Le opzioni di gioco sulle fasce laterali per il sistema di gioco in questione. Combinazioni, rotazioni e inserimenti, oltre a cenni di fase difensiva.

Il 4-3-3 è un sistema che nasce come contrapposizione difensiva al 4-2-4 che si utilizzava spesso negli anni ‘50 in Brasile perché consentiva di avere un uomo in più a centrocampo senza compromettere la tendenza offensiva del calcio carioca. Permette di coprire il campo in profondità e in ampiezza, grazie alla naturale disposizione dei giocatori, e offre la possibilità di esprimere un gioco offensivo con uno scaglionamento efficace.

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Le opzioni di gioco sulle fasce laterali per il sistema di gioco in questione. Combinazioni, rotazioni, interscambi e inserimenti.

Nel calcio la base di qualsiasi modello di gioco è l’organizzazione. Attraverso questa si può trasformare un movimento sincronizzato tra più giocatori in un’azione unica di squadra. Si tratta di passare dalla moltitudine di pensieri all’uno pensante. In tale contesto la collaborazione e le “relazioni” tra i singoli giocatori sono determinanti per gestire una situazione nel modo più efficace. In un sistema, le relazioni tra i calciatori sono vincolate dagli spazi che intercorrono tra loro e dal modo e dal tempo in cui queste zone vengono occupate. Nel sistema tattico che spiegheremo in questo articolo, il 4-4-2, porremo l’attenzione sui comportamenti dei giocatori che presidiano in partenza il settore esterno del campo, ovvero le catene laterali.

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Anche con le prime squadre può essere utile un intervento sul singolo giocatore dal punto di vista tattico individuale. Come organizzarlo e una serie di esercitazioni per “ruoli”.

Negli ultimi anni il concetto di lavoro individualizzato ha pienamente preso piede nel mondo del calcio, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto fisico, molto spesso personalizzato in base ai test e al livello di forma dei calciatori. In alcuni casi si è scelto di agire in tale direzione anche dal punto di vista tecnico, per sopperire alle carenze individuali oppure per migliorare in alcuni gesti specifici. Queste 2 componenti individualizzate dell’allenamento hanno di recente intrecciato i propri destini con l’aspetto tattico; ad esempio, grazie alle ricerche sul modello prestativo dei calciatori sappiamo che la performance e le richieste fisiche per giocatori di ruoli differenti possono essere abbastanza lontane tra loro.

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Quanto vale l’azione didattica di un allenatore che organizza percorsi formativi per i propri ragazzi in modo tale da stimolarli a risolvere situazioni o problemi. Alcune proposte pratiche.

Come si può insegnare a un bambino ad attraversare la strada? E a giocare a calcio? Ogni volta che ci si pone delle domande simili, ci si trova di fronte a un problema di didattica e di metodologia. Non esiste una sola risposta a questi quesiti: differenti interventi possono portare allo stesso obiettivo.

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Filosofia, metodologia, emozioni, apprendimento e relazioni: tutto quello che deve sapere ed essere l’allenatore.

Cosa si può scrivere oggi calcisticamente parlando che non sia già stato detto nelle diverse parti del mondo, in particolar modo in Italia o su questa stessa rivista, che personalmente leggo dal primo numero? Questa è stata la domanda che mi sono posto prima di preparare l’articolo.

Siamo una “culla” di amanti competenti, che storicamente ha analizzato le differenti aree che distinguono questo gioco straordinario che è il calcio. Che si è addentrata in mille particolari. Però, possiamo provare a orientarci verso una visione, per certi versi “metafisica”.

Come spiega un grande maestro, filologo e filosofo, Igor Sibaldi, questa parola dall’origine greca, è composta da “meta” che significa “più in là”, “andare oltre”, “vedere al di là”, e “fisica”, cioè le “cose che si trovano in natura”. Ecco che possiamo pure noi tecnici cercare di “guardare più avanti”, pensando di non avere sempre “ragione” in ogni situazione. Bisogna mettersi in gioco. E così si può migliorare il proprio sapere, in primis di se stessi. Che è un punto di partenza fondamentale. Sibaldi stesso, poi, definisce la filosofia propria o altrui come una via con cui si cerca di aver ragione, spesso precludendosi altri punti di vista.

