che i giocatori devono risolvere.

Nell’ottica di un approccio all’allenamento polifunzionale e integrato, ossia volto a sollecitare contemporaneamente componenti condizionali (anche più di una), tecniche e tattiche con l’utilizzo del pallone, aspetto, questo, estremamente importante nel settore giovanile, in questo articolo sarà proposta una progressione didattica basata sulla “frammentazione” tattica. In pratica, si tratta di un’esercitazione che condensa elementi atletici e tecnico-tattici, da svolgere, appunto, con l’utilizzo della palla. Si perseguono dunque una molteplicità di obiettivi, lavorando in condizioni situazionali, riproducendo i momenti e le dinamiche della partita e intervenendo sul giovane calciatore come soggetto pensante, ossia in grado di leggere un momento, valutare la soluzione al problema e agire di conseguenza. Il tutto, peraltro, avviene in un contesto di particolare stress fisico per dal momento che tale lavoro è, come vedremo, essenzialmente lattacido.

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L’insegnamento di questo fondamentale attraverso un percorso che coinvolge le diverse categorie del vivaio. Le proposte pratiche.
L’obiettivo finale di ogni settore giovanile è “la formazione armonica e integrale del calciatore” per favorire il suo approdo in prima squadra nella più alta categoria possibile. Chiaramente secondo il suo potenziale. Per riuscire a esprimere l'eccellenza, il calciatore deve acquisire numerose capacità e abilità, tra cui:
• l’apprendimento di tattica e principi di gioco;
• l’interazione coi propri compagni;
• l’intelligenza calcistica per trovare soluzioni efficaci e rapide;
• diverse qualità tecniche e motorie per mettere in pratica quanto pensato.

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Le modalità da parte di un allenatore di giovani giocatori dell’attività di base per gestire il suo comportamento in partita.

Una delle massime ambizioni del calcio odierno, sia nel settore giovanile, sia in quello degli adulti è creare un giocatore che sia in grado di pensare e scegliere, in funzione della situazione, la miglior azione da effettuare in campo. Gli allenamenti e le esercitazioni proposte sono un veicolo valido per portare avanti un determinato progetto, ma come rafforzare le conoscenze acquisite durante la partita? Quale ruolo svolgono le indicazioni trasmesse in gara nelle categorie dell’attività di base? Nei campi si sentono spesso allenatori che risolvono i problemi al posto dei ragazzi, dicendo loro che cosa fare; i giocatori, in tal modo, diventano meri esecutori delle volontà di chi sta in panchina. Non credo che, così facendo, si rispetti la natura, ma soprattutto il talento dei ragazzi che dovrebbero vivere la partita come un tentativo per esprimere le proprie doti. Presupposto base da cui partire per sviluppare questa idea di calcio è creare sedute che spingano i ragazzi ad allenare il cervello, senza far cadere i nostri propositi durante la gara per l’eccessiva tensione o la spinta verso il risultato o ancora per la presenza di un avversario che può destabilizzare alcune certezze maturate in settimana.

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Uno speciale con 24 esercitazioni più numerose variante all’esecuzione di base per proseguire il percorso di formazione con le fasce più piccole del settore giovanile. Con un obiettivo: allenare la tecnica di base in forma classica e in regime situazionale.

Dopo il periodo invernale, in cui campi e temperature, in una buona parte d’Italia, non aiutavano certamente l’allenamento, in particolare dei più piccoli, ad aprile tutto dovrebbe tornare al meglio (o almeno ce lo auguriamo). Anche la stagione sta volgendo al termine, i “tornei” organizzati dalla federazione stanno in molti casi per terminare, lasciando spazio alle manifestazioni pensate dalle varie società. Per poi arrivare a giugno con gli stage estivi, residenziali o meno, momento in cui si conclude l’attività.

Aprile, pertanto, coi più piccini (parliamo dei Pulcini in linea di massima) può essere il momento giusto per tirare le somme di quanto fatto, e “ripassare” i vari fondamentali senza chiaramente interrompere il proprio percorso formativo.

Perciò, abbiamo preparato questo speciale in cui i nostri tecnici propongono 6 esercitazioni “pronte all’uso” sui 4 gesti più importanti coi piccoli, ovvero: conduzione; tiro in porta; ricezione; trasmissione.

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