Per questo motivo, il primo pensiero che ho avuto è stato quello di condividere le esperienze fatte, sperando che possano magari diventare uno stimolo per tentare sempre qualcosa di “nuovo”, per “costruire” le proprie conoscenze e il proprio sapere. Consapevoli che a volte bisogna superare il famoso “Ho sempre fatto così” per crescere davvero.

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Un metodo di lavoro che prevede, in una fase della seduta, spesso quella iniziale, di passare in continuazione da un esercizio tecnico a uno applicato, ad esempio un possesso. Quest’ultimo può essere finalizzato ai concetti sviluppati in assenza di avversari.

Nel percorso che deve compiere un ragazzo all’intero di un settore giovanile, la categoria Esordienti rappresenta un passaggio molto importante per il consolidamento dei concetti base del calcio. Concetti che ormai sono sempre più legati alle interazioni tra giocatori. E per operare in maniera efficace da questo punto di vista, i “fondamentali” dello smarcamento e della trasmissione della palla sono determinanti. Per agire con cognizione di causa su tali “gestualità”, innanzi tutto è doveroso considerare ciò che hanno svolto e appreso i ragazzi negli anni precedenti. Poi, è indispensabile scegliere la metodologia migliore per l’insegnamento e lo sviluppo dei principi inerenti al possesso della palla.

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L’importanza di comunicare nel modo migliore coi propri giocatori per adottare le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy. Di cosa si tratta e le esercitazioni da “modificare”.

Compito fondamentale dell’allenatore di settore giovanile è favorire l’apprendimento motorio del calciatore o, in altre parole, l’acquisizione delle abilità calcistiche. In pratica, deve agire su “…gesti complessi che vengono appresi e automatizzati attraverso l’esperienza” (Bortoli & Robazza, 2016). Ma in cosa consiste l’apprendimento motorio? Schmidt & Lee (2014) lo definiscono come l’insieme dei processi che, grazie alla pratica, determinano un cambiamento relativamente permanente della prestazione motoria.

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È possibile con i bambini più piccoli incominciare a insegnare gli aspetti “tattici” tramite il gioco. Cosa dicono le ultime ricerche e le esercitazioni per agire in tale direzione.

Nell’ambito dell’allenamento giovanile si sente spesso dire che conviene allenare prima la tecnica e poi, eventualmente, pensare alla tattica. Di frequente, infatti, gli allenatori per raggiungere questo obiettivo adottano una strategia per migliorare la tecnica che possiamo definire prescrittiva e reiterata. Prescrittiva perché sono gli istruttori che definiscono quale gesto utilizzare (ad esempio, il passaggio di interno piede) e come eseguirlo correttamente, in base a un ideale modello tecnico. Ad esempio, per il passaggio di interno piede: “…Il piede deve restare rigido e non si deve muovere quando entra in contatto con il pallone; bisogna puntare le dita del piede verso l'alto e bloccare la caviglia…”. Reiterata perché una volta spiegato all’allievo cosa e come effettuare un fondamentale tecnico, questo deve essere ripetuto più e più volte.

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In che modo è possibile inserire il giovane numero uno all’interno di esercitazioni situazionali per prepararlo anche da questo punto di vista. I consigli di istruttore e allenatore dei portieri ai ragazzi.

Il gol è più antico del calcio. Inizia così un “libretto” straordinario, oggi forse introvabile, in cui Vezio Melegari, l’autore, raccoglie decine e decine di disegni che raccontano azioni di gol leggendari, ormai lontani nel tempo, ma storia e cultura del nostro sport. Dal momento che il titolo è “Il manuale del gol”, è naturale che il primo capitolo sia dedicato a chi le reti le realizza, “l’eroe assoluto: il cannoniere”. E il secondo? Al portiere, naturalmente, “l’antieroe numero uno”. Ma eroe e antieroe fanno parte della stessa avventura, non esiste l’uno senza l’altro. Ed è proprio questo il tema di questo scritto, provare ad avvicinare, coi più piccini, l’allenamento di portieri e giocatori da campo.

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Foto: La Presse

Portieri

Quanto è determinante lavorare con il portiere sulla lettura di tempi e spazi in un contesto che si avvicina il più possibile alla partita. Come utilizzare lo scudo per rendere più “reali” le esercitazioni.

Il vecchio detto che i portieri siano tutti un po’ “matti” è stato ormai sfatato da diverso tempo. La parola d’ordine è infatti diventata… equilibrio. Niente “colpi di testa” quindi. O meglio, in questo articolo ci occuperemo sì dei colpi di testa, ma di un altro genere. Analizzeremo infatti tutto ciò che riguarda il gioco aereo per l’estremo difensore e le possibili strutturazioni/applicazioni delle esercitazioni nell’allenamento.

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Una situazione sempre più frequente nel calcio attuale grazie anche all’intenzione di numerose squadre di giocare palla da dietro e di proporre un calcio offensivo. Tutto quello che c’è da sapere per agire al meglio.

Nel calcio moderno l’1>1 (attaccante contro portiere, nel nostro caso) è una situazione di gioco sempre più frequente quanto decisiva. La volontà di comandare la partita attraverso il possesso palla e, una volta perso il pallone, quella di recuperarlo il prima possibile grazie a una pressione “in avanti”, portano spesso le squadre a trovarsi con numerosi giocatori coinvolti nel settore avanzato del campo. Tale atteggiamento, talvolta, espone gli undici a rapidi ribaltamenti di fronte e/o contropiedi, che spesso si concludono con l’attaccante “liberato” davanti al portiere.

Anche la fase di costruzione del gioco dal basso (sempre più diffusa) ha contribuito all’incremento del numero di 1>1 che il portiere è chiamato a gestire. La perdita della palla nella propria metà campo da parte di chi costruisce il gioco, può infatti permettere agli avversari di attaccare ampi spazi liberi, arrivando verticalmente e ra- pidamente in area/porta. Il calcio, infatti, è cambiato profondamente a tutte le latitudini con più squadre, senza alcuna distinzione tra “grandi” e “piccole”, che agiscono in tal modo. Di conseguenza, gli estremi difensori sono più spesso sollecitati nella difesa dello spazio, oltre che nel duello individuale con l’avversario.

IL DUELLO
Nello specifico, l’1>1 rappresenta una situazione complessa per le numerose informazioni che il numero uno deve elaborare per rispondere efficacemente e in tempi brevi al duello. Sono parecchi, infatti, i quesiti cui l’estremo difensore deve trovare risposta per agire al meglio...

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Allenamento. Portieri
L’attacco alla palla, la croce iberica, l’uscita brasiliana e la spaccata: quattro tipologie di intervento differenti utili in una situazione di 1>1. L’analisi dei vari comportamenti.

Nella formazione del giovane portiere vi sono, tra i centri tecnici delle varie federazioni europee e mondiali, dissimili impostazioni didattiche sui protocolli di lavoro. La diversità più nota, che contraddistingue le differenti scuole d’insegnamento, è nell’atteggiamento che il portiere deve adottare nella situazione di “1>1”. In questo scritto, proveremo ad approfondire le possibili interpretazioni.

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Il progetto strutturato dalla società del patron Squinzi per il calcio femminile. L’organizzazione, la filosofia, le prospettive.

Ci sono diverse strade che si possono percorrere per allestire un settore femminile. Si può partire creando un vivaio ex novo come abbiamo illustrato nei numeri scorsi (vedi il progetto del Milan, della Roma e del Genoa) o iniziare da una realtà già presente nel territorio. A raccontarci le scelte del Sassuolo, il direttore organizzativo del settore giovanile maschile, Alessandro Terzi e la responsabile della sezione femminile, Maria Grazia Azzolini. Quindi, andremo sul campo con l’allenatrice delle Giovanissime, Patrizia Idili.

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Una progressione didattica per allenare l’1>1 con una serie di esercitazioni di tecnica di base e tattica individuale. Le differenze tra uomo e donna.

Le differenze tra calciatori e calciatrici sono state analizzate e spiegate bene già in letteratura, sotto diversi punti di vista. Evidenti diversità si possono riscontrare a livello antropometrico e di struttura, sotto il profilo delle capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) e su aspetti specifici che possono influenzare la performance dell’atleta donna. Come già spiegato in alcuni articoli apparsi su Il Nuovo Calcio e come sviluppato approfonditamente nel testo in pubblicazione dopo la prima quindicina di questo mese intitolato “Allenare nel calcio femminile”, risulta fondamentale conoscere il modello prestativo, che, come in tutte le categorie, presenta delle naturali differenze per quanto concerne gli elementi essenziali che contribuiscono allo sviluppo della prestazione. Le intensità di gara, il tempo effettivo, le pause di gioco, le differenze per ruolo e le indicazioni che ci fornisce la bibliografia dal punto di vista della performance in campo, sono solo alcuni fra i punti che è necessario approfondire per cercare di costruire al meglio e calibrare anche sotto una prospettiva metabolica corretta, le sedute della nostra squadra.

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Come è nato e come si lavora nel vivaio della società rossoblu. Le indicazioni di Daniele Corazza, il responsabile dell’intera cantera del Bologna e di Daniela Tavalazzi, la responsabile tecnica dell’area femminile. Una seduta di allenamento.

Quando si parla di calcio femminile, si fa subito riferimento alla nuova riforma e alla possibilità offerta ai club di serie A di promuovere il “movimento in rosa”, costruendo un vero e proprio vivaio. C’è chi ha scelto di partire da zero e chi, come il Bologna, raccoglie i frutti di ciò che ha seminato negli anni passati. A raccontarci il tutto, Daniele Corazza e Daniela Tavalazzi, veri e propri protagonisti di questa “avventura”. Il progetto del Bologna può essere un esempio per altre realtà che lavorano nello stesso territorio a unire le proprie forze per la crescita del movimento. Partiamo da Daniele Corazza, responsabile di tutta la cantera rossoblu.

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Allenamento fisico
Il distretto degli hamstring è quello più soggetto a infortuni di tipo indiretto. Cosa dice la scienza e le soluzioni in termini di prevenzione.

La congestione dei calendari agonistici a livello nazionale e internazionale, così come l’incremento delle intensità di gioco e le conoscenze sui modelli prestativi riferiti agli sport di squadra, richiedono alla preparazione atletica una rinnovata attenzione, non solo ai fattori che determinano l’incremento o il mantenimento della performance, ma anche a quelli che garantiscono la prevenzione dagli infortuni, o che perlomeno tentano di ridurne il rischio. Gli studi epidemiologici (quelli relativi alla distribuzione e alla frequenza delle malattie) sottolineano come lo sport di vertice (e non solo) presenti un trend preoccupante dal punto di vista traumatologico, con particolare riferimento alle lesioni muscolari. L’attenzione nei riguardi degli aspetti preventivi non è però unicamente appannaggio del calcio d’élite; gli aspetti legati alla tutela della salute tanto dello sportivo dilettante quanto del giovane praticante o del professionista sono temi che caratterizzano sempre di più la congressistica specifica e, di conseguenza, la ricerca.

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Prima parte
Si tratta di uno strumento per studiare la propria squadra e gli avversari ormai imprescindibile a qualsiasi livello. In questo articolo, spiegheremo come effettuare una ripresa ottimale. L’importanza della telecamera, del cavalletto e le tipologie di riprese video.

Negli ultimi anni, la match analysis, strumento indispensabile tra i professionisti, è diventata un elemento essenziale anche nel calcio dilettantistico. Grazie ai vari corsi dedicati presenti sul territorio, allenatori e collaboratori tecnici hanno potuto approfondire la materia, comprendendo la sua importanza a qualsiasi livello. Tra il mondo professionistico e quello dilettantistico esistono, chiaramente, delle differenze sostanziali sulle modalità di applicazione della mach analysis stessa come strumento di lavoro: parliamo di budget, di tecnologie utilizzate, di figure qualificate messe a disposizione degli staff. In questo articolo e nel prossimo, vista l’esperienza maturata in questi anni, ormai più di 9, da video-analista, cercherò di mostrare in che modo può essere effettuata la match analysis anche tra i dilettanti e quali sono le soluzioni migliori per risparmiare tempo e denaro. Mantenendo un’alta professionalità.

Allenamento fisico
Un’azione motoria, spesso dimenticata, e un divertente gioco per i più piccoli, dai notevoli riscontri coordinativi e anche condizionali. La progressione didattica per insegnarla al meglio

Capita spesso di associare l’immagine di qualcuno che salta la corda al pugilato, ma i benefici che può portare l’esercizio con questo economico strumento sono a 360°. In questo e in un prossimo articolo spiegheremo come il salto con la corda può essere utile per tutte le categorie, dall’attività di base alla prima squadra, e saranno suggeriti alcuni esercizi da inserire nei vostri allenamenti. La parola “salto” è di per sé affascinante poiché fin da bambini sperimentiamo il “volo”; vivere l’esperienza di rimanere sospesi nell’aria, anche solo per pochi secondi, è entusiasmante, emozionante. E richiede coraggio.

